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piero suriano
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lunedì 20 ottobre 2025
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passato e presente allo scontro
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La famiglia Burton nel Texas post Guerra Civile vorrebbe vivere in pace, ma viene travolta, suo malgrado, dallo scontro di civiltà e dagli odi razziali conseguenti. E non potrebbe essere altrimenti, vista la composizione del nucleo familiare. Il capo famiglia ha sposato una donna indiana Kiowa, i figli sono due fratellastri: uno bianco e l’altro mezzosangue. Loro ci mettono tutto l’impegno possibile per andare d’accordo con i loro vicini, bianchi e indiani che siano e fra loro si amano sinceramente e si rispettano l’un l’altro nella loro diversità. Ma gli eventi tragici incombono. Corno di Bufalo e la sua tribù attacca improvvisamente gli Howard, loro vicini di casa, e stermina la famiglia.
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La famiglia Burton nel Texas post Guerra Civile vorrebbe vivere in pace, ma viene travolta, suo malgrado, dallo scontro di civiltà e dagli odi razziali conseguenti. E non potrebbe essere altrimenti, vista la composizione del nucleo familiare. Il capo famiglia ha sposato una donna indiana Kiowa, i figli sono due fratellastri: uno bianco e l’altro mezzosangue. Loro ci mettono tutto l’impegno possibile per andare d’accordo con i loro vicini, bianchi e indiani che siano e fra loro si amano sinceramente e si rispettano l’un l’altro nella loro diversità. Ma gli eventi tragici incombono. Corno di Bufalo e la sua tribù attacca improvvisamente gli Howard, loro vicini di casa, e stermina la famiglia. È il momento delle scelte dolorose che ti impongono da che parte stare, contro i tuoi stessi sentimenti, ma in ossequio alle tue sacre origini. La parte del saggio la fa la madre, una navigata e sofferente Dolores Del Rio, quando ricorda al marito che la terra contesa era degli Indiani e i bianchi sono venuti dopo ad impossessarsene e a nessuno “può piacere se altri vengono ad appropriarsene”. Si interroga anche se hanno fatto bene a sposarsi. Il marito oppone ai dubbi della consorte e alle fameliche e improcrastinabili scelte della guerra una sorta di perpetuo confinamento, perché “a costo di vivere in un’isola noi saremo muro contro chi ci è ostile”. Quando la madre verrà uccisa da un bianco e il padre da un indiano, con il fratellastro Clint ferito, il figlio mezzosangue Pacer scoprirà la tragicità delle scelte obbligate. Non si può fingere di essere ciò che non si è, ma nello stesso tempo, accettare le proprie origini equivale a fare i conti con il conflitto latente tra il proprio passato e il presente che incombe. Il futuro si dissolve in questa aspra contesa. Elvis Presley, nella parte di Pacer Burton, lascia per una volta i panni dell’eterno rubacuori canterino per indossare quelli dell’attore drammatico a tutto tondo. Un film per nulla accomodante. Non ci sono buoni e cattivi in partenza, ma lo si diventa nelle scelte che si fanno, dettate dagli eventi che imperversano. Ma ogni scelta ha il suo carico di tragicità, di irrimediabilità e di lacerazione delle coscienze. Un western che affronta a viso aperto tematiche razziali e psicologiche. Scontri di civiltà, identità culturali ed etniche, meticciato. Un bel mix per tenere avvinghiato alla poltrona un vorace cinefilo.
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elgatoloco
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sabato 31 marzo 2018
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presley al top
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Don Siegel, in questo film, "Flaming Star"(1960)dirige Elvis Presley in questo, che è il suo miglior film, tratto da un romanzo di Clair Huffaker, "Flamingo Lance", precedente solo di due anni. Western drammatico"perfetto", ci mostra Elvis nel ruolo di un"mezzosangue"(mezzo bianco, di madre "pellerossa" , ossia, meglio, nativa americana)che il contrasto nell'"old West"tra bianchi e nativi americani conduce a una tragica fine, non avendo voluto guardare che alla giustizia. Siegel ha un senso raro dell'inquadratura, della connessione e consequenzialità delle sequenze, ma anche del plot complessivo, in ogni suo film e qui riesce al meglio(intendo per Elvis, di Siegel sono da vedere tutti i film, di cui potremmo dire che nessuno è poco significativo, mentre Presley, a causa di una notoreità deboradnate, che a tratti"lo perseguitava"letteralmente, rimaneva spesso"impigliato"in sceneggiature e film da dimenticare o quasi, comunque di non grande spessore)a esprimere tale connessione, in un western drammatico, appunto, nitidamente e intelligentemente costruito, con sequenze di notevolissimo livello.
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Don Siegel, in questo film, "Flaming Star"(1960)dirige Elvis Presley in questo, che è il suo miglior film, tratto da un romanzo di Clair Huffaker, "Flamingo Lance", precedente solo di due anni. Western drammatico"perfetto", ci mostra Elvis nel ruolo di un"mezzosangue"(mezzo bianco, di madre "pellerossa" , ossia, meglio, nativa americana)che il contrasto nell'"old West"tra bianchi e nativi americani conduce a una tragica fine, non avendo voluto guardare che alla giustizia. Siegel ha un senso raro dell'inquadratura, della connessione e consequenzialità delle sequenze, ma anche del plot complessivo, in ogni suo film e qui riesce al meglio(intendo per Elvis, di Siegel sono da vedere tutti i film, di cui potremmo dire che nessuno è poco significativo, mentre Presley, a causa di una notoreità deboradnate, che a tratti"lo perseguitava"letteralmente, rimaneva spesso"impigliato"in sceneggiature e film da dimenticare o quasi, comunque di non grande spessore)a esprimere tale connessione, in un western drammatico, appunto, nitidamente e intelligentemente costruito, con sequenze di notevolissimo livello. Oltre a Elvis, Barbara Eden, ma anche Dolores Del Rio, ossia interpreti di spessore, di livello decisamente notevole-peraltro Siegel non lavorò mai con interpreti"raffazzonati"... El Gato
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freddyno
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lunedì 25 ottobre 2010
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il miglior film per elvis
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Secondo me è la migliore interpretazione di The King, Elvis voleva fare dei film come questo,dei film "seri" ma la sua strada è stata quella che ha percorso e quella che conosciamo
W Elvis
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luigi wang yu
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martedì 2 dicembre 2008
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film profondo e istruttivo
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UN FILM CHE MOSTRA LE GRAVI CONSEGUENZE DELLA GUERRA E DELL'ODIO RAZZIALE
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