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batman77
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martedì 1 giugno 2010
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particolare
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è un film molto particolare, indipendente girato al risparmio. pochi dialoghi, il film si racconta e si spiega attraverso la mimica del protagonista e le scene. belle le musiche "di viaggio".
l'ho trovato interessante.. ma non è un film per tutti.
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blurrr
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mercoledì 28 gennaio 2009
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intimo e mimico
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Devo parlare sinceramente. Vincent Gallo è un artista, alle volte incompreso, ma pur sempre artista, poichè esteriorizza se stesso nelle sue opere, che sono un qualcosa di assolutamente personale e profondo. Ho visto Buffalo 66 qualche mese fa, e devo dire che sono rimasto molto colpito dal soggetto, dalla sceneggiatura e dalla forza dei dialoghi.
In The Brown Bunny il dialogo è pressochè inesistente se non in alcuni frangenti, ma comunque non ricopre un vasto significato. La grande importanza va invece data alle espressioni e alla mimica del protagonista nonchè regista Vincent Gallo, che ancora una volta ci delizia della sua capacità di trasmettere sentimenti attraverso modi di porsi splendidamente profondi.
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Devo parlare sinceramente. Vincent Gallo è un artista, alle volte incompreso, ma pur sempre artista, poichè esteriorizza se stesso nelle sue opere, che sono un qualcosa di assolutamente personale e profondo. Ho visto Buffalo 66 qualche mese fa, e devo dire che sono rimasto molto colpito dal soggetto, dalla sceneggiatura e dalla forza dei dialoghi.
In The Brown Bunny il dialogo è pressochè inesistente se non in alcuni frangenti, ma comunque non ricopre un vasto significato. La grande importanza va invece data alle espressioni e alla mimica del protagonista nonchè regista Vincent Gallo, che ancora una volta ci delizia della sua capacità di trasmettere sentimenti attraverso modi di porsi splendidamente profondi. La storia del film è molto limitata. Bud attraversa un lungo tratto di strade e autostrade alla ricerca di qualcosa, accompagnato dalla scusante e distraente passione per il motociclismo. Ecco cosa lo aiuta a superare, pur per poco tempo, la sua angoscia, il suo amore/odio per l'amata ragazza di sempre, colei che le ha davvero dato un affetto, devastato e disturbato da vari fattori (che non sto ovviamente a raccontarvi). Il nostro personaggio gira e incontra falsi "conigli", che non gli danno l'amore per l'amata Daisy (Chloe Sevigny), il vero coniglio, che Vincent/Bud vorrebbe avere per sè per molto tempo, e questo l'ha dimostrato nella scena del negozio di animali. In sintesi un film angosciante, lento, scarno e semplice, dove il viso di Vincent Gallo fa da schermo doloroso allo svolgersi della vicenda. Poco, davvero poco, ma allo stesso tempo molta, molta profondità che si nasconde nel volto dell'unico Vincent Gallo. Consigliato a pochi.
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fraa
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lunedì 22 settembre 2008
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"lo potevo fare anche io"
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"lo potevo fare anche io" quante volte ho sentito questa frase davanti a un film ad un video d'arte o a un quadro.....allora fatelo vediamo se siete in grado di fare un film cosi o vediamo semplicemente se ne avete il coraggio.
cn brown bunny gallo si conferma l'unico regista vermente indie, coraggioso e sincero.
un viaggio un viaggio che ti porta fino alla fine un viaggio nudo e crudo la descrizione reale e non fumettata della sofferenza e della solitdine. perfetto
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pep82
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mercoledì 23 gennaio 2008
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minimalismo intimista e lirico
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film on the road sì, ma non classicamente inteso; il viaggio, oltre che per le monotone autostrade ed i paesaggi desolati degli stati uniti (che già basterebbero ad introdurci tra le silenziose tortuosità di un'anima sofferente), è innanzitutto un viaggio dell'io che cerca risposte o che forse quelle risposte già le ha ottenute...
un film muto sull'immagine dell'amore e sulla sua evanescenza; film misogino?! probabile, ma non importa.
film che dalle parole dello stesso regista si schiera contro l'autoindulgenza, contro i paradisi artificiali: la droga.
vive fino in fondo senza "sedativi" la difficoltà di vivere.
storia d'amore come il precedente buffalo '66, ma più realista, la cui tesi finale potrebbe essere esemplificata provocatoriamente, ma in attinenza col film, con le parole del poeta john giorgio:
nessun cazzo è duro come la vita.
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film on the road sì, ma non classicamente inteso; il viaggio, oltre che per le monotone autostrade ed i paesaggi desolati degli stati uniti (che già basterebbero ad introdurci tra le silenziose tortuosità di un'anima sofferente), è innanzitutto un viaggio dell'io che cerca risposte o che forse quelle risposte già le ha ottenute...
un film muto sull'immagine dell'amore e sulla sua evanescenza; film misogino?! probabile, ma non importa.
film che dalle parole dello stesso regista si schiera contro l'autoindulgenza, contro i paradisi artificiali: la droga.
vive fino in fondo senza "sedativi" la difficoltà di vivere.
storia d'amore come il precedente buffalo '66, ma più realista, la cui tesi finale potrebbe essere esemplificata provocatoriamente, ma in attinenza col film, con le parole del poeta john giorgio:
nessun cazzo è duro come la vita.
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raffaele palazzo
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martedì 8 gennaio 2008
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brown bunny
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Esiste un certo tipo di cinema senza barriere che prevede la clausola dell’autoproduzione. E’ il caso di un “neo”-regista Vincent Gallo (personaggio poliedrico e grandissimo musicista oltre che attore e regista) che ci aveva deliziato nel ’98 con quella chicca che risponde al nome di “Buffalo ‘66” con lo stesso attore e Christina ricci. Questo secondo film è molto meno misurato , anti-narrativo, film “on the road” e sperimentale.
Anche la storia è difficile da collocare Bud Clay viaggia come per dimenticare e non pensare ad una vecchia fiamma che si chiama Daisy.
Bud girerà quindi per l’America in furgone guardando fuori dal finestrino paesaggi vasti con uno sguardo triste e malinconico.
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Esiste un certo tipo di cinema senza barriere che prevede la clausola dell’autoproduzione. E’ il caso di un “neo”-regista Vincent Gallo (personaggio poliedrico e grandissimo musicista oltre che attore e regista) che ci aveva deliziato nel ’98 con quella chicca che risponde al nome di “Buffalo ‘66” con lo stesso attore e Christina ricci. Questo secondo film è molto meno misurato , anti-narrativo, film “on the road” e sperimentale.
Anche la storia è difficile da collocare Bud Clay viaggia come per dimenticare e non pensare ad una vecchia fiamma che si chiama Daisy.
Bud girerà quindi per l’America in furgone guardando fuori dal finestrino paesaggi vasti con uno sguardo triste e malinconico.
Il film è stato quasi messo alla berlina a Cannes nel ’03 per la scena finale del film…cinque minuti di fellatio con tanto di inquadratura fissa e a finito per collocare Vincent come egocentrico fine a se stesso e quindi probabilmente non si saprà se l’artista in questione farà altri film.
Io l’ho trovata una pellicola molto interessante. Flebili dialoghi e anche poche inquadrature (Quella della gara in moto è spettacolare), Gallo gira in maniera minimale facendo attenzione ad ogni inquadratura e trovando anche delle soluzioni estetiche piuttosto originali. Il soggetto non è così banale come sembra per raggiungere climax e colpo di scena alla fine in un unico momento.
La critica stronza e perbenista lo ha distrutto e ha sconcertato Cannes cosa che dovrebbe far pensare se pensiamo in passato a pellicole come Irreversibile (solo per fare un nome).
Gridare allo scandalo e da conigli. Siamo nel’07 e il lavoro di Gallo per quanto goda di una poetica malsana ma che regala ancje emozioni grazie soprattutto ad una colonna sonora favolosa che vede lo stesso in alcuni brani, l’amico e ottimo artista John Frusciante (quando non lavora con i R.H.C.P.) e altri brani da urlo.
Drammatico e poetico. Calmo e interessante. Questo e il film di Vincent Gallo che esce dalle righe con uno stile forte ed originale.
Nel ruolo di Daisy troviamo Chloe Sevigny che per fortuna ha preso il posto delle due attrici licenziate da Gallo che erano la Rider e la Dunst.
Gallo recita, dirige, monta, fotografa e cura anche in parte le musiche.
Questi non sono film ma opere perché sono la maggior parte delle volte lavori personalissimi del regista.
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loris760
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martedì 18 settembre 2007
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non ci siamo
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Considero Buffalo'66 un capolavoro assoluto e forse il miglio film degli ultimi 20 anni, ma questa seconda volta di Gallo devo dire che è stata assolutamente deludente. Il film è prolisso e non si basa su una vera e propria sceneggiatura, ma sembra più che altro un'improvvisata con la telecamera in spalla. Vincent stavolta hai toppato ma so che ti rifarai, io tifo per te.
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7410marco
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giovedì 5 luglio 2007
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e questo si presenta a cannes???
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Questo film da megalomane lo potevo fare anche io con la videocamera digitale.. ha messo la famosa scena erotica (la controfigura che nemmeno somiglia all'attrice) che poi di eros non ha nulla e ha fatto qualche spettatore.. Voto zero. SPAZZATURA
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(di davide)
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rivolta76
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domenica 24 giugno 2007
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vincent gallo: un genio
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Dopo aver visto "Buffalo 66" non potevo immaginare che Vincent Gallo potesse creare un film migliore, e invece l'ha fatto. Questa volta però è una storia molto triste e struggente... che si racconta per lo + con immagini, suoni, silenzi e pochi, pochissimi dialoghi, solo quelli necessari. Un capolavoro che va oltre l'immaginabile.
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alex
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giovedì 18 gennaio 2007
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bel film
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dopo buffalo '66, gallo conferma ancora una volta le sue qualità di autore contro corrente.
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