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paolp78
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domenica 26 aprile 2020
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meglio il remake
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Nel cinema, soprattutto a Hollywood, quando si è a corto di idee originali si adottano vari espedienti, tra cui il rifacimento di un vecchio film: i così detti remake.
Solitamente l'originale è di gran lunga migliore, ma non in questo caso, che rappresenta la classica eccezione che conferma la regola.
Il film originale è questa pellicola del 1962, che non mi è affatto dispiaciuta, trattandosi oggettivamente di un ottimo film, valorizzato dalle interpretazioni di due mitici attori holliwoodiani come Gregory Peck e Robert Mitchum.
Tuttavia nel paragone col suo remake di quasi 30 anni dopo ne esce inevitabilmente sconfitto, principalmente a causa di un fattore decisivo: dietro la macchina da presa del Cape Fear del 1991 c'è quel genio di Martin Scorsese.
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Nel cinema, soprattutto a Hollywood, quando si è a corto di idee originali si adottano vari espedienti, tra cui il rifacimento di un vecchio film: i così detti remake.
Solitamente l'originale è di gran lunga migliore, ma non in questo caso, che rappresenta la classica eccezione che conferma la regola.
Il film originale è questa pellicola del 1962, che non mi è affatto dispiaciuta, trattandosi oggettivamente di un ottimo film, valorizzato dalle interpretazioni di due mitici attori holliwoodiani come Gregory Peck e Robert Mitchum.
Tuttavia nel paragone col suo remake di quasi 30 anni dopo ne esce inevitabilmente sconfitto, principalmente a causa di un fattore decisivo: dietro la macchina da presa del Cape Fear del 1991 c'è quel genio di Martin Scorsese.
Il grande regista americano (con origini italiane) trasforma quello che nella versione originale era un film onesto e godibile, ma che non ti resta particolarmente addosso, in un capolavoro assoluto, infarcito di numerose scene indimenticabili: autentici gioielli.
Scorsese compie anche un'approfondita indagine psicologica, addentrandosi nelle tormentate dinamoche che vengono innescate dalle persecuzioni di Cady nell'apparentemente felice famiglia borghese dell'avvocato di provincia, che ne esce sconquassata da dissidi, gelosie e dal venire a galla di tutto il torbido che si nasconde dietro l'immagine di facciata.
Nel film del '62 questo aspetto è marginale, anche perchè quella di Peck è descritta come una famigliola che non ha realmente alcuno scheletro nell'armadio. Questa differenza nella sceneggiatura, l'unica di rilievo che ho riscontrato, è probabilmente dovuta all'etica del tempo, che non avrebbe consentito di adombrare delle colpe nel protagonista, senza disturbare il pubblico della società perbenista di allora.
Scorsese invece ha potuto giocare con mani decisamente più libere; il protagonista del suo rifacimento non è un giusto integerrimo come il personaggio di Peck nella pellicola del 1962, ma un uomo molto più fragile, reso insicuro dai peccati che si è lasciato alle spalle, tra cui la scorrettezza professionale che ha scatenato contro di lui l'odio di Cady: in definitiva ne esce un personaggio molto più complesso e interessante.
Quanto al cattivo, quello di De Niro del 1991 colpisce di più e resta nella memoria, però va detto che Robert Mitchum con molti meno orpelli riesce a creare un personaggio tanto spaventoso quanto sgradevole e odioso. La prova di Mitchum, a mio avviso, è uno dei principali punti di forza della pellicola del 1962.
Da segnalare l'ottima parte finale del film originale, con il combattimento tra i due protagonisti e sequenze davvero ottime, oltre che molto forti e crude per l'epoca.
Le musiche sono l'altro punto di forza del film: davvero eccezionali e indimenticabili. Giustamente vennero mantenute da Scorsese nel suo remake.
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michaelmyers98
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mercoledì 19 settembre 2012
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un mitchum marcio.
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Robert Mitchum da al suo personaggio un che di malato che però a differenza di De Niro, come fatto notare da jerrylewis14, riesce a sembrare l'uomo più normale del mondo. In favore del remake arriva però un regista più che capace. Ma questo è senz'altro migliore. Interpretazioni perfette e suspence da vendere fasnno di questo film uno dei must per gli amanti del thriller.
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jerrylewis14
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mercoledì 25 luglio 2012
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un vero thriller che ti mette i brividi!
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Ho visto entrambi i film su "Cape Fear", e scelgo senza pensarci quello del 1962 al posto di quello del 1991. Per tanti fattori.
Perchè Peck è un uomo onesto in tutto e per tutto, e non come Nolte, che nel remake viene rappresentato come un avvocato con macchie nel suo passato (alludo al fatto che non si è comportato in maniera corretta nel difendere De Niro).
Perchè Mitchum mette più paura, ma allo stesso tempo è un uomo normale, non come De Niro, che sembra essere Capitan America, indistruttibile, capace di sopravvivere anche a un liquido infiammabile.
Perchè Lori Martin non è un'ingenua ragazzina come Juliette Lewis.
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Ho visto entrambi i film su "Cape Fear", e scelgo senza pensarci quello del 1962 al posto di quello del 1991. Per tanti fattori.
Perchè Peck è un uomo onesto in tutto e per tutto, e non come Nolte, che nel remake viene rappresentato come un avvocato con macchie nel suo passato (alludo al fatto che non si è comportato in maniera corretta nel difendere De Niro).
Perchè Mitchum mette più paura, ma allo stesso tempo è un uomo normale, non come De Niro, che sembra essere Capitan America, indistruttibile, capace di sopravvivere anche a un liquido infiammabile.
Perchè Lori Martin non è un'ingenua ragazzina come Juliette Lewis.
Perchè i film in bianco e nero alla fine sono sempre belli, così come le pellicole di una volta!
La storia, l'atmosfera, il senso di giustizia, la paura per la sorte della famiglia Bowden, trascinano lo spettatore all'interno del film, come se si trovasse al fianco di Peck, per cercare di aiutarlo contro Mitchum.
La versione originale merita molto di più rispetto alla traduzione italiana. Consiglio di vederla con i sottotitoli in Italiano.
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