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fmartina75
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mercoledì 5 gennaio 2022
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bruttino e noioso
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A parte la storia, che forse poteva essere anche decente (ma non troppo), il film è fatto male. Noioso, non coinvolge, scene e dialoghi poco credibili, attori al peggio delle loro possibilità.
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marcobrenni
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sabato 8 febbraio 2020
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un filmino molto classico e un po' scontato
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Non c'è molto da aggiungere a questa storia di guerra che però dimentica praticamente le violenze e si concentra invece solo sul lato umano, sin troppo umano degli abitanti dell'isola. Un libro e film chiaramente ben intenzionato, romantico, molto femminile nel cogliere quasi solo i buoni sentimenti. Finale fin troppo scontato già sin dagli inizi. Si capisce che una delle coautrici è anche scrittrici di libri per l'infanzia
Insomma un divertissement fatto di ricordi edulcorati con buoni sentimenti, bei paesaggi, improbabile nella narrazione e poco impegnativo. Very old fashioned but nice.
Marco Brenni
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mauro@lanari
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giovedì 31 gennaio 2019
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grande metacinema
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Non penso sia un film sulla letteratura o sul nazismo. Cred'invece che Newell abbia mirato più in alto proponend'una riflessione universale sul modo di gestire un trauma comunitario. Gl'indissolubili legami sociali provocati da una tragedia esistenziale condivisa sono visceralmente ambivalenti, ciò che unisce è lo stesso indicibile che divid'e separa fra rancori, rivalse, recriminazioni. E di fronte alla narrativa dell'ineffabile o al cinema dell'irrapresentabile, si può ricorrere ad atmosfere allusive ma non a sequenze o figure che lascino il segno: proprio come l'arte di Virginia Woolf che, com'è detto nel film stesso, sa emozionare anche con sol'il vissuto interiore e senz'azioni esteriori, e proprio com'il libro infine scritto dalla protagonista, non per essere pubblicato ma per ricongiunger'i ricordi torturati dei testimoni.
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Non penso sia un film sulla letteratura o sul nazismo. Cred'invece che Newell abbia mirato più in alto proponend'una riflessione universale sul modo di gestire un trauma comunitario. Gl'indissolubili legami sociali provocati da una tragedia esistenziale condivisa sono visceralmente ambivalenti, ciò che unisce è lo stesso indicibile che divid'e separa fra rancori, rivalse, recriminazioni. E di fronte alla narrativa dell'ineffabile o al cinema dell'irrapresentabile, si può ricorrere ad atmosfere allusive ma non a sequenze o figure che lascino il segno: proprio come l'arte di Virginia Woolf che, com'è detto nel film stesso, sa emozionare anche con sol'il vissuto interiore e senz'azioni esteriori, e proprio com'il libro infine scritto dalla protagonista, non per essere pubblicato ma per ricongiunger'i ricordi torturati dei testimoni. I quali non vivono più ma sopravvivono aggrappandosi al sedativo d'uno stile troppo classicheggiante e di personaggi banali, sottotrame ridicole, scene strappalacrime, materia da sitcom, soap opera, melò: una distrazione purchessia.
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mauro@lanari
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mercoledì 30 gennaio 2019
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letteratura dell'indicibile
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Mentre ci s'affanna a chiedersi se qualche personaggio sia banale, se qualche sottotrama sia ridicola, se qualche scena sia strappalacrime, se lo stile registico sia troppo classicheggiante, le due ore scorrono veloci e Newell centra il paio di bersagli principali: il senso d'appartenenza comunitaria, gl'indissolubili legami sociali provocati da una tragedia esistenziale condivisa, e un tributo all'arte di Virginia Woolf che, com'è detto nel film, sa emozionare anche con sol'il vissuto interiore e senz'azioni esteriori. D'altronde, dinanzi alla letteratura dell'indicibile e al cinema dell'irrappresentabile, si può ricorrere ad atmosfere allusive ma non a sequenze o figure che lascino il segno: proprio com'il libro infine scritto dalla protagonista, non per essere pubblicato ma per riunire le martoriate memorie dei testimoni sopravvissuti.
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