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eugen
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lunedì 29 dicembre 2025
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casi seguramente la mejor pelicula de renato pozze
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La pelcula"Cuando fui mYjor"(en italian "Da grande", de Franco AMurri, escrito con Franco Sudrie', 1987)es la mejor pelicula interpretada de Renato Pozzetto, actor comico y de cabaret, cantante, una vezen el duo con Cochi Ponzoni. Se habla de la transformacion de un nino "particular" de 8 anos. romantico y sonador, que , coo rebledia contra la familia, se vuelve mayor y se inamora de verdad(no solo platonicamente)de la maestra Francesca. Pelcula"surreal", si se quiere(no"surealista", si no Bunuel y natrualmente Andre'BNreton nos amezan de la tumba,,,)donde sin ninguna escena o situacion grosera se monstra como se puede hacer una pelcula no siempre comica, fnatastica, intelligente y capaz de motivar muchs especadores de cada edad y no importa si mujeres o hombres o de otra tendencia y orinetacion perosnal.
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La pelcula"Cuando fui mYjor"(en italian "Da grande", de Franco AMurri, escrito con Franco Sudrie', 1987)es la mejor pelicula interpretada de Renato Pozzetto, actor comico y de cabaret, cantante, una vezen el duo con Cochi Ponzoni. Se habla de la transformacion de un nino "particular" de 8 anos. romantico y sonador, que , coo rebledia contra la familia, se vuelve mayor y se inamora de verdad(no solo platonicamente)de la maestra Francesca. Pelcula"surreal", si se quiere(no"surealista", si no Bunuel y natrualmente Andre'BNreton nos amezan de la tumba,,,)donde sin ninguna escena o situacion grosera se monstra como se puede hacer una pelcula no siempre comica, fnatastica, intelligente y capaz de motivar muchs especadores de cada edad y no importa si mujeres o hombres o de otra tendencia y orinetacion perosnal. Eugen
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felicity
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domenica 17 settembre 2023
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una fiaba e una commedia folle e libera
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Anche a distanza di più di 30 anni Da grande resta una commedia inafferrabile, totalmente fuori di testa e libera nel panorama italiano degli anni ’80. Ed è forse uno dei film che sfrutta appieno tutte le potenzialità del comico milanese: infantile, innamorato, fuori le regole. Dove la scrittura dello stesso regista Franco Amurri diventa poi il motore delle azioni dello stesso protagonista. Che contiene tracce fantasy: non solo nella mutazione del bambino che diventa improvvisamente adulto. Ma anche nella trasformazione della pianta e del pesce rosso. E sono mutazioni solo ad occhio di bambino. Osservati da Silvietta, la sorella di Marco. Che si fa chiamare Gaia. Perché il suo vero nome è proprio Gaia Piras.
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Anche a distanza di più di 30 anni Da grande resta una commedia inafferrabile, totalmente fuori di testa e libera nel panorama italiano degli anni ’80. Ed è forse uno dei film che sfrutta appieno tutte le potenzialità del comico milanese: infantile, innamorato, fuori le regole. Dove la scrittura dello stesso regista Franco Amurri diventa poi il motore delle azioni dello stesso protagonista. Che contiene tracce fantasy: non solo nella mutazione del bambino che diventa improvvisamente adulto. Ma anche nella trasformazione della pianta e del pesce rosso. E sono mutazioni solo ad occhio di bambino. Osservati da Silvietta, la sorella di Marco. Che si fa chiamare Gaia. Perché il suo vero nome è proprio Gaia Piras. E c’era già una sorta di rimozione a entrare in un altro personaggio. Quasi bambina neorealista. Che porta in scena se stessa. Che forse non sta recitando. Ma sta credendo che tutto quello che sta accadendo sul set è vero. E nella sua non-interpretazione è magnificamente credibile. Un cinema tutto di immaginazione. Uno strano extraterrestre nel cinema italiano. Per Amurri la rivelazione e poi non è più riuscito a ripetersi. Per Pozzetto forse la summa, il cuore del suo cinema, dei suoi personaggi. Il remake di Big realizzato da Penny Marshall con Tom Hanks, ha più di un debito. Mantiene lo spirito di Da grande, ma non ha il suo cuore.
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felicity
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domenica 17 settembre 2023
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una fiaba e una commedia folle e libera
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Anche a distanza di più di 30 anni Da grande resta una commedia inafferrabile, totalmente fuori di testa e libera nel panorama italiano degli anni ’80. Ed è forse uno dei film che sfrutta appieno tutte le potenzialità del comico milanese: infantile, innamorato, fuori le regole. Dove la scrittura dello stesso regista Franco Amurri diventa poi il motore delle azioni dello stesso protagonista. Che contiene tracce fantasy: non solo nella mutazione del bambino che diventa improvvisamente adulto. Ma anche nella trasformazione della pianta e del pesce rosso. E sono mutazioni solo ad occhio di bambino. Osservati da Silvietta, la sorella di Marco. Che si fa chiamare Gaia. Perché il suo vero nome è proprio Gaia Piras.
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Anche a distanza di più di 30 anni Da grande resta una commedia inafferrabile, totalmente fuori di testa e libera nel panorama italiano degli anni ’80. Ed è forse uno dei film che sfrutta appieno tutte le potenzialità del comico milanese: infantile, innamorato, fuori le regole. Dove la scrittura dello stesso regista Franco Amurri diventa poi il motore delle azioni dello stesso protagonista. Che contiene tracce fantasy: non solo nella mutazione del bambino che diventa improvvisamente adulto. Ma anche nella trasformazione della pianta e del pesce rosso. E sono mutazioni solo ad occhio di bambino. Osservati da Silvietta, la sorella di Marco. Che si fa chiamare Gaia. Perché il suo vero nome è proprio Gaia Piras. E c’era già una sorta di rimozione a entrare in un altro personaggio. Quasi bambina neorealista. Che porta in scena se stessa. Che forse non sta recitando. Ma sta credendo che tutto quello che sta accadendo sul set è vero. E nella sua non-interpretazione è magnificamente credibile. Un cinema tutto di immaginazione. Uno strano extraterrestre nel cinema italiano. Per Amurri la rivelazione e poi non è più riuscito a ripetersi. Per Pozzetto forse la summa, il cuore del suo cinema, dei suoi personaggi. Il remake di Big realizzato da Penny Marshall con Tom Hanks, ha più di un debito. Mantiene lo spirito di Da grande, ma non ha il suo cuore.
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opidum
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lunedì 19 agosto 2019
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alessandro haber ma ripigliati!!!!!!!!!!!!!
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lo vidi al cinema a 16 anni e mi piaque.
l'ho rivisto qualche giorno fa ee adesso che ho 48 anni il film e mi piace sempre.
l'unico neo quell'isterico di halessandro haber ch fa alessandro haber.
haber ma dico io sei in un film per bambini e reciti come se tu fossi n un film drammatico??
ma non sai recitare??
sai solo fare l'isterico??
spero che tu non sia così anche nella vita privata e reale.
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brando fioravanti
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martedì 28 gennaio 2014
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comicità sensa volgarita
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Commedia riuscita su un bambino che vuole diventare grande, ma una volta grande preferisce tornare piccolo. Il disagio infantile viene affrontato insieme alle difficoltà degli adulti. Uno dei pochi film italiani diretti al grande pubblico che riesce a far ridere di gusto sensa mai cadere nella volgarità. Pozzetto bravissimo nell'adulto bambino.
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loris kiris
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lunedì 23 settembre 2013
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da grande lo riguarderei
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A guardarlo, più che un film ti pare un cartone animato. Da grande è un film per bambini e per adulti rimasti giovani, denso d’ilarità, di tratti poetici e di fervida immaginazione. Il piccolo Marco, stramaledettamente innamorato della sua bella maestrina (di una bellezza pura e genuina, tutt’altro che sexy e volgare come se ne vedono in tanti altri film “d’avanguardia”), tramite una titanica forza di volontà si ritrova improvvisamente nei panni di un cicciobello quarantenne (Renato Pozzetto) ma… con il cervello di sempre.
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A guardarlo, più che un film ti pare un cartone animato. Da grande è un film per bambini e per adulti rimasti giovani, denso d’ilarità, di tratti poetici e di fervida immaginazione. Il piccolo Marco, stramaledettamente innamorato della sua bella maestrina (di una bellezza pura e genuina, tutt’altro che sexy e volgare come se ne vedono in tanti altri film “d’avanguardia”), tramite una titanica forza di volontà si ritrova improvvisamente nei panni di un cicciobello quarantenne (Renato Pozzetto) ma… con il cervello di sempre. Con un po’ di fortuna, Marco riesce a trovare alloggio presso la maestrina, e per pagarle l’affitto s’improvvisa baby-sitter. Pazzesco il lato ludico e infantile di Pozzetto, tanto che sembra il “bimbo” più autentico del film: probabilmente è proprio questo il miglior ingrediente della pellicola, accortamente mescolato a tante trovate ilari ben diluite lungo la narrazione. Intervengono alcune complicazioni, tra cui il fatto che lo stesso padre di Marco ha una relazione top secret con la maestrina. Ma evitiamo di svelare il finale, limitandoci a sottolinearne l’affabilità e la spensieratezza (nonostante una certa prevedibilità), vero e proprio toccasana per gli adulti inaspriti dalla vita. Al Big di Tom Hanks, che seguirà l’anno venturo, manca lo humour dell’infantilismo pozzettiano.
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toty bottalla
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giovedì 22 luglio 2010
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una favola divertente
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Quanti di noi almeno una volta da piccoli, abbiamo desiderato diventare grandi credendo di cancellare quei piccoli problemi che sembravano enormi? effettivamente da piccoli spesso ci si sente impotenti anche a un semplice rimprovero o peggio ancora a un ceffone che ti arriva preciso nell'anima, e così ci si sente in balia di chi spesso però, per fortuna, vuole il tuo bene. POZZETTO, al massimo della forma, incide la sua arte in una favola divertente con punte di moderata commozione.
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fellini
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martedì 6 gennaio 2009
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grande sghiri
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Vogliamo il ritorno del grande Cristian Reali (Sghiri) nel mondo del cinema d'autore!!!!
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lalla
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domenica 13 gennaio 2008
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bel film
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bel film davvero. la bimba che gioca a nascondino è ilary blasi
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sara
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domenica 26 agosto 2007
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raccontare i bambini
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Film che dice la verità sul mondo dell'infanzia, diretto con semplicità e sapienza. Bravo Pozzetto, ma ammirevole la naturalezza della piccola Silvietta.
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