Un film sul razzismo e sullo scontro tra vecchie credenze superstiziose e moderne tecnologie. Al centro il dramma di una madre separata che lotta per avere con sé il figlio adolescente conteso con un padre violento e maschilista, sullo sfondo la guerra per la sopravvivenza tra emarginati senza possibilità di riscatto che si sbranano a vicenda come ratti in gabbia incapaci di guardare oltre il ghetto se non attraverso lo smartphone che si trasforma in una ulteriore trappola mentale. Ambientato in una banlieue parigina e diretto da Saïd Belktibia, regista franco marocchino, interpretato magnificamente da Golshifteh Farahani, attrice e attivista francese di origini iraniane, il film purtroppo non coinvolge emotivamente risultando scoperte le intenzioni dello sceneggiatore, lo stesso regista, che fa di questa sua opera prima un film a tema poco appassionante e per niente avvincente.
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Un film sul razzismo e sullo scontro tra vecchie credenze superstiziose e moderne tecnologie. Al centro il dramma di una madre separata che lotta per avere con sé il figlio adolescente conteso con un padre violento e maschilista, sullo sfondo la guerra per la sopravvivenza tra emarginati senza possibilità di riscatto che si sbranano a vicenda come ratti in gabbia incapaci di guardare oltre il ghetto se non attraverso lo smartphone che si trasforma in una ulteriore trappola mentale. Ambientato in una banlieue parigina e diretto da Saïd Belktibia, regista franco marocchino, interpretato magnificamente da Golshifteh Farahani, attrice e attivista francese di origini iraniane, il film purtroppo non coinvolge emotivamente risultando scoperte le intenzioni dello sceneggiatore, lo stesso regista, che fa di questa sua opera prima un film a tema poco appassionante e per niente avvincente.
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