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riccardo sorrentino
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venerdì 27 febbraio 2026
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quando la memoria diventa un''imboscata cinematogra
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Non vedevo un film di guerra realizzato così bene dal 1998 (Saving Private Ryan by S. Spielberg) e ci voleva Alex Garland (che dopo Civil War firma un altro successo), seppure in ausilio a Ray Mendoza, ex marine che filma i veri novanta minuti che ha vissuto nel 2006; qui la sua unità venne aggredita in un agguato a Ramadi in un’operazione che doveva solo essere attività di pattugliamento e sorveglianza.
Non è solo un altro war movie; è un atto di ricostruzione mnemonica quasi documentaristica, girato in (quasi) real time, basato sulle memorie collettive del plotone Alpha One – non su una sceneggiatura inventata, ma su testimonianze di chi c’era, inclusa quella di Mendoza stesso (interpretato da D’Pharaoh Woon-A-Tai).
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Non vedevo un film di guerra realizzato così bene dal 1998 (Saving Private Ryan by S. Spielberg) e ci voleva Alex Garland (che dopo Civil War firma un altro successo), seppure in ausilio a Ray Mendoza, ex marine che filma i veri novanta minuti che ha vissuto nel 2006; qui la sua unità venne aggredita in un agguato a Ramadi in un’operazione che doveva solo essere attività di pattugliamento e sorveglianza.
Non è solo un altro war movie; è un atto di ricostruzione mnemonica quasi documentaristica, girato in (quasi) real time, basato sulle memorie collettive del plotone Alpha One – non su una sceneggiatura inventata, ma su testimonianze di chi c’era, inclusa quella di Mendoza stesso (interpretato da D’Pharaoh Woon-A-Tai). Una missione di sorveglianza in una casa civile di Ramadi diventa un incubo claustrofobico: granate lanciate da buchi di cecchino, IED che esplodono durante l’evacuazione, feriti gravi, comunicazioni radio che gracchiano nel panico, e un’uscita sotto fuoco che sembra non arrivare mai.
Garland porta la sua freddezza stilistica da Ex Machina e Annihilation – inquadrature pulite, desaturazione chirurgica, suono immersivo che ti entra nelle ossa – ma qui la mette al servizio di Mendoza, che impone una fedeltà assoluta: niente eroismo hollywoodiano, niente monologhi motivazionali. Il film rifiuta il melodramma e il commento politico esplicito sull’Iraq War. Non ti spiega perché erano lì, non giudica la guerra, non celebra né condanna: mostra solo cosa succede quando un’operazione “di routine” implode in un edificio trasformato in trappola.
Ed è proprio qui che sorge la domanda cruciale: è cinema propriamente detto, o è qualcos’altro? Rispetto a un’opera come A House of Dynamite, Warfare non è finzione pura né documentario. È una rievocazione mnemonica: i fatti sono veri, le emozioni ricostruite fedelmente, i dialoghi estrapolati da ricordi reali, i movimenti tattici verificati da chi li ha eseguiti. Eppure è montato, illuminato, sonoro-progettato con maestria cinematografica. Il suono – esplosioni sorde che ti fanno sobbalzare, il sibilo dei proiettili che sfiorano, il respiro affannoso – è da Oscar (merito anche del design sonoro che mi ha ricordato Black Hawk Down). La regia alterna piani stretti per la claustrofobia (la casa come scatola mortale) a inserti radio per il caos esterno, creando un ritmo che non molla mai: 95 minuti senza respiro, senza pause per riflettere.
Funziona perché trasforma lo spettatore in testimone oculare. Non empatizzi con i personaggi come in un dramma classico (i soldati sono professionisti, non eroi romantici; li vedi agire, non “sentire” in modo didascalico). Empatizzi con il terrore fisico: il sudore, il sangue, la fatica di trascinare un compagno ferito su per le scale sotto fuoco incrociato. È cinema del corpo, non della psicologia. Ricorda il realismo viscerale di The Hurt Locker (Bigelow) o All Quiet on the Western Front (Berger, 2022), ma va oltre: non c’è catarsi, non c’è redenzione. Finisce e basta, con i sopravvissuti che escono distrutti, e tu resti lì, con il cuore in gola.
Rispetto a Saving Private Ryan, Spielberg usava il realismo per interrogare il senso del sacrificio e la fratellanza; qui Garland e Mendoza usano il realismo per negare qualsiasi senso superiore. Non c’è “perché” eroico: c’è solo il “come” si sopravvive minuto per minuto. È più vicino a un esperimento fenomenologico che a un blockbuster di guerra. Non ti lascia con un messaggio pacifista o patriottico; ti lascia con l’adrenalina e un senso di inutilità palpabile.
Però è bellissimo da vedere – nel senso più brutale del termine. La fotografia rende ogni granata, ogni scheggia, ogni goccia di sangue tangibile. Il cast èimpeccabile nel trattenere: non recitano “emozioni”, incarnano procedure sotto stress. Èun film che ti fa sentire la guerra come lavoro estremo, non come avventura.
È cinemaperché usa tutti gli strumenti del medium (montaggio, suono, inquadratura, performance) per creare un’esperienza estetica e sensoriale unica. Ma è anche “qualcos’altro”: un memoriale vivente, una terapia collettiva per chi c’era (Mendoza ha detto che scrivere con Garland è stato come andare da un terapeuta), un atto etico di fedeltà alla memoria contro la mitizzazione hollywoodiana. Non è propaganda, non è intrattenimento puro: è testimonianza trasformata in arte.
Se amate il cinema che ti scuote fisicamente prima che intellettualmente, Warfare è imprescindibile. Garland e Mendoza non salvano il soldato: ti fanno sentire quanto costa salvarne anche uno solo. E quanto, a volte, non basti.
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imperior max
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sabato 6 settembre 2025
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se nel 1986, con top gun, i giovani appena usciti estasiati dalle sale correvano ad arruolarsi nell?aeronautica nei centri di reclutamento messi apposta l? a pochi passi, con un film simile a warfare li avrebbero rasi al suolo.
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WARFARE ? TEMPO DI GUERRA. (Il voto ? di 4,5/5)
A un anno esatto da Civil War e a pochi mesi da 28 anni dopo ritorna Alex Garland con Warfare ? Tempo di guerra che scrive e dirige insieme a Ray Mendoza. Quest?ultimo ? stato proprio l? a Ramadi, ovviamente interpretato dall?attore protagonista.
2006, Ramadi in Iraq. Dopo una goliardica libidine collettiva davanti al video musicale Call on me di Eric Prydz, un gruppo di NAVY Seal statunitense si insidia di notte in una casa. Nascosti l? hanno il compito di tenere d?occhio se nei paraggi ci sono degli insorti per poi preparare una via sicura per l?esercito USA. Le cose non andranno come previsto e il tutto si trasformer? in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
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WARFARE ? TEMPO DI GUERRA. (Il voto ? di 4,5/5)
A un anno esatto da Civil War e a pochi mesi da 28 anni dopo ritorna Alex Garland con Warfare ? Tempo di guerra che scrive e dirige insieme a Ray Mendoza. Quest?ultimo ? stato proprio l? a Ramadi, ovviamente interpretato dall?attore protagonista.
2006, Ramadi in Iraq. Dopo una goliardica libidine collettiva davanti al video musicale Call on me di Eric Prydz, un gruppo di NAVY Seal statunitense si insidia di notte in una casa. Nascosti l? hanno il compito di tenere d?occhio se nei paraggi ci sono degli insorti per poi preparare una via sicura per l?esercito USA. Le cose non andranno come previsto e il tutto si trasformer? in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
Alex Garland dirige con mano sicura e decisa con tantissime immagini, inquadrature fisse, piani sequenza e movimenti lenti passando poi a spasmodiche e fulminee scene d?azione molto chiare e crude. Un uso del sonoro veramente lodevole che passa dal silenzio pi? assoluto ai rumori pi? assordanti e roboanti fino a far tremare la sala. Un andamento perennemente lento, ma che non perde mai di ritmo dove anche tanti momenti apparentemente vuoti sono in realt? parte del racconto. Per non parlare di una buona interpretazione degli attori che impersonificano dei soldati molto credibili.
Per quanto la trama sia estremamente semplice ha per? dalla sua una sostanza veramente corposa e incredibile dove per una volta viene completamente eliminata la retorica patriottica e la glorificazione dei soldati fino a renderli soltanto uomini buttati nell?orrore della guerra. Vediamo una vicenda che durer? circa 14 ore con soldati molto uniti, preparati, ma anche molto umani che passano il tempo in azioni militari standard che prevedono infiltrazioni, assestamenti, comunicazioni radio, avvistamenti tramite binocoli e fucili da cecchino, lunghi momenti di noia per la lunga attesa e piccoli momenti di humour tra camerati. Dopodich? assistiamo ad una schermaglia violentissima e tesissima tutta racchiusa tra quattro mura e un perimetro di un?abitazione dove i nostri soldati devono cercare di sfuggire ad un lungo agguato circondati da nemici difficili da vedere. Ogni tanto riceveranno dei supporti tra caccia militari e mezzi blindati di salvataggio, ma non sar? sempre un sollievo. Non si risparmieranno momenti lugubri, maciullanti, spaventosi e molto disturbanti tra urla di dolore, di paura e di rabbia. Ogni tanto verranno spezzati da piccoli istanti di humour nero incredibilmente ben inseriti e mai fuori luogo. Tutto raccontato attraverso i ricordi di Ray Mendoza e dei suoi compagni sopravvissuti all?agguato e con un finale tanto simbolico quanto riflessivo sulla natura umana, sia dei soldati che degli insorti.
In sostanza un film con un grosso monito. ?Vuoi fare il soldato?! Ecco, questo ? ci? che ti aspetta e che potrebbe succederti, nel bene e nel male. Pensaci bene.?
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mauridal
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giovedì 28 agosto 2025
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tempi di guerra
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La guerra in diretta dai soldati con smartphone ai satelliti. Sangue e morte. Un film realizzato sulle memorie di Ray Mendoza ex marine che la guerra in Iraq l’ha fatta e quindi raccontata al regista Alex Garland, già autore di altro film di guerra, ma qui è solo guerra filmata in diretta su un azione di un gruppo di soldati che sequestrano una famiglia irachena per rifugiarsi nella loro casa evitando lo scontro con i guerriglieri e soldati iracheni. Tutto questo ricostruito con effetti sonori e scene dal vivo che vogliono rappresentare una realtà che in effetti è una finzione di cinema del genere guerra feroce e sanguinaria.
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La guerra in diretta dai soldati con smartphone ai satelliti. Sangue e morte. Un film realizzato sulle memorie di Ray Mendoza ex marine che la guerra in Iraq l’ha fatta e quindi raccontata al regista Alex Garland, già autore di altro film di guerra, ma qui è solo guerra filmata in diretta su un azione di un gruppo di soldati che sequestrano una famiglia irachena per rifugiarsi nella loro casa evitando lo scontro con i guerriglieri e soldati iracheni. Tutto questo ricostruito con effetti sonori e scene dal vivo che vogliono rappresentare una realtà che in effetti è una finzione di cinema del genere guerra feroce e sanguinaria. Tutto questo per il regista inglese Garland, è occasione per realizzare una sua visione del cinema che è finzione ,ma vorrebbe rappresentare una realtà possibile e con il suo modo di fare cinema lo realizza in pieno. Infatti Warfare è un film su una guerra vera fatta dagli americani in Iraq solo per dominio di una grande potenza su un paese nemico, ma il film non valuta nessuna motivazione né rende conto dell’azione americana di invasori e guerrafondai, e quindi rappresenta la ferocia e la violenza autodistruttiva di quei soldati allora giovani e invischiati in una guerra , che li avrebbe solo portati alla morte. Per riuscire nel suo proposito , il regista Garland offre al pubblico del film scene di violenza iperrealistica, di guerra feroce che il soldato Mendoza ,ha ricordato cercando di rappresentare una verità che ormai tutti gli americani sanno, le guerre sono solo inutili teatri di morte umana e rappresentazioni di violenza e ferocia , con una sola finalità annientare il nemico che può essere chiunque, e non lo decide il soldato ma la potenza per cui combatte , dove i giovani poi sono le prime vittime. In definitiva Warfare è un film sulla guerra insensata e tragica per le vite umane , il regista la rappresenta in maniera cruda e iperrealista, offrendo una realtà, molto credibile, ma senza alcuna alternativa,. Solo nel finale si recupera un barlume di umanità dove si vedono incontrarsi vecchi reduci di quella guerra , alcuni sopravvissuti ma tutti mutilati e invalidi con grosse lesioni , che non rappresentano una civiltà certo degna di rispetto come quella americana , seguita da tutte le potenze di guerra che agiscono nel mondo. (mauridal)
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semmo
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mercoledì 27 agosto 2025
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islamerda
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Film di guerra molto bello, operazione lenta è che da le giuste vibes come dovrebbe essere nella realtà. La pecca è che se vedo un film di un operazione americana mi aspetto di vedere qualche iracheno trucidato e non vedere americani feriti...
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vieri
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sabato 23 agosto 2025
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nulla di nuovo
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Si fa un film su di un azione militare finita maluccio? Ben girato per gli amanti del genere ma nulla di pi?. Non se ne sentiva la mancanza. Il messaggio: La guerra ? proprio una grande inutile insensata stupidaggine
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petrossi
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giovedì 21 agosto 2025
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vorrebbe essere pi? di quel che
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Il finale ne rivela il livello. Alla fine la rimpatriata dei reduci ridimensiona il film che potrebbe essere di pi?. Forte impatto della rappresentazione del dolore fisico in un'azione che sembra non avere n? capo n? coda. Ma azioni belliche che isolatamente sembrano non avere senso sono abbastanza comuni nei film di oggi. In questo caso tutto il resto ? tralasciato. Neppure sfiorato il dramma della famiglia sequestrata. L'eccesso di armamenti mostra la fase di una guerra tecnologica com'era allora: ora abbiamo droni e sistemi di spionaggio mirato. Una guerra contro cui centinaia di milioni di persone si sono battuti e che ha prodotto seicentomila morti. Gli oppositori della pattuglia sembrano sparuti invasati organizzati alla meglio, ma diversi gruppi con diverse motivazioni agirono.
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Il finale ne rivela il livello. Alla fine la rimpatriata dei reduci ridimensiona il film che potrebbe essere di pi?. Forte impatto della rappresentazione del dolore fisico in un'azione che sembra non avere n? capo n? coda. Ma azioni belliche che isolatamente sembrano non avere senso sono abbastanza comuni nei film di oggi. In questo caso tutto il resto ? tralasciato. Neppure sfiorato il dramma della famiglia sequestrata. L'eccesso di armamenti mostra la fase di una guerra tecnologica com'era allora: ora abbiamo droni e sistemi di spionaggio mirato. Una guerra contro cui centinaia di milioni di persone si sono battuti e che ha prodotto seicentomila morti. Gli oppositori della pattuglia sembrano sparuti invasati organizzati alla meglio, ma diversi gruppi con diverse motivazioni agirono. Dee stelle: 4 per la resa filmica, 2 per il contenuto, una in meno della media aritmetica per lo scarso approfondimento.
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dubai millennium
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giovedì 21 agosto 2025
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buon film
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un film , secondo me , fatto bene ; ben recitato e ben diretto. Non adatto a chi si impressiona facilmente perch? alcune scene sono molto forti
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