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dandy
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giovedì 13 novembre 2014
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non è proprio il caso di violentarla.
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Uno dei più famosi e discussi esempi del filone "rape and revenge",inaugurato nel '72 da Wes Craven con "L'ultima casa a sinistra"(ma secondo alcuni sarebbe cominciato l'anno prima con "Cane di paglia" di Sam Peckinpah).Oggetto di culto negli USA,oggi perde inevitabilmente quasi tutta la carica dirompente e scioccante che aveva destato ai tempi.Certo non manca una spartana accuratezza nella messa in scena,e certe crudezze ancora oggi fanno effetto(l'evirazione nella doccia).Ma come la maggiorparte dei prodotti analoghi(che trovarono i loro realizzatori anche da noi),il pretesto di fare analisi sociologica(in questo caso sulla misoginia senza limiti di una nazione maschilista retrograda e bestiale)serve unicamente a mostrare violenza reiterata e gratuitamente compiaciuta.
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Uno dei più famosi e discussi esempi del filone "rape and revenge",inaugurato nel '72 da Wes Craven con "L'ultima casa a sinistra"(ma secondo alcuni sarebbe cominciato l'anno prima con "Cane di paglia" di Sam Peckinpah).Oggetto di culto negli USA,oggi perde inevitabilmente quasi tutta la carica dirompente e scioccante che aveva destato ai tempi.Certo non manca una spartana accuratezza nella messa in scena,e certe crudezze ancora oggi fanno effetto(l'evirazione nella doccia).Ma come la maggiorparte dei prodotti analoghi(che trovarono i loro realizzatori anche da noi),il pretesto di fare analisi sociologica(in questo caso sulla misoginia senza limiti di una nazione maschilista retrograda e bestiale)serve unicamente a mostrare violenza reiterata e gratuitamente compiaciuta.Che a tratti sfiora il parossismo(specie nelle sequenze dello stupro).Inversosimile il fatto che nella seconda parte uno uno degli stupratori si lasci sedurre come niente fosse,agevolando gli intenti della protagonista.E anche il finale al lago è artificioso.Camille Keaton,pronipote di Buster Keaton,si sottopone a un tour de force assai tosto.Ed è seminuda praticamente per tutto il film.Distribuito prima autonomamente dal regista(col titolo "Day of the woman"),poi ufficialmente nel 1980.Presto massacrato dai censori e bandito in diversi paesi(tra cui l'Inghilterra naturalmente).Ritornato integrale in DVD.Un'occhiatina i fan gliela possono pure dare.Il remake del 2010 invece,andrebbe lasciato perdere.
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toty bottalla
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giovedì 29 maggio 2014
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stupro e vendetta in scena stile fumetto!
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Un film girato a basso costo senza idee nè talento, una storia poco credibile in una sceneggiatura ridicola ansiosa solo di soddisfare sete di vendetta sanguinaria senza che nessuno intorno si accorga di nulla, "non violentate jennifer" è solo il racconto di quattro balordi all'interno di un fumetto! Saluti.
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miguel22
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venerdì 20 aprile 2012
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l'essenza dell'orrore umano
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Questa pellicola pur proponendo un tema assai difficile e brutale come la violenza carnale,da un punto di vista meramente cinematografico rappresenta un cult nel suo genere (horror,drammatico,thriller ) ?... Nello spettatore suscita un susseguirsi di emozioni che non ti abbandonano facilmente,rabbia,orrore,pietà,vendetta riuniti in un unico losco e silenzioso contesto che ne amplifica l'atto ingiustificabile.
Ricordo ancora quando lo vidi per la prima volta,forte fu il senso di disgusto e di rabbia che provai, e per questo voto massimo,come sempre cinematograficamente parlando !
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freak88
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domenica 10 luglio 2011
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un tema scomodo e attuale in un film mediocre
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Più che un film horror, mi sembra un film incentrato sulla violenza dello stupro, almeno nella prima parte. Un tema quanto mai attuale, purtroppo, che per quell'epoca doveva però rappresentare un tabù: ed infatti il film andò incontro a molte grane dovute alla censura. Zarchi è impietoso nel mostrarcelo, con quasi mezz'ora di sevizie ai danni di Jennifer nel mezzo di un paesaggio bucolico e naturalistico avvolto in un silenzio straziante, squarciato dalle urla della vittima. Se l'estrema delicatezza del tema trattato giustifica il minimalismo e la rudezza con cui il regista sceglie di rappresentarlo(non vedo come la scena dello stupro possa essere considerata "eccessiva":l'atto in sè è già una crudeltà ingiustificabile)al fine di ampliarne l'effetto, la seconda parte cerca di sviare decisamente nell'horror puro proponendo la vendetta di Jennifer.
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Più che un film horror, mi sembra un film incentrato sulla violenza dello stupro, almeno nella prima parte. Un tema quanto mai attuale, purtroppo, che per quell'epoca doveva però rappresentare un tabù: ed infatti il film andò incontro a molte grane dovute alla censura. Zarchi è impietoso nel mostrarcelo, con quasi mezz'ora di sevizie ai danni di Jennifer nel mezzo di un paesaggio bucolico e naturalistico avvolto in un silenzio straziante, squarciato dalle urla della vittima. Se l'estrema delicatezza del tema trattato giustifica il minimalismo e la rudezza con cui il regista sceglie di rappresentarlo(non vedo come la scena dello stupro possa essere considerata "eccessiva":l'atto in sè è già una crudeltà ingiustificabile)al fine di ampliarne l'effetto, la seconda parte cerca di sviare decisamente nell'horror puro proponendo la vendetta di Jennifer. E qui il film scade quasi nel ridicolo, con poca credibilità nei fatti, nei personaggi e con un finale decisamente precipitoso. Deludendo l'attesa.
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lukemisonofattotuopadre
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martedì 5 aprile 2011
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l'apice della violenza
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è uno dei film più violenti che abbia mai visto, e per esempio la scena di stupro batte tutte le sequenze di questo bestiale atto "umano" che abbia mai visto; anche se Cannibal Holocaust è una spanna o due avanti per il contenuto generale. Il film ha una trama semplice semplice, e non c'è nulla da dire al riguardo, ma i pregi del film sono essenzialmente due: la maestria con la quale Meir Zarchi dirige la pellicola, alternando scene di un'intollerabile tensione alla Casa 1 di Sam Raimi, ad altre di intollerabile violenza, battendo nei suoi picchi il sopracitato Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato e, per l'evidenza di parti anatomiche femminili/maschili, è da vero e proprio film porno. L'altro merito è la critica feroce e senza possibilità di replica alla bestialità maschile: questi cosiddetti uomini sono poco più che bestie,e la maniera orrenda con la quale trattano la povera ragazza li condanna alla morte e al nostro disprezzo.
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è uno dei film più violenti che abbia mai visto, e per esempio la scena di stupro batte tutte le sequenze di questo bestiale atto "umano" che abbia mai visto; anche se Cannibal Holocaust è una spanna o due avanti per il contenuto generale. Il film ha una trama semplice semplice, e non c'è nulla da dire al riguardo, ma i pregi del film sono essenzialmente due: la maestria con la quale Meir Zarchi dirige la pellicola, alternando scene di un'intollerabile tensione alla Casa 1 di Sam Raimi, ad altre di intollerabile violenza, battendo nei suoi picchi il sopracitato Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato e, per l'evidenza di parti anatomiche femminili/maschili, è da vero e proprio film porno. L'altro merito è la critica feroce e senza possibilità di replica alla bestialità maschile: questi cosiddetti uomini sono poco più che bestie,e la maniera orrenda con la quale trattano la povera ragazza li condanna alla morte e al nostro disprezzo.
Parti deboli del film sono la trama, talvolta un po'illogica e la violenza del terzo stupro, che non farei fatica a confondere con sadismo del regista se non fosse che si sposò poi con la stessa protagonista, e la morale, che giustifica la vendetta, cosa per me sbagliata.
Visione per palati forti.
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slasher master
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martedì 2 giugno 2009
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orribile
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Film bruttissimo.
Una inutile sequenza di violenza assolutamente gratuita nei confronti della protagonista (Jennifer, per l'appunto) spianerà la strada a delle vendette tanto cruente quanto assurde e impraticabili.
Il film fa acqua da tutte le parti. Non può esservi nulla di vero in nessuna sequenza "del'orrore" (e meno male!) e si protrae senza un minimo di tensione, di suspence, di coerenza narrativa.
Regia molle, trama disgustosa.
Da evitare accuratamente!!!
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massi
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mercoledì 10 settembre 2008
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mamma mia
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(di miguel22)
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raffaele palazzo
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martedì 8 gennaio 2008
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non violentate jennifer
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I spit on your grave, questo il titolo originale è un film difficile da collocare. Tosto, ogni tanto insopportabile (come la scena in cui Jennifer viene stuprata sul tronco e in cui urla come una dannata), è tuttavia scioccante per l’epoca ,classe ’78. Fa parte di quel filone dell’exploitation che prevede quella chicca di La casa sperduta nel parco, Cane di paglia, anche se qui il fascino della violenza si impone in maniera totalmente diversa. C’è il gusto del regista con un certo esibizionismo di voler mostrare uno stupro che dura mezz’ora con intermezzi strani per la dinamica del gruppo. Il leader che nel ritardato trova il mezzo per giustificare in parte le sue azioni. La motivazione nei giovani nasce dalla frustrazione e dalla noia in un paesino sperduto.
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I spit on your grave, questo il titolo originale è un film difficile da collocare. Tosto, ogni tanto insopportabile (come la scena in cui Jennifer viene stuprata sul tronco e in cui urla come una dannata), è tuttavia scioccante per l’epoca ,classe ’78. Fa parte di quel filone dell’exploitation che prevede quella chicca di La casa sperduta nel parco, Cane di paglia, anche se qui il fascino della violenza si impone in maniera totalmente diversa. C’è il gusto del regista con un certo esibizionismo di voler mostrare uno stupro che dura mezz’ora con intermezzi strani per la dinamica del gruppo. Il leader che nel ritardato trova il mezzo per giustificare in parte le sue azioni. La motivazione nei giovani nasce dalla frustrazione e dalla noia in un paesino sperduto. Il regista ne ha per tutti in particolare partendo dal mezzo ritardato che sembra lo sguardo sulla trasformazione del branco. Altro che un tranquillo wee-kend di paura (film comunque più articolato e meglio strutturato).
Assistiamo alla distruzione psicologica di Jennifer abbastanza velocemente per poi vedere una giustizia veloce e anche questa in alcune parti troppo negativa. Perché mi chiedo Jennifer, quando può uccidere facilmente i suoi assalitori, perde tempo arrivando addirittura ad avere nuovi rapporti prima di ucciderli? E qui annoto una notevole scena di castrazione.
Brava la bella Camille Keaton, impersonifica molto bene la parte di una donna che perde quasi tutta la dignità per poi riconquistarne solo una parte dopo un’efferata vendetta.
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rosseonde
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martedì 30 ottobre 2007
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la sua vendetta?
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Non vedo come si possa considerare la vendetta il cuore del film. O meglio, lo vedo, guardando titolo e locandina. Sicuramente non vedendo il film.
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duel
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mercoledì 31 luglio 2002
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secondo me
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Il titolo originale del film e' "I Spit on Your Grave" ed e' del 1978 (prod. USA).
Il regista si chiama Meir Zarchi e ne esistono piu' versioni in dvd.
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