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rongiu
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martedì 18 gennaio 2011
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il giro del mondo in 90.000 metri.
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Non è un film “ortodosso”. Almeno così mi pare. E’ più di un film; è un portale, un’interfaccia storico / culturale della migliore tradizione italiana. L’ interessante, voluta e riuscita anomalia di questa interfaccia, è data dalla impossibilità ideologica degli Autori di trovare un punto di incontro. L’amore per il pensiero che si traduce in scrittura per puro piacere, “metascrittura” o per impegno civico, “scrittura sociale” è, l’unico, vero, importante, comune denominatore. Dolcemente introverso Pasolini, grintoso e per niente poetico Guareschi.
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Non è un film “ortodosso”. Almeno così mi pare. E’ più di un film; è un portale, un’interfaccia storico / culturale della migliore tradizione italiana. L’ interessante, voluta e riuscita anomalia di questa interfaccia, è data dalla impossibilità ideologica degli Autori di trovare un punto di incontro. L’amore per il pensiero che si traduce in scrittura per puro piacere, “metascrittura” o per impegno civico, “scrittura sociale” è, l’unico, vero, importante, comune denominatore. Dolcemente introverso Pasolini, grintoso e per niente poetico Guareschi. Così mi par di capire. E questa diversità traspare pienamente in “La rabbia”. Pasolini e Guareschi i due affabulatori dal pensiero fluido ed originale, passano al setaccio 90.000 metri di pellicola, riscrivono così una decade della vita sul nostro pianeta, avvalendosi di un montaggio graduale ed organico.
C’è, nascosto tra le pagine poggiate sul leggio, un amabile alterco dialettico, privo di esibizionismo e carico di sofferenza o pathos. Il lirismo è il padrone assoluto dei due medio metraggi.
Prodotto da Gastone Ferranti, è stato uno dei più grandi disastri commerciali della storia del cinema; invecchiando è diventato un pezzo pregiato, e come tale trova posto, magna cum laude, nelle cineteche pubbliche o private. Il commento è affidato ad un “coro a quattro voci ”, formato da Giorgio Bassani e Renato Guttuso per la parte “Pasoliniana” - Carlo Romano e Gigi Artuso per quella “Guareschiana”.
“Senza seguire un filo logico e forse neanche cronologico… \ le luci si abbassao, la proiezione ha inizio /. Immergiamoci in questo immenso puzzle, con pazienza. “La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce” \ Jean Jacques Rousseau /. Almeno così mi pare.
Good Click!
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luca scialò
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giovedì 26 agosto 2010
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punti di vista diversi su fatti degli anni 50-60
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Il docu-film è diviso in due parti: nella prima, le voci di Giorgio Bassani e Renato Guttuso leggono pensieri e poesie di Pierpaolo Paolini su alcuni fatti degli anni '50-'60; mentre nella seconda parte Carlo Romano e Gigi Artuso leggono quelli di Giovanni Guareschi. Si mettono in contrapposizione così due pensieri politici diametralmente opposti sui fatti principali degli anni '50-'60, che scorrono tra immagini dell'epoca girate qua e là per il Mondo.
E' un'ottima trovata, anche se il risultato finale è forse un pò troppo pesante e difficile da seguire fino alla conclusione per lo spettatore.
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richycunningham1975
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sabato 14 febbraio 2009
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vergogna più che rabbia
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Lavoro in una videoteca e posso giurare di non aver visto mai un film capace seriamente di offendere il gusto estetico e il buon senso delle persone comuni come questa "rabbia". Ma chi è questo figlio di papà che si compiace di criticare l'accesso alla professione cinematografica quando lui stesso si permette di sfruttare le amicizie del padre per produrne uno? Tra l'altro con quale presunzione si può spacciare per arte il vittimismo autoreferenziale?
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paride86
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domenica 12 ottobre 2008
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opinioni datate e parziali
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Opinioni di Pasolini e Guareschi sui principali fatti degli anni '50 e '60.
Opinioni che attualmente valgono solo in relazione alle biografie dei registi, poiché costruite su una visione molto parziale dei fatti, soprattutto per quanto riguarda l'Unione Sovietica, visto che il muro di Berlino sarebbe caduto solo 26 anni dopo l'uscita del film. Per Cuba vale lo stesso discorso visto che la rivoluzione era appena cominciata: i giudizi sono irrimediabilmente precoci. Bisogna sottolineare, poi, che Pasolini e Guareschi erano dei giornalisti/intellettuali e non degli storici, perciò le loro opinioni non sono affatto obiettive, ma anzi strettamente legate alla personale appartenenza politica. Fa sorridere il moralismo di Guareschi quando parla della Roma scollacciata di allora, irrita quando ironizza sui neri africani e sui primi transessuali.
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Opinioni di Pasolini e Guareschi sui principali fatti degli anni '50 e '60.
Opinioni che attualmente valgono solo in relazione alle biografie dei registi, poiché costruite su una visione molto parziale dei fatti, soprattutto per quanto riguarda l'Unione Sovietica, visto che il muro di Berlino sarebbe caduto solo 26 anni dopo l'uscita del film. Per Cuba vale lo stesso discorso visto che la rivoluzione era appena cominciata: i giudizi sono irrimediabilmente precoci. Bisogna sottolineare, poi, che Pasolini e Guareschi erano dei giornalisti/intellettuali e non degli storici, perciò le loro opinioni non sono affatto obiettive, ma anzi strettamente legate alla personale appartenenza politica. Fa sorridere il moralismo di Guareschi quando parla della Roma scollacciata di allora, irrita quando ironizza sui neri africani e sui primi transessuali.
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