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bryan_finley
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venerdì 13 novembre 2020
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accadde nel 1929...
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Assoluto capolavoro di Emidio Greco, ma è giusto citare anche Amedeo Fago per la scenografia e Gitt Magrini per i vestiti dei protagonisti. È uno strano film di fantascienza, lo si potrebbe definire di "fantascienza arcaica", perché non si va in avanti nel tempo ma... indietro! Giulio Brogi protagonista assoluto, con Anna Karina e John Steiner subito dopo. Ma anche il grande Roberto Herlitzka, seppure nella sua piccola parte, si fa apprezzare per l'incisività delle battute. Un naufrago arriva stremato su un'isola. Comincia ad esplorarla, sembra deserta, quando su una collina scorge una strana costruzione. Incuriosito vi entra e scopre un ambiente elegante ma datato, di qualche anno prima.
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Assoluto capolavoro di Emidio Greco, ma è giusto citare anche Amedeo Fago per la scenografia e Gitt Magrini per i vestiti dei protagonisti. È uno strano film di fantascienza, lo si potrebbe definire di "fantascienza arcaica", perché non si va in avanti nel tempo ma... indietro! Giulio Brogi protagonista assoluto, con Anna Karina e John Steiner subito dopo. Ma anche il grande Roberto Herlitzka, seppure nella sua piccola parte, si fa apprezzare per l'incisività delle battute. Un naufrago arriva stremato su un'isola. Comincia ad esplorarla, sembra deserta, quando su una collina scorge una strana costruzione. Incuriosito vi entra e scopre un ambiente elegante ma datato, di qualche anno prima. Ampie vetrate, poltrone lussuose, una piscina. Poi nella cantina sfonda un muro e vi scopre una stanza piena di strani apparati: specchi, pompe, turbine, manopole e tasti a non finire. Poi beve qualcosa e sta male. Il giorno dopo torna e vede un gruppo di uomini e donne, vestiti in stile anni '30, che passeggiano e parlano tra di loro. Spaventato, fugge. Il terzo giorno scorge una donna sola, elegante e bellissima, leggere un libro. Le si avvicina e le parla ma Faustine (questo il suo nome) non si cura di lui. Non uno sguardo e neppure una parola. Il naufrago è allibito, spiazzato e decide di indagare ulteriormente. Un temporale estivo arriva sull'isola: lui si ripara come può, poi sente una musica e scorge all'esterno dell'edificio il gruppo di amici che balla senza curarsi della pioggia, ma non solo... Loro ballano e sono completamente asciutti mentre lui è fradicio. Non sa più cosa pensare: il nostro naufrago è dibattuto tra spavento e curiosità e poi, forse si è innamorato di Faustine. I giorni passano e spesso vede gli ospiti della casa passeggiare sempre nei soliti sentieri e fare sempre gli stessi discorsi, con le stesse frasi e gli stessi sguardi. Comincia a intuire qualcosa ma è ancora distante dalla verità. Una sera entra nell'edificio proprio mentre cenano e discutono su costruire o no un campo da tennis sull'isola poi sente una disquisizione piuttosto noiosa sui pregi e difetti del tennis. Intanto arriva sull'isola il capitano della nave che li riporterà a casa. Da notare che prima del soggiorno sull'isola i facoltosi ospiti hanno avuto un soggiorno paradisiaco a Biarritz: è quindi un gruppo di persone belle, colte, interessanti, a partire da Morel, il capo indiscusso della compagnia a cui tutti sono legati. Una persona irreprensibile e con lo sguardo magnetico. Una sera proprio Morel invita tutti nel salone per delle spiegazioni di importanza assoluta. Uno di loro non si presenta e Morel, seccato, esclama sprezzante: "Peggio per lui!". Comincia quindi a parlare e il naufrago di nascosto ascolta tutto. Ora è chiaro: gli ospiti dell'isola sono amici di Morel che hanno acconsentito che lui li usasse per migliorare la sua ultima invenzione. Si tratta di un enorme macchina con turbine mosse dall'alternarsi delle maree che "registra suoni e immagini" per poi riproporli all'infinito. Qualche ospite è inviperito perché Morel ammette che i primi esperimenti erano disastrosi e molti operai della ditta che lavorava per lui erano morti. In seguito la macchina è stata perfezionata ma tuttavia alcuni amici degli ospiti sono morti e di loro adesso si può vedere solo la registrazione "parziale" (Morel lascia intendere che la macchina li ha registrati solo a pezzi, quindi la testa, un braccio o una parte del corpo...). Un ospite è davvero irritato e Morel, offeso, esce sulla terrazza. Un ospite più calmo (Roberto Herlitzka) esce a pregarlo di continuare le spiegazioni, ma Morel è irremovibile e un altro ospite leggerà la lettera: così si viene a sapere che il gruppo sta facendo una vacanza in luoghi di villeggiatura e l'anno è il 1929. Tutto è chiaro dunque. Quello che il naufrago vede è la registrazione di quella settimana di "spensierata gaiezza" che Morel ha regalato ai suoi amici. Una settimana che potrà essere riproposta all'infinito ma a caro prezzo. Infatti, come il naufrago proverà su se stesso, filmandosi appositamente per rimanere eternamente al fianco di Faustine, la macchina ha dei poteri distruttivi su oggetti o persone filmate, che lentamente si decompongono fino alla morte. Morel comunque è riuscito a bloccare il tempo ed Emidio Greco a regalarci un film unico e straordinario. I primi 32 minuti in pratica sono muti, si sente solo il rumore del vento e delle onde, ma sarebbe stato superfluo. Lo spettacolo infatti è tutto nello sguardo attonito e stupefatto di Giulio Brogi.
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fradad
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domenica 13 gennaio 2013
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l'illusione di fermare per sempre il tempo
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L'illusione di fermare per sempre il tempo e di rendere eterne le emozioni spensierate e sognanti della giovinezza: questo il tema dello straordinario film di Emidio Greco. Atmosfere stranianti, una prima parte che vede il protagonista/visitatore (e con lui lo spettatore) aggirarsi per un'isola deserta ed assurda; poi compaiono delle persone che ripetono freddamente scene di vita vacanziera (balli, cene) e il nodo comincia a dipanarsi. La recitazione artificiosa di Steiner/Morel che, anzichè inficiare, al contrario enfatizza la sensazione di trovarsi in un mondo altro; gli attori che giocano a fare i figuranti di se stessi; la bellissima fotografia; soprattutto, a mio avviso, la capacità di immergere lo spettatore nel film consolidando il meccanismo identificativo con il personaggio del visitatore/Brogi anche grazie ad alcune soluzioni tecniche molto efficaci (si pensi, ad esempio, alla scena girata in soggettiva in cui egli, alzando lo sguardo, scopre per la prima volta la presenza di persone, o presunte tali, che ballano sulla cima della montagna).
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L'illusione di fermare per sempre il tempo e di rendere eterne le emozioni spensierate e sognanti della giovinezza: questo il tema dello straordinario film di Emidio Greco. Atmosfere stranianti, una prima parte che vede il protagonista/visitatore (e con lui lo spettatore) aggirarsi per un'isola deserta ed assurda; poi compaiono delle persone che ripetono freddamente scene di vita vacanziera (balli, cene) e il nodo comincia a dipanarsi. La recitazione artificiosa di Steiner/Morel che, anzichè inficiare, al contrario enfatizza la sensazione di trovarsi in un mondo altro; gli attori che giocano a fare i figuranti di se stessi; la bellissima fotografia; soprattutto, a mio avviso, la capacità di immergere lo spettatore nel film consolidando il meccanismo identificativo con il personaggio del visitatore/Brogi anche grazie ad alcune soluzioni tecniche molto efficaci (si pensi, ad esempio, alla scena girata in soggettiva in cui egli, alzando lo sguardo, scopre per la prima volta la presenza di persone, o presunte tali, che ballano sulla cima della montagna). Questi a mio avviso i pregi di un film assolutamente sperimentale per il modo in cui è girato e certamente in notevole anticipo sui tempi, senz'altro da riscoprire e rivalutare, che può essere letto anche come metafora del cinema tout court e che, con le sensazioni, tutt'altro che gioiose, di freddezza ed artificiosità che restituiscono le scene vissute (o rivissute) dagli attori/fantasmi vuole probabilmente dirci ancora una volta che la felicità, e con essa la giovinezza, è tale proprio perchè inafferrabile,inconsapevole ed irripetibile.
P.S. Ma gli americani lo sanno che quasi trent'anni prima di "The others" e "Il sesto senso" in Europa è stato girato un film così?
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stronica
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mercoledì 12 agosto 2009
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degno del maestro peter weir
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Film culto e degno del miglior regista maestro del genere ovvero l'australiano Peter Weir (Picnic at Hanging Roch, The last wave, The Truman show, l'attimo fuggente) in cui Emidio Greco traspone in modo perfetto l'omonimo libro di Casares del 1940. E' non solo e non tanto un idea probabile dell'immortalità se si conferma come sembra che nelle immagini che ripetono quei 8 giorni ripresi dall'infernale proiettore (invenzione di Morel), vi siano racchiuse, oltre all'aspetto puramente esteriore visibile e udibile, anche le anime, gli spiriti, le emozioni ed i pensieri delle singole persone originali nel momento in cui venivano registrate dal proiettore, ma anche una perfetta idea di monotonia e noia ed inganno della vita UMANA quando la stessa tramutandosi in siffatte immagini si virtuali ma viventi, diventa essa stessa MACCHINA O ROBOOT O AUTISMO.
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Film culto e degno del miglior regista maestro del genere ovvero l'australiano Peter Weir (Picnic at Hanging Roch, The last wave, The Truman show, l'attimo fuggente) in cui Emidio Greco traspone in modo perfetto l'omonimo libro di Casares del 1940. E' non solo e non tanto un idea probabile dell'immortalità se si conferma come sembra che nelle immagini che ripetono quei 8 giorni ripresi dall'infernale proiettore (invenzione di Morel), vi siano racchiuse, oltre all'aspetto puramente esteriore visibile e udibile, anche le anime, gli spiriti, le emozioni ed i pensieri delle singole persone originali nel momento in cui venivano registrate dal proiettore, ma anche una perfetta idea di monotonia e noia ed inganno della vita UMANA quando la stessa tramutandosi in siffatte immagini si virtuali ma viventi, diventa essa stessa MACCHINA O ROBOOT O AUTISMO. E' l'esaltazione del reale VEROSIMILE del NULLA è come sembra (Franco Battiato 2008), e del concetto che la vita tutta e ancor di più l'UNIVERSO è semplicemente O SOLOLAMENTE frutto della proiezione di quella che è si veramente una MACCHINA INFERNALE ovvero LA MENTE (ANCHE SPIRITO ED ANIMA) UMANA e del concetto che la VITA è un SOGNO, IL SOGNO DI UN SOGNO, IL SOGNO DI UN SOGNO DI UN SOGNO, insomma che nulla o tutto è REALE ED ALLO STESSO TEMPO VIRTUALE E VICEVERSA.
Francesco Nicastro Stronica.
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liuk©
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domenica 26 aprile 2009
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indimenticabile
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Dopo 35 anni rimane un capolavoro del cinema, uno di quei film che rimangono intatti nella memoria. Geniale ed assolutamente unico. Una lentezza esasperante che non annoia ma incuriosisce lasciando lo spettatore incollato allo schermo per ore. Col senno di poi mi ricorda leggermente Lost.
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"joss"
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mercoledì 4 marzo 2009
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morel...
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Un film affascinante, che parte in sordina ma a poco a poco trascina lo spettatore a fianco del bravissimo Brogi alla ricerca del mistero che sovrasta la vita (vita?) sull'isola del naufragio. Dialoghi essenziali, superba fotografia e un'ambientazione da sogno lo rendono un film da vedere e conoscere, per poi commentarlo fra quelli che lo apprezzano. Ogni volta che si guarda mostra sempre qualche dettaglio in più che prima era sfuggito. Da capire, interpretare, da "ascoltare" (soprattutto la spiegazione della sua invenzione da parte di Morel ai suoi ospiti).
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scully1310
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mercoledì 12 novembre 2008
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un olio su tela
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E' un film affascinante, che cattura la mente. La sua eleganza è davvero straordinaria,è moderno, attuale e decisamente unico nel suo genere.
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sciaman
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martedì 17 giugno 2008
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il potere di morel
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Riassumere in poche righe 110 minuti di pura crisi esistenzialistica è davvero difficile. Il naufrago di Greco è potente, nella sua interezza, nella sua estrema solitudune e apparente diversità dagli abitanti dell'isola di "Capo nero". Fugge costantemente da quel mondo che lo vede solo dietro le sbarre, lasciando però una prigione per un'altra; l'isola appunto.
Affascinante la scelta del regista di rendere minimi i dialoghi e di giocare sui fraintendimenti creati dalle illusioni ottiche della macchina di Morel. Il povero fuggiasco, rendendosi conto di essere spacciato, senza acqua, senza viveri e affetto da un male sconosciuto (assume durante il film delle pillole a più riprese) non fugge dall'amore nè dalla morte; pur sapendo che l'incarnazione di esso è solo un'immagine ciclica di una splendida Faustine che mai conoscerà il suo nome.
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Riassumere in poche righe 110 minuti di pura crisi esistenzialistica è davvero difficile. Il naufrago di Greco è potente, nella sua interezza, nella sua estrema solitudune e apparente diversità dagli abitanti dell'isola di "Capo nero". Fugge costantemente da quel mondo che lo vede solo dietro le sbarre, lasciando però una prigione per un'altra; l'isola appunto.
Affascinante la scelta del regista di rendere minimi i dialoghi e di giocare sui fraintendimenti creati dalle illusioni ottiche della macchina di Morel. Il povero fuggiasco, rendendosi conto di essere spacciato, senza acqua, senza viveri e affetto da un male sconosciuto (assume durante il film delle pillole a più riprese) non fugge dall'amore nè dalla morte; pur sapendo che l'incarnazione di esso è solo un'immagine ciclica di una splendida Faustine che mai conoscerà il suo nome.
Ciò non fa altro che restituirgli la dignità persa in principio, concededogli infine l'immortalità vicino alla sua amata.
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anna grazia
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giovedì 20 marzo 2008
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film importante!
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l'ho visto da piccola in tv ed è uno di quei film che mi hanno segnato più profondamente! mi unisco all'appello di alberto chiaranz.
ps: vorrei ricordare che la sceneggiatura è stata scritta con il mai troppo rimpianto andrea barbato.
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chiaranz alberto
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mercoledì 13 febbraio 2008
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"l'invenzione di morel"...un bel film!
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...si, proprio un bel film, che ho avuto la fortuna di rivedere attraverso la Videoteca RAI e dopo anni, giacchè
è impossibile reperirlo in commercio sia in DVD che in formato VHS.
Ma la Videoteca RAI è accessibile soltanto a chi lavora nelle Aziende del Gruppo RAI e ciò che viene offerto in visione attraverso il collegamento Internet ha qualità V/A molto scadente, non paragonabile a nessun DVD in commercio.
Eppure, a me questo Film manca molto, anche se risulta un po'lento rispetto ai ritmi della cinematografia attuale, perchè certa "lentezza" si accosta bene ai valori introspettivi della trama.
Alcuni aspetti recitativi (specialmente nel ballo all'aperto)sono influenzati dal clima del "momento stori-
co" delle riprese (il '68, i "figli dei fiori".
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...si, proprio un bel film, che ho avuto la fortuna di rivedere attraverso la Videoteca RAI e dopo anni, giacchè
è impossibile reperirlo in commercio sia in DVD che in formato VHS.
Ma la Videoteca RAI è accessibile soltanto a chi lavora nelle Aziende del Gruppo RAI e ciò che viene offerto in visione attraverso il collegamento Internet ha qualità V/A molto scadente, non paragonabile a nessun DVD in commercio.
Eppure, a me questo Film manca molto, anche se risulta un po'lento rispetto ai ritmi della cinematografia attuale, perchè certa "lentezza" si accosta bene ai valori introspettivi della trama.
Alcuni aspetti recitativi (specialmente nel ballo all'aperto)sono influenzati dal clima del "momento stori-
co" delle riprese (il '68, i "figli dei fiori"...)seppure la scena si riferisse al "Luglio 1929".
Tuttavia questi "peccati veniali" sono nulla, dicono soltanto che il Film arriva da molto lontano ( ha almeno 33 anni di vita), ma la sua trama è unica...e IO HO L'IMPELLENTE NECESSITA' DI POTERLO ANNOVERARE FRA I MIEI FILM PREFERITI, VANTANDONE UNA COPIA SU DVD!
Come mai il Dottor Emidio Greco non ha esercitato la sua "influenza", affinchè questo Film potesse essere commercializzato? (...oppure, mi è sfuggito perchè era a
"tiratura limitata" ? ).
Una cosa è certa : la RAI esercita su questo Film i diritti di copyright e, con buona probabilità, date le dimensioni elefantesche del proprio archivio cinematogra-
fico NON SA NEPPURE CHE ESISTE...
Ma il Dottor Emidio Greco lo sa che esiste: è una sua
"creatura", che dovrebbe difendere per farle "vedere la luce".
Il "torto" di non avere in commercio questa sua opera non è rivolto soltanto a me, che ne vorrei semplicemente una copia, ma a lui stesso come autore del Film.
(Mi piacerebbe avere riscontro sull'argomento dal Dottor
Emidio Greco a cui porgo i miei cordiali saluti.)
Grazie per questa inaspettata possibilità di esprimere il mio pensiero sull'argomento
Alberto Chiaranz
(a.chiaranz@rai.it)
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