I Gianikian concludono la loro trilogia sulla Prima Guerra Mondiale. Ai combattimenti e le deportazioni dei primi due episodi succede uno straziante sguardo su ciò che è rimasto. La guerra è fuoricampo ma la sua lunga scia è impressa a fuoco nei corpi martoriati di chi è sopravvissuto. Gli autori con un empatia sovrumana montano un documentario composto dai filmati medici del primo dopoguerra. Immagini al limite dell'invedibile ma che con la loro implacabile successione riescono a calare lo spettatore in una sorta di ipnosi cinetica in grado di annullare la distanze da quello che vediamo.
Probabilmente la cosa che sconvolge più del film è la felicità ebete dei "riparati", storpi e sfregiati che si vedono consegnare un pezzo di ferro, una protesi meccanica che ne lenisca i dolori.
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I Gianikian concludono la loro trilogia sulla Prima Guerra Mondiale. Ai combattimenti e le deportazioni dei primi due episodi succede uno straziante sguardo su ciò che è rimasto. La guerra è fuoricampo ma la sua lunga scia è impressa a fuoco nei corpi martoriati di chi è sopravvissuto. Gli autori con un empatia sovrumana montano un documentario composto dai filmati medici del primo dopoguerra. Immagini al limite dell'invedibile ma che con la loro implacabile successione riescono a calare lo spettatore in una sorta di ipnosi cinetica in grado di annullare la distanze da quello che vediamo.
Probabilmente la cosa che sconvolge più del film è la felicità ebete dei "riparati", storpi e sfregiati che si vedono consegnare un pezzo di ferro, una protesi meccanica che ne lenisca i dolori. Ma quel palliativo non è altro che figlio della stessa tecnica militare che ha creato le mortali armi del conflitto.
Ecco dov'è l'uomo, pezzo di carne, vittima di questo secolo di macellai. Smontato e rimontato come fosse un fantoccio. Non ci resta che ascoltare le parole ferite tratte dalla lettera di un soldato e musicate come una litania da Giovanna Marini, per poi risvegliarsi più soli ma consapevoli di prima
I Gianikian ci chiedono di guardare, anche se questo fa male, anche se ferisce l'occhio.
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