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al5bruchi
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martedì 3 febbraio 2026
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per lo spettacolo cmq del film
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Nel 44 dopo 6 anni di conflitto circa
il furer e mussolini con quel
loro schema plateale che pareva
dovesse di conseguenza essere
di utilizzo per chiunque, con quei
loro sproloqui, per quanto assurdi e quasi comici
per le cose che dicevano sia per quei
gesti teatrali, adunavano comunque delle
folle ad ascoltarli, addomesticati dal quel totalitarismo
del quale l'informazione e il mondo intellettuale
non sembravano parlarne, ne di quei
loro numeri senza i quali sennò
non avevano ne un microfono ne un palco,
la droga e gli antidolorifici come anestesia per quella
follia elitaria, pensando di non
incontrare mai un avversario e di poter
gestire il mondo come gli pareva con l'impunità
dettata dal loro patetismo che si erano costruiti
e invenati nei decenni.
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Nel 44 dopo 6 anni di conflitto circa
il furer e mussolini con quel
loro schema plateale che pareva
dovesse di conseguenza essere
di utilizzo per chiunque, con quei
loro sproloqui, per quanto assurdi e quasi comici
per le cose che dicevano sia per quei
gesti teatrali, adunavano comunque delle
folle ad ascoltarli, addomesticati dal quel totalitarismo
del quale l'informazione e il mondo intellettuale
non sembravano parlarne, ne di quei
loro numeri senza i quali sennò
non avevano ne un microfono ne un palco,
la droga e gli antidolorifici come anestesia per quella
follia elitaria, pensando di non
incontrare mai un avversario e di poter
gestire il mondo come gli pareva con l'impunità
dettata dal loro patetismo che si erano costruiti
e invenati nei decenni. Sin quando al culmine
della dittatura comunicando con il
loro codice enigma, gli alleati cominciarono
a decriptarne il senso, e pare non gli
fosse sfuggito che ogni ufficiale delle
ss aveva una faccia, in cerca
di quel qualcosa che
si erano inventati ad hoc per
tentare di dominare il mondo democratico, il
loro numerino e quelle parole del codice erano
decriptati dall'esercito alleato,
e senza di quelle cose, chiunque avrebbe compreso il
non senso del nazifascismo, e che quei
loro doscorsi erano vuoti, e della durata
di qualche frase. L'alleato però a
quanto pare non era chiunque, in
tal caso un suonatore di pianoforte, però
avrebbe potuto essere un addetto, un dirigente,
e quasiasi altra figura. In sostanza l'ufficiale
nazista ascoltandolo suonare
forse ha compreso di
essersi perso, qualcosa, è ciò prima di
hitler e mussolini. Nonostante l'argomento
come al solito i film cercano di raccontarne
le varie sfumature con il possibile spettacolo.
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the adrenalin addict
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martedì 28 gennaio 2025
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la salvezza ? fortuna, sincerit?, passione
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Chi l'ha detto che solo i santi muoiono per qualcuno? Un film drammatico che sa trascinare col cuore l? dove nemmeno si pu? immaginare, l? dove a salvare la pelle del protagonista sar? una passione: la musica. Qualcosa che unisce, al di l? di ogni barriera. Sar? un caso che anche nelle forze armate esiste una banda musicale? Szpilman ha il talento, ? un genio fin da piccolo. E un genio non pu? non fare carriera! A meno che non ci si metta di mezzo la guerra. Una guerra che acceca tutti, una guerra che non fa sconti per nessuno. Neppure per un uomo abituato a vivere nel benessere e che, improvvisamente, si ritrova a fare una vita da mendicante, solo, tra le macerie, a cercare qualcosa da mangiare tra le case evacuate, a bere acqua sporca, a scappare sempre dalla morte in agguato.
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Chi l'ha detto che solo i santi muoiono per qualcuno? Un film drammatico che sa trascinare col cuore l? dove nemmeno si pu? immaginare, l? dove a salvare la pelle del protagonista sar? una passione: la musica. Qualcosa che unisce, al di l? di ogni barriera. Sar? un caso che anche nelle forze armate esiste una banda musicale? Szpilman ha il talento, ? un genio fin da piccolo. E un genio non pu? non fare carriera! A meno che non ci si metta di mezzo la guerra. Una guerra che acceca tutti, una guerra che non fa sconti per nessuno. Neppure per un uomo abituato a vivere nel benessere e che, improvvisamente, si ritrova a fare una vita da mendicante, solo, tra le macerie, a cercare qualcosa da mangiare tra le case evacuate, a bere acqua sporca, a scappare sempre dalla morte in agguato. Una lotta contro il tempo, nella speranza che passi in fretta, in attesa dell'arrivo delle truppe sovietiche a liberare la Polonia. Tutto questo andr? avanti fino a quando la morte non si presenter? davanti ai suoi occhi! Il Capitano Hosenfeld, infatti, ? il proprietario della casa nella quale Szpilman si era introdotto furtivamente! Una semplice domanda: che lavoro fai? Szpilman gi? era stato graziato da Dio (era scampato a proiettili, a palle di cannone, a lanciafiamme), ma stavolta la sua fortuna ? rimessa alla sua sincerit?, prima di tutto, e poi al suo talento di pianista, che disarmano (letteralmente) il Capitano Hosenfeld toccandolo nel profondo. Il suo odio, disprezzo verso gli ebrei si scioglie improvvisamente. Decide di procurargli del cibo, di cedergli la sua divisa nazista per proteggerlo dal freddo. Le cose si ribaltano radicalmente al momento della liberazione dei russi. Intanto Szpilman rischia di essere ucciso dai suoi concittadini polacchi per una tragica imprudenza: essersi fatto vedere da loro con la divisa nazista! Stavolta, a salvarlo, sar? la sua lingua (il polacco) quando, gridando, annuncia di non essere tedesco. D'altro canto, il Capitano Hosenfeld verr? catturato assieme ad altri ufficiali tedeschi e rinchiuso in un lager. Sar? la sua tomba. Ma prima riesce a trasmettere un ultimo messaggio ad un polacco, amico di Szpilman, che stava passando dietro il reticolato: "D? a Szpilman che sono qui!" Il polacco tiene fede all'impegno, ma non conosce il nome dell'ufficiale tedesco. Quando la vita del pianista torna sotto i riflettori, a suonare per la radio polacca, il suo amico gli racconta dell'ufficiale tedesco. Spilzman torna al lager, ma non c'? pi? nessuno. Niente nomi! Non servono! Solo ricordi che lasciano il segno! E una fede che va al di l? di ogni limite...
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emanuele 1968
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lunedì 15 marzo 2021
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bellissimo 19 anni e non sentirli
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( 4.5 ) Visto ieri in tv, credo sia tratto da una storia vera, un buon film, ben ricostruito; sembrano documentari del passato......... eppure ancora oggi si vedono nelle cronache queste situazioni di repressione, armamenti, muri, divisioni, indifferenza, ipocrisie, l'ideologia di costruire armi per portare la pace non mi convince...........mah?
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giulio andreetta
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martedì 1 settembre 2020
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polanski racconta l''abisso della guerra
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Forse non un capolavoro, ma in ogni modo un gran film che ha fatto epoca. Opera notevole per la resa fotografica e per l'eccezionale bravura e compostezza espressiva degli attori, il film supera se stesso nella parte fotografica che è gestita veramente in modo straordinario, sia nelle scene che rappresentano una Varsavia ridotta a un cumulo di macerie, sia per quel che riguarda il racconto della vicenda personale del pianista Władysław Szpilman, interpretato realmente in modo ineccepibile sotto ogni aspetto da Adrien Brody. Ma a sorprendere è anche la capacità del regista - anche per merito di una narrazione avvincente, tratta dal romanzo autobriafico dello Szpilman - di tenere desta l'attenzione dello spettatore in modo continuativo e senza cali.
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Forse non un capolavoro, ma in ogni modo un gran film che ha fatto epoca. Opera notevole per la resa fotografica e per l'eccezionale bravura e compostezza espressiva degli attori, il film supera se stesso nella parte fotografica che è gestita veramente in modo straordinario, sia nelle scene che rappresentano una Varsavia ridotta a un cumulo di macerie, sia per quel che riguarda il racconto della vicenda personale del pianista Władysław Szpilman, interpretato realmente in modo ineccepibile sotto ogni aspetto da Adrien Brody. Ma a sorprendere è anche la capacità del regista - anche per merito di una narrazione avvincente, tratta dal romanzo autobriafico dello Szpilman - di tenere desta l'attenzione dello spettatore in modo continuativo e senza cali. L'indentificazione dello spettatore con le disavventure di questo povero artista ebreo - impegnato a cercare di sopravvivere nel tragico contesto dell'occupazione nazista della Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale - appare completa. Perché non un capolavoro? Forse perché nell'ambito della produzione filmica di quel genio che è senza dubbio Polanski questo film non occupa il posto più elevato: ricordo con più nostalgia film come l'Inquilino del terzo piano, o Cul de sac. Ad ogni modo sempre consigliatissimo per un vasto pubblico. 4 Stelline.
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rmarci 05
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domenica 28 luglio 2019
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una testimonianza straziante e molto personale
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Memore del periodo più buio che il mondo abbia mai vissuto negli ultimi secoli, il grande Roman Polanski realizza un’opera estremamente personale oltre che dall’infallibile tensione drammatica, che si configura sia come una straziante testimonianza delle atrocità compiute dai Nazisti nel ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale, sia come una toccante riflessione sul potere salvifico dell’arte, unico ideale di sopravvivenza dell’emaciato protagonista interpretato con ammirevole intensità da un bravissimo Adrian Brody. Ad una prima parte descrittiva e quasi corale, che mostra con un realismo ineccepibile e con un tono drammaticamente consapevole le condizioni disumane del popolo ebraico, si contrappone una seconda parte stilisticamente molto più polanskiana, in cui la fotografia desaturata e la scenografia decadente rispecchiano perfettamente lo stato fisico e psicologico del protagonista, solo, debole e costretto all’interno di un luogo svuotato di qualsiasi forma di umanità.
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Memore del periodo più buio che il mondo abbia mai vissuto negli ultimi secoli, il grande Roman Polanski realizza un’opera estremamente personale oltre che dall’infallibile tensione drammatica, che si configura sia come una straziante testimonianza delle atrocità compiute dai Nazisti nel ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale, sia come una toccante riflessione sul potere salvifico dell’arte, unico ideale di sopravvivenza dell’emaciato protagonista interpretato con ammirevole intensità da un bravissimo Adrian Brody. Ad una prima parte descrittiva e quasi corale, che mostra con un realismo ineccepibile e con un tono drammaticamente consapevole le condizioni disumane del popolo ebraico, si contrappone una seconda parte stilisticamente molto più polanskiana, in cui la fotografia desaturata e la scenografia decadente rispecchiano perfettamente lo stato fisico e psicologico del protagonista, solo, debole e costretto all’interno di un luogo svuotato di qualsiasi forma di umanità. Probabilmente, l’unico limite del film è quello di non uscire mai dalle convenzioni del suo genere, quello del filone storico-drammatico, rischiando quindi di somigliare molto (forse troppo) a pellicole come Schindler’s List. Tuttavia, le due opere potrebbero essere considerate anche come “due facce della stessa medaglia”, tanto importanti quanto straordinarie. Vincitore di 3 Premi Oscar e della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2002: tutti premi meritatissimi, come le 4 stelle.
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mercoledì 19 dicembre 2018
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banale
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Sir Farinotti, perdoni la mia imprescindibile raffinatezza, ma da quando leggo le sue patetiche recensioni non posso fare a meno di chiedermi se le sue considerazioni sono determinate dal proprio stato o espressioni del suo sadismo e mancanza di attitudine a manifestare se stesso,il proprio pensiero,umanità, la propria essenza preoccupandosi più di sembrare che essere rendendosi ai lettori accondiscendente al pensiero della massa, sacrificando la sua meschina e povera personalità. L ipocrisia è un compromesso spesso sprecato, come vendere senza compenso la propria anima... al diavolo!
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stefano capasso
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venerdì 29 gennaio 2016
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l'identità che salva nella crisi
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Roman Polanski firma la regia di questo film straordinario per intensità espressiva, che catalizza l’attenzione dall’inizio alla fine senza cedimenti, raccontando la storia di un pianista ebreo durante la seconda guerra mondiale.
Wladyslaw è un giovane pianista di grande talento. Suona Chopin alla radio polacca ed ha raggiunto la fama nazionale. Nel ‘38 le leggi razziali cominciano a limitare la sua vita e quella della sua famiglia, e con il trascorrere del tempo la situazione si farà sempre più difficile. Confinato nel ghetto di Varsavia prima, nascosto in appartamenti clandestini grazie alla generosità di amici della resistenza poi, assistiamo al degrado inesorabile di Varsavia e della sua vita.
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Roman Polanski firma la regia di questo film straordinario per intensità espressiva, che catalizza l’attenzione dall’inizio alla fine senza cedimenti, raccontando la storia di un pianista ebreo durante la seconda guerra mondiale.
Wladyslaw è un giovane pianista di grande talento. Suona Chopin alla radio polacca ed ha raggiunto la fama nazionale. Nel ‘38 le leggi razziali cominciano a limitare la sua vita e quella della sua famiglia, e con il trascorrere del tempo la situazione si farà sempre più difficile. Confinato nel ghetto di Varsavia prima, nascosto in appartamenti clandestini grazie alla generosità di amici della resistenza poi, assistiamo al degrado inesorabile di Varsavia e della sua vita. Trascorre gli ultimi anni in fuga nello spazio di poche decine di metri, braccato e affamato, ormai irriconoscibile, col terrore di essere catturato dai nazisti.
In questo processo progressivo di perdita di identità e umanità quello che rimane saldo lui è il suo amore per la musica e per il piano, che rimane l’unica cosa a cui aggrapparsi per sperare nel futuro e che di fatto gli salva la vita.
Un film sull’olocausto visto nel ghetto di Varsavia, che fa emergere come avere una solida identità personale, una forte vocazione, possa essere determinare per riuscire a superare i momenti più duri che la vita presenta.
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sim one
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giovedì 28 gennaio 2016
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a volte stento a credere che sia successo davvero
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E' il primo film sull'Olocausto che mi ha dato il quadro generale dell'orreda situazione dell'epoca. Storicamente fatto bene, anche troppo, viste certe scene crude e impressionanti: ma purtroppo sono realmente accadute. Gli attori molto validi, come la regia.
[+] l''olocausto comincia qui
(di alex)
[ - ] l''olocausto comincia qui
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il befe
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martedì 10 marzo 2015
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capolavoro
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borghij
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giovedì 29 gennaio 2015
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una sinfonia per la libertà.
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A Varsavia quando tutto doveva ancora cominciare, nessuno avrebbe mai immaginato cosa sarebbe successo.
In una famiglia Ebrea benestante si scatena la paura come anche nel resto del mondo, quando i tedeschi invadono la Polonia, scoppia il terrore.
Il processo è graduale e preciso, come solo i Tedeschi sapevano fare, senza manco accorgersene le famiglie Ebree di Varsavia sono prima costrette a non camminare più sui marciapiedi, a entrare nei bar, a camminare nei parchi; sono picchiate, umiliate, sfregiate, uccise,
e poi di colpo sfrattate e poi subito dopo deportate in campi di sterminio a lavorare e a morire, come una grande fabbrica della morte.
Tutto così veloce, raccapricciante, scene crude e pesanti da digerire, la normalità con cui tutto questo succedeva, la velocità con cui tutto questo si sviluppava è angosciante ma così vero.
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A Varsavia quando tutto doveva ancora cominciare, nessuno avrebbe mai immaginato cosa sarebbe successo.
In una famiglia Ebrea benestante si scatena la paura come anche nel resto del mondo, quando i tedeschi invadono la Polonia, scoppia il terrore.
Il processo è graduale e preciso, come solo i Tedeschi sapevano fare, senza manco accorgersene le famiglie Ebree di Varsavia sono prima costrette a non camminare più sui marciapiedi, a entrare nei bar, a camminare nei parchi; sono picchiate, umiliate, sfregiate, uccise,
e poi di colpo sfrattate e poi subito dopo deportate in campi di sterminio a lavorare e a morire, come una grande fabbrica della morte.
Tutto così veloce, raccapricciante, scene crude e pesanti da digerire, la normalità con cui tutto questo succedeva, la velocità con cui tutto questo si sviluppava è angosciante ma così vero.
Il pianista Szpilman perde la sua famiglia sui treni per i Lager nazisti, rimane solo, al freddo, a patire la fame e le umiliazioni;
viene però ospitato da amici e persone che lottano contro l'oppressione e aiutano gli Ebrei, così per molto tempo rimane chiuso in casa ad aspettare, a suonare un pianoforte che ormai non può neanche più suonare, se non nella sua mente, per non essere scoperto.
Vede solo più morte e tristezza, dalla finestra è spettatore tutti i giorni di assassinii e vittime innocenti massacrate e non può fare nulla, se non piangere.
Quando però si accorge d'esser stato scoperto deve lasciare il suo rifugio e vagare per ospedali disastrati a cercare cibo e acqua sporca da bere, finché troverà una soffitta che lo ospiterà indisturbato fino alla fine della guerra, quando i Russi arriveranno.
Un giorno un capitano nazista (Hosenfeld) mostra un cenno di umanità, che poi si scoprirà più che un cenno ma proprio una luce che si fa un varco tra le tenebre, è quasi un sollievo per lo spettatore, verrebbe quasi da abbracciare quell 'uomo pieno di pietà e compassione e voglia di ricominciare e di aiutare, che porta cibo, sicurezza e vestiti caldi a un Ebreo che ha perso tutto, a un uomo come tutti noi, un uomo come quel tedesco incastrato in una divisa che porta morte, che ha il solo scopo di scusarsi.
In una Polonia senza più volto ci si scambia anche per una divisa, anche se serviva solo per il freddo. Non ci si riconosce più, e tutto è una maceria.
Il film di Roman Polanski è il suo capolavoro e uno dei più importanti film sull' Olocausto e la seconda guerra mondiale, che trasmette tutto ciò che deve e ogni signolo pensiero di un pianista distrutto da una guerra inutile.
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