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poldo
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martedì 18 marzo 2008
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scano boa
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sabato 4 dicembre 2004
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una fiaba sul pò
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Scano boa: violenza sul fiume - di Renato Dall’ara
Un padre che ritorna, una figlia, un pescatore scaltro, un bambino sguercio, una comunità, un pesce: la storia è in gioco.
Scano boa oltre ad essere uno sguardo che documenta la vita dei pescatori del delta del Po offre allo spettatore una storia umana di estrema incertezza e fatalità dai contorni quasi fiabeschi.
Un padre ritorna a casa dopo dieci anni e come un bambino lo vediamo meravigliarsi di fronte ad un pesce che sembra uscito da una fiaba preistorica: le placche ossee come armatura formano i fanciulleschi ghirigori dei quaderni della scuola elementare.
Il padre incarna per tutto il film la figura infantile, ingenua, sprovveduta di un bambino che testardamente e in modo supponente vuole fare da solo e da solo inevitabilmente soccombe.
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Scano boa: violenza sul fiume - di Renato Dall’ara
Un padre che ritorna, una figlia, un pescatore scaltro, un bambino sguercio, una comunità, un pesce: la storia è in gioco.
Scano boa oltre ad essere uno sguardo che documenta la vita dei pescatori del delta del Po offre allo spettatore una storia umana di estrema incertezza e fatalità dai contorni quasi fiabeschi.
Un padre ritorna a casa dopo dieci anni e come un bambino lo vediamo meravigliarsi di fronte ad un pesce che sembra uscito da una fiaba preistorica: le placche ossee come armatura formano i fanciulleschi ghirigori dei quaderni della scuola elementare.
Il padre incarna per tutto il film la figura infantile, ingenua, sprovveduta di un bambino che testardamente e in modo supponente vuole fare da solo e da solo inevitabilmente soccombe. La figlia segue gli eventi senza opporsi a nulla, si lascia trascinare dall’acqua del fiume, nessuna decisione, nessuna obiezione: andrà insieme al padre a pescare storioni a Scano boa.
Al loro arrivo la comunità cerca di scoraggiarli e di farli tornare indietro: il pesce da tempo scarseggia.
Alla coppia debole padre-figlia si oppone la coppia forte bambino-giovane. La mente del bambino sogna cavalli bianchi, le braccia del giovane tirano la rete.
Baroncello, il giovane egoista, prepotente, bugiardo, si prende ciò che vuole dalla vita senza farsi troppi problemi morali.
Lo “sguerzin” è il buono, il ben disposto , il meno corrotto, il più distaccato dalle passioni della vita. È l’unico che sogna e questo suo mondo lo rende teneramente ingenuo e fedele al prossimo che lo potrà facilmente ingannare.
Personaggi fortemente caratterizzati senza un passato preciso sembrano raccontarci una storia che proviene dalla leggenda, dal mito, da una terra circondata dalle acque fangose del Po.
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sabato 4 dicembre 2004
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Scano boa: violenza sul fiume - di Renato Dall’ara
Un padre che ritorna, una figlia, un pescatore scaltro, un bambino sguercio, una comunità, un pesce: la storia è in gioco.
Scano boa oltre ad essere uno sguardo che documenta la vita dei pescatori del delta del Po offre allo spettatore una storia umana di estrema incertezza e fatalità dai contorni quasi fiabeschi.
Un padre ritorna a casa dopo dieci anni e come un bambino lo vediamo meravigliarsi di fronte ad un pesce che sembra uscito da una fiaba preistorica: le placche ossee come armatura formano i fanciulleschi ghirigori dei quaderni della scuola elementare.
Il padre incarna per tutto il film la figura infantile, ingenua, sprovveduta di un bambino che testardamente e in modo supponente vuole fare da solo e da solo inevitabilmente soccombe.
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Scano boa: violenza sul fiume - di Renato Dall’ara
Un padre che ritorna, una figlia, un pescatore scaltro, un bambino sguercio, una comunità, un pesce: la storia è in gioco.
Scano boa oltre ad essere uno sguardo che documenta la vita dei pescatori del delta del Po offre allo spettatore una storia umana di estrema incertezza e fatalità dai contorni quasi fiabeschi.
Un padre ritorna a casa dopo dieci anni e come un bambino lo vediamo meravigliarsi di fronte ad un pesce che sembra uscito da una fiaba preistorica: le placche ossee come armatura formano i fanciulleschi ghirigori dei quaderni della scuola elementare.
Il padre incarna per tutto il film la figura infantile, ingenua, sprovveduta di un bambino che testardamente e in modo supponente vuole fare da solo e da solo inevitabilmente soccombe. La figlia segue gli eventi senza opporsi a nulla, si lascia trascinare dall’acqua del fiume, nessuna decisione, nessuna obiezione: andrà insieme al padre a pescare storioni a Scano boa.
Al loro arrivo la comunità cerca di scoraggiarli e di farli tornare indietro: il pesce da tempo scarseggia.
Alla coppia debole padre-figlia si oppone la coppia forte bambino-giovane. La mente del bambino sogna cavalli bianchi, le braccia del giovane tirano la rete.
Baroncello, il giovane egoista, prepotente, bugiardo, si prende ciò che vuole dalla vita senza farsi troppi problemi morali.
Lo “sguerzin” è il buono, il ben disposto , il meno corrotto, il più distaccato dalle passioni della vita. È l’unico che sogna e questo suo mondo lo rende teneramente ingenuo e fedele al prossimo che lo potrà facilmente ingannare.
Personaggi fortemente caratterizzati senza un passato preciso sembrano raccontarci una storia che proviene dalla leggenda, dal mito, da una terra circondata dalle acque fangose del Po.
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