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ethan51
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martedì 15 novembre 2022
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gioiellino
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Trovato in sala qui a Monza, non segnalato in uscita e mai sentito. La trama mi sembrava accattivante e mi sono buttato. E... il film è bellissimo. Storia straziante (purtroppo vera), una protagonista semplicemente da Oscar. Non lo conoscevo e ora cercherò di farlo vedere a chiunque: segnatevi il titolo, è da recuperare.
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angelo umana
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giovedì 5 agosto 2021
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scarno ed essenziale
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Film serbo del 2019 da ricordare quasi con affetto e senz'altro per il valore dell'interpretazione della protagonista Snezana Bogdanovic, oltreché per la regia di Miroslav Terzic (alla sua seconda prova), regalatoci in streaming tempo fa da ArteKino Festival e solo ora da qualche apprezzata sala cinematografica. E' tratto da fatti reali: nei titoli di coda è spiegato che all'epoca del film in Serbia si denunciava la “sparizione” di 500 bambini tolti alle loro madri alla nascita e affidati fraudolentemente a coppie diverse da quelle naturali, oppure con la motivazione di essere “scarti umani” da estinguere.
Impossibile non innamorarsi o provare simpatia per la protagonista Ana, sarta (ecco perché Stitches, i punti della macchina da cucire): il suo fare dimesso e lo sguardo assorto e misterioso, anche casalinga che a casa “serve” silenziosa sia la figlia adolescente che il marito guardiano notturno.
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Film serbo del 2019 da ricordare quasi con affetto e senz'altro per il valore dell'interpretazione della protagonista Snezana Bogdanovic, oltreché per la regia di Miroslav Terzic (alla sua seconda prova), regalatoci in streaming tempo fa da ArteKino Festival e solo ora da qualche apprezzata sala cinematografica. E' tratto da fatti reali: nei titoli di coda è spiegato che all'epoca del film in Serbia si denunciava la “sparizione” di 500 bambini tolti alle loro madri alla nascita e affidati fraudolentemente a coppie diverse da quelle naturali, oppure con la motivazione di essere “scarti umani” da estinguere.
Impossibile non innamorarsi o provare simpatia per la protagonista Ana, sarta (ecco perché Stitches, i punti della macchina da cucire): il suo fare dimesso e lo sguardo assorto e misterioso, anche casalinga che a casa “serve” silenziosa sia la figlia adolescente che il marito guardiano notturno. Con inesaurita pazienza vuole appurare cosa ne è stato di un figlio dato alla luce 18 anni prima e toltole. Dice di essere abituata ad aspettare a chi la vuole dissuadere dalla ricerca, le autorità e l'ospedale minacciandola di provvedimenti giudiziari e i conoscenti e la famiglia sospettandola di una fissazione malata da sognatrice.
I silenzi e le espressioni del viso di questa donna di mezza età dall'apparenza insignificante dicono più di qualsiasi parola. La sua sembra una vita a metà, alla ricerca di qualcuno o qualcosa che non trova, un'attesa che si fa ossessione, sottolineata a un tratto nel film dal rumore della macchina da cucire che si fa assordante . Fà ricerche con l'aiuto di un'impiegata dell'anagrafe che vuole aiutarla, poi col computer della figlia, che dopo averla ignorata prenderà le sue parti, la abbraccerà perfino e cercherà anche lei questo presunto fratello. Ana in sogno immagina di stringere la mano del suo bambino. Dai bambini è attratta: ricordabile e triste la delicatezza con cui raccoglie la palla lanciata da un ragazzino, porgendogliela o osservandolo mentre qualcuno la allontana quasi come “ladr-o di bambini” (ma questa è un'altra storia, è il titolo di un film italiano del lontano 1992 con Enrico Lo Verso) .
Qualche traccia nella sua ricerca o attesa le accende la speranza, ecco il suo viso tornare quasi sorridente e poi addormentarsi serena. Lo individuerà nella stessa città dove abita, pare che lo riconosca a prima vista, è un bel ragazzo che dapprima la caccia via, non appare pieno di vita come gli altri e si mostra sprezzante verso questa figura sconosciuta, ma la fiction del film fà immaginare che non sia felicissimo nella famiglia che l'ha cresciuto. Questa madre vera - per cui naturalmente lo spettatore parteggia - gli dirà che è orgogliosa di lui, non mostrerà alcuna rivalsa o voglia di “rubarlo” a sua volta, come una madre dolce che ne voglia solo il suo bene. Il regista ci dona a mò di consolazione un pedinamento di questo ragazzo a seguire e spiare costei, forse le si sta avvicinando. Le parole di lei sembrano continuare in una canzone che arriva coi titoli di coda ”...continuerò da lontano ad amarti e proteggerti, col silenzio, perdonami per averti disturbato”. Davvero un bel film asciutto, sommuove i cuori, una madre dall'eloquio scarno, essenziale, quanti premi non dati spetterebbero a questa attrice, senza paillettes lustrini e scene-madri hollywoodiane!
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paola ruggeri
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giovedì 6 maggio 2021
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equilibrato, solido sorprendente e commovente
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Una storia incredibile e a noi in gran parte sconosciuta. Il film si mantiene in equilibrio tra dramma quotidiano e thriller per svelarci una verità sconvolgente. Protagonista magnetica e commovente, attori bravissimi, regia essenziale e fotografia stupenda.
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dino
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giovedì 29 aprile 2021
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un film speciale solido e delicato, che sprigiona amore per la vita e la verita'
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Ana è la signora della piccola sartoria sotto casa, dove andiamo a riparare l’orlo dei pantaloni o delle gonne, una donna molto riservata, una vita modesta e assolutamente normale, in una periferia di una città che può trovarsi in buona parte del mondo. Stitches nasce in questo modo, una situazione molto “normale” e semplice, una famiglia come tante, una esistenza come tante. Ma ci sono particolari che non sono a fuoco, elementi che escono da quella sorta di normalità e che iniziano a raccontare una storia molto differente, in cui Ana è due volte vittima. Il film ha un ritmo costante e crescente. Una sorta di gorgo. Segue letteralmente Ana (di una grazia e forza ipnotiche) dentro un doppio giallo: quello interiore di Ana che vuole conoscere la verità, come fosse l’ultima o l’unica cosa che le resta da fare nella vita e quello esteriore, di una lotta incessante contro la burocrazia e la violenza di un mondo che le ha negato una maternità.
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Ana è la signora della piccola sartoria sotto casa, dove andiamo a riparare l’orlo dei pantaloni o delle gonne, una donna molto riservata, una vita modesta e assolutamente normale, in una periferia di una città che può trovarsi in buona parte del mondo. Stitches nasce in questo modo, una situazione molto “normale” e semplice, una famiglia come tante, una esistenza come tante. Ma ci sono particolari che non sono a fuoco, elementi che escono da quella sorta di normalità e che iniziano a raccontare una storia molto differente, in cui Ana è due volte vittima. Il film ha un ritmo costante e crescente. Una sorta di gorgo. Segue letteralmente Ana (di una grazia e forza ipnotiche) dentro un doppio giallo: quello interiore di Ana che vuole conoscere la verità, come fosse l’ultima o l’unica cosa che le resta da fare nella vita e quello esteriore, di una lotta incessante contro la burocrazia e la violenza di un mondo che le ha negato una maternità. E’ un film veramente speciale, nella sua solidità e nella sua delicatezza, sprigiona amore verso la vita, verso la propria dignità e soprattutto per la verità. Dino
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