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andrej
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giovedì 29 giugno 2017
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un action movie molto sopravvalutato
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Action movie molto sopravvalutato (almeno a mio parere), il film presenta alcuni indubbi pregi (solida regia, un buon cast, un'ottima fotografia, alcune scene d'azione spettacolari) ma anche grandissimi difetti, primi fra i quali una sceneggiatura con piu' buchi di un colapasta, che fa acqua da tutte le parti e da' vita ad una vicenda che, dopo un ottimo inizio, molto drammatico e plausibile, si sviluppa in modo sempre piu' bizzarro e inverosimile, procedendo con ritmo neanche sempre rapido e spedito verso un finale stra prevedibile. Guardabile, ma nulla di straordinario.
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stefano capasso
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martedì 22 luglio 2014
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la spirale della vendetta
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Macao, una coppia con due bambini viene improvvisamente assaltata da killers che uccidono tutti, tranne la donna che miracolosamente riesce a salvarsi. Dalla Francia arriva il padre, Costello, che le promette di vendicarla. Ingaggia 3 killers per aiutarlo nel suo intento, i quali riescono a individuare il gruppo che gli ha ucciso i parenti. Ma scoprono che i tre lavorano per lo stesso boss per il quale lavorano loro. Si trovano a dover scegliere quindi e da questa scelta si innescheranno una serie di azioni e di vendette.
Un noir quello di Johnnie To, ben strutturato, pulito, ad alta tensione che incentra, il lavoro sul tema della vendetta. E’ la vendetta che spinge tutti a muoversi e che innesca una spirale senza fine.
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Macao, una coppia con due bambini viene improvvisamente assaltata da killers che uccidono tutti, tranne la donna che miracolosamente riesce a salvarsi. Dalla Francia arriva il padre, Costello, che le promette di vendicarla. Ingaggia 3 killers per aiutarlo nel suo intento, i quali riescono a individuare il gruppo che gli ha ucciso i parenti. Ma scoprono che i tre lavorano per lo stesso boss per il quale lavorano loro. Si trovano a dover scegliere quindi e da questa scelta si innescheranno una serie di azioni e di vendette.
Un noir quello di Johnnie To, ben strutturato, pulito, ad alta tensione che incentra, il lavoro sul tema della vendetta. E’ la vendetta che spinge tutti a muoversi e che innesca una spirale senza fine. Dalla quale persino un uomo che perde totalmente la memoria non potrà esimersi, perché c’è sempre qualcuno che soffre per una perdita, al quale offrirla.
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grindhouse
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mercoledì 18 aprile 2012
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vendetta e amicizia sul cupo sfondo di hong kong
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Johnny Hallyday veste i panni di un ex killer in cerca di vendetta. Non sapendo chi o dove cercare chiede l’aiuto di altri tre killer (Antony Wong, Lam Suet, Lam Ka Tung). Il loro diverrà entro poco tempo un solido rapporto d’amicizia.
Come in suoi altri noti Hard Boiled, Exiled, Breaking News e il leggendario A Hero Never Dies, Johnnie To non punta a portare sullo schermo una trama complicata o eccessivamente articolata. E’ infatti questo il suo vero punto di forza. To lavora sui colori e sulle immagini, lasciando parlare loro e non i suoi personaggi.
Come dimenticare la mitica scena finale di A Hero Never Dies, o la sparatoria nella casa del dottore di Exiled, dove Antony Wong e i suoi affronato girando tra le tende, affrontano gli uomini di Simon Yam.
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Johnny Hallyday veste i panni di un ex killer in cerca di vendetta. Non sapendo chi o dove cercare chiede l’aiuto di altri tre killer (Antony Wong, Lam Suet, Lam Ka Tung). Il loro diverrà entro poco tempo un solido rapporto d’amicizia.
Come in suoi altri noti Hard Boiled, Exiled, Breaking News e il leggendario A Hero Never Dies, Johnnie To non punta a portare sullo schermo una trama complicata o eccessivamente articolata. E’ infatti questo il suo vero punto di forza. To lavora sui colori e sulle immagini, lasciando parlare loro e non i suoi personaggi.
Come dimenticare la mitica scena finale di A Hero Never Dies, o la sparatoria nella casa del dottore di Exiled, dove Antony Wong e i suoi affronato girando tra le tende, affrontano gli uomini di Simon Yam. Per non parlare poi delle mitiche scene di Vendicami alla discarica: quella della bicicletta e quella dei cubi di rifiuti usati come protezioni.
Tuttavia il top del film è nel personaggio di Johnny Hallyday, un cuoco francese che in precedenza ammazzava persone. Raffinato e mai imposto sempre al centro della narrazione, lascia anche il dovuto spazio al resto della squadra e ai suoi ruoli non indifferenti.
To affronta ancora una volta il tema delle triadi, il potente, affascinante e crudele mondo della mafia cinese. Come nei titoli già citati, Exiled e A Hero Never Dies, ci racconta come funziona questa pericolosa scacchiera, dove si può essere mangiati da un momento all’altro dal più inaspettato dei pezzi.
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numenoreano
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venerdì 28 ottobre 2011
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quando il polar incontra la salsa di soia
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Il piatto forte del regista, e cioè un'improbabile drappello di criminali questa volta inciampa in un dizionario con su scritte le regole fondamentali del genere polar, le legge con un forte accento hard boiled made in Hong Kong '80 e le ri-impacchetta con un pò di Sergio Leone qua e là non prima di averle condite con l'immancabile salsa di soia.
Risultato: un film sicuramente divertente per chi non abbia voglia di prendersi troppo sul serio e per chi trovi divertente la "comicità" dei film di To.
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Il piatto forte del regista, e cioè un'improbabile drappello di criminali questa volta inciampa in un dizionario con su scritte le regole fondamentali del genere polar, le legge con un forte accento hard boiled made in Hong Kong '80 e le ri-impacchetta con un pò di Sergio Leone qua e là non prima di averle condite con l'immancabile salsa di soia.
Risultato: un film sicuramente divertente per chi non abbia voglia di prendersi troppo sul serio e per chi trovi divertente la "comicità" dei film di To. Comicità che non sta nella ricerca della migliore risata ma nel non volersi prendere mai sul serio, spogliando i suoi personaggi di ogni responsabilità "morale" e rendendoceli più simpatici.
Sia chiaro, non si perde tempo e non si bada ai preamboli per il bene della fluidità della storia, sennò il pasto si raffredda. Perciò pace se i nostri eroi riescono a trovare tre cinesi qualsiasi in una città come Hong Kong non-viene-spiegato-come, pace se i particolari della storia sono curati meno che in una barzelletta di Pierino, perchè da soli alcuni lampi di genio (come la sparatoria con le "barriere" cubiche) ed alcune battute grottescamente illuminanti valgono il prezzo, virtuale, del biglietto.
Il cinema di Hong Kong, come celebra il nome della famosa industria cinematografica (Hong Kong action cinema) è azione. Il cinema di To ci aggiunge un pò di autoironia.
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ultimoboyscout
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sabato 29 gennaio 2011
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venge-moi, johnny!
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Passano gli anni ma Hallyday mantiene sempre un discreto fascino. E' bravo, cupo e duro come il film che sembra un action movie girato negli anni '80 per stile e atmosfere, coreograficamente molto orientale. Non amo molto gli oriental movie ma qui si mescola con un certo tocco occidentale portato da Hallyday: risultato piacevolissimo ma ero convinto fosse un film per certi versi migliore. Certe scene lo fanno somigliare ad un western metropolitano.
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reservoir dogs
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martedì 2 novembre 2010
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ricordarsi della vendetta
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Gangster movie orientale ai giorni d'oggi, la vendetta è la linea su cui si struttura questo film.
Una donna ha visto uccidersi marito e figli da dei killer, lei è viva per miracolo, il padre della donna alla notizia decide di trovare i colpevoli; marchia a fuoco sul suo cuore e a pennarello sulle foto dei sui cari la scritta "vendetta".
Vi sono continui rallenty che probabilmente sono funzionali ad incrementare "la teatralità" che in questo film si fa elemento principale.
Probabile citazione del film "Memento" dove Costello perde completamente la memoria per una pallottola conficcata in testa tempo fa e mai tolta, quindi utilizza delle polaroid per ricordarsi le morti dei suoi nemici e i volti dei suoi sicari che non riconosce sotto la pioggia.
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Gangster movie orientale ai giorni d'oggi, la vendetta è la linea su cui si struttura questo film.
Una donna ha visto uccidersi marito e figli da dei killer, lei è viva per miracolo, il padre della donna alla notizia decide di trovare i colpevoli; marchia a fuoco sul suo cuore e a pennarello sulle foto dei sui cari la scritta "vendetta".
Vi sono continui rallenty che probabilmente sono funzionali ad incrementare "la teatralità" che in questo film si fa elemento principale.
Probabile citazione del film "Memento" dove Costello perde completamente la memoria per una pallottola conficcata in testa tempo fa e mai tolta, quindi utilizza delle polaroid per ricordarsi le morti dei suoi nemici e i volti dei suoi sicari che non riconosce sotto la pioggia.
Per fargli completare la sua vendetta riceverà l'aiuto da una donna in rosso assieme a dei "giovani scout".
Altro film che indaga sul senso della vendetta ma in maniera diversa da "Revanche - ti ucciderò" qui la domanda da porsi e che anche i sicari di Costello si pongono è: Ha senso compiere vendetta se non ci si ricorda per cosa si compie e non ce ne ricorderemo quando compiuta?
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ntn93
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lunedì 27 settembre 2010
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male male male!!
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Ecco il film giusto per chi vuole capire "COSA NON E' UN BEL FILM"....gente che spara cento colpi di pistola e nessuno si ferisce, dettagli del tutto inverosimili...poi la trama insignificante. Nel complesso un film molto brutto. Voto: 4- (ntn93)
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(di grindhouse)
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storyteller
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sabato 4 settembre 2010
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un'odissea al rallenty
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In un mercato dove il film noir è per forza di cose subordinato al concetto di "spara spara", femmes fatales e sigarette oblique, Johnnie To esegue un magistrale passo di danza che lo estranea da convenzioni e stereotipi di sorta.
È un disincanto che di contrappunto genera inequivocabilmente un'atmosfera "incantata" e pregna di densi silenzi, pause che non sempre si avvalgono solo di un rallenty effettistico, ma di un vero e proprio inganno percettivo che distorce il tempo dell'azione. Ogni fotogramma trasuda significato e tiene col cuore in gola.
I dialoghi, poi, (giustamente) stringati e minimalisti, sono talmente pregni di ironia e di una tenerezza che non sfora mai nel pedissequo, da rappresentare un contorno molto saporito a questo piatto cucinato con maestria.
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In un mercato dove il film noir è per forza di cose subordinato al concetto di "spara spara", femmes fatales e sigarette oblique, Johnnie To esegue un magistrale passo di danza che lo estranea da convenzioni e stereotipi di sorta.
È un disincanto che di contrappunto genera inequivocabilmente un'atmosfera "incantata" e pregna di densi silenzi, pause che non sempre si avvalgono solo di un rallenty effettistico, ma di un vero e proprio inganno percettivo che distorce il tempo dell'azione. Ogni fotogramma trasuda significato e tiene col cuore in gola.
I dialoghi, poi, (giustamente) stringati e minimalisti, sono talmente pregni di ironia e di una tenerezza che non sfora mai nel pedissequo, da rappresentare un contorno molto saporito a questo piatto cucinato con maestria.
La riflessione sulla vendetta che ci motiva, ma che può essere demotivata dalle nostre debolezze di uomini "smemorati", ci porta a pensare che parole come "redenzione" o "perdizione", in fondo sono solo parole. Che tutti i giorni esistono persone con una famiglia e dei figli che combattono le loro battaglie personali, e non sempre si tratta esclusivamente dei "buoni". E che più in alto, come farebbe un bambino che gioca con le formiche, esiste qualcuno che se ne impippa dell'etica e manovra i fili di queste viziose commedie di morte.
Protagonisti indimenticabili.
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lunetta
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martedì 18 maggio 2010
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valzer o film d'azione?
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ho avuto difficoltà a esprimere un giudizio, perchè il film mi ha sorpreso. Ero convinta di assistere a un film truce, violento, con un ritmo mozzafiato, da dover chiudere gli occhi, ogni tanto. Ma non è proprio così: il film è pittosto lento, come un valzer, appunto, è truce, è vero, ma dopo aver visto un film dei fratelli cohen questo sembra una fiaba. L'uccisione dei bambini è certamente terribile, ma il regista riesce a privare anche quel momento di pathos. Il film è gradevole, con sparatorie inprobabili, quasi alla ceca, come un video gioco, e ambientazioni più coreografiche che angoscianti: le balle di giornali dietro a cui giocano lo scontro finale, la pioggia scrosciante, ma non violenta che accompagna l'uccisione dei killer rivali.
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ho avuto difficoltà a esprimere un giudizio, perchè il film mi ha sorpreso. Ero convinta di assistere a un film truce, violento, con un ritmo mozzafiato, da dover chiudere gli occhi, ogni tanto. Ma non è proprio così: il film è pittosto lento, come un valzer, appunto, è truce, è vero, ma dopo aver visto un film dei fratelli cohen questo sembra una fiaba. L'uccisione dei bambini è certamente terribile, ma il regista riesce a privare anche quel momento di pathos. Il film è gradevole, con sparatorie inprobabili, quasi alla ceca, come un video gioco, e ambientazioni più coreografiche che angoscianti: le balle di giornali dietro a cui giocano lo scontro finale, la pioggia scrosciante, ma non violenta che accompagna l'uccisione dei killer rivali. Anche i momenti più drammatici, o tragici sono smorzati da una atmosfera molto cinese, in cui tutto sembra un gioco. Un appunto alla sceneggiatura: il killer vecchietto, Holliday, che perde la memoria proprio durante un inseguimento....è stato eccessivo, e un pò ridicolo. Mi ricordava un pò clint eastwood, ma con una goccia di alzhaimer.
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domenica 16 maggio 2010
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il noir e nient'altro.
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Le porte delle case di Macao e Hong Kong sono di legno poco resistente. Lo sanno perfettamente i killer di Macao e Hong Kong, che bussano al campanello e poi sparano attraverso le porte. Inizia così Vendicami, con una porta di legno che esplode in faccia a un cinese, quindi tre sicari, sempre attraverso una porta, sparano alla moglie francese, e di certo non saranno le ante di un armadio a dare riparo ai due figli. È il padre della donna francese che s'investe del peso del titolo del film, assieme ad altri tre killer, trovati sul posto, e con i quali non è difficile prevedere l’inizio di una bella amicizia.
Vendicami è un noir che, oltre a ricordare alcuni classici del genere e a riferirsi esplicitamente a Melville, sembra avvicinarsi a una graphic novel, con la sua attenzione per le immagini e le angolazioni della visuale, i riflessi e i giochi di luce, i silenzi, i personaggi monodimensionali e la scelta di un intreccio che non ha bisogno d’essere sempre verosimile, alla ricerca di un’epica quasi sempre lontana dal melò.
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Le porte delle case di Macao e Hong Kong sono di legno poco resistente. Lo sanno perfettamente i killer di Macao e Hong Kong, che bussano al campanello e poi sparano attraverso le porte. Inizia così Vendicami, con una porta di legno che esplode in faccia a un cinese, quindi tre sicari, sempre attraverso una porta, sparano alla moglie francese, e di certo non saranno le ante di un armadio a dare riparo ai due figli. È il padre della donna francese che s'investe del peso del titolo del film, assieme ad altri tre killer, trovati sul posto, e con i quali non è difficile prevedere l’inizio di una bella amicizia.
Vendicami è un noir che, oltre a ricordare alcuni classici del genere e a riferirsi esplicitamente a Melville, sembra avvicinarsi a una graphic novel, con la sua attenzione per le immagini e le angolazioni della visuale, i riflessi e i giochi di luce, i silenzi, i personaggi monodimensionali e la scelta di un intreccio che non ha bisogno d’essere sempre verosimile, alla ricerca di un’epica quasi sempre lontana dal melò. Il film di To scorre deciso in una direzione, un flusso costante ma non fragoroso d’acqua fredda e nera; mette la rappresentazione sopra ogni altro elemento e mostra delle figure che, consapevolmente, si lasciano trascinare verso un destino già scritto. C’è poco spazio per la scelta e la sorpresa, in Vendicami, mentre ce n’è per i neon, i vicoli bui, le sigarette piegate, gli impermeabili, gli occhiali scuri anche di notte, i ralenti con i fiotti di sangue, i codici d’onore, i cappelli obliqui, la musica scarna come quella di Dead Man, gli ombrelli neri, i sorrisi davanti alla morte, il vento, la pioggia inevitabile. Si può volere qualcosa di diverso, ma non qualcosa di più. slowfilm.splinder.com
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