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frank75
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venerdì 12 marzo 2010
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horror visionario e sacrilego firmato ivan zuccon
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Sarah (Tiffany Shepis) è una bella ragazza inglese che con il desiderio di diventare suora di clausura, una notte si presenta alla porta del Convento del Nuovo Ordine nel quale viene accolta in modo non molto cortese da due suore vestite con un'appariscente tunica rosso fuoco.
Sarah però per riuscire a vestire anche'essa quell’abito dovrà prima superare una serie di prove fisiche che sfociano “quasi” nella tortura e che consistono in mutilazioni sempre più invalidanti praticate senza grosse esitazioni da un giovane dottore alcolizzato e di dubbia moralità sotto ricatto dalle suore che ne sfruttano la vulnerabilità verso i vizi della carne nonché il suo poco limpido passato.
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Sarah (Tiffany Shepis) è una bella ragazza inglese che con il desiderio di diventare suora di clausura, una notte si presenta alla porta del Convento del Nuovo Ordine nel quale viene accolta in modo non molto cortese da due suore vestite con un'appariscente tunica rosso fuoco.
Sarah però per riuscire a vestire anche'essa quell’abito dovrà prima superare una serie di prove fisiche che sfociano “quasi” nella tortura e che consistono in mutilazioni sempre più invalidanti praticate senza grosse esitazioni da un giovane dottore alcolizzato e di dubbia moralità sotto ricatto dalle suore che ne sfruttano la vulnerabilità verso i vizi della carne nonché il suo poco limpido passato.
Da quel quieto arrivo, comincerà per la protagonista, all’interno di quel lugubre convento, un macabro e insensato cammino verso Dio il quale però, man mano che perderà ad uno ad uno i propri sensi, si identificherà più con le sofferenze e il martirio di Nympha, un bambina cresciuta da un nonno brutale e assassino, che con un vero viaggio "spirituale" che dovrebbe porterla ad entrare in contatto con Dio solo attraverso la propria anima.
Come al solito, Ivan Zuccon dirige i suoi horror con una passione estrema che traspare evidente in ogni scena; dimostrando ancora una volta la sua poliedricità occupandosi non solo della regia, ma anche della sceneggiatura (insieme a Ivan Gazzarini), nonché del montaggio e della fotografia.
Ma al di là della lodevole passione e di una storia macabra ed abbastanza ispirata, questo sua creatura si fa ricordare più che altro per le scene di violenze estrema, di sesso esplicito (anche lesbico, nonché sacrilego quello tra il dottore e una suora) e la quantità industriale di “sangue” che sgorga da porte, pareti, soffitti oltre che da corpi umani.
L’impressione che si desume dalla visione di questo film è come sempre l'intenso attaccamento del regista italiano ad atmosfere, ambientazioni e stratagemmi horror che appartengono ad un epoca ormai lontana quella tipica degli horror italiani anni '70 e '80.
Tuttavia, quasi solo chi ha una certa età ed è cresciuto con i film horror italiani di Lamberto Bava e Dario Argento può forse riuscire ad apprezzarne pienamente la fattura, assolutamente fuori tempo nel nuovo millennio.
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albam@ater
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mercoledì 14 maggio 2008
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religione e horror sininimi del mondo odierno.
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Nympha è un film che ha differenti componenti.
Prima di tutto trovo che racchiuda con maturità ed eleganza, altri lungometraggi come e (non ho ancora avuto l’occasione di visionare le altre opere di Zuccon). I titoli citati pur avendo vita propria ed originalità, a mio avviso, fanno parte di un mosaico che culmina con la pellicola che vede protagonista una vittima del mondo odierno, folgorante, disfattista, privo di valori e così insopportabile tanto da far decidere alla protagonista Sarah di allontanarsene definitivamente. Zuccon non chiarisce i motivi scaturiti da questa decisione, ma sono superflui, il film non intende indagare sulla natura di tali eventi, ma notifica soltanto un vicenda che sfiora la denuncia di quanto sta accadendo nella nostra società, un mondo in cui le giovani generazioni prendono coscienza e si interrogano sul futuro e la qualità della vita, un mondo dove le opinioni contano più dei fatti e che non dà una possibilità concreta di “vedere” altri percorsi se non quelli estremi, come appunto rifugiarsi nella religione, autentico ricettacolo di falsità e menzogne, costruite sulle visioni politiche o degenerate di uomini e donne (poche per la verità) del passato che sfociano in una forma di potere devastante per le masse o per i singoli individui che vogliono riflettere sulla loro condizione esistenziale.
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Nympha è un film che ha differenti componenti.
Prima di tutto trovo che racchiuda con maturità ed eleganza, altri lungometraggi come e (non ho ancora avuto l’occasione di visionare le altre opere di Zuccon). I titoli citati pur avendo vita propria ed originalità, a mio avviso, fanno parte di un mosaico che culmina con la pellicola che vede protagonista una vittima del mondo odierno, folgorante, disfattista, privo di valori e così insopportabile tanto da far decidere alla protagonista Sarah di allontanarsene definitivamente. Zuccon non chiarisce i motivi scaturiti da questa decisione, ma sono superflui, il film non intende indagare sulla natura di tali eventi, ma notifica soltanto un vicenda che sfiora la denuncia di quanto sta accadendo nella nostra società, un mondo in cui le giovani generazioni prendono coscienza e si interrogano sul futuro e la qualità della vita, un mondo dove le opinioni contano più dei fatti e che non dà una possibilità concreta di “vedere” altri percorsi se non quelli estremi, come appunto rifugiarsi nella religione, autentico ricettacolo di falsità e menzogne, costruite sulle visioni politiche o degenerate di uomini e donne (poche per la verità) del passato che sfociano in una forma di potere devastante per le masse o per i singoli individui che vogliono riflettere sulla loro condizione esistenziale.
Nympha, inoltre, racconta di violenze familiari, un altro problema vecchio come il mondo, ma divenuto attuale, grazie alla morbosità dei mass-media che amano rotolarsi nel fango delle proprie notizie montate ad intervalli ed orari ben stabiliti per giorni e giorni, atti a catturare l’interesse di sprovveduti spettatori che si accontentano della dichiarazione di opinionisti improvvisati o di specialisti ben selezionati, che evitando il vero problema offrono una risposta superficiale di massa che, acquietando tutti, rientra nella perfetta cornice della disinformazione.
Al contrario, il film di Zuccon, tende ad assimilare ed a vomitare sullo schermo, realizzato con una ricerca dell’immagine ed una curata fotografia l’orrore che le vittime sono tenute e il più delle volte disposte a soffrire per l’isolamento dalla bellezza della vita come sperimentazione del progetto inizialmente voluto (dalla natura o dai nostri creatori non sta a me stabilirlo).
Isolamento dalla società, rifugio nella contemplazione della divinità, violenza domestica, dunque i temi trattati in Nympha, ma anche il dramma personale che ognuno di noi affronta ogni giorno per rispondere alle domande che frequentamente si pone a cui non sembra esserci risposta. Ho percepito una sorta di deja-vù in rari momenti della pellicola, come non associare, ad esempio, l’arrivo di Sarah al monastero sotto la pioggia battente ad un altra grande opera cinematografica (una delle poche e probabilmente l’ultima) del regista Dario Argento che in Suspiria racconta di una scuola di danza e dell’arrivo alla magione della protagonista Susy sotto un furiosa tempesta, potrebbe non essere una semplice coincidenza, ma un omaggio ad una indimenticabile pellicola che, a mio modesto parere, per decenni è rimasta insuperata. Visionare Nympha è stato come attraversare una fitta foresta, un deserto, una città in fiamme, senza scampo, senza alcuna ombra di speranza dal principio alla fine, ed è ciò che più mi ha impaurito, l’idea di conoscere già quello che ci aspetta, senza la possibilità di cambiare nulla.
Un finale, poi, delirante che ci scorta pian piano in una dimensione surreale come in un dipinto di HR Giger, che è quasi una liberazione, non solo per la protagonista, ma anche per lo spettatore che sfinito spegne il video consapevole che, forse, qualcun altro ha cominciato ad estinguere il suo soffio vitale.
By Roberto Cortese (AlbaM@ter)
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daniele
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martedì 20 novembre 2007
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un pochettino pretenzioso
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film un pochettino pretenzioso....mi permetto.... la prima metà si fatica a capire se è davvero genere horror o è più genere grottesco....
qualche imperfezione di regia ed effetti speciali.
comunque nel complesso non mi è dispiaciuto.
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