Questa volta spoilero.
Tutto il film non sarebbe altro che un sogno della protagonista ad occhi aperti nei momenti prima della morte dopo essere stata accoltellata dal serial killer che le ha dato un passaggio in auto.
La tortura a cui apparentemente viene sottoposta la giovane donna da un improbabile e sadico extraterrestre, un essere che sembra un ibrido tra una macchina super tecnologica ed un teschio, quindi una personificazione della morte imminente, dovrebbe essere il percorso infernale che deve superare per arrivare al ricongiungimento con la figlia, morta in un incidente domestico tempo prima, in un paradiso celeste che viene rappresentato come un pianeta alieno per adeguarlo al moderno immaginario collettivo che ha sostituito gli angeli con i marziani.
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Questa volta spoilero.
Tutto il film non sarebbe altro che un sogno della protagonista ad occhi aperti nei momenti prima della morte dopo essere stata accoltellata dal serial killer che le ha dato un passaggio in auto.
La tortura a cui apparentemente viene sottoposta la giovane donna da un improbabile e sadico extraterrestre, un essere che sembra un ibrido tra una macchina super tecnologica ed un teschio, quindi una personificazione della morte imminente, dovrebbe essere il percorso infernale che deve superare per arrivare al ricongiungimento con la figlia, morta in un incidente domestico tempo prima, in un paradiso celeste che viene rappresentato come un pianeta alieno per adeguarlo al moderno immaginario collettivo che ha sostituito gli angeli con i marziani.
Scritto e diretto da Mathieu Turi, un giovane regista francese, Meander rappresenta il tentativo riuscito di uscire fuori dai soliti cliché dei due generi cui si direbbe appartenga la pellicola di primo acchito.
Horror e fantascienza, con annessi il classico serial killer e gli alieni malevoli, vengono miscelati e reinterpretati in modo assolutamente originale in chiave psicoanalitica. La rinascita spirituale della donna viene metaforicamente rappresentata nella sequenza in cui la sua corsa per sfuggire ad uno zombie, incarnazione del senso di colpa che la divora ogni giorno da quando accadde la disgrazia, termina in un utero gigantesco in cui appare un enorme viso materno, simbolo della sua essenza di madre, che spinge sulla membrana fino ad accarezzarle amorevolmente il viso confortandola come a volerle dire che nessuna colpa le si deve imputare per la morte accidentale della bambina.
La rinascita si deve intendere, pertanto, come riscatto e redenzione di una anima che nella vita terrena si stava perdendo a causa del dolore insopportabile della perdita della figlia fino a mettere in atto un tentativo di suicidio ed invece si salva negli ultimi minuti prima di spirare proprio grazie al superamento delle terribili prove a cui lei stessa o meglio il suo inconscio la sottopone.
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