Il film ha soprattutto il merito di riscrivere in modo comprensibile la "storia naturale" dell'infezione AIDS. Non sfugge all'inevitabile peso della montagna di dolore che deve descrivere e induce a riflettere sulla grandezza e miseria dell'uomo, sulla solidarietà e l'importanza della verità. La morte non fa paura, ma le modalità del morire sì: lì si vive l'impatto con il valore della persona umana, da amare e comprendere sempre e comunque, da rispettare ed accettare così com'è.Alla fine del film si piange perchè l'interrogativo sulla vita si fa ancora più cogente: nasce però nel cuore la consapevolezza ed il desiderio di favorire l'informazione e l'educazione, per salvare altri e se stessi da quell'inferno.
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Il film ha soprattutto il merito di riscrivere in modo comprensibile la "storia naturale" dell'infezione AIDS. Non sfugge all'inevitabile peso della montagna di dolore che deve descrivere e induce a riflettere sulla grandezza e miseria dell'uomo, sulla solidarietà e l'importanza della verità. La morte non fa paura, ma le modalità del morire sì: lì si vive l'impatto con il valore della persona umana, da amare e comprendere sempre e comunque, da rispettare ed accettare così com'è.Alla fine del film si piange perchè l'interrogativo sulla vita si fa ancora più cogente: nasce però nel cuore la consapevolezza ed il desiderio di favorire l'informazione e l'educazione, per salvare altri e se stessi da quell'inferno. L'impianto generale e le intenzioni del film sono oneste, e ciò fa dimenticare talune parti più ingenue o meno necessarie.
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