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samanta
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martedì 1 settembre 2026
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il testimone e lo psicopatico
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Uscito nel 1962 è un thriller diretto da J.Lee Thompson regista inglese di buon livello (Birra ghiacciata ad Alesandria, Frontiera Nord Ovest, Caboblanco), l'anno prima aveva diretto un film di successo: I Cannoni di Navarone, tra gli interpreti c'era Gregory Peck, si creò tra i 2 un buon affiatamento e decisero di realizzare insieme un film di genere completamente diverso, la scelta cade su questo soggetto (tratto da un romanzo) al film Gregory Peck partecipò non solo come protagonista ma anche come produttore, in seguito l'attore fu protagonista in altri film del regista (L'oro di McKenna, La lunga ombra gialla).
Siamo in una città della Georgia l'avvocato Bowden (Gregory Peck) stimato legale vive tranquillo con la moglie Peggy (Polly Bergen) e la figlia adolescente Nancy (Lori Martin).
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Uscito nel 1962 è un thriller diretto da J.Lee Thompson regista inglese di buon livello (Birra ghiacciata ad Alesandria, Frontiera Nord Ovest, Caboblanco), l'anno prima aveva diretto un film di successo: I Cannoni di Navarone, tra gli interpreti c'era Gregory Peck, si creò tra i 2 un buon affiatamento e decisero di realizzare insieme un film di genere completamente diverso, la scelta cade su questo soggetto (tratto da un romanzo) al film Gregory Peck partecipò non solo come protagonista ma anche come produttore, in seguito l'attore fu protagonista in altri film del regista (L'oro di McKenna, La lunga ombra gialla).
Siamo in una città della Georgia l'avvocato Bowden (Gregory Peck) stimato legale vive tranquillo con la moglie Peggy (Polly Bergen) e la figlia adolescente Nancy (Lori Martin). Un giorno uscito dal tribunale viene bloccato da un uomo che gli toglie le chiavi dell'auto, si chiama Cady (Robert Mitchum), anni prima a Baltimora Bowden lo aveva visto picchiare selvaggiamente una donna, aveva testimoniato contro Cady in tribunale e l'uomo era stato condannato a 8 anni di carcere. Cady con tono mellifluo si felicita della sua riuscita profesionale e della bella famiglia e gli restituisce le chiavi. Ma da qui comincia una persecuzione di pedinamenti, minacce velate a cui Bowden non riesce a fare fronte, neanche l'intervento dell'amico capo della polizia Mark Dutton (Martin Balsam) e di un investigatore privato Sievers (Telly Savalas) il legale è ridotto alla disperazione, neanche l'offerta di soldi convince Cady che vuole distruggere la sua famiglia, in un crescendo di tensione si arriverà nel finale in una casa galleggiante nella laguna di proprietà di Bowden in cui ha rifugiato moglie e figlia per una agguato a Cady, dove si risolverà, ma con Bowden e i suoi cari distrutti psicologicamente.
E' un film che nel tempo è diventato un cult, un capolavoro del genere, tant'è che nel 1991 Scorsese fece un remake che però non è all'altezza dell'originale. Il regista ammise l'influsso di Hitchcock (solo 2 anni prima era uscito Psyco) come anche fu rilevato dalla critica,stile che si evidenzia nel clima incalzante di angoscia ed ansia che avvolge a storia, è anche da notare l'importanza della colonna sonora di Bernard Hermann, il musicista preferito di "Hitch" (L'uomo che sapeva troppo, La donna che visse 2 volte, Intrigo internazionale). Il film si basa su un soggetto semplice: la persecuzione di un onesto cittadino la cui vita tranquillamente borghese viene sconvolta da parte di uno psicopatico criminale che non vuole soldi (ha venduto una fattoria di famiglia) ma solo vendicarsi di un uomo che ha la colpa di avere detto la verità in tribunale, distruggendogli la famiglia. Il regista ha il merito di avere realizzato una narrazione concisa, essenziale, senza sbavature, utilizzando il metodo di "Hitch" con pochi accorgimenti riesce a creare un clima di suspense, di inquietudine e di angoscia che coinvolge in modo pregnante lo spettatore a cui con poche scene viene trasmesso un messaggio emozionante, la scena finale nella laguna è da manuale e rimane nella storia del cinema. Il cast è ben diretto: Robert Mitchum è il protagonista eccezionale nel ruolo del cattivo, mi permetto di preferirlo a De Niro nel remake di Scorsese esprime un'interpretazione troppo caricata, troppo Actor's Studio, qui Cady è un mellifluo e accattivante criminale, eccezionale manipolatore che esprime con intelligenza luciferina tutti gli accorgimenti possibili per mettere i "nemici" dalla parte del torto, anche se poi esplode in momenti di cieca e folle violenza; Gregory Peck è perfettamente a suo agio nei panni del tranquillo avvocato di provincia a cui casca in testa il suo mondo a causa di una trappola infernale che lo costringe a violare i suoi principi morali e legali. Come spesso accade nella cinematografia di Hollywood bravi i coprotagonisti: Polly Bergen (attrice Tv, nel cinema: Lassedio dele 7 frecce, Fammi posto tesoro), Martin Balsam (il giurato n. 1 in La parola ai giurati) e Telly Savalas (Quella sporca dozzina e in Tv il tenente Kojak).
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paolp78
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domenica 26 aprile 2020
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meglio il remake
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Nel cinema, soprattutto a Hollywood, quando si è a corto di idee originali si adottano vari espedienti, tra cui il rifacimento di un vecchio film: i così detti remake.
Solitamente l'originale è di gran lunga migliore, ma non in questo caso, che rappresenta la classica eccezione che conferma la regola.
Il film originale è questa pellicola del 1962, che non mi è affatto dispiaciuta, trattandosi oggettivamente di un ottimo film, valorizzato dalle interpretazioni di due mitici attori holliwoodiani come Gregory Peck e Robert Mitchum.
Tuttavia nel paragone col suo remake di quasi 30 anni dopo ne esce inevitabilmente sconfitto, principalmente a causa di un fattore decisivo: dietro la macchina da presa del Cape Fear del 1991 c'è quel genio di Martin Scorsese.
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Nel cinema, soprattutto a Hollywood, quando si è a corto di idee originali si adottano vari espedienti, tra cui il rifacimento di un vecchio film: i così detti remake.
Solitamente l'originale è di gran lunga migliore, ma non in questo caso, che rappresenta la classica eccezione che conferma la regola.
Il film originale è questa pellicola del 1962, che non mi è affatto dispiaciuta, trattandosi oggettivamente di un ottimo film, valorizzato dalle interpretazioni di due mitici attori holliwoodiani come Gregory Peck e Robert Mitchum.
Tuttavia nel paragone col suo remake di quasi 30 anni dopo ne esce inevitabilmente sconfitto, principalmente a causa di un fattore decisivo: dietro la macchina da presa del Cape Fear del 1991 c'è quel genio di Martin Scorsese.
Il grande regista americano (con origini italiane) trasforma quello che nella versione originale era un film onesto e godibile, ma che non ti resta particolarmente addosso, in un capolavoro assoluto, infarcito di numerose scene indimenticabili: autentici gioielli.
Scorsese compie anche un'approfondita indagine psicologica, addentrandosi nelle tormentate dinamoche che vengono innescate dalle persecuzioni di Cady nell'apparentemente felice famiglia borghese dell'avvocato di provincia, che ne esce sconquassata da dissidi, gelosie e dal venire a galla di tutto il torbido che si nasconde dietro l'immagine di facciata.
Nel film del '62 questo aspetto è marginale, anche perchè quella di Peck è descritta come una famigliola che non ha realmente alcuno scheletro nell'armadio. Questa differenza nella sceneggiatura, l'unica di rilievo che ho riscontrato, è probabilmente dovuta all'etica del tempo, che non avrebbe consentito di adombrare delle colpe nel protagonista, senza disturbare il pubblico della società perbenista di allora.
Scorsese invece ha potuto giocare con mani decisamente più libere; il protagonista del suo rifacimento non è un giusto integerrimo come il personaggio di Peck nella pellicola del 1962, ma un uomo molto più fragile, reso insicuro dai peccati che si è lasciato alle spalle, tra cui la scorrettezza professionale che ha scatenato contro di lui l'odio di Cady: in definitiva ne esce un personaggio molto più complesso e interessante.
Quanto al cattivo, quello di De Niro del 1991 colpisce di più e resta nella memoria, però va detto che Robert Mitchum con molti meno orpelli riesce a creare un personaggio tanto spaventoso quanto sgradevole e odioso. La prova di Mitchum, a mio avviso, è uno dei principali punti di forza della pellicola del 1962.
Da segnalare l'ottima parte finale del film originale, con il combattimento tra i due protagonisti e sequenze davvero ottime, oltre che molto forti e crude per l'epoca.
Le musiche sono l'altro punto di forza del film: davvero eccezionali e indimenticabili. Giustamente vennero mantenute da Scorsese nel suo remake.
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michaelmyers98
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mercoledì 19 settembre 2012
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un mitchum marcio.
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Robert Mitchum da al suo personaggio un che di malato che però a differenza di De Niro, come fatto notare da jerrylewis14, riesce a sembrare l'uomo più normale del mondo. In favore del remake arriva però un regista più che capace. Ma questo è senz'altro migliore. Interpretazioni perfette e suspence da vendere fasnno di questo film uno dei must per gli amanti del thriller.
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jerrylewis14
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mercoledì 25 luglio 2012
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un vero thriller che ti mette i brividi!
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Ho visto entrambi i film su "Cape Fear", e scelgo senza pensarci quello del 1962 al posto di quello del 1991. Per tanti fattori.
Perchè Peck è un uomo onesto in tutto e per tutto, e non come Nolte, che nel remake viene rappresentato come un avvocato con macchie nel suo passato (alludo al fatto che non si è comportato in maniera corretta nel difendere De Niro).
Perchè Mitchum mette più paura, ma allo stesso tempo è un uomo normale, non come De Niro, che sembra essere Capitan America, indistruttibile, capace di sopravvivere anche a un liquido infiammabile.
Perchè Lori Martin non è un'ingenua ragazzina come Juliette Lewis.
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Ho visto entrambi i film su "Cape Fear", e scelgo senza pensarci quello del 1962 al posto di quello del 1991. Per tanti fattori.
Perchè Peck è un uomo onesto in tutto e per tutto, e non come Nolte, che nel remake viene rappresentato come un avvocato con macchie nel suo passato (alludo al fatto che non si è comportato in maniera corretta nel difendere De Niro).
Perchè Mitchum mette più paura, ma allo stesso tempo è un uomo normale, non come De Niro, che sembra essere Capitan America, indistruttibile, capace di sopravvivere anche a un liquido infiammabile.
Perchè Lori Martin non è un'ingenua ragazzina come Juliette Lewis.
Perchè i film in bianco e nero alla fine sono sempre belli, così come le pellicole di una volta!
La storia, l'atmosfera, il senso di giustizia, la paura per la sorte della famiglia Bowden, trascinano lo spettatore all'interno del film, come se si trovasse al fianco di Peck, per cercare di aiutarlo contro Mitchum.
La versione originale merita molto di più rispetto alla traduzione italiana. Consiglio di vederla con i sottotitoli in Italiano.
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[+] un paragone giusto
(di samanta)
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