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carloalberto
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martedì 18 maggio 2021
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il solito dramma familiare, altro che thriller
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Indeciso se essere un classico thriller all’americana, con lo psicopatico che irrompe in una famiglia con la borsa piena degli strumenti del terrore o un drammone alla Ibsen, alla fine La stanza risulta un ibrido, un film in forma di piece teatrale, che, sebbene si avvalga di ottimi attori, scivola nella più banale delle conclusioni, con il solito psicologismo mammista italiano, che impedisce all’autore di realizzare un’opera originale e la incanala nella filmografia di genere in voga tra gli sceneggiatori contemporanei della cinematografia nostrana. C’è un lavoro sulla recitazione non indifferente, soprattutto sulla parola e sull’articolazione della stessa fino a rendere i dialoghi biascicati e quasi incomprensibili.
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Indeciso se essere un classico thriller all’americana, con lo psicopatico che irrompe in una famiglia con la borsa piena degli strumenti del terrore o un drammone alla Ibsen, alla fine La stanza risulta un ibrido, un film in forma di piece teatrale, che, sebbene si avvalga di ottimi attori, scivola nella più banale delle conclusioni, con il solito psicologismo mammista italiano, che impedisce all’autore di realizzare un’opera originale e la incanala nella filmografia di genere in voga tra gli sceneggiatori contemporanei della cinematografia nostrana. C’è un lavoro sulla recitazione non indifferente, soprattutto sulla parola e sull’articolazione della stessa fino a rendere i dialoghi biascicati e quasi incomprensibili. Peccato che la insopportabile italianità, nel senso sopra specificato, del soggetto renda inutile l’ammirevole sforzo attoriale e che l’impianto scenico rimanga suggestivo ma sterile, con la location della decrepita villa che avrebbe potuto evocare altri sviluppi nel plot, di certo più interessanti, impensati o abbandonati sul nascere, per l’ovvio, consueto, abusato ma sicuro dramma familistico.
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