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sergio dal maso
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mercoledì 16 settembre 2026
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calle del cuore
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“La meraviglia di una casa non sta nel fatto che vi ripara e vi riscalda, né nel fatto che ne possediate i muri, bensì nel fatto che ha lentamente deposto dentro di noi provviste di dolcezza." Antoine de Saint-Exupéry – Terra degli uomini
Maria Angeles ha quasi ottant’anni, è rimasta vedova da tempo. Trascorre serenamente il vivere quotidiano nella casa in cui è sempre vissuta, in calle Malaga, nell’antica cittadina marocchina di Tangeri, dove la comunità spagnola convive da sempre in armonia con quella magrebina.
Annaffia amorevolmente i fiori, fa la spesa nei profumati mercatini delle stradine del centro, custodisce con cura la casa e i suoi preziosi arredi, cari alla memoria, come la sedia a dondolo o il vecchio giradischi.
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“La meraviglia di una casa non sta nel fatto che vi ripara e vi riscalda, né nel fatto che ne possediate i muri, bensì nel fatto che ha lentamente deposto dentro di noi provviste di dolcezza." Antoine de Saint-Exupéry – Terra degli uomini
Maria Angeles ha quasi ottant’anni, è rimasta vedova da tempo. Trascorre serenamente il vivere quotidiano nella casa in cui è sempre vissuta, in calle Malaga, nell’antica cittadina marocchina di Tangeri, dove la comunità spagnola convive da sempre in armonia con quella magrebina.
Annaffia amorevolmente i fiori, fa la spesa nei profumati mercatini delle stradine del centro, custodisce con cura la casa e i suoi preziosi arredi, cari alla memoria, come la sedia a dondolo o il vecchio giradischi.
La quieta monotonia è infranta dall’arrivo della figlia Clara, sull’orlo di una crisi di nervi per il divorzio e per le difficoltà economiche conseguenti, oltre a essersi ritrovata da sola con i due figli piccoli. L’unica soluzione che vede possibile per risolvere i suoi problemi è vendere la casa materna, a lei intestata, ma sa già che la madre non la seguirà mai a Madrid, l’alternativa è farla ricoverare in una casa di riposo a Tangeri.
L’idea di rinunciare alla sua autonomia, al calore della vecchia casa e alle amicizie con i vicini, finendo i suoi giorni tra le pareti asettiche e la triste monotonia di un ospizio, non è nemmeno presa in considerazione da Maria Angeles.
Inizia un aspro confronto tra madre e figlia, un conflitto doloroso e lacerante. Clara si rende conto che rischia di mandare in frantumi un rapporto già freddo e difficile, rendendo impossibile qualsiasi forma di dialogo futuro.
Ci saranno diversi colpi di scena, momenti di smarrimento e tentativi di ritrovarsi, freddo cinismo ma anche tanta tenerezza. Maria Angeles si dimostra caparbia ed estremamente vitale. Invece di affliggersi o deprimersi coglie le occasioni che si presentano per ridare slancio alla sua vita sociale, scoprendo che a ottant’anni si può persino innamorarsi e vivere pienamente la propria sessualità.
Dopo il riuscito Adam e la meraviglia di ll caftano blu la regista marocchina Maryam Touzani realizza un terzo splendido film confermando quello sguardo cinematografico delicato e poetico capace di arrivare al cuore dello spettatore.
Colpisce la maturità di una regista sempre attenta ai dettagli, alla cura dei primi piani, alle inquadrature intime ed evocative che lasciano spesso parlare i silenzi. Oltre al sentimento e alla commozione c’è spazio anche per dei momenti di ilarità, con un’ironia tagliente ma mai fuori misura.
Calle Malaga coglie nel segno nel ribaltare la prospettiva dello stereotipo, cinematograficamente abusato, di una vecchiaia fatta di sofferenza e di decadimento fisico, affermando e sublimando, invece, una senilità attiva e positiva, restituendone, come ha affermato la stessa regista, dignità e bellezza.
Si finisce, paradossalmente, per marcare una distanza generazionale tra gli adulti come Clara, depressi e instabili, e gli anziani come Maria Angeles che sono riusciti a trovare nella vecchiaia saggezza ed equilibrio per vivere serenamente gli ultimi anni della loro vita.
L’attrice Carmen Maura, già storica musa di Petro Almodovar, a ottant’anni regala un’interpretazione magistrale. Non può non commuovere l’empatia assoluta con il suo personaggio e la naturalezza con cui ne rivela le emozioni, anche quelle più intime, senza nessuna paura di mettere in gioco il suo corpo nudo segnato dal tempo.
L’altra protagonista del film è la casa, con i suoi arredi vissuti e gli oggetti antichi, come l’amato giradischi, in quella calle Malaga di Tangeri in cui è realmente vissuta tutta la vita la nonna della regista.
Non si sa come finirà la storia, o forse sì, perché lo sguardo di Maryam Touzani, pur senza mai giudicare né la madre né la figlia, mostra la verità nei dettagli.
Le lacrime tristi che rigano il viso di Clara o il gesto della mano che accarezza il bracciolo della vecchia sedia a dondolo significano che quelle due anime distanti e in conflitto forse si possono ancora riconciliare e riunire, che le “provviste di dolcezza” che la casa di Calle Malaga ha deposto nel corso dei decenni nei loro cuori possono ancora fare il miracolo.
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francesca meneghetti
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venerdì 28 agosto 2026
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seduzione e forza nell''anziana carmen maura
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Considerando il fatto che lo zoccolo duro degli spettatori cinematografici non è propriamente di verde età, allora il film Calle Malaga, già sulla carta, nella sceneggiatura, può dirsi vincente. Infatti mette in scena uno scontro generazionale tra figlia (millenian) e madre (boomer), e, per quanto la regista marocchina Maryam Touzania tenda all’equilibrio, la bilancia pende dalla parte dell’anziana mamma, interpretata da una strepitosa (ottantennne) Carmen Maura, che accetta anche una breve scena di nudo.
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Considerando il fatto che lo zoccolo duro degli spettatori cinematografici non è propriamente di verde età, allora il film Calle Malaga, già sulla carta, nella sceneggiatura, può dirsi vincente. Infatti mette in scena uno scontro generazionale tra figlia (millenian) e madre (boomer), e, per quanto la regista marocchina Maryam Touzania tenda all’equilibrio, la bilancia pende dalla parte dell’anziana mamma, interpretata da una strepitosa (ottantennne) Carmen Maura, che accetta anche una breve scena di nudo.
María Ángeles (Carmen Maura) è nata a Tangeri, e ci vive nell’ambito della numerosa comunità spagnola, che conferisce alla città un’impronta multiculturale. Il suo appartamento, dove vive da sola, vedova, si affaccia, va da sé, su Calle Malaga, un colorato microcosmo marocchino, affollato di negozi e di gente, in cui María Ángeles si muove a suo agio, conoscendo tutti, anche per il suo carattere affabile. Anche se sola, vive con serenità. Nelle prime scene, la si vede indaffarata a fare la spesa e a preparare piatti succulenti per la figlia, in arrivo dalla Spagna, dopo molto tempo. Solo che non porta buone notizie: è in difficoltà economiche, anche per un divorzio, e senza mezzi termini chiede di vendere l’appartamento in cui vive la madre, che il padre, ingenuamente, aveva intestato a lei per evitare problemi di successione. Se a María Ángeles non sta bene lasciare il suo mondo e trasferirsi a Madrid, dovrà andare in una casa di riposo a Tangeri, ma fin da subito la casa va svuotata dei suoi arredi: questo è il poco simpatico diktat della figlia. María Ángeles sembra accettare la seconda soluzione, ma poi, con astuzia, ostinazione, e non senza una dose di amor di sé, intraprende una strada alternativa, con amabili e false telefonate alla figlia ed espedienti ingegnosi che risvegliano tutta la sua creatività. Si rivela così un’abile manipolatrice, ma il suo sorriso, i suoi modi gentili sono così seducenti che supera ogni ostacolo, e addirittura approda a un inimmaginabile amore senile. Il confronto finale con la figlia ci sarà, ma qui deve restare oscuro.
Il film è destinato a toccare il cuore dei tanti genitori che hanno figli e nipoti all’estero, oppure che sono dibattuti dall’amore sconfinato per i figli e il rispetto di sé stessi, onde evitare un sacrificio alla fine poco riconosciuto. Il tema è di attualità, ma la forza del film sta nell’energia che emana dalla protagonista, che non disdegna, pur anziana, la sua femminilità, e dall’interpretazione straordinaria di Carmen Maura, che si concede a primi piani impietosi, se si vuole, ma dove la luce degli occhi crea comunque una maschera di bellezza
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