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gianleo67
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sabato 18 maggio 2013
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mesta deriva calligrafica del cinema polacco
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Coppia di amici della buona borghesia di Varsavia, un mite e riflessivo scrittore ed un estroso pianista esperto di cinema, si recano nella fattoria di un amico del primo nell'imminenza dell'invasione nazista nella Polonia occupata del 1943. La loro presenza animerà l'apparente quiete di una comunità rurale tra l'impegno nella resistenza partigiana, le movimentate relazioni erotiche di conturbanti adolescenti ed il mistero di un segreto doloroso che il pianista custodisce gelosamente nella piccola valigetta che porta sempre con sè. Finale di tragico e irridente lirismo.
Commedia drammatica sul filo di una sottile ed ambigua ironia dove l'eleganza (il lirismo) si volge in calligrafia e la tragedia negli esiti patetici di una involontaria comicità (la inspiegabile e paradossale dipartita di una vecchia signora scambiata per una fetta di torta?, la morte violenta di un partigiano codardo e del suo tremebondo uccisore, la tardiva nemesi di un padre rinnegato).
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Coppia di amici della buona borghesia di Varsavia, un mite e riflessivo scrittore ed un estroso pianista esperto di cinema, si recano nella fattoria di un amico del primo nell'imminenza dell'invasione nazista nella Polonia occupata del 1943. La loro presenza animerà l'apparente quiete di una comunità rurale tra l'impegno nella resistenza partigiana, le movimentate relazioni erotiche di conturbanti adolescenti ed il mistero di un segreto doloroso che il pianista custodisce gelosamente nella piccola valigetta che porta sempre con sè. Finale di tragico e irridente lirismo.
Commedia drammatica sul filo di una sottile ed ambigua ironia dove l'eleganza (il lirismo) si volge in calligrafia e la tragedia negli esiti patetici di una involontaria comicità (la inspiegabile e paradossale dipartita di una vecchia signora scambiata per una fetta di torta?, la morte violenta di un partigiano codardo e del suo tremebondo uccisore, la tardiva nemesi di un padre rinnegato). Storia balzana e un pò pretenziosa di intellettuali in gita campestre, biondine discinte che pelano patate, buffi partigiani dall'aria bonaria, cordiali nazisti mangiatori di uova, l'autore sembra avere scambiato il set per la tertrale messa in scena di una pretesa originalità letteraria, della stucchevole poetica di un soggetto capzioso che richiama una pagina buia della storia patria (l'occupazione nazista e lo sterminio degli ebrei polacchi) e le stridenti contraddizioni di una generazione di raffinati pensatori tra nichilismo da solotto e repressi sensi di colpa.
Film che si snoda lungo un accidentato percorso dei sensi (quelli acutissimi di un infingardo protagonista) e della memoria tra una accattivante melodia che conserva una certa sbarazzina impertinenza e la indecente promiscuità di uno sguardo impudico che sbircia tra le gambe di maliziose e bionde lolite quale malinteso struggimento per un candido ardore giovanile, quale ludica intesa tra arzilli vegliardi che esorcizzano nel fortino bucolico di una parentesi agreste il cupo sentore di una tragedia incombente.
Non ostante alcuni interessanti spunti autoriali (i lenti movimenti di macchina che rivelano le scene stuzzicanti di una insolente sensualità, l'eco lontana di un fronte di guerra che asserraglia il microcosmo bucolico di un eremo felice fotografato nelle calde tonalità della primavera polacca, la vena sarcastica e beffarda di un ineffabile manipolatore di sentimenti quale occulto regista di un finale passionale) il film mostra evidenti i segni di uno squilibrio tra il rumore di fondo di un tema tragico e la fragile indolenza di un registro ironico,volutamente provocatorio, non privo di evidenti incongruenze espressive (perchè,ci si chiede, i personaggi si comportano come le attonite marionette di un teatrino dell'assurdo piuttosto che come le maschere credibili in un contesto realistico?) e di macroscopiche contraddizioni della logica narrativa (la già citata anziana deceduta in circostanze paradossali, la inspiegabile clemenza dei soldati crucchi verso i pacifici abitanti della fattoria, l'epilogo crudele di una istigazione al massacro da parte di un guitto livoroso votato al suicidio). Gli attori saranno pure bravi, la regia capace e le intenzioni ottime ma il risultato è il prodotto decisamente mediocre una programmatica ambizione festivaliera che stravince (diversi premi nei festival nazionali polacchi e una nomination al Festival di Venezia del 2003) ma per nulla convince. Mesta deriva calligrafica del glorioso cinema polacco.
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oreste colombo
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domenica 24 febbraio 2008
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un grande film, come non se ne vedevano da tempo
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1943. Durante la campagna polacca un padre si rende responsabile della perdita della figlia. C’è la resistenza partigiana, e ci sono i campi di concentramento. Ci sono i nazisti. C’è la guerra. Ma tutto questo non ha importanza. Apparentemente, infatti, questa cornice storica rimane sullo sfondo. In primo piano, invece, le vicissitudini di una famiglia che vive in una tenuta che sembra un inno alle attività bucoliche. I tedeschi compaiono solo per rifornirsi di generi alimentari se li si accontenta, non fanno storie. Quasi come in certi vecchi film sul sud degli Stati Uniti durante la guerra di secessione. Un’atmosfera irreale, nella quale s’innestano le crudeltà perverse di Witold e del suo amico Frederik ai danni di Karol e di Enrica.
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1943. Durante la campagna polacca un padre si rende responsabile della perdita della figlia. C’è la resistenza partigiana, e ci sono i campi di concentramento. Ci sono i nazisti. C’è la guerra. Ma tutto questo non ha importanza. Apparentemente, infatti, questa cornice storica rimane sullo sfondo. In primo piano, invece, le vicissitudini di una famiglia che vive in una tenuta che sembra un inno alle attività bucoliche. I tedeschi compaiono solo per rifornirsi di generi alimentari se li si accontenta, non fanno storie. Quasi come in certi vecchi film sul sud degli Stati Uniti durante la guerra di secessione. Un’atmosfera irreale, nella quale s’innestano le crudeltà perverse di Witold e del suo amico Frederik ai danni di Karol e di Enrica. Una storia di vicende personali, quindi, nelle quali la Storia sembra non entrarci per niente. Frederik sarebbe persino simpatico, se non fosse che piace a tutti e se non fosse superdotato. Superdotato? E’ qui che sta la pornografia del titolo? Ebbene no: la dote particolare di Frederik è quella di possedere un udito sviluppatissimo, tale da fargli sentire anche i rumori più infinitesimali. La storia procede su questi binari. E ci si chiede che cosa c’entri la pornografia, e a che cosa serva il controluce storico.
La rivelazione arriva nell’ultima mezz’ora di film. Ed è devastante. Non rovinerò la sorpresa ai possibili spettatori. Basti sapere che tutto cambia: la realtà viene rivoltata come un calzino, Frederik viene mostrato finalmente nella sua vera natura, la Storia fa irruzione e diventa protagonista.
Un grande film, come non se ne vedevano da tempo. Il grande cinema europeo torna a fare irruzione alla Mostra di Venezia. E nessuno uscirà illeso dalla proiezione di questa pellicola straordinaria e spiazzante. Da vedere. Assolutamente. Almeno per poterne discutere. Perché l’indifferenza è l’unica sensazione che l’opera di Kolski non potrà suscitarvi. Prenotatevi per la visione. Fidatevi: ne vale la pena.
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