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bibob
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venerdì 3 ottobre 2025
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forse era bellissimo nel 1930, ora un po'' meno
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punteggio medio totalmente controcorrente, lo so, ma questo e’, secondo me: una questione di logica e realismo della trama. abbastanza scontato, a vederlo adesso, ma 90 anni fa il pubblico era molto piu’ ingenuo e portato verso il melodramma, quindi lasciamo perdere. altri tempi, va bene, basta il fatto che "la divina Garbo" oggi apparirebbe un visetto non meglio di mille altri con una vita troppo larga e gambe e braccia corte e cicciottelle. il fatto e’ che e’ soprattutto alquanto poco plausibile e quindi, per quanto mi riguarda, non realistico e non coinvolgente. oddio, per certi versi, e’ consolante sapere che gia’ i film degli anni 30 del secolo scorso, e oltretutto ritenuti capolavori, avevano le stesse notevoli carenze di logica della quasi totalita’ dei film di oggi, ma certo non favorisce un mio giudizio positivissimo.
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punteggio medio totalmente controcorrente, lo so, ma questo e’, secondo me: una questione di logica e realismo della trama. abbastanza scontato, a vederlo adesso, ma 90 anni fa il pubblico era molto piu’ ingenuo e portato verso il melodramma, quindi lasciamo perdere. altri tempi, va bene, basta il fatto che "la divina Garbo" oggi apparirebbe un visetto non meglio di mille altri con una vita troppo larga e gambe e braccia corte e cicciottelle. il fatto e’ che e’ soprattutto alquanto poco plausibile e quindi, per quanto mi riguarda, non realistico e non coinvolgente. oddio, per certi versi, e’ consolante sapere che gia’ i film degli anni 30 del secolo scorso, e oltretutto ritenuti capolavori, avevano le stesse notevoli carenze di logica della quasi totalita’ dei film di oggi, ma certo non favorisce un mio giudizio positivissimo. il prof rinuncia all''incarico per sposare la ballerina, ok. domanda: ma lei perche’ sposa lui? no, perche’ nel mondo reale, le donne di spettacolo sposano persone molto piu’ in la’ con gli anni, magari, ok, ma ricchi, per farsi mantenere alla grande. E’ innamorata? direi che a vedere il film non sembra, proprio no: lo tradisce senza ritegno davanti a tutti e in una scena si riferisce a lui chiamandolo "il vecchio". si sente gratificata dallo sposare un professore? dall'umiliarlo malgrado la sua carica? nemmeno, perche’ da prima del matrimonio, non e’ piu’ professore, e quindi, oltretutto, perde il suo reddito: nell''universo alternativo del film, la ballerina, tra tutto il mondo da poter sposare, sposa un vecchio di cui palesemente non e’ affatto innamorata, e che sara’ lei a dover mantenere! fantastica, come logica, la premessa del film. qualcuno pensera’ "eh stai a badare al capello". non direi che e’ un capello, semmai un''intera parrucca: ho visto film anche molto datati su protagonisti che si degradavano - trama simile - con giustificazioni infinitamente migliori che rendevano tutto realistico.
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bibob
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venerdì 3 ottobre 2025
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forse era bellissimo nel 1930, ora un po'' meno
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punteggio medio totalmente controcorrente, lo so, ma questo ?, secondo me: una questione di logica e realismo della trama. abbastanza scontato, a vederlo adesso, ma 90 anni fa il pubblico era molto pi? ingenuo e portato verso il melodramma, quindi lasciamo perdere. altri tempi, va bene, basta il fatto che "la divina Garbo" oggi apparirebbe un visetto non meglio di mille altri con una vita troppo larga e gambe e braccia corte e cicciottelle. il fatto ? che ? soprattutto alquanto poco plausibile e quindi, per quanto mi riguarda, non realistico e non coinvolgente. oddio, per certi versi, ? consolante sapere che gi? i film degli anni 30 del secolo scorso, e oltretutto ritenuti capolavori, avevano le stesse notevoli carenze di logica della quasi totalit? dei film di oggi, ma certo non favorisce un mio giudizio positivissimo.
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punteggio medio totalmente controcorrente, lo so, ma questo ?, secondo me: una questione di logica e realismo della trama. abbastanza scontato, a vederlo adesso, ma 90 anni fa il pubblico era molto pi? ingenuo e portato verso il melodramma, quindi lasciamo perdere. altri tempi, va bene, basta il fatto che "la divina Garbo" oggi apparirebbe un visetto non meglio di mille altri con una vita troppo larga e gambe e braccia corte e cicciottelle. il fatto ? che ? soprattutto alquanto poco plausibile e quindi, per quanto mi riguarda, non realistico e non coinvolgente. oddio, per certi versi, ? consolante sapere che gi? i film degli anni 30 del secolo scorso, e oltretutto ritenuti capolavori, avevano le stesse notevoli carenze di logica della quasi totalit? dei film di oggi, ma certo non favorisce un mio giudizio positivissimo. il prof rinuncia all''incarico per sposare la ballerina, ok. domanda: ma lei perch? sposa lui? no, perch? nel mondo reale, le donne di spettacolo sposano persone molto pi? in l? con gli anni, magari, ok, ma ricchi, per farsi mantenere alla grande. ? innamorata? direi che a vedere il film non sembra, proprio no (in una scena, addirittura, si riferisce a lui con l''appellativo "il vecchio"!). si sente gratificata dallo sposare un professore? dall''umiliarlo malgrado la sua carica? nemmeno, perch? da prima del matrimonio, non ? pi? professore, e quindi, oltretutto, perde il suo reddito: nell''universo alternativo del film, la ballerina, tra tutto il mondo da poter sposare, sposa un vecchio di cui palesemente non ? affatto innamorata, e che sar? lei a dover mantenere! fantastica, come logica, la premessa del film. qualcuno penser? "eh stai a badare al capello". non ? un capello, direi, dieri pi? un''intera parrucca; ho visto film anche molto datati su protagonisti che si degradavano - trama simile - con giustificazioni infinitamente migliori che rendevano tutto realistico.
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paolp78
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domenica 27 settembre 2020
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sbalorditivo
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Film drammatico che si caratterizza in quanto realizza un'apprezzabilissima operazione di indagine psicologica dei personaggi, ed in particolar modo del protagonista.
La sceneggiatura, tratta da un'opera letteraria, è molto ben adattata al grande schermo; la storia funziona decisamente bene riuscendo ad appassionare lo spettatore e lasciandosi ben seguire sino alla fine, senza presentare mai punti morti o battute d'arresto.
La messa in scena sbalordisce per l'efficacia, la cura tecnica e l'ottimo livello complessivo, soprattutto se si considera che la pellicola risale al 1930.
Molto buona la regia di Von Sternberg.
I due protagonisti rappresentano il meglio della cinematografia tedesca dell'epoca, in quanto ad interpreti.
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Film drammatico che si caratterizza in quanto realizza un'apprezzabilissima operazione di indagine psicologica dei personaggi, ed in particolar modo del protagonista.
La sceneggiatura, tratta da un'opera letteraria, è molto ben adattata al grande schermo; la storia funziona decisamente bene riuscendo ad appassionare lo spettatore e lasciandosi ben seguire sino alla fine, senza presentare mai punti morti o battute d'arresto.
La messa in scena sbalordisce per l'efficacia, la cura tecnica e l'ottimo livello complessivo, soprattutto se si considera che la pellicola risale al 1930.
Molto buona la regia di Von Sternberg.
I due protagonisti rappresentano il meglio della cinematografia tedesca dell'epoca, in quanto ad interpreti. Emil Jannings era già molto noto a livello internazionale, essendo stato premiato in America con l'assegnazione del premio Oscar al miglior attore protagonista nella prima edizione della celebre manifestazione; in questa pellicola ben si comprende il motivo di tale onorificenza, in quanto il grande interprete tedesco dà sfoggio del suo straordinario talento calandosi completamente nella parte e fornendo un'interpretazione impeccabile e molto generosa, in un ruolo particolarmente difficile ed impegnativo.
Nonostante la grande prova di Jannings, la pellicola viene ricordata maggiormente per l'altra star, la leggendaria Marlene Dietrich, che deve proprio a questo film il raggiungimento della consacrazione internazionale; difatti dopo l'enorme successo riscosso con “L'Angelo Azzurro” la bella Marlene si trasferirà in America, insieme al regista Von Sternberg (con cui costituirà un sodalizio che durerà fino a metà degli anni '30), dove diventerà una delle star più famose ed acclamate del cinema mondiale. L'interpretazione della Dietrich è di quelle che non si dimenticano: la parte è perfetta per la diva, in quanto le permette di mettere in mostra la sua bellezza e soprattutto le sue non comuni doti artistiche, recitative e canore, lanciandola definitivamente.
Come accennato, nella pellicola sono presenti anche delle parti cantate, interpretate superbamente dalla Dietrich, che costituiscono anch'esse uno dei punti di forza dell'opera.
Emblematico e toccante il finale.
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pippo detoma
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giovedì 2 luglio 2020
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rinominare un termine
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Sarebbe opportuno definire "inquietante" anzichè "mostruoso" il verso del gallo.
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luca scial�
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giovedì 18 luglio 2013
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la fine indegna di uno stimato professore
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Il Professor Immanuel Rath scopre che i suoi alunni frequentano un night, benchè minorenni. Decide così di andarli a stanare nel locale ma viene sedotto dalla bella Lola. Finisce così per innamorarsene ma viene cacciato dalla scuola, avendo perso autorità sui suoi alunni e la stima dei suoi colleghi. Viene così assunto nel locale, come pagliaccio. Ma non sopporta l'umiliazione di esibirsi e il mestiere della sua compagna.
Tratto da un romanzo di Heinrich Mann, il Professor Rath, L'Angelo azzurro è considerato il film che lancia definitivamente Marlene Dietrich, dal fascino implacabile. Un film amaro, drammatico, su una storia d'amore impossibile che sfocia in tragedia.
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Il Professor Immanuel Rath scopre che i suoi alunni frequentano un night, benchè minorenni. Decide così di andarli a stanare nel locale ma viene sedotto dalla bella Lola. Finisce così per innamorarsene ma viene cacciato dalla scuola, avendo perso autorità sui suoi alunni e la stima dei suoi colleghi. Viene così assunto nel locale, come pagliaccio. Ma non sopporta l'umiliazione di esibirsi e il mestiere della sua compagna.
Tratto da un romanzo di Heinrich Mann, il Professor Rath, L'Angelo azzurro è considerato il film che lancia definitivamente Marlene Dietrich, dal fascino implacabile. Un film amaro, drammatico, su una storia d'amore impossibile che sfocia in tragedia. Von Sterneberg passa sapientemente dalla leggerenza ai confini con la comicità a un epilogo struggente.
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fabrizio dividi
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giovedì 18 luglio 2013
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l'angelo della morte
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Riscoprire di tanto in tanto un capolavoro del cinema è rigenerante. “L’angelo azzurro” è uno di quei capolavori di cui ancora oggi si nutre l’immaginario della nostra cultura ma che offre spunti sempre nuovi e di una modernità rara, ben al di là dei numeri immortali di Marlene Dietrich.
La storia è nota. Uno stimato professore si invaghisce di una cantante di varietà, la sposa e ne rimane soggiogato in una sorta di rapporto servile e malsano che lo porterà alla completa degradazione morale. Gli anni sono quelli della repubblica di Weimar, poco prima dell’avvento di Hitler , quando si percepivano i primi segni della crisi che avrebbero trascinato l’Europa alla Seconda Guerra Mondiale, ma che erano vissuti ancora in maniera spensierata e -in qualche modo- culturalmente stimolante.
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Riscoprire di tanto in tanto un capolavoro del cinema è rigenerante. “L’angelo azzurro” è uno di quei capolavori di cui ancora oggi si nutre l’immaginario della nostra cultura ma che offre spunti sempre nuovi e di una modernità rara, ben al di là dei numeri immortali di Marlene Dietrich.
La storia è nota. Uno stimato professore si invaghisce di una cantante di varietà, la sposa e ne rimane soggiogato in una sorta di rapporto servile e malsano che lo porterà alla completa degradazione morale. Gli anni sono quelli della repubblica di Weimar, poco prima dell’avvento di Hitler , quando si percepivano i primi segni della crisi che avrebbero trascinato l’Europa alla Seconda Guerra Mondiale, ma che erano vissuti ancora in maniera spensierata e -in qualche modo- culturalmente stimolante.
L’influenza dell’espressionismo non manca, a partire dal professor Rat , interpretato dall’attore simbolo Emil Jannings, che viene mostrato nel suo progressivo decadimento fisico e morale attraverso una spessa maschera di trucco, come gli stilemi espressionisti esigevano. Anche le ombre fungono da classico contrappunto e, per finire, le strade sono al solito contorte e quasi “escheriane”, e rappresentano il tetro labirinto in cui il protagonista è costretto dagli eventi.
La vicenda di Rat comincia con un dolcissimo “cip”, rivolto al suo canarino che non risponde e che la governante getta senza tante storie nella stufa quando lo scopre morto. Continua con il cinguettio gioioso degli uccellini di Lola Lola dopo la notte trascorsa da Rat con la futura moglie-carnefice, evidente segno di un insperato risveglio dei sensi, e termina con il mostruoso verso del gallo, che certifica definitivamente la follia del professore, poco prima del tragico finale.
Lola Lola, nome doppio per il suo duplice animo, è la splendida Marlene Dietrich, da attrice a diva assoluta proprio grazie a questo film. Sarà proprio lei a ridurre il suo “vecchio” alla sua completa mercé. E se collocassimo il film (1930) anche solo qualche anno dopo, la metafora sarebbe ancor più esplicita: come la bellezza e il magnetismo di “Germania” può prima ammaliare, poi annullare, il più colto dei suoi seguaci, passo dopo passo, dalla speranza alla realizzazione, dal servilismo alla più patetica sottomissione. Il nazismo è solo alle porte ma tutto sembra ben chiaro all’inconscio del regista viennese di famiglia ebraica, quel Von Sternberg che ne “L’angelo azzurro” seppe descrivere con inquietante preveggenza l’orgia del potere con perfida e dolorosa leggerezza. @fabdividi
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il cinefilo
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mercoledì 13 ottobre 2010
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il primo trionfo di marlene dietrich
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TRAMA:Una anziano professore(l'attore è Emil Jannings)si innamora perdutamente di una stella del tabarin ma tutto si concluderà in tragedia...COMMENTO:Si tratta del film che è servito da"trampolino di lancio"per il successo dell'attrice Marlene Dietrich a livello internazionale rendendola una delle maggiori star del cinema tedesco.
La sensuale protagonista incarna perfettamente alcune delle principali caratteristiche(ma non tutte)della"femme fatale"ed è magnifica nella sequenza in cui canta la canzone di Friedrich Hollaender chiamata(tradotta in italiano)"da capo a piedi sono orientata all'amore".
Il regista Josef Von Sterberg(che realizzerà successivamente altri film con la stessa attrice)riesce a rendere palpabile e sincera l'atmosfera di ossessione,amore e desiderio che circonda l'ingenuo protagonista(che deciderà di mettere fine ai suoi giorni)e la tragica sequenza in cui egli si riduce a vestirsi da clown e a umiliarsi davanti all'intera platea del locale vale da sola tutto il film.
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TRAMA:Una anziano professore(l'attore è Emil Jannings)si innamora perdutamente di una stella del tabarin ma tutto si concluderà in tragedia...COMMENTO:Si tratta del film che è servito da"trampolino di lancio"per il successo dell'attrice Marlene Dietrich a livello internazionale rendendola una delle maggiori star del cinema tedesco.
La sensuale protagonista incarna perfettamente alcune delle principali caratteristiche(ma non tutte)della"femme fatale"ed è magnifica nella sequenza in cui canta la canzone di Friedrich Hollaender chiamata(tradotta in italiano)"da capo a piedi sono orientata all'amore".
Il regista Josef Von Sterberg(che realizzerà successivamente altri film con la stessa attrice)riesce a rendere palpabile e sincera l'atmosfera di ossessione,amore e desiderio che circonda l'ingenuo protagonista(che deciderà di mettere fine ai suoi giorni)e la tragica sequenza in cui egli si riduce a vestirsi da clown e a umiliarsi davanti all'intera platea del locale vale da sola tutto il film.
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g. romagna
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mercoledì 10 febbraio 2010
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angelo azzurro
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Immanuel Rath (Emil Jannings), rispettabile professore di ginnasio, si innamora di Lola Lola (Marlene Dietrich), bellissima ballerina dell'Angelo Azzurro, locale da cabaret di terz'ordine. Il matrimonio tra i due suscita scalpore, tantochè il docente, vittima del perbenismo imperante al tempo, perde la sua cattedra. Negli anni successivi, per amore e per il sostentamento della coppia, egli accetta di sottostare a tutte le bassezze possibili, fino a quando viene costretto, di ritorno nella sua città dopo un lungo periodo di esilio "professionale", ad esibirsi, nel ruolo di pagliaccio, proprio all'Angelo Azzurro... Celeberrimo e bellissimo dramma sentimentale sulla misteriosa forza trascinante -e potenzialmente distruttiva- dell'amore, il film si rivela una piccola perla di lirismo sobrio e malinconico.
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Immanuel Rath (Emil Jannings), rispettabile professore di ginnasio, si innamora di Lola Lola (Marlene Dietrich), bellissima ballerina dell'Angelo Azzurro, locale da cabaret di terz'ordine. Il matrimonio tra i due suscita scalpore, tantochè il docente, vittima del perbenismo imperante al tempo, perde la sua cattedra. Negli anni successivi, per amore e per il sostentamento della coppia, egli accetta di sottostare a tutte le bassezze possibili, fino a quando viene costretto, di ritorno nella sua città dopo un lungo periodo di esilio "professionale", ad esibirsi, nel ruolo di pagliaccio, proprio all'Angelo Azzurro... Celeberrimo e bellissimo dramma sentimentale sulla misteriosa forza trascinante -e potenzialmente distruttiva- dell'amore, il film si rivela una piccola perla di lirismo sobrio e malinconico. Le scene finali, con l'ultimo spettacolo sul palco del locale -e tutto ciò che poi ne consegue- sono un indiscusso e commovente capolavoro di espressività che colpisce e lacera nel profondo, come pochi altri, tanto ieri quanto oggi, ottant'anni suonati dopo. Un grande classico del cinema, a buon diritto.
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sergio rizzitiello
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mercoledì 23 dicembre 2009
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la libidine del degrado
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Probabilmente uno dei film più belli realizzati per evidenziare il rapporto uomo-donna è "L'angelo azzurro" del 1930, diretto da Josef von Stemberg, tratto dal romanzo del fratello di Thomas Mann, Heinrich, "Professor Unrat".
Devo dire, avendo letto il romanzo e visto il film, che questo è uno di quei pochi esempi in cui il film non fa rimpiangere il romanzo, anzi, per certi versi ha una capacità introspettiva e comunicativa maggiore.
La trama è quella di un anziano professore di una provincia tedesca, innamoratosi perdutamente di Lola, una ballerina-cantante interpretata da una Marlen Dietrich precisa nel ruolo di femmina fatale.
Infatti il professore per la bella cantante farà di tutto, fino a rendersi un buffone, un pagliaccio, a perdere quella dignità che prima il suo ruolo di insegnante gli dava.
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Probabilmente uno dei film più belli realizzati per evidenziare il rapporto uomo-donna è "L'angelo azzurro" del 1930, diretto da Josef von Stemberg, tratto dal romanzo del fratello di Thomas Mann, Heinrich, "Professor Unrat".
Devo dire, avendo letto il romanzo e visto il film, che questo è uno di quei pochi esempi in cui il film non fa rimpiangere il romanzo, anzi, per certi versi ha una capacità introspettiva e comunicativa maggiore.
La trama è quella di un anziano professore di una provincia tedesca, innamoratosi perdutamente di Lola, una ballerina-cantante interpretata da una Marlen Dietrich precisa nel ruolo di femmina fatale.
Infatti il professore per la bella cantante farà di tutto, fino a rendersi un buffone, un pagliaccio, a perdere quella dignità che prima il suo ruolo di insegnante gli dava.
Il colmo viene raggiunto quando scopre la moglie nelle braccia di un altro uomo.
In preda all'ira cerca di strangolare l'amata ma viene fermato e imprigionato in una camicia di forza.
Quando verrà liberato il suo desiderio, dal momento che aveva perso ogni cosa, sarà quello di ritornare nella sua vecchia scuola, quasi a voler riprendere la sua antica dignità che sentiva di aver perso, e qui, sulla cattedra, la stessa cattedra che lo aveva impegnato in tante ore di lezioni, muore.
Questo potente film, giustamente celebre, è stato preso a modello esemplare non tanto per delineare le profonde dinamiche che si instaurano tra un uomo e una donna, anche, ma per evidenziare un istinto presente in molte persone, e oggi sempre più presente, che potrebbe essere chiamato il desiderio di degradare.
Spesso sembra che nelle relazioni tra gli uomini più che voler comunicare, scambiarsi informazioni, conoscersi per coinvolgersi sentimentalmente e/o sessualmente, vi sia preminente il desiderio di mortificare, umiliare, degradare appunto, l'altro.
Si stabilisce una sorta di appostamento, un'indagine, una tac biografica, psicologica, politica, religiosa, adesso anche morale, finché eccitati non si presume, a ragione o a torto, di aver trovato il modo di infilare la lama del coltello, ucciderne la dignità, godere di quella umiliazione, fino, se è possibile, a quando non si sente l'altro ormai spappolato, rovinato, privo della sua forza spirituale.
In fondo, sembra di assistere a tanti duelli in cui prima o poi uno deve soccombere.
Solo uno soccombe?
In realtà, profondamente è già presente in quel duello l'ombra della morte, del thanatos, perciò a soccombere, pur nell'effimera vittoria di uno dei due, è la comunicazione, la capacità di sentire l'altro come se stesso, il desiderio di novità, di creatività che l'altro potrebbe comunicargli.
E' un grave dramma socioculturale che la nostra società sta vivendo, si spera che ognuno di noi riesca a superarlo per dare finalmente un senso nobile alla sua esistenza.
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tony71
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martedì 29 settembre 2009
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discreto
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Sicuramente non si può dire che sia un cattivo film, ne fatto male. La Dietrich tiene la scena con la sua provocante sensualità, ma la grande prova d'attore la dà senz'altro Emil Jennings, straordinario nella parte del Professore che si perde negli abissi dell'autodistruzione per amore della "sciantosa".
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