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giovedì 7 agosto 2025
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javad nazari in la ragazza nascosta (2022)
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Interpretazione di Javad Nazari in La ragazza nascosta (2022): Javad Nazari interpreta il ruolo secondario di Nader nel dramma iraniano La ragazza nascosta (Ta Farda, 2022) diretto da Ali Asgari. Il film, presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2022, ? stato descritto come una pellicola che ?esplora le complessit? della vita di una donna sotto norme sociali oppressive?, come evidenziato da diverse recensioni su Letterboxd. La performance di Nazari, seppure contenuta, contribuisce efficacemente a delineare una presenza paterna sfumata nel contesto narrativo intenso del film .
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laurab
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mercoledì 25 settembre 2024
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l’insostenibile problema di essere donna a teheran
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Lo ammetto, adoro i film di impegno e denuncia dove le storie personali divengono il preludio per descrivere la realtà sociale, culturale, religiosa, politica nelle quali si svolgono. Meglio, se raccontano di donne e avvengono in paesi dove la vita declinata al femminile è intollerabile e quasi irrimediabilmente privata delle più elementari forme di libertà. Notevoli se un bravo regista riesce a trasporle in immagini sullo schermo arricchendole con riprese che colgono con sensibilità e intelligenza lo stato d’animo della protagonista.
Asgari riesce in questo intento, sviluppando un film di denuncia sulla prepotenza di un intero sistema sociale dove l’oppressione, i divieti ed una moralità portata all’eccesso sconvolgono la vita di una donna rendendola bersaglio di un patriarcato autoritario e prepotente.
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Lo ammetto, adoro i film di impegno e denuncia dove le storie personali divengono il preludio per descrivere la realtà sociale, culturale, religiosa, politica nelle quali si svolgono. Meglio, se raccontano di donne e avvengono in paesi dove la vita declinata al femminile è intollerabile e quasi irrimediabilmente privata delle più elementari forme di libertà. Notevoli se un bravo regista riesce a trasporle in immagini sullo schermo arricchendole con riprese che colgono con sensibilità e intelligenza lo stato d’animo della protagonista.
Asgari riesce in questo intento, sviluppando un film di denuncia sulla prepotenza di un intero sistema sociale dove l’oppressione, i divieti ed una moralità portata all’eccesso sconvolgono la vita di una donna rendendola bersaglio di un patriarcato autoritario e prepotente. Ma anche di una inesistente solidarietà e pietà femminile intrappolata in una rigida condotta avviluppata ad un protocollo formale che predilige l’apparire all’essere. La metafora perfetta del sistema sociale iraniano.
La donna narrata è una giovane mamma single costretta a trovare un posto per lasciare la sua bimba per una notte (until tomorrow) perché la sua maternità deve rimanere segreta agli occhi della sua famiglia.
Il tentativo di nascondere ogni traccia si svolge in una giornata di peripezie, soprusi, rifiuti e menzogne che mostrano quanto l’ipocrisia incida e soverchi ogni forma di libera espressione del proprio essere, dove anche una ciocca di capelli che sfugga al controllo del velo diviene un atto di ribellione. Da punire.
Il finale, positivo e necessario, racchiuso in quello sguardo spaventato ma finalmente consapevole, è forse l’unico possibile.
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cardclau
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domenica 22 settembre 2024
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sarà la fine o l''inizio?
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Il film La bambina segreta di Ali Angiari è un film sull’inquietudine angosciosa che non si allenta mai, sia per la protagonista che per lo spettatore. Ne sono spesso vittime coloro che fanno delle scelte di vita che cozzano con un regime liberticida coadiuvato da tutti coloro o tutte le istituzioni (famiglia, istruzione, sanità, alberghi, pubblica sicurezza, “giustizia”, …) che difendono ad oltranza le “tradizioni” o che perlomeno “obbediscono” alla legge. In questo caso le donne iraniane in una Teheran dei giorni nostri. Aleksandr Isaevič Solženicyn in Archipelago Gulag ci ricorda che molti ricercati dalla polizia di Stalin piuttosto di continuare a nascondersi reagivano con sollievo alla cattura, come una liberazione dalla angoscia.
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Il film La bambina segreta di Ali Angiari è un film sull’inquietudine angosciosa che non si allenta mai, sia per la protagonista che per lo spettatore. Ne sono spesso vittime coloro che fanno delle scelte di vita che cozzano con un regime liberticida coadiuvato da tutti coloro o tutte le istituzioni (famiglia, istruzione, sanità, alberghi, pubblica sicurezza, “giustizia”, …) che difendono ad oltranza le “tradizioni” o che perlomeno “obbediscono” alla legge. In questo caso le donne iraniane in una Teheran dei giorni nostri. Aleksandr Isaevič Solženicyn in Archipelago Gulag ci ricorda che molti ricercati dalla polizia di Stalin piuttosto di continuare a nascondersi reagivano con sollievo alla cattura, come una liberazione dalla angoscia. Fereshteh rimane incinta nel rapporto d’amore col suo ragazzo. L’unica via di scampo per lui, per non essere cacciato di casa e dal negozio da suo padre, è di farla abortire. Ma Fereshteh non ci sta (le donne sono custodi della vita) e partorisce una bambina. Il padre si è volatilizzato (non è più roba sua), non può dirlo alla famiglia, non può studiare, deve lavorare, comincia una vita clandestina, aiutata in parte (ha la sua vita) dall’amica Atefeh. Tutto funziona, sebbene sempre barcollando, fino alla fine dei secondo mese quando suo padre e sua madre devono venire a Teheran perché un parente ha avuto un incidente. Dopo una giornata passata a cercare di sistemare la figlia per una notte, Fereshteh dovrà affrontare suo padre e sua madre.
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