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luca g
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martedì 1 ottobre 2024
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era finita
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Gemma non ce la faceva più, Pietrino Bianchi sul Giorno aveva scritto, già due tre anni prima 'è bravo Gemma non sarebbe ora di togliergli il cinturone e metterlo tra le ragazze in minigonna?', così si montò la testa e chiese alla sua agente, ovverossia sua moglie - invero non così venusta come lui, ehhh la vita, è quel che è - di trovargli sceneggiature 'impegnate' e in ogni caso di toglierlo dal west, voleva diventare come Volonté,
certa gente non è mai contenta, ma dico hai avuto la fortuna che madre natura t'ha fatto così accontentati,
invece no, snobbava i western, alla fine ne fece abbastanza pochi, ne poteva fare ben di più, per la felicità di chi l'amava e anche direi sua;
ma uno come lui era nato per il west, come Sergio, e le sceneggiature non si trovavano .
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Gemma non ce la faceva più, Pietrino Bianchi sul Giorno aveva scritto, già due tre anni prima 'è bravo Gemma non sarebbe ora di togliergli il cinturone e metterlo tra le ragazze in minigonna?', così si montò la testa e chiese alla sua agente, ovverossia sua moglie - invero non così venusta come lui, ehhh la vita, è quel che è - di trovargli sceneggiature 'impegnate' e in ogni caso di toglierlo dal west, voleva diventare come Volonté,
certa gente non è mai contenta, ma dico hai avuto la fortuna che madre natura t'ha fatto così accontentati,
invece no, snobbava i western, alla fine ne fece abbastanza pochi, ne poteva fare ben di più, per la felicità di chi l'amava e anche direi sua;
ma uno come lui era nato per il west, come Sergio, e le sceneggiature non si trovavano ...per forza!
e allora devono aver pensato facciamo il film politico nel west intitolato addirittura 'il prezzo del potere'...che non c'azzecca assolutamente niente con un western, 'luca ma sei sicuro che è un western' chiese mia madre a cui avevo chiesto di portarmici, 'mamma c'è gemma' ...'mmm va bè' c'andammo subito,
era la vigilia di Natale del 69 ma oramai c'era aria triste, si stava sbaraccando;
il film sostanzialmente è buono, piacque anche a mio padre quando il giorno dopo lo costrinsi a portarmi a rivederlo, disse 'è la storia di John Kennedy' io non sapevo nemmeno cosa stesse dicendo;
idea incredibilmente ambiziosa ma realizzata bene non tronfia, anche se G. mi fa ora un pò ridere quando piagnucolando affetta la sua indignazione sul razzismo e insegna all'umanità la giusta attenzione per l'altro...anch'io non sono razzista tranne quando sul treno quando a un certo punto gl afri si alzano e se la svignano ... perché sta arrivando il/la capotreno, il quale poi sta lì a controllare i bianchi ...ma noi ce l'abbiamo tutti !!!!!!!!!
il film non me lo ricordo più, purtroppo mi ricordo 'senza scrupoli' ...il filmaccio-porcata che Valerii mise sul mkt nel febbraio dell'86,
in streaming non c'è, purtroppo ... non so se l'avete presente...
il signorino M.H. che stringe il collo della malcapitatissima Sandra Wey (che stra f ragazzi !!!, la 'sigourney weaver in bello') come fosse un capretto da sgozzare e spinge forsennato da tergo come a dire entraaaaaaaaa e lei che urla ...paz_zes-co shame shame shame shame shame on mr. Tonino Valerii, fui sostituto anni fa e se mi capitava a tiro V. glielo facevo io un °°°° così...giuro c'è un limite, non ci voglio pensare che schiiiifooooooooooooo,
e allora mi faceva colpo, che bravo sto regista;
e adesso non penso solo alla storia che ebbe il cinema, penso a che cos'è la vita, penso che è brutta, senza niente che valga qualcosa.
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gianni lucini
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venerdì 16 settembre 2011
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il vero james garfield
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Un Presidente degli Stati Uniti di nome James Garfield è esistito davvero. Non è morto a Dallas per mano di un gruppo di reazionari ma è stato anche lui assassinato. James Abraham Garfield è stato il ventesimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Eletto alla Casa Bianca il 4 marzo 1881 ci resta poco più di tre mesi. Il 2 luglio infatti viene ferito gravemente ad Elberon, nel New Jersey, dal revolver del disoccupato Charles Guiteau e muore il 19 settembre dopo due mesi di agonia
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gianni lucini
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venerdì 16 settembre 2011
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un film d’impegno senza tradire i codici di genere
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Nonostante la scelta di fare un western d’impegno civile Tonino Valerii non tradisce il suo maestro e mentore Sergio Leone. Il soggetto e la sceneggiatura scritti da Massimo Patrizi, con il contributo non accreditato di Ernesto Gastaldi e un occhio ai racconti di Ambrose Pierce, portano nella Dallas ottocentesca la linea del fronte del conflitto tra diritto e prepotenza senza mai allontanarsi dei codici classici del western all’italiana. Il protagonista Bill Miller, per esempio, non è un eroe a tutto tondo ma ha le caratteristiche degli antieroi classici del genere. Solitario e mal tollerato dai suoi concittadini per aver combattuto la guerra di secessione da volontario con la divisa del nemico nordista non gode neppure della considerazione dei suoi antichi commilitoni.
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Nonostante la scelta di fare un western d’impegno civile Tonino Valerii non tradisce il suo maestro e mentore Sergio Leone. Il soggetto e la sceneggiatura scritti da Massimo Patrizi, con il contributo non accreditato di Ernesto Gastaldi e un occhio ai racconti di Ambrose Pierce, portano nella Dallas ottocentesca la linea del fronte del conflitto tra diritto e prepotenza senza mai allontanarsi dei codici classici del western all’italiana. Il protagonista Bill Miller, per esempio, non è un eroe a tutto tondo ma ha le caratteristiche degli antieroi classici del genere. Solitario e mal tollerato dai suoi concittadini per aver combattuto la guerra di secessione da volontario con la divisa del nemico nordista non gode neppure della considerazione dei suoi antichi commilitoni. Il suo passato da combattente in giacca blu è macchiato, infatti, da un’accusa ingiusta pagata con quattro anni di carcere militare. Bill poi non combatte per far vincere il bene sul male, due concetti che in personaggi come l’agente dei servizi di sicurezza Arthur McDonald finiscono per confondersi, ma per vendicare prima suo padre, poi il suo amico Jack e un po’ anche il presidente Garfield per i cui ideali ha combattuto ricevendone in cambio una condanna ingiusta. Anche la ricerca della verità è funzionale alla vendetta più che un valore assoluto. Sempre nel rispetto dei codici di genere è costretto a battersi quasi da solo in un paese che per complicità o per paura si fa complice dei suoi nemici. Al suo fianco, dopo la cattura e la morte del suo amico Jack, c’è soltanto Nick, un tipografo che ha perso l’uso delle gambe in guerra e che si muove utilizzando due stampelle solo apparentemente innocue. Anche il finale è in linea con il pessimismo tipico dei codici costitutivi del western all’italiana, con Bill che ottiene la sua vendetta con la morte dei responsabili della morte di suo padre, del suo amico Jack e del presidente Garfield, ma nel colloquio con il cinico Arthur accetta che la verità non si sappia mai. Non è una questione che lo riguardi.
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gianni lucini
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venerdì 16 settembre 2011
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la morte di kennedy in chiave western
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Il prezzo del potere riscrive in chiave western l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Quando il film arriva nelle sale sono passati sei anni dal giorno in cui a Dallas le pallottole sparate da uno o più sicari ponevano fine all’esperienza del presidente della “Nuova Frontiera”. Sei anni di dubbi, mezze verità, depistaggi e anche una lunga catena di sangue iniziata con l’assassinio del comodo colpevole della prima ora Lee Harvey Oswald. Ventidue anni prima dell’osannato JFK- Un caso ancora aperto di Oliver Stone Tonino Valerii usa il linguaggio del western per raccontare le possibili verità nascoste in un assassinio che in qualche modo ha cambiato la storia del mondo.
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Il prezzo del potere riscrive in chiave western l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Quando il film arriva nelle sale sono passati sei anni dal giorno in cui a Dallas le pallottole sparate da uno o più sicari ponevano fine all’esperienza del presidente della “Nuova Frontiera”. Sei anni di dubbi, mezze verità, depistaggi e anche una lunga catena di sangue iniziata con l’assassinio del comodo colpevole della prima ora Lee Harvey Oswald. Ventidue anni prima dell’osannato JFK- Un caso ancora aperto di Oliver Stone Tonino Valerii usa il linguaggio del western per raccontare le possibili verità nascoste in un assassinio che in qualche modo ha cambiato la storia del mondo. Lo fa con l’aria di chi parla d’altro, mescolando abilmente realtà e fantasia e arrivando addirittura a costruire, sempre vent’anni prima di Oliver Stone, un improbabile cavalcavia di legno il cui scopo sembra essere esclusivamente quello di ospitare i veri assassini.
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chen kuan tai
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mercoledì 24 settembre 2008
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western politico
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questo è un western piu impegnativo,basato su attentati processi tradimenti ma anche da valorosi leali che per la giusta causa metteranno a rischi la propria vita.
merita la visione
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nico
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originale
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uno dei migliori western italiani,originale,intenso,incisivo,ingiustamente criticato.Il migliore western di Gemma.Per me un capolavoro.Da rivalutare.
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