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onufrio
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giovedì 11 giugno 2020
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il silenzio di dio (parte tre)
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Terzo, nonchè capitolo conclusivo di Bergman sulla trilogia del silenzio di Dio. Due sorelle di poli totalmente opposti si ritrovano in una strana cittadina di nome Timoka, assieme a Johan (figlio di Anna), la breve convivenza in albergo, dovuta alla malattia di Ester (I.Thulin) porrà un confronto ed un'analisi, seppur fatta di pochi dialoghi, fra le due donne: una Moralmente etica, l'altra libertina. Il bambino sarà spettatore annoiato a tratti isolati di questo rapporto sanguigno da sempre tormentato.
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luca scial�
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mercoledì 21 agosto 2013
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due sorelle in conflitto
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Due sorelle, Anna e Ester, e il figlio di una di loro, la prima, sono costrette a fare tappa in un paesino sconosciuto durante un viaggio, causa l'aggravamento delle condizioni di salute della seconda. La permanenza in albergo acuisce il contrasto tra le due: Anna, giovane e piacente, più istintiva e frivola; Ester, più razionale e resa ancor più inacidita dalla malattia. In mezzo c'è il figlio di Anna, che vede la madre andare con altri uomini mentre la zia Ester si sta spegnendo.
Come fatto già in passato con Alle soglie della vita e Il settimo sigillo, e come farà in futuro con Sussurri e grida, Bergman affronta il tema della Morte, dell'individuo posto agli sgoccioli della vita con i suoi timori e le sue umane paure.
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Due sorelle, Anna e Ester, e il figlio di una di loro, la prima, sono costrette a fare tappa in un paesino sconosciuto durante un viaggio, causa l'aggravamento delle condizioni di salute della seconda. La permanenza in albergo acuisce il contrasto tra le due: Anna, giovane e piacente, più istintiva e frivola; Ester, più razionale e resa ancor più inacidita dalla malattia. In mezzo c'è il figlio di Anna, che vede la madre andare con altri uomini mentre la zia Ester si sta spegnendo.
Come fatto già in passato con Alle soglie della vita e Il settimo sigillo, e come farà in futuro con Sussurri e grida, Bergman affronta il tema della Morte, dell'individuo posto agli sgoccioli della vita con i suoi timori e le sue umane paure. A tratti si specchia troppo, si appesantisce, sebbene la lunghezza abbastanza breve, lo renda comunque un film sopportabile.
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salvo
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martedì 6 marzo 2012
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timoka o il silenzio.
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In uno scompartimento ferroviario viaggiano, di ritorno in patria, dopo un viaggio di villeggiatura all'estero, due sorelle: Ester ed Anna, e il figlio di questa.
Il caldo è soffocante e procura un malore ad Anna, già gravemente malata.
Si rende urgente la discesa dal treno alla prima stazione e una sosta in un albergo della città di Timoka, dove si parla una lingua incomprensibile, anche per Anna che è una traduttrice.
Lasciata Ester ed il figlio in albergo, Anna si reca in un locale dove in un angolo vede due persone che fanno sesso pubblicamente e in modo disibinito.
Ne è eccitata e si offre al barista.
Quando il figlio di Anna, Johan rivela ad Ester che ha visto la madre baciarsi col cameriere, Ester ha un crollo.
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In uno scompartimento ferroviario viaggiano, di ritorno in patria, dopo un viaggio di villeggiatura all'estero, due sorelle: Ester ed Anna, e il figlio di questa.
Il caldo è soffocante e procura un malore ad Anna, già gravemente malata.
Si rende urgente la discesa dal treno alla prima stazione e una sosta in un albergo della città di Timoka, dove si parla una lingua incomprensibile, anche per Anna che è una traduttrice.
Lasciata Ester ed il figlio in albergo, Anna si reca in un locale dove in un angolo vede due persone che fanno sesso pubblicamente e in modo disibinito.
Ne è eccitata e si offre al barista.
Quando il figlio di Anna, Johan rivela ad Ester che ha visto la madre baciarsi col cameriere, Ester ha un crollo.
Anna decide di proseguire il viaggio, abbandonando la sorella alla malattia e, forse, alla morte.
Nelle mani di Johan appare una lettera della zia nella quale c'è scritto: “Per Johan”.
E il bambino vi legge la parola sconosciuta: “Hadjek”.
Che vuol dire anima, parola ricorrente nella filmografia di Bergman.
Terzo film della cd. “Trilogia religiosa” (o “di Dio”, o “del silenzio di Dio”).
Dopo “Come in uno specchio” e “Luci d'inverno”.
Esso si presta, come al solito, trattandosi di un'opera tra le più complesse di Bergman, a diverse chiavi di lettura.
Quella che io personalmente prediligo è la chiave autobiografica.
Bergman, come accade spesso co le sue opere si appresta ad una vera seduta di auto-psico-analisi.
Le due protagoniste del film Anna ed Ester (interpretate rispettivamente da Gunnel Lindblom ed Ingrid Thulin) incarnano due diversi tipi di donna; due caratteri contrapposti che potrebbero essere contenuti in un'unica figura femminile.
Anna è la donna sensuale, corporale, fisica.
Ester è la donna lucida mentalmente ed intellettualmente, che domina i suoi istinti, ma è malata, sofferente, cagionevole.
I caratteri contrapposti delle due donne, sembrano confluire nella personalità del regista.
A loro volta incarnano il femminino del maestro: lucido ma sofferente; psicologicamente vivo ma fisicamente provato; intollerante dell'autorità ma eticamente saldo.
E, come al solito, trattandosi di un'opera di Bergman, il film fu accolto all'epoca della prima uscita da pareri alternanti e critiche contrastanti.
Chi gridò fin da subito al capolavoro, apprezzando ed elogiando lo stile potente, rigido, austero, rigoroso del racconto.
Chi gridò allo scandalo, per via di alcune scene molto audaci per gli standard dell'epoca.
Ed in effetti il film incontrò seri problemi sulla stada dell'ottenimento dei visti della commissione censura.
Chi lo accolse con delusione.
Perchè si aspettava che Bergman avesse fornito un passo avanti nella ricerca di Dio ma, invece, dovette ricredersi.
Avevo solo fornito un passo avanti nella incomunicabilità umana.
Chi lo stroncò additandone degli “eccessi espressivi” e stigmatizzandone gli “urli espressionisti”.
In realtà Bergman sembra affermare, attraverso i dialoghi del film che chi si allontana da Dio, chi abbandona la fede, chi perde i suoi valori spirituali si abbandona al vizio, al peccato e all'egoismo.
Ma non si può certo affermare che faccia, né tantomeno che voglia farlo lungo, un discorso su Dio.
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avicenna
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martedì 27 marzo 2007
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il silenzio
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in "il silenzio" bergman sembra avere uno sguardo spietato nei confronti di un esistenza senza dio.Infatti una vita senza Dio porta solamente sconforto ed infelicità che incitano le persone a compiere le azioni più "spregevoli".Nell'inferno beckettiano di bergman i personaggi non si capiscono e non si compatiscono,brancolano nel buio senza trovare via di uscita.l'episodio finale della trilogia delinea il bisogno di bergman di rappresentare con lucidità la tristezza di una vita senza amore provocando lo sgomento dello spettatore
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