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fireball
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giovedì 2 ottobre 2025
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il giappone feudale non e'' l''europa di carlo magno
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Come molti cercano disperatamente il senso di un romanzo di Dostoevsky in una affermazione singola di un singolo personaggio, così tanti trovano realmente un senso in questo o quel frammento dei film di Kurosawa ma ne smarriscono il significato. Perché dar fede allo scudiero? Ran è prima caos che follia e l'umanità che le immagini del film rappresentano non si può raccontare in termini moralistici di colpa e delitto. Il Re abdica, ma se nessuno è degno, a chi è rimasto il vero regno? E in che senso una sconfitta e non l'irrompere di una triste alterità che invece di estinguere distanzia? In che senso stragi criminali? O incomprensioni tragiche, che pur sempre possono capitare fra umani?
Si sa che la morale cristiana per il Giappone diventa differente, si trasforma.
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Come molti cercano disperatamente il senso di un romanzo di Dostoevsky in una affermazione singola di un singolo personaggio, così tanti trovano realmente un senso in questo o quel frammento dei film di Kurosawa ma ne smarriscono il significato. Perché dar fede allo scudiero? Ran è prima caos che follia e l'umanità che le immagini del film rappresentano non si può raccontare in termini moralistici di colpa e delitto. Il Re abdica, ma se nessuno è degno, a chi è rimasto il vero regno? E in che senso una sconfitta e non l'irrompere di una triste alterità che invece di estinguere distanzia? In che senso stragi criminali? O incomprensioni tragiche, che pur sempre possono capitare fra umani?
Si sa che la morale cristiana per il Giappone diventa differente, si trasforma... A prescindere da ciò: un guerriero è tale per insensibilità o per necessità? E come si può accettare che oggi da molti, insensibili a fronte di palazzi distrutti con innocenti e colpevoli dentro dagli ordigni della tecnica moderna e contemporanea, si voglia giudicare il Giappone feudale come se si stesse raccontando di Carlo Magno e dei suoi paladini? Insomma, proprio non ci siamo. Bisogna 'risvegliarsi, illuminarsi' o - se si vuol far riferimento a Cristo non a Buddha, 'risorgere, risuscitare'... ma in ogni caso sospendere i giochi di scambi di identità Oriente-Occidente.
MAURO PASTORE
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giovedì 2 ottobre 2025
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il giappone feudale non ? l'europa di carlo magno
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Come molti cercano disperatamente il senso di un romanzo di Dostoevsky in una affermazione singola di un singolo personaggio, cos? tanti trovano realmente un senso in questo o quel frammento dei film di Kurosawa ma ne smarriscono il significato. Perch? dar fede allo scudiero? "Ran" ? prima caos che follia e l'umanit? che le immagini del film rappresentano non si pu? raccontare in termini moralistici di colpa e delitto. Il Re abdica, ma se nessuno ? degno, a chi ? rimasto il vero regno? E in che senso una sconfitta e non l'irrompere di una triste alterit? che invece di estinguere distanzia? In che senso stragi criminali? O incomprensioni tragiche, che pur sempre possono capitare fra umani? Si sa che la morale cristiana per il Giappone diventa differente, si trasforma.
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Come molti cercano disperatamente il senso di un romanzo di Dostoevsky in una affermazione singola di un singolo personaggio, cos? tanti trovano realmente un senso in questo o quel frammento dei film di Kurosawa ma ne smarriscono il significato. Perch? dar fede allo scudiero? "Ran" ? prima caos che follia e l'umanit? che le immagini del film rappresentano non si pu? raccontare in termini moralistici di colpa e delitto. Il Re abdica, ma se nessuno ? degno, a chi ? rimasto il vero regno? E in che senso una sconfitta e non l'irrompere di una triste alterit? che invece di estinguere distanzia? In che senso stragi criminali? O incomprensioni tragiche, che pur sempre possono capitare fra umani? Si sa che la morale cristiana per il Giappone diventa differente, si trasforma... A prescindere da ci?: un guerriero ? tale per insensibilit? o per necessit?? E come si pu? accettare che oggi da molti, insensibili a fronte di palazzi distrutti con innocenti e colpevoli dentro dagli ordigni della tecnica moderna e contemporanea, si voglia giudicare il Giappone feudale come se si stesse raccontando di Carlo Magno e dei suoi paladini? Insomma, proprio non ci siamo. Bisogna 'risvegliarsi, illuminarsi' o - se si vuol far riferimento a Cristo non a Buddha, 'risorgere, risuscitare'... ma in ogni caso sospendere i giochi di scambi di identit? Oriente-Occidente.
MAURO PASTORE
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djtigi
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domenica 2 maggio 2021
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grottesco
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Trama interessante ma poco avvincente, belli i costumi. Mi perplimono alcune scene molto inverosimili. Il giullare contribuisce a rovinare il film. Dopo un'ora e mezza ho cominciato a vedere quanto mancava alla fine.
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(di il cinefilo)
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valetag
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venerdì 21 febbraio 2014
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ran: caos e follia.
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« Gli esseri umani si perdono sempre, e riprendono sempre la stessa strada.»
Con questa nuova versione del Re Lear, Kurosawa ribadisce la sua visuale sulla violenza che caratterizza ogni essere umano.
Il gran principe Hidetora, giunto ormai ad una veneranda età, decide di spartire le sue terre, conquistate versando molto sangue, tra i suoi tre figli: Taro, Jiro e Saburo. I primi due si mostrano entusiasti, mentre il terzo ammonisce il padre del caos che si verrebbe a creare dividendo il potere. Il principe si accorgerà ben presto che gli avvertimenti di Saburo non erano poi così infondati.
Molto incisive le scene in cui i portoni dei castelli vengono chiusi sbattendo e cigolando, proprio per enfatizzare il gesto ingrato dei figli.
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« Gli esseri umani si perdono sempre, e riprendono sempre la stessa strada.»
Con questa nuova versione del Re Lear, Kurosawa ribadisce la sua visuale sulla violenza che caratterizza ogni essere umano.
Il gran principe Hidetora, giunto ormai ad una veneranda età, decide di spartire le sue terre, conquistate versando molto sangue, tra i suoi tre figli: Taro, Jiro e Saburo. I primi due si mostrano entusiasti, mentre il terzo ammonisce il padre del caos che si verrebbe a creare dividendo il potere. Il principe si accorgerà ben presto che gli avvertimenti di Saburo non erano poi così infondati.
Molto incisive le scene in cui i portoni dei castelli vengono chiusi sbattendo e cigolando, proprio per enfatizzare il gesto ingrato dei figli.
kurosawa riproduce una delle guerre più drammatiche e claustrofobiche della storia del cinema: le frecce sibilano, e dove le frecce non arrivano, gli archibugi colpiscono. I morti sono ovunque, ammassati agli angoli del castello o penzolanti dalle torri. Le donne, per evitare una morte violenta, si uccidono tra loro. Quello che colpisce di più sono gli schizzi di sangue, quasi arancione, ma non per questo meno impressionante.
Particolare la scelta di rappresentare l'Hidetora impazzito proprio come ci si immaginerebbe un vecchio folle: la veste che si alza fino a mostrare le magre gambe nude, i capelli bianchi scompigliati, lo sguardo vacuo e il volto terribilmente pallido. Tatsuya Nakadai è, inoltre, molto incisivo nell'interpretare i momenti in cui il principe perde il controllo e viene sopraffatto dal disorientamento: scene di angoscia, di profonda tristezza e malinconia.
Preziosa anche la figura del buffone, personaggio chiave di tutta la storia. Sarà infatti lui, insieme a Tango, il consigliere di Hidetora, a pronunciare le frasi che, in pratica riassumono tutto il film: « Non bestemmiare contro Buddha e gli dei. Sono loro che piangono, per i delitti che gli uomini compiono per la loro stupidità, perché credono che la loro sopravvivenza dipenda dall'assassinio degli altri ripetuto all'infinito. Non piangere, il mondo è fatto così. Gli uomini cercano il dolore, non la gioia. Preferiscono la sofferenza alla pace. Guardali, questi stupidi esseri umani, che si battono per il dolore, si esaltano per la sofferenza e si compiacciono dell'assassinio! »
Kurosawa ci rappresenta così: abbiamo bisogno di vedere la sofferenza degli altri per avere la nostra gioia, proprio come Hidetora fece strage per conquistare i suoi territori, e come Kaede, la quale non desidera altro se non vedere distrutta la casata degli Hichimonji . La violenza, però, porta solo ad altra violenza. Perdonare non serve a nulla, perchè nemmeno chi riesce a trovare la propria felicità nel cuore, come Suè e Kaede, è immune alla violenza altrui.
La colonna sonora è azzeccata per la drammaticità della pellicola: già all'inizio troviamo una musica grave e angosciosa, mentre il flauto di Kaede suona triste e disperato, chiudendo l'ultima scena.
Come al solito, il regista utilizza delle riprese semplici e pulite, avvalendosi dei magnifici paesaggi giapponesi e inquadrando più volte il cielo. Inoltre, ha curato molto i particolari dell'audio, dai grilli che cantano nella prateria alle frecce che fischiano.
I dialoghi sono minimali ed efficaci.
Film assolutamente consigliato per chi vuole riflettere sul proprio caos interiore.
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dario fireman
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giovedì 30 gennaio 2014
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pellicola significativa,ma "lenta"
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Si racconta la guerra fratricida, smisurata da potere e ambizione. Un padre tiranno si scaglia apparentemente contro gli amati figli e da essi viene ripudiato per presunta follia. Bei dialoghi, paesaggi incredibili, scenografie memorabili. L'unico neo dell'impeccabile Kurosawa è che il film scorre un pò troppo lentamente, senza particolari momenti "cult", nonostante il copione sia altamente significativo ed inimitabile. Tra i migliori film giapponesi di sempre, questo è un dato certo.
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great steven
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domenica 19 gennaio 2014
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un giappone rinascimentale assolutamente epico.
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RAN (GIAP, 1985) diretto da AKIRA KUROSAWA. Interpretato da TATSUYA NAKADAI – MIEKO ARADA – AKIRA TERAO – DAISUKE RYU – PETER ISHASHI IGAWA § Nel Giappone del XVI secolo, il principe Hidetora Ichimonji è ormai anziano e deve dividere il proprio regno fra i tre figli maschi Saburo, Taro e Ijiro. Fin dal principio sorgono dissapori e contrasti su chi dovrà possedere i tre castelli simbolo del potere territoriale, finché le questioni ereditarie non degenereranno in una lotta fratricida che vedrà i tre fratelli affrontarsi brutalmente l’uno contro l’altro, e contendersi il povero genitore che nel frattempo impazzisce e perde il lume della ragione, e mentre muore pronuncia una condanna dell’intera umanità che si dissolve nel vento.
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RAN (GIAP, 1985) diretto da AKIRA KUROSAWA. Interpretato da TATSUYA NAKADAI – MIEKO ARADA – AKIRA TERAO – DAISUKE RYU – PETER ISHASHI IGAWA § Nel Giappone del XVI secolo, il principe Hidetora Ichimonji è ormai anziano e deve dividere il proprio regno fra i tre figli maschi Saburo, Taro e Ijiro. Fin dal principio sorgono dissapori e contrasti su chi dovrà possedere i tre castelli simbolo del potere territoriale, finché le questioni ereditarie non degenereranno in una lotta fratricida che vedrà i tre fratelli affrontarsi brutalmente l’uno contro l’altro, e contendersi il povero genitore che nel frattempo impazzisce e perde il lume della ragione, e mentre muore pronuncia una condanna dell’intera umanità che si dissolve nel vento. Gli unici suoi sostenitori in questa discesa nell’inferno della guerra e della cupidigia sono il Matto, buffone di corte, e Tango, capo del reparto militare del regno di Hidetora.Kurosawa ha saputo trarre il meglio dal dramma di Shakespeare Re Lear, convertendo le tre figlie femmine del sovrano europeo (Cordelia, Regan e Gonerill) in tre figli maschi, perché ha estrapolato dal testo i momenti più intensi di un’epopea di sconfitti e derelitti che cerca nella manifestazione e nell’esercizio del potere il posto dove riporre le proprie insicurezze, i propri timori e le proprie sporcizie interiori che non verranno pulite mai. Nonostante una cospicua riduzione della pagina shakespeariana, il film colpisce per l’accademismo espositivo e per la rievocazione di un’era epica dove il sangue, le armi, i combattimenti e i campi di battaglia hanno una potente funzione narrativa e rappresentano la violenza come mezzo per impossessarsi della potenza che permette il governo di un paese allo sbaraglio e dilaniato da rivalse e guerre civili. La prima parte, più concatenata e tranquilla, si incorpora perfettamente nella seconda, dove la follia di Hidetora la fa da padrone insieme alla figura della cognata di Ijiro che pretende rivendicazioni sul regno sbranato tra i tre fratelli guerrafondai e incapaci di accordarsi pacificamente. Un’ottima scenografia e una colonna sonora maestosa e soave concludono gli altissimi meriti di una pellicola che non lesina momenti di splendido cinema rinascimentale e attimi di canto magnifico. Un gioiello nella vasta filmografia del cineasta giapponese, che ha costruito una sceneggiatura non originale a cui spettano elogi e complimenti.
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luca scial�
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sabato 3 agosto 2013
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il disfacimento del mondo
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Il tiranno Hidetora Ichimonij giunto a 76 anni decide di ritirarsi e dividere il suo Regno tra i 3 figli. I quali però si mostrano ingrati: il primo finisce per cacciarlo, il secondo è geloso del primo e vuole prendere il suo posto, il terzo lo abbandona subito dandogli del pazzo. Ma sarà proprio quest'ultimo a correre in suo soccorso, ormai diventato un vagabondo senza memoria. Il disfacimento però è ormai irreversibile.
Attraverso la storia di una dinastia, Akira Kurosawa affronta il tema del disfacimento dell'umanità, causato dall'instancabile bramosia di potere dell'essere umano; la quale porta a mettere gli uomini uno contro l'altro fino all'autodistruzione.
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Il tiranno Hidetora Ichimonij giunto a 76 anni decide di ritirarsi e dividere il suo Regno tra i 3 figli. I quali però si mostrano ingrati: il primo finisce per cacciarlo, il secondo è geloso del primo e vuole prendere il suo posto, il terzo lo abbandona subito dandogli del pazzo. Ma sarà proprio quest'ultimo a correre in suo soccorso, ormai diventato un vagabondo senza memoria. Il disfacimento però è ormai irreversibile.
Attraverso la storia di una dinastia, Akira Kurosawa affronta il tema del disfacimento dell'umanità, causato dall'instancabile bramosia di potere dell'essere umano; la quale porta a mettere gli uomini uno contro l'altro fino all'autodistruzione. Non manca un riferimento religioso, sui dubbi della fede. Ben sei nomination, una sola statuina, per i costumi. Imponente scena di guerra e trama come sempre dettagliata. Di tanto in tanto rallenta pesantemente, ma le ultime sequenze sono da lezione di cinema.
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jacopo b98
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venerdì 24 maggio 2013
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il capolavoro di kurosawa è sempre epico
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Il gran principe Hidedora (Nakadai), abdicando, divide il regno tra i suoi tre figli (Terao, Nezu e Ryu). Due di loro, privi di gratitudine, lo tradiranno e scateneranno una guerra per ucciderlo, il terzo, dopo aver ammonito il padre, cercherà di aiutarlo, incorrendo nella morte. Il vecchio monarca impazzirà. Il capolavoro assoluto di uno dei più grandi registi giapponesi, nominato a quattro Oscar, regia, fotografia, scenografia e costumi, quest’ultimo l’unico che riuscirà a vincere, e vincitore di due BAFTA: film straniero e trucco. Il soggetto è Re Lear di Shakespeare, ridotto all’osso, rivisitato in chiave nipponica: tutto il film è una celebrazione del grande cinema giapponese e del suo autore, ormai settantacinquenne, che ci incanta con costumi e scenografie che ancor oggi lasciano a bocca aperta, dato che anche per le grandiose e complesse scene di battaglia il regista non ha fatto ricorso ad alcuna tecnologia.
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Il gran principe Hidedora (Nakadai), abdicando, divide il regno tra i suoi tre figli (Terao, Nezu e Ryu). Due di loro, privi di gratitudine, lo tradiranno e scateneranno una guerra per ucciderlo, il terzo, dopo aver ammonito il padre, cercherà di aiutarlo, incorrendo nella morte. Il vecchio monarca impazzirà. Il capolavoro assoluto di uno dei più grandi registi giapponesi, nominato a quattro Oscar, regia, fotografia, scenografia e costumi, quest’ultimo l’unico che riuscirà a vincere, e vincitore di due BAFTA: film straniero e trucco. Il soggetto è Re Lear di Shakespeare, ridotto all’osso, rivisitato in chiave nipponica: tutto il film è una celebrazione del grande cinema giapponese e del suo autore, ormai settantacinquenne, che ci incanta con costumi e scenografie che ancor oggi lasciano a bocca aperta, dato che anche per le grandiose e complesse scene di battaglia il regista non ha fatto ricorso ad alcuna tecnologia. Cromaticamente strepitoso, ricco di colori sgargianti, degno del prezioso capolavoro kubrikiano Barry Lyndon, è uno dei più straordinari film in costume della storia. Interpretato da un attore strepitoso che è riuscito a dargli uno spessore epico, Hidedora resta uno dei personaggi emblematici del cinema giapponese e non solo. È la storia di un pazzo, che vaga solo con il suo buffone, che lo compatisce eppure lo critica, lo ama e lo odia, ma soprattutto desidera la sua pazzia: il pazzo è incosciente. E così si consuma questa tragedia teatrale shakespeariana. Un dramma potente ed ispirato, nel segno della guerra e della follia, e di dio, come svela alla fine la bestemmia del giullare. Numerosi i personaggi indimenticabili, su tutti la vendicativa Kaede (Harada). Per il film Kurosawa ebbe un budget e un tempo di ripresa pressoché indeterminato.
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fefè22
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sabato 4 agosto 2012
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il fantastico cinema di kurosawa
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Questa trasposizione in chiave orientale del Re Lear è il secondo capolavoro di akira kurosawa (sotto solamente al magistrale i sette samurai ) . La recitazione è sublime soprattutto da parte del protagonista Tatsuya Nakaday che intepreta un sanguinario che poi scontera tutti i suoi peccati quando due dei suoi figli gli si ritorceranno contro e quando vedra la morte del suo terzo figlio l' unico che in realta gli ha sempre voluto bene.Il titolo originale è caos : ovvero il caos che creano gli uomini sempre alla ricerca di guerre e d morte invece che alla ricerca di pace . Questo film è stato candidato a 4 premi oscar (che secondo me per l' alto livello registico , recitativo e per la bellezza della FOTOGRAFIA avrebbe meritato piu candidature)e ne ha vinto 1 solo!!!!! Per i costumi .
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Questa trasposizione in chiave orientale del Re Lear è il secondo capolavoro di akira kurosawa (sotto solamente al magistrale i sette samurai ) . La recitazione è sublime soprattutto da parte del protagonista Tatsuya Nakaday che intepreta un sanguinario che poi scontera tutti i suoi peccati quando due dei suoi figli gli si ritorceranno contro e quando vedra la morte del suo terzo figlio l' unico che in realta gli ha sempre voluto bene.Il titolo originale è caos : ovvero il caos che creano gli uomini sempre alla ricerca di guerre e d morte invece che alla ricerca di pace . Questo film è stato candidato a 4 premi oscar (che secondo me per l' alto livello registico , recitativo e per la bellezza della FOTOGRAFIA avrebbe meritato piu candidature)e ne ha vinto 1 solo!!!!! Per i costumi . Quindi questo è il fantastico cinema di Kurosawa che ha diretto e sceneggiato uno dei migliori film degli ultimi 30 anni e chi non lo ha ancora visto cinsiglio vivamente di andare a comprarselo
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stefano burini
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lunedì 13 giugno 2011
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ran. caos.
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Cinema d'altri tempi, film come non se ne fanno più. Niente effetti speciali, niente battute ad effetto, in due parole niente cazzate, solo un enorme, elefantiaca tragedia guerresca con una morale di fondo dal tono esistenzialista e totalmente antibellicista.
Raccontare la guerra, peggio ancora, una guerra fratricida, causata dalla troppa ambizione e da un potere smisurato, troppo grande per dei piccoli uomini, lasciandosi affascinare dal sudore e dal sangue della battaglia, dal luccicare di spade e armature e dallo sfarzo dei vessilli di guerra, e infine dalla lealtà, nobile, ma anche cieca, di soldati, vassalli e servitori, quasi fossero delle attenuanti per coloro che hanno in qualche modo creduto di combattere in nome di qualcosa di degno, eppure condannandone fermamente il (non) senso.
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Cinema d'altri tempi, film come non se ne fanno più. Niente effetti speciali, niente battute ad effetto, in due parole niente cazzate, solo un enorme, elefantiaca tragedia guerresca con una morale di fondo dal tono esistenzialista e totalmente antibellicista.
Raccontare la guerra, peggio ancora, una guerra fratricida, causata dalla troppa ambizione e da un potere smisurato, troppo grande per dei piccoli uomini, lasciandosi affascinare dal sudore e dal sangue della battaglia, dal luccicare di spade e armature e dallo sfarzo dei vessilli di guerra, e infine dalla lealtà, nobile, ma anche cieca, di soldati, vassalli e servitori, quasi fossero delle attenuanti per coloro che hanno in qualche modo creduto di combattere in nome di qualcosa di degno, eppure condannandone fermamente il (non) senso.
Odio, amore, onore e vendetta i temi portanti della proiezione e di un cinema fatto di sentimenti forti e di torbidi intrighi, raccontati senza mezze misure: faccende umane, terrene, d'altronde, così come traspare dai surreali interventi di un Matto preso di peso dallo shakesperiano Re Lear, altra fonte d'ispirazione mai nascosta di questo magnum opus di Kurosawa, e da un botta e risposta finale da annali tra il Matto e il fido Tango di fronte all'ennesimo cadavere eccellente:
“Perché non ci sono né dèi ne Buddha in questo mondo? Dove siete? Se esistete, ascoltateci almeno una volta: vi annoiate talmente in cielo da divertirvi a guardare gli uomini morire come dei vermi? Mio Dio! E così divertente assistere alle tragedie degli esseri umani?”
“Non bestemmiare contro Buddha e gli dèi, sono loro che piangono, idiota! Per i delitti che gli uomini che gli uomini commettono per la loro stupidità, perché credono che la loro sopravvivenza dipenda dall'assassinio degli altri ripetuto all'infinito. Non piangere, il mondo è fatto così, gli uomini cercano il dolore non la gioia, preferiscono la sofferenza alla pace. Guardali, questi stupidi esseri umani, che si battono per il dolore e si esaltano per la sofferenza e si compiacciono dell'assassinio!”
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