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signorbagheri
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martedì 24 febbraio 2026
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una favola nera poco avvincente
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Una favola nera tutta al femminile, diretta da Stacie Passon, tratta dal romanzo We Have Always Lived in the Castle di Shirley Jackson ed interpretata nel ruolo di protagoniste principali da Taissa Farmiga e Alexandra Daddario le due sorelle che vivono in una morbosa simbiosi nella vecchia villa avita con lo zio superstite ad un pranzo avvelenato di sei anni prima che le rese orfane. La monotona routine familiare viene scossa dal cugino delle due che inaspettato si presenta alla magione per impadronirsi di un tesoro nascosto. Nonostante la location suggestiva e un buon inizio il film appare irrisolto e indeciso, non definibile, forse un dramma della solitudine e della follia, forse una black comedy ma scritto senza ironia, forse un thriller o un giallo che si regge esclusivamente sulla bravura delle due attrici.
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Una favola nera tutta al femminile, diretta da Stacie Passon, tratta dal romanzo We Have Always Lived in the Castle di Shirley Jackson ed interpretata nel ruolo di protagoniste principali da Taissa Farmiga e Alexandra Daddario le due sorelle che vivono in una morbosa simbiosi nella vecchia villa avita con lo zio superstite ad un pranzo avvelenato di sei anni prima che le rese orfane. La monotona routine familiare viene scossa dal cugino delle due che inaspettato si presenta alla magione per impadronirsi di un tesoro nascosto. Nonostante la location suggestiva e un buon inizio il film appare irrisolto e indeciso, non definibile, forse un dramma della solitudine e della follia, forse una black comedy ma scritto senza ironia, forse un thriller o un giallo che si regge esclusivamente sulla bravura delle due attrici.
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bibob
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sabato 19 giugno 2021
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tutto è raccontato bene, ma il non trascurabile particolare è che il film ha un finale così scontato che è difficile da credere. fragili e inermi?
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peer gynt
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sabato 8 giugno 2019
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la vita fragile di due sorelle recluse
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Ottimo film, ben costruito e ben recitato, con una musica suggestiva e una scenografia adattissima alla storia narrata. Lo stile letterario (giustificato dal romanzo di Shirley Jackson da cui il film è tratto) allontana questo film, suddiviso in capitoli, dal puro genere horror, per inserirlo invece in quel novero di pellicole che amano investigare le personalità complesse dei personaggi (le due sorelle Blackwood, autorecluse in un grande maniero assieme ad uno zio folle e malato). Non è la vicenda che attrae (quindi risulta assurda l'accusa di finale scontato che qualcuno potrebbe muovere), quanto gli stilemi del racconto gotico, l'atmosfera sospesa e le psicologie delle protagoniste: la paura dell'altro che ossessiona la più piccola delle sorelle, Merricat (Mary Katherine), o il desiderio di vivere in un mondo artefatto costruito come una difesa dal mondo esterno che costituisce la vita serena della più grande delle sorelle, Constance.
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Ottimo film, ben costruito e ben recitato, con una musica suggestiva e una scenografia adattissima alla storia narrata. Lo stile letterario (giustificato dal romanzo di Shirley Jackson da cui il film è tratto) allontana questo film, suddiviso in capitoli, dal puro genere horror, per inserirlo invece in quel novero di pellicole che amano investigare le personalità complesse dei personaggi (le due sorelle Blackwood, autorecluse in un grande maniero assieme ad uno zio folle e malato). Non è la vicenda che attrae (quindi risulta assurda l'accusa di finale scontato che qualcuno potrebbe muovere), quanto gli stilemi del racconto gotico, l'atmosfera sospesa e le psicologie delle protagoniste: la paura dell'altro che ossessiona la più piccola delle sorelle, Merricat (Mary Katherine), o il desiderio di vivere in un mondo artefatto costruito come una difesa dal mondo esterno che costituisce la vita serena della più grande delle sorelle, Constance. Merricat e Constance, nomi parlanti (la diffidenza e la sospettosità del gatto per la prima, la costanza di una vita rassicurante perché sempre uguale a se stessa per la seconda), sono due personaggi fragili e inermi, legate da un affetto viscerale che le fa sopravvivere, malgrado tutto.
Racconto allegorico, nutrito di tutte le ossessioni e le paure dell'autrice del romanzo, e che vede nell'irruzione dell'altro (un lontano cugino che vuol mettere le mani sulla cospicua eredità dei Blackwood) e nella malvagità del prossimo, parente o vicino che sia, una sorta di giustificazione alla violenza latente delle due sorelle, che, pur di rado, emerge come unico strumento di difesa. Una difesa legittima, che permette alle due di chiudersi nel loro castello, paghe dell'affetto reciproco.
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