Scorrendo col telecomando alla disperata ricerca di qualcosa di accettabile, mi sono soffermata a guardare le scene di questo film già iniziato, di cui non conosco il regista e gli attori (salvo Remo Girone), perché qualcosa deve avere richiamato la mia attenzione. E infatti si tratta di un film davvero interessante e piacevole, in cui una storia che definirei fanta-psicologica sembra toccare con grande autenticità le corde del disagio di vivere, proprio di quest’epoca ma non solo. Mi prendo la libertà di raccontarlo per come l’ho inteso, anche se sono forse ammissibili varie interpretazioni. Giovanni è il giovane e ricco orfano, a cui non è rimasto al mondo nessuno tranne il vecchio maggiordomo.
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Scorrendo col telecomando alla disperata ricerca di qualcosa di accettabile, mi sono soffermata a guardare le scene di questo film già iniziato, di cui non conosco il regista e gli attori (salvo Remo Girone), perché qualcosa deve avere richiamato la mia attenzione. E infatti si tratta di un film davvero interessante e piacevole, in cui una storia che definirei fanta-psicologica sembra toccare con grande autenticità le corde del disagio di vivere, proprio di quest’epoca ma non solo. Mi prendo la libertà di raccontarlo per come l’ho inteso, anche se sono forse ammissibili varie interpretazioni. Giovanni è il giovane e ricco orfano, a cui non è rimasto al mondo nessuno tranne il vecchio maggiordomo. Costui l’ha cresciuto cercando di intessere la sua vita con una serie di accadimenti che il padre del ragazzo, famoso scrittore, avrebbe giudicato utili alla formazione del suo carattere, e perciò è ricorso a tanto di sceneggiatore (Mark) ed attori. Giovanni ne è consapevole e quindi non può che confondere reale e rappresentazione, sogno e realtà, anzi pensa che sia uno sforzo inutile distinguerli, perché vive una vita essenzialmente passiva, programmata da altri, in cui le cose “accadono” indipendentemente dalla sua volontà e dai suoi desideri. Eppure a sua volta detta le proprie elucubrazioni, proprio sulla vita che non conosce, ad un tale (Luca) che scrive per lui, sperando assurdamente che il suo libro futuro possa aiutare Tommaso, annientato dai sensi di colpa per aver dimenticato la figlioletta (in auto?). Tutto gira in questo vicolo cieco fino a che sia Luca che Mark decidono di licenziarsi; Giovanni allora ha un incontro fortuito con una donna di cui s’innamora, che ricercherà disperatamente pur nella (falsa) convinzione che sia anch’essa un’attrice. Ma questo sentimento gli darà finalmente la bussola per distinguere la realtà e prenderne il timone. Oltreché costruire un legame importante, riuscirà, con l’aiuto di Mark e di Luca, a far uscire dal guscio Tommaso e a fargli capire che neanche la sua vita è un copione, ma un libro rosso tutto da scrivere, iniziativa dopo iniziativa, seguendo la crescita della bambina e il legame con la compagna. Insomma, non dobbiamo sentirci già determinati dagli altri o dal passato, da ciò che le nostre famiglie hanno costruito per noi, e neanche affogare in una conseguente razionalità labirintica, ma occorre concentrarsi sul “qui e ora”, vivendo con piena consapevolezza lo spazio tra un battito e l’altro del cuore.
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