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lunedì 6 dicembre 2021
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recensione film a lady in paris
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Recensioni sempre calzante e affascinanti.brava Film da vedere
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enzo70
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lunedì 5 maggio 2014
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raag mette in scena la grandezza del dialogo
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I cambiamenti sociali hanno cambiato le relazioni nel vecchio continente. La caduta del muro ha determinato l’abbattimento delle frontiere ed i vecchi flussi migratori si sono trasformati in modifiche culturali. Ma a lady in Paris non è un film sull’immigrazione, o sull’emigrazione, a volte è solo un problema di prospettive, ma un dialogo a più voci tra una donna estone, che si trasferisce a Parigi per accudire un’anziana parigina ed il giovane amante di questa. Il confronto tra la storia di Anne e quella di Frida racchiude il senso della difficoltà del confronto tra due mondi diversi che convergono, quasi per caso. Anche Frida ha radici estone, ma è emigrata durante il comunismo, è una donna benestante, ha vissuto una vita piena, ha cambiato uomini, vite.
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I cambiamenti sociali hanno cambiato le relazioni nel vecchio continente. La caduta del muro ha determinato l’abbattimento delle frontiere ed i vecchi flussi migratori si sono trasformati in modifiche culturali. Ma a lady in Paris non è un film sull’immigrazione, o sull’emigrazione, a volte è solo un problema di prospettive, ma un dialogo a più voci tra una donna estone, che si trasferisce a Parigi per accudire un’anziana parigina ed il giovane amante di questa. Il confronto tra la storia di Anne e quella di Frida racchiude il senso della difficoltà del confronto tra due mondi diversi che convergono, quasi per caso. Anche Frida ha radici estone, ma è emigrata durante il comunismo, è una donna benestante, ha vissuto una vita piena, ha cambiato uomini, vite. Anne è diversa, ha passato la vita accanto ad un uomo che beve, troppo impegnata ad accudire la madre. Ed il conflitto tra le due donne, capricciosa ed arrogante la prima, dignitosa ed accomodante la seconda, si evolve anche grazie al rapporto che Anne instaura con il giovane amante di Frida. Un grande omaggio alla tradizione del cinema francese ed a Parigi ed alle sua grande bellezza. I drammi delle persone, dalla incapacità di Frida di vivere la sua età che la porta ad un tentativo di suicidio, ai silenzi di Anne, dai croissant ai cafè parigini, Raag fa un bel film, denso di significati.
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alessandro vanin
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domenica 9 giugno 2013
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non sempre tutto è come sembra in un primo momento
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A lady in Paris inizia con alcuni stereotipi (la badante dell'est timida e impacciata, l'anziana ricca brontolona dal carattere insopportabile) ma dopo ci mostra come non sempre tutto è come sembra all'inizio. Come la vera Parigi non è quella "plastifica" del Louvre (o altri luoghi per turisti) e i veri croissant non sono quelli "plastificati" del supermercato ma quelli del panettiere, così il carattere insopportabile di Frida non è dovuto a cattiveria, ma ad una profonda solitudine aggravata dal non rassegnarsi al passare degli anni. Il lieto fine, con Frida che si rassegna alla sua età e trasforma la nostalgia per il suo molto più giovane ex amante nell'affetto per un figlio che non ha mai avuto e con Anne che, dopo essersi fatta rispettare, torna indietro, risulta un po'scontato.
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A lady in Paris inizia con alcuni stereotipi (la badante dell'est timida e impacciata, l'anziana ricca brontolona dal carattere insopportabile) ma dopo ci mostra come non sempre tutto è come sembra all'inizio. Come la vera Parigi non è quella "plastifica" del Louvre (o altri luoghi per turisti) e i veri croissant non sono quelli "plastificati" del supermercato ma quelli del panettiere, così il carattere insopportabile di Frida non è dovuto a cattiveria, ma ad una profonda solitudine aggravata dal non rassegnarsi al passare degli anni. Il lieto fine, con Frida che si rassegna alla sua età e trasforma la nostalgia per il suo molto più giovane ex amante nell'affetto per un figlio che non ha mai avuto e con Anne che, dopo essersi fatta rispettare, torna indietro, risulta un po'scontato. Ma il film ci fa capire che la famiglia e la le proprie origini non sono vengono sempre dai consanguinei (i giovani figli di Anne che non si preoccupano di lei, Frida che da decenni non ha contattti col fratello), o dai connazionali (gli estoni di Parigi che non si incontrano più) ma dalle persone che si vogliono bene. Splendida la recitazione di Jeanne Moreau e degli altri due protagonisti.
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derriev
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giovedì 30 maggio 2013
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minimal, molto minimal
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Un film davvero minimal, in tutto. Nella rappresentazione, nei contenuto, nelle sfaccettature (poche, quindi).
La trama: una donna alla soglia dei cinquant'anni, parte dall'Estonia per fare da badante ad una vecchia parigina, ma l'accoglienza di questa sarà molto dura, almeno all'inizio.
Il titolo, "A lady in Paris", è già l'anticipo di questo minimalismo cinematografico.
La storia di queste due donne, Anne la badante e Frida la polemica ed acida assistita, calza per entrambe le loro vite, dato che per entrambe Parigi è punto di svolta.
Per Anne lo diventa alla fine del film, trovando l'amore dopo qualche settimana, periodo duro certamente per l'atteggiamento di Frida dall'arrivo; per Frida Parigi è stata la Vita, e lo capiamo dagli accenni dati nei dialoghi: il suo carattere ribelle e fiero, la spregiudicatezza, il rifiuto delle sue origini di immigrata, gli amori passionali.
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Un film davvero minimal, in tutto. Nella rappresentazione, nei contenuto, nelle sfaccettature (poche, quindi).
La trama: una donna alla soglia dei cinquant'anni, parte dall'Estonia per fare da badante ad una vecchia parigina, ma l'accoglienza di questa sarà molto dura, almeno all'inizio.
Il titolo, "A lady in Paris", è già l'anticipo di questo minimalismo cinematografico.
La storia di queste due donne, Anne la badante e Frida la polemica ed acida assistita, calza per entrambe le loro vite, dato che per entrambe Parigi è punto di svolta.
Per Anne lo diventa alla fine del film, trovando l'amore dopo qualche settimana, periodo duro certamente per l'atteggiamento di Frida dall'arrivo; per Frida Parigi è stata la Vita, e lo capiamo dagli accenni dati nei dialoghi: il suo carattere ribelle e fiero, la spregiudicatezza, il rifiuto delle sue origini di immigrata, gli amori passionali...
Tutti elementi che convincono lo spettatore a, in fondo, giustificare questa donna ottantenne che non accetta di avere perso l'amore dell'uomo, molto più giovane di lei, che una volta la manteneva viva, uomo che ormai cinquantenne si limita ad assisterla ed aiutarla.
In fondo "A lady in Paris" descrive qualcosa, smarrimento e delusione e gelosia e rabbia, per parlare più della solitudine di una certa vecchiaia, quando questa costringe a cambiare i propri passi di marcia, nostro malgrado.
Delicata e leggera ma appropriata la recitazione del trio di protagonisti, con una Moreau che si permette di accarezzare le parti intime del suo ex, nel film, rivendicando "rimembranze"...
Gradevole il tutto, davvero.
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angelo umana
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martedì 28 maggio 2013
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una vera lady
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Succede spesso che i rapporti che cominciano in modo scorbutico si trasformino poi in amicizie da cui è difficile separarsi. Così avvenne, ma è solo un accostamento ad altra commedia, col ragazzo di colore dall’approccio “basic”, o rude, e il datore di lavoro tetraplegico di “Quasi amici”, qualcosa di simile avviene qui con l’anziana Frida e la badante estone Anne che si trasferisce dal suo paese a Parigi per accudirla. In questo caso è Frida la scontrosa, a volte preda delle sue depressioni e della solitudine, ma lo sguardo vivido che ha la sua affascinante interprete Jeanne Moreau rendono questi momenti di scoramento solo un’ottima interpretazione.
La “lady” in questione del titolo in inglese (A lady in Paris dall’originale Una estone a Parigi) è senz’altro Anne però, non Frida che, avvisa la badante l’amico dell’anziana, Stéphane, non è “una che le mandi a dire”.
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Succede spesso che i rapporti che cominciano in modo scorbutico si trasformino poi in amicizie da cui è difficile separarsi. Così avvenne, ma è solo un accostamento ad altra commedia, col ragazzo di colore dall’approccio “basic”, o rude, e il datore di lavoro tetraplegico di “Quasi amici”, qualcosa di simile avviene qui con l’anziana Frida e la badante estone Anne che si trasferisce dal suo paese a Parigi per accudirla. In questo caso è Frida la scontrosa, a volte preda delle sue depressioni e della solitudine, ma lo sguardo vivido che ha la sua affascinante interprete Jeanne Moreau rendono questi momenti di scoramento solo un’ottima interpretazione.
La “lady” in questione del titolo in inglese (A lady in Paris dall’originale Una estone a Parigi) è senz’altro Anne però, non Frida che, avvisa la badante l’amico dell’anziana, Stéphane, non è “una che le mandi a dire”. E’ lei la vera signora, elegante e silenziosa, sebbene appaia come una “slavata paesanotta estone” (così la appella Frida quando le regalerà dei vestiti, estone pure lei ma a Parigi da quando aveva dieci anni), sa tacere sempre quando è il caso, ci sembra di vedere l’ambiente che ha intorno dalle espressioni del suo viso: come nelle favole belle riuscirà ad addolcire l’anziana. Anche Stéphane – ex amante più giovane di Frida ed ora gestore del bar che lei gli regalò – che sembra solo preso dai suoi pensieri e non facilmente comunicativo, comincia a guardarla con altri occhi, il suo sguardo si addolcisce quando dice ad Anne che F. “Ha solo noi due”. Anne ha l’atteggiamento perfetto per stare accanto ad un’anziana, con tutta l’esperienza fatta in una casa di riposo in Estonia.
Con Anne viviamo il bello di Parigi, la haute couture dei suoi negozi e il bello della elegante casa di Frida. Un giorno vorrebbe rinunciare a quel lavoro presso la “cattiva” Frida e andarsene, vaga per Parigi del tutto sola al mondo, un suono di tromba della colonna sonora in quel momento (“Si tu t’appelle mélancolie”) è acuto come la sua solitudine ma … Parigi è troppo bella per andarsene, e dove in fondo, con chi?, lei separata da dodici anni e con figli del tutto indipendenti. La burbera Frida considera amica ormai quell'"immigrata bionda" e questa è quasi a suo agio nel rapporto con Stéphane; là si sente a casa.
Così, “Somewhere along the road” (altra canzone sui titoli di coda) la gente si incontra, si conosce e gli estranei entrano a far parte delle nostre vite. Un film che fa sentir bene, riconciliante.
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[+] la solitudine delle badanti
(di angelo umana)
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mauricass
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domenica 26 maggio 2013
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film bello (ma il titolo ?)
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Film bello , mi è piaciuto , forse un po' lento e stiracchiato , ma quando esci ne porti via un po' ,
cosa rara al giorno d'oggi . Cio' che mi ha colpito è il titolo italiano , che è in inglese !
che ci azzecca con un film franco-belga-estone ? Magari i distributori italiani pensavano
facesse piu' fine ... ma lo spettatore tipo , che ho visto in sala , è colto e di mezza eta'
tipico dei film di nicchia , che le lingue le sa e certo sa dov'è l'Estonia .
Un'estone ( o una signora ) a Parigi non andava bene ?
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renato volpone
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venerdì 24 maggio 2013
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il coraggio di una carezza
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Dall'Estonia a Parigi per fare la badante: una fuga, un ripiego, un'esperienza. Il film traccia in un tempo troppo breve quella che può essere, in un certo senso, "l'avventura necessaria" di queste donne che cercano, lontane dal loro Paese, un lavoro così usurante e impegnativo. Ma il racconto non è solo incentrato sulla figura di Anna: attorno a lei ruotano Frida, la vecchia donna che assiste, e Stéphane, il più giovane uomo che si prende cura di lei. È anche la storia delle normali pulsioni sessuali che accompagnano l'uomo e la donna lungo tutta la loro esistenza, anche in tarda età. È un argomento delicato che la morale comune nasconde e che Ilmar Raag affronta con grande pudore.
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Dall'Estonia a Parigi per fare la badante: una fuga, un ripiego, un'esperienza. Il film traccia in un tempo troppo breve quella che può essere, in un certo senso, "l'avventura necessaria" di queste donne che cercano, lontane dal loro Paese, un lavoro così usurante e impegnativo. Ma il racconto non è solo incentrato sulla figura di Anna: attorno a lei ruotano Frida, la vecchia donna che assiste, e Stéphane, il più giovane uomo che si prende cura di lei. È anche la storia delle normali pulsioni sessuali che accompagnano l'uomo e la donna lungo tutta la loro esistenza, anche in tarda età. È un argomento delicato che la morale comune nasconde e che Ilmar Raag affronta con grande pudore. Una tematica interessante per una società che diventa sempre più anziana e a cui il cinema ultimamente dedica molta attenzione. Non possiamo non ricordare lo splendido "Amour". Il regista, però utilizza modalità affrettate con tempi lenti, quasi si vergogni di raccontare la storia per intero e corra a farne un succinto riassunto dedicando a pause e silenzi davvero troppo spazio. Vanno premiati comunque l'ardire della carezza e la grinta di Jeanne Moreau.
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bryant
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venerdì 24 maggio 2013
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noioso e fiacco. da evitare.
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Noioso. Fiacco. Un doppiaggio che merita vendetta in un film già molto mediocre. Da evitare!
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flyanto
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martedì 21 maggio 2013
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due donne magnificamente a confronto
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Film in cui si narra di una donna di mezz'età proveniente dall'Estonia che si reca a Parigi per badare ad un'anziana signora, estone pur'ella, non avendo ormai in patria alcun affetto stabile a lei vicino. L'incontro e la convivenza con l'anziana signora (interpretata da Jeanne Moreau) all'inizio saranno problematici ed ostici a causa della sua forte scontrosità e dei suoi esagerati ed insensati capricci.
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Film in cui si narra di una donna di mezz'età proveniente dall'Estonia che si reca a Parigi per badare ad un'anziana signora, estone pur'ella, non avendo ormai in patria alcun affetto stabile a lei vicino. L'incontro e la convivenza con l'anziana signora (interpretata da Jeanne Moreau) all'inizio saranno problematici ed ostici a causa della sua forte scontrosità e dei suoi esagerati ed insensati capricci. Ma grazie anche alla delicata opera di convincimento perpetuata da un ex-amante dell'anziana donna che ancora tiene affettuosamente a lei, la badante riuscirà a superare ed accettare gli iniziali screzi sino alla finale intesa, nonchè iniziale rapporto amicale, con la sua assistita, e trovando pure una corrispondenza sul piano affettivo personale. Questa pellicola si distingue principalmente per la delicatezza di contenuto e di situazioni in generale: il tema dell'assistenza e della solitudine degli anziani presentato dal regista viene qui esposto con uno stile lineare, fluido ed un approccio profondo dal punto psicologico. L'intero film è pervaso da una sorta di dolce malinconia che ben si confà alla situazione narrata. L'elemento poi che nobilita l'intera opera è ovviamente dato dall'interpretazione straordinaria di Jeanne Moreau che, nonostante l'avanzata età e nessun ritocco estetico, presenta allo spettatore un volto caratterizzato da due occhi quanto mai vivi e tutta una personalità ingenerale che, come nel passato, mai si è oscurata ma che, anzi, è diventata sempre più prorompente e degna di ammirazione. Da non trascurare anche l'interpretazione della reale attrice estone Laine Magi nella parte della badante che, col suo modo di fare discreto, dolce ma fortemente deciso, rende quanto mai plausibile ed efficace il proprio personaggio. Insomma, un vero gioiello di film da non perdere assolutamente.
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pensierocivile
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martedì 21 maggio 2013
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laine vs. jeanne
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Tutto al servizio di Jeanne Moreau, regia e sceneggiatura si inchinano, si prostrano di fronte a questa attrice, abbandonando il film, consegnandolo nelle mani della protagonista. Come spesso accade però, "l'inconveniente" è dietro l'angolo e a rubare la scena a tutti è Laine Magi, in una interpretazione sommessa e in sottrazione, sofferta, commossa, adeguata. Oltre i confronti tra le due attrici, il film è davvero poca cosa, un insieme di battibecchi senza senso, così tanto per animare lo scontro tra personalità diverse; la sceneggiatura boccheggia, sorvolando sulle origini della badante estone, tracciando un ritratto abbozzato, superficiale, quasi svogliato della comunità estone parigina e intestardendosi in una storia d'amore senza alcuno sbocco e senza scopo.
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Tutto al servizio di Jeanne Moreau, regia e sceneggiatura si inchinano, si prostrano di fronte a questa attrice, abbandonando il film, consegnandolo nelle mani della protagonista. Come spesso accade però, "l'inconveniente" è dietro l'angolo e a rubare la scena a tutti è Laine Magi, in una interpretazione sommessa e in sottrazione, sofferta, commossa, adeguata. Oltre i confronti tra le due attrici, il film è davvero poca cosa, un insieme di battibecchi senza senso, così tanto per animare lo scontro tra personalità diverse; la sceneggiatura boccheggia, sorvolando sulle origini della badante estone, tracciando un ritratto abbozzato, superficiale, quasi svogliato della comunità estone parigina e intestardendosi in una storia d'amore senza alcuno sbocco e senza scopo. In fondo, è proprio l'intero film che non sa proprio dove andare a parare e l'unico appiglio restano, davvero, le attrici.
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