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paolp78
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venerdì 20 settembre 2024
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due maestri della paura, non al top della forma
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Horror tratto da un romanzo di Stephen King e diretto dal maestro del genere George A. Romero: nonostante i due grandi autori, l'opera non incanta particolarmente, restando alquanto ordinaria e priva di spunti tali da farla ricordare.
La colpa di questo flop è molto più di Romero che di King. L’idea che sta alla base del romanzo dello scrittore di Portland è suggestiva, ma Romero non riesce a valorizzarla al meglio; in particolare il regista non è capace di dare la giusta enfasi a quelli che sono gli snodi cruciali della trama.
Nonostante la storia preveda una infinita sequenza di macabre uccisioni, e nonostante che queste vengano realizzate con notevole ricorso all’effetto splatter, il film non ha un’autentica forza visiva: il pubblico non viene impressionato né tantomeno impaurito; mancano scene di grande effetto.
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Horror tratto da un romanzo di Stephen King e diretto dal maestro del genere George A. Romero: nonostante i due grandi autori, l'opera non incanta particolarmente, restando alquanto ordinaria e priva di spunti tali da farla ricordare.
La colpa di questo flop è molto più di Romero che di King. L’idea che sta alla base del romanzo dello scrittore di Portland è suggestiva, ma Romero non riesce a valorizzarla al meglio; in particolare il regista non è capace di dare la giusta enfasi a quelli che sono gli snodi cruciali della trama.
Nonostante la storia preveda una infinita sequenza di macabre uccisioni, e nonostante che queste vengano realizzate con notevole ricorso all’effetto splatter, il film non ha un’autentica forza visiva: il pubblico non viene impressionato né tantomeno impaurito; mancano scene di grande effetto.
Il personaggio del cattivo, che è fondamentale in questo genere di pellicole, in questo caso non è dotato di quel carisma necessario per fare breccia sul pubblico. La parte è affidata a Timothy Hutton, che interpreta anche il protagonista: in questo doppio ruolo l’attore americano, premio Oscar per “Gente comune”, non riesce a districarsi compiutamente; se la cava, pur senza strafare, nei panni del buono, ma fallisce platealmente in quelli del cattivo, decretando conseguentemente lo scarso successo dell’intera opera.
Il cast è completato da Amy Madigan, Michael Rooker e la già anziana Julie Harris, che se la cavano tutti in delle parti che gli si adattano molto bene.
Nel finale il cattivo appare come un cadavere in putrefazione: se si considera che questo è addirittura uscito da una fossa dopo esservi stato seppellito, pare chiaro l’esplicito rimando alla figura degli zombi, estremamente ricorrenti nella cinematografia horror di Romero.
Una curiosità: il film ebbe notevoli problemi di produzione, tanto che l’uscita nelle sale cinematografiche venne sospesa ed infine ebbe luogo a distanza di circa due anni dal completamento delle riprese. Romero non poté curare personalmente la gran parte del montaggio.
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figliounico
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venerdì 12 luglio 2024
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noioso horror stevensoniano
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Film senza nerbo che non riesce a far presa sullo spettatore diretto da un Romero piuttosto appannato e non all’altezza dei suoi capolavori, che, sebbene escluso dal montaggio, non per questo è meno colpevole per aver prodotto un horror così noioso tratto da uno dei più brutti racconti di King e basato sul tema del doppio, da Stevenson in poi abusato oltre misura sia in letteratura che al cinema. Si salva tuttavia il cast capeggiato da un ottimo Hutton impegnato a destreggiarsi nei due ruoli contrapposti dello scrittore di cassetta e di quello impegnato, l’uno sadico e malvagio serial killer l’altro buon padre di famiglia, ancora una volta quindi Hyde contro Jekill. La suspense non esiste, il ritmo non decolla ed il film dopo un inizio promettente ben presto si impantana nella banalità di sequenze dallo schema ripetitivo e prive di mordente con i poveri effetti speciali dell’epoca alla Mario Bava che si risolvono per lo più in un pesante trucco da baraccone imposto al povero Hutton.
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frank75
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sabato 6 marzo 2010
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da un racconto di s. king un film poco avvincente
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Nel 1968 Thaddeus Beaumont è un bambino (Patrick Brannan) che soffre di improvvise e lancinanti emicranee che a fatica sopporta, almeno fino a che un giorno, una crisi più acuta avuta di fronte all propria casa prima di salire sullo scuolabus spinge la famiglia a farlo operare d'urgenza per la rimozione di quello che si presumeva fosse un tumore al cervello. Tuttavia, quando i chirurghi aprono il suo cranio scoprono che ciò che angoscia il piccolo Thad non è un tumore, o almeno non un tumore in senso stretto, ma le parti fisiche (occhio, denti, e molto altro) di un gemello mai nato e assorbito nel proprio organismo, che sembra aver ricominciato a crescere.
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Nel 1968 Thaddeus Beaumont è un bambino (Patrick Brannan) che soffre di improvvise e lancinanti emicranee che a fatica sopporta, almeno fino a che un giorno, una crisi più acuta avuta di fronte all propria casa prima di salire sullo scuolabus spinge la famiglia a farlo operare d'urgenza per la rimozione di quello che si presumeva fosse un tumore al cervello. Tuttavia, quando i chirurghi aprono il suo cranio scoprono che ciò che angoscia il piccolo Thad non è un tumore, o almeno non un tumore in senso stretto, ma le parti fisiche (occhio, denti, e molto altro) di un gemello mai nato e assorbito nel proprio organismo, che sembra aver ricominciato a crescere.
Dopo l'operazione, la vicenda fa un salto di 23 anni a quando Thaddeus Beaumonti (Timothy Hutton) è diventato ormai un novellista affermato, che scrive i suoi racconti sotto lo pseudonimo di George Stark. Il suo idillio però viene bruscamente interrotto quando un losco individuo scopre l'arcano della sua astuta trovata commerciale e inizia a ricattarlo. Il protagonista sceglie però di non cedere a quel vile ricatto e decide di uscere allo scoperto, e con una macabra trovata pubblicitaria rende nota la morte di George Stark, organizzando anche una finta sepoltura, con lapide compresa.
Ma il "defunto" non gradirà affatto quell'assurda messinscena e inizierà a vendicarsi con tutti i colpevoli.
Il maestro dell'horror George A. Romero costruisce, da un brillante racconto di Stephen King, un prodotto però di scarso di interesse se non per la macabra idea iniziale. Nulla da eccepire alla regia, come sempre attenta e appassionata. Tuttavia, come spesso accade con i racconti di Stephen King (e non solo con quelli), questi perdono molto nella trasposizione cinematografica dove si smarrisce quel ricorso all'immaginazione che al contrario di un testo scritto, un film non riesce quasi mai a riprodurre, finendo così per appiattire la narrazione ad una storiella di scarso appeal per lo spettatore.
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barmario
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lunedì 28 dicembre 2009
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la metà...riuscità
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Non è un capolavoro dell'horror, ma non è nemmeno da buttare via. Le trame dispensate dai libri di King sono tanto intriganti quanto difficili da traspondere su grande schermo. Questo film ci riesce comunque abbastanza.
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harvey
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domenica 15 giugno 2008
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ritmo lento, ma film riuscito
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Innanzitutto iniziamo col dire che l'origine letteraria del film si sente eccome. Il ritmo è lento, descrittivo e da più parti affiorano metafore, e per riuscire a veder l'intera pellicola ho dovuto spezzettarla in più parti, un po' come mi capita con i film del nostro Massimo Dallamano. Ciò comunque non rappresenta un difetto, in quanto sappiamo tutti che la narrazione lenta è una peculiarità della regia di Romero (in questo caso esacerbata dall'origine letteraria della sceneggiatura), anche se un ritmo leggermente più veloce avrebbe giovato alla pellicola. Per quanto riguarda il resto, bravi tutti gli attori, bella fotografia ed effetti speciali spettacolari e funzionali al racconto. Film nel complesso riuscito.
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jacques
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domenica 3 ottobre 2004
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passatempo inquietante
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E' vero più che spaventare inquieta, ma pur non esendo un capolavoro, non mi sembra male: è un buon horror thriller che tiene svegli per tutta la durata senza cedimenti e con una buona dose di tensione, è un passatempo inquietante.
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