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peer gynt
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sabato 8 ottobre 2016
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presuntuoso intellettualismo anni '70
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Pesante come un mattone delle piramidi, il film di Brocani è un esempio di teatro (d'avanguardia) filmato che si svolge in un interno mortuario che alterna funebri neri a colori vivissimi. Con sovrascritte alla Godard e una logorrea monologante di alcuni personaggi che al giorno d'oggi risulta francamente insopportabile, il film può risultare di qualche interesse come documento d'epoca, ma è quasi invedibile come film, anche per l'eccessiva lunghezza (quasi due ore). Restano impressi l'Attila interpretato da Pierre Clementi, i bei primi piani di una taciturna Tina Aumont e la breve scena con un giovane Carmelo Bene che dovrebbe fare la parte del diavolo, ma che in realtà riesce a spiccicare solo poche parole (la leggenda vuole che abbia recitato ubriaco fradicio), e fra queste la maggior parte sono nomi propri di icone dell'epoca (Kenneth Anger, Mick Jagger, Sharon Tate).
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Pesante come un mattone delle piramidi, il film di Brocani è un esempio di teatro (d'avanguardia) filmato che si svolge in un interno mortuario che alterna funebri neri a colori vivissimi. Con sovrascritte alla Godard e una logorrea monologante di alcuni personaggi che al giorno d'oggi risulta francamente insopportabile, il film può risultare di qualche interesse come documento d'epoca, ma è quasi invedibile come film, anche per l'eccessiva lunghezza (quasi due ore). Restano impressi l'Attila interpretato da Pierre Clementi, i bei primi piani di una taciturna Tina Aumont e la breve scena con un giovane Carmelo Bene che dovrebbe fare la parte del diavolo, ma che in realtà riesce a spiccicare solo poche parole (la leggenda vuole che abbia recitato ubriaco fradicio), e fra queste la maggior parte sono nomi propri di icone dell'epoca (Kenneth Anger, Mick Jagger, Sharon Tate). Eppure, malgrado si debba rimproverare al regista di avere girato pochissimi minuti con un attore originale come Bene, è questa la scena che si rivede volentieri, per il sorriso beffardo, la gestualità esibita, la capacità di contrapporre al vuoto sproloquio della sua partner (la warholiana Viva) una recitazione fatta di gesti e di una quasi totale assenza di parole: un grande Bene in un film da evitare.
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dandy
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lunedì 31 dicembre 2012
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suggestiva l'idea,ma la realizzazione è carente.
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Il più noto dei film di Brocani,fusione di underground esoterico e improvvisazione alla Andy Warhol(dalla cui "Factory" provengono Waldon e la Auder).Raccolta di tutta la controcultura occidentale del periodo,dove i personaggi citano Norman O.brown,Nietzsche e Klossowski parlando ogniuno la propria lingua(ma con qualche frase di italiano a volte).Quando alla lettura si sostituisce il dialogo spontaneo la realtà emerge dalla finzione,ma purtroppo ciò accade solo negli ultimi venti minuti.Riuscire ad arrivarci è difficile,perchè le lunghe citazioni sono spossanti(quella sillabata di Frankenstein mette la pazienza davvero a dura prova)e la regia statica.
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Il più noto dei film di Brocani,fusione di underground esoterico e improvvisazione alla Andy Warhol(dalla cui "Factory" provengono Waldon e la Auder).Raccolta di tutta la controcultura occidentale del periodo,dove i personaggi citano Norman O.brown,Nietzsche e Klossowski parlando ogniuno la propria lingua(ma con qualche frase di italiano a volte).Quando alla lettura si sostituisce il dialogo spontaneo la realtà emerge dalla finzione,ma purtroppo ciò accade solo negli ultimi venti minuti.Riuscire ad arrivarci è difficile,perchè le lunghe citazioni sono spossanti(quella sillabata di Frankenstein mette la pazienza davvero a dura prova)e la regia statica.Non poteva non mancare Carmelo Bene,immenso diavolo che non conosce l'inglese e il francese,e cerca invano di sedurre la petulante Auder,fissata con Kenneth Anger.Quando è in scena Clementi,c'è un pò aria da "Lucifer Rising",anche se interpreta Attila.I discorsi su sesso,rivoluzione e follia oggi lasciano il tempo che trovano.Azzardato,e di fatto più affascinante sulla carta che sulla pellicola,certo adatto a pochissimi.Colnna sonora di Gavin Bryars.Marco Tullio Giordana prenderà spunto da una delle frasi tracciate da Frankenstein per il titolo del suo film d'esordio("Maledetti vi amerò").
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re
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venerdì 24 maggio 2002
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stupendo
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(di alverman)
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