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imperior max
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giovedì 8 ottobre 2026
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soave, sensuale, accattivante, surreale.
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HER PRIVATE HELL.
Un’attesa decennale prima di poter vedere il nuovo film di Nicolas Winding Refn dopo il bellissimo The Neon Demon. Vada detto che quest’ultimo venne bello diviso dalla critica, chi lo stroncava e chi lo elogiava, e purtroppo anche Her Private Hell è stato bello snobbato e stroncato. Io non sono assolutamente tra questi.
In una metropoli del futuro, fatta di monumenti e alti grattacieli di cristallo, avvolta da una perenne nebbia e illuminata da luci al neon blu e viola, rientra a casa Elle, un’attrice che vive al Tower Hotel, dopo aver notato con la coda dell’occhio una misteriosa figura.
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HER PRIVATE HELL.
Un’attesa decennale prima di poter vedere il nuovo film di Nicolas Winding Refn dopo il bellissimo The Neon Demon. Vada detto che quest’ultimo venne bello diviso dalla critica, chi lo stroncava e chi lo elogiava, e purtroppo anche Her Private Hell è stato bello snobbato e stroncato. Io non sono assolutamente tra questi.
In una metropoli del futuro, fatta di monumenti e alti grattacieli di cristallo, avvolta da una perenne nebbia e illuminata da luci al neon blu e viola, rientra a casa Elle, un’attrice che vive al Tower Hotel, dopo aver notato con la coda dell’occhio una misteriosa figura. Alla reception incontra Hunter, una giovane influencer, e la invita nella sua suite di famiglia. Mentre si accomodano tra gli sfarzi entra Dominique, la matrigna di Elle, con la quale ha un rapporto particolarmente complesso.
Le tre donne fanno una prova costume prima delle riprese del film di fantascienza diretto da Johnny Thunders, il padre di Elle, due strane stiliste la pungono come segno di buon auspicio e dopo Johnny racconta alle ragazze di Leatherman, uno spirito assassino con dei guanti incastonati di diamanti che si aggira di notte per le strade in mezzo alla nebbia in cerca della figlia scomparsa. L’unico modo per ucciderlo è quello di tagliargli le mani. Detto ciò chiede a Elle di riappacificarsi con Dominique e se ne va’, sperando che facendole recitare insieme potrebbe riavvicinarle. Quella notte stessa Elle e Hunter assistono dall’altra parte del palazzo ad un efferato omicidio di Leatherman. Nel frattempo Private K, un G.I. militare americano di stanza in Giappone, è in città alla ricerca della figlia scomparsa e convinto che il responsabile sia Leatherman. Di lì in poi la storia si intreccerà tra eventi passati, lotte violente, sottili scoperte e riflessioni profonde.
Inutile dire che la regia di Refn è a dir poco meravigliosa. Molto preso nei suoi tempi nel mostrare tutto con movimenti di macchina, primi piani, inquadrature fisse, panoramiche e piani sequenza delle volte lenti e delle volte belli rapidi. Una fotografia magniloquente dove i blu e viola degli esterni sfumati con la cupa nebbia e i riflessi cristallini e al neon ne fanno da padroni, insieme ai gialli dorati, i rossi sgargianti e le ombre negli interni. Scenografie molto curate che vedono alti grattacieli futuristici, interni eleganti del Tower Hotel, i bassifondi della città in stile giapponese degli anni ’40. Costumi veramente di qualità in stile vintage post moderno e trucco lodevole, in particolare per i tocchi di diamante. Un montaggio a tratti impressionante, specialmente nei raccordi di passaggio da una situazione all’altra e senza mai perdere di ritmo. Degli effetti visivi analogici ben fatti con qualche uso della CGI nella parte metacinematografica del salto iperspaziale che omaggia per bene 2001 di Kubrick.
Molto ben fatte anche le scene d’azione, dinamiche, ben coreografate, con la giusta violenza visiva e senza mai sacrificare il ritmo compassato. Non da poco l’erotismo mostrato, elegante, palpabile e mai kitsch. Delle interpretazioni veramente lodevoli con Sophie Tatcher, nel ruolo di Elle Thunders, veramente azzeccata ed espressiva nella sua austerità e pacatezza, ma senza mancare di uscite scoppiettanti soltanto dagli sguardi. Oltre che splendida e dall’ottimo fisico. Charles Melton è un ottimo Private K, anch’esso in bella forma sia nell’interpretare che nelle movenze fisiche nell’azione. Una meravigliosa, magnetica e respingente Havana Rose Liu nei panni di Dominique. Buona anche Kristine Froseth nell’ingenua Hunter. Molto curiose Shioli Kutsuna e Aoi Yamada nei ruoli di Miss T e Miss S ed infine un posatissimo e leggiadro Dougray Scott nel ruolo di Johnny Thunders. Per ultima, la meravigliosa colonna sonora di Pino Donaggio con pezzi che vanno dal pop sperimentale alla disco music e tecno dance e un’avvolgente muscia di atmosfera, specie negli esterni.
La storia è molto particolare, onirica e surreale in quanto è una favola narrata molto nella messinscena, nelle immagini, nei silenzi e nei dialoghi. Il che non è da poco nel contesto in quanto si mostra in un’estetica visiva, sonora e narrativa che è sì bellissima e sgargiante, ma suggerisce sempre una piccola parte opposta, come se il meraviglioso nasconda sempre il marciume e viceversa. I dialoghi sono belli studiati, ogni oggetto e personaggio al suo posto e anche il più piccolo particolare serve a veicolare la narrazione. O meglio sulla riflessione. Elle che è una ragazza partecipe di eventi che la vedono in conflitto con Dominique che odia come matrigna in quanto l’ha allontanata dal padre e non si risparmiano in eventuali gelosie, nonostante rimangano attratte l’una con l’altra.
E al tempo stesso riflette su due figure paterne che si incarnano in Private K, eroico, combattivo, coraggioso e disposto anche a farsi flagellare pur di salvare la figlia rapita da Leatherman e lo stesso Leatherman, mostruoso, possessivo, sanguinario e disposto ad uccidere ragazze innocenti pur di riprendersi sua figlia. Molte le citazioni come Mario Bava nella scena del film fittizio di fantascienza con le pistole laser, Dario Argento negli omicidi di Leatherman, il cinema orientale nei combattimenti con la yakuza e nelle figure mitologiche delle volpi Miss T e Miss S che servono Leatherman e guidano i protagonisti. Il tutto fino ad uno scontro violento tra K e Leatherman e un epilogo ambiguo e in sospeso per Elle se deciderà di andare avanti con o senza i rispettivi esempi paterni avuti.
Tutto ciò può essere un pregio o un difetto della storia se cercare una comprensione concreta oppure no, ma sicuramente l’obiettivo di Refn è quello di viverla e contemplarla piuttosto che seguirla e capirla filo per filo, anche perché gli intrecci avvolgono lentamente ed inevitabilmente lo spettatore e solo lo sguardo finale di Elle gli darà modo di sbrigliarlo.
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