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luca scialo
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sabato 26 dicembre 2020
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una critica cruenta alle milizie sudcoreane
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Nel corso della sua brillante filmografia, Kim Ki-Duk non ha mai risparmiato critiche alla società della sua Sud Corea. Oltre alle autorità precostituite. Che cercano di nascondere, dietro un finto progresso e una finta felicità, i problemi sociali del loro popolo. Al pari di quanto fanno, dall'altra sponda del paese, i loro compaesani che hanno abbracciato l'ideologia opposta. In questa pellicola, il regista critica l'esercito. In particolare, quello preposto al controllo dei confini. Ne raffigura la spietatezza certo, ma anche la ridicolaggine. Dipingendo quei soldati come si fa nelle popolari barzellette sui gendarmi. Un esercito accecato dalla propaganda e lontano dal popolo che rappresenta.
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Nel corso della sua brillante filmografia, Kim Ki-Duk non ha mai risparmiato critiche alla società della sua Sud Corea. Oltre alle autorità precostituite. Che cercano di nascondere, dietro un finto progresso e una finta felicità, i problemi sociali del loro popolo. Al pari di quanto fanno, dall'altra sponda del paese, i loro compaesani che hanno abbracciato l'ideologia opposta. In questa pellicola, il regista critica l'esercito. In particolare, quello preposto al controllo dei confini. Ne raffigura la spietatezza certo, ma anche la ridicolaggine. Dipingendo quei soldati come si fa nelle popolari barzellette sui gendarmi. Un esercito accecato dalla propaganda e lontano dal popolo che rappresenta. Il tutto, incentrando comunque la trama sempre su una storia drammatica e commovente. Di giovani vite spezzate.
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ledyna
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lunedì 11 febbraio 2013
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la coscienza ritrovata
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Per il soldato Kang Han aver premuto il grilletto è stato come aprire le porte ad una coscienza che non aveva più. La vita dell'esercito gli aveva completamente azzerato i pensieri e le azioni, contribuendo ad una autodisciplina che in parte potrebbe essere letta come una morte interiore. Ma la ripresa di coscienza, come un lampo che illumina per un attimo, lo porta ancora più sotto, risucchiato in un pozzo pieno di disperazione, senso di non appartenenza e infine pazzia. Una pazzia, che appare consolatrice sia nel carnefice, sia nella vittima. Un destino crudele, ma comunque indotto dalle azioni sconsiderate di entrambi i protagonisti, avvolge qualsiasi cosa delle loro esistenze, non lasciando più scampo.
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Per il soldato Kang Han aver premuto il grilletto è stato come aprire le porte ad una coscienza che non aveva più. La vita dell'esercito gli aveva completamente azzerato i pensieri e le azioni, contribuendo ad una autodisciplina che in parte potrebbe essere letta come una morte interiore. Ma la ripresa di coscienza, come un lampo che illumina per un attimo, lo porta ancora più sotto, risucchiato in un pozzo pieno di disperazione, senso di non appartenenza e infine pazzia. Una pazzia, che appare consolatrice sia nel carnefice, sia nella vittima. Un destino crudele, ma comunque indotto dalle azioni sconsiderate di entrambi i protagonisti, avvolge qualsiasi cosa delle loro esistenze, non lasciando più scampo.
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massimo
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mercoledì 4 marzo 2009
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che bravo
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Quanto sei bravo Kim, li sto vedendo tutti i tuoi film. Semplicemente un grandissimo regista
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