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marcodirani
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sabato 1 novembre 2025
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anatomia di un magnifico fallimento
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Il valore cinematografico di The Mastermind risiede proprio nel modo in cui Kelly Reichardt distorce e sabota i codici del genere poliziesco per consegnarci una tragica e lucidissima riflessione sul fallimento esistenziale dell'uomo medio americano negli Anni Settanta.
1. La Satira del Radicalismo Inconcludente
Il film è una critica al mito romantico degli Anni Settanta come epoca di pura "protesta e impegno etico". J.B. Mooney non è un rivoluzionario politico; è un egoista in crisi che proietta la sua frustrazione personale su un atto criminale.
Il valore cinematografico di The Mastermind risiede proprio nel modo in cui Kelly Reichardt distorce e sabota i codici del genere poliziesco per consegnarci una tragica e lucidissima riflessione sul fallimento esistenziale dell'uomo medio americano negli Anni Settanta.
1. La Satira del Radicalismo Inconcludente
Il film è una critica al mito romantico degli Anni Settanta come epoca di pura "protesta e impegno etico". J.B. Mooney non è un rivoluzionario politico; è un egoista in crisi che proietta la sua frustrazione personale su un atto criminale.
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Il Disincanto: Reichardt ci mostra come l'aria di radicalismo dell'epoca non permeasse tutti. Per Mooney, il furto d'arte non è un attacco ideologico al sistema capitalistico (come in certi heist politici), ma un tentativo patetico di sentirsi "speciale" e di sfangarsela dopo essere stato risucchiato dalla vita borghese.
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La Simpatia per lo Squallido: Il genio di Reichardt sta nel farci simpatizzare con un ladro d'arte squallido, incompetente e auto-ingannatore. Lo facciamo non per l'atto criminale, ma perché riconosciamo in lui il fallimento esistenziale di chi è stato tradito dal Sogno Americano—quello della villetta, della mogliettina, dei figli e delle cene con i parenti benpensanti. La sua presunzione (essere "The Mastermind") è l'ultimo, disperato scudo contro la mediocrità.
2. La Fuga come Crisi di Identità: Off Road Movie
Il film, dopo aver liquidato il "colpo grosso" nei primi minuti, degenera magnificamente in un road movie di stampo nostalgico e disperante. L'azione si sposta dal brivido poliziesco alla tensione psicologica, sfruttando l'ambientazione come metafora.
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L'America Tramontata: Reichardt dipinge una stupefacente America che fu, ormai tramontata, mitizzata, scorticata e letteraria. Non è il paesaggio idealizzato dei road movie classici, ma un'ambientazione off-road, fatta di province anonime e periferie dove il sogno si è sgretolato. La fuga di Mooney è una corsa contro la sua stessa identità.
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La Crisi di Identità: Lo schema di The Mastermind è la decostruzione del ruolo maschile. Mooney non riesce a essere il marito protettivo, il professionista di successo o il criminale geniale. La sua fuga non è la ricerca della libertà, ma la manifestazione fisica della sua crisi di identità—un uomo che si allontana sempre più dal ruolo che la società e la famiglia gli avevano assegnato.
3 La Chicca Cinematografica: Il Viaggio nel Vuoto
Per i veri cinefili, The Mastermind si colloca nella tradizione del cinema che indaga la dissoluzione dell'identità personale attraverso lo spostamento fisico.
L'identificazione totale nel fallimento esistenziale del protagonista richiama direttamente la grande opera di Michelangelo Antonioni, in particolare:
Si avverte nel vagabondare disorganizzato e nel cinismo mascherato di Mooney l'eco della famosa citazione di Professione: Reporter (1975), dove il protagonista, David Locke, non trovando più significato nel proprio ruolo, decide di scambiarsi l'identità con un morto, scegliendo il vuoto piuttosto che l'ipocrisia. La fuga di Mooney è la sua versione borghese di quello scambio: un tentativo di riscrivere il proprio destino partendo da zero, che si conclude inevitabilmente con il ritorno al punto di partenza.
In conclusione, The Mastermind è un'opera di un grande valore cinematografico perché, sottraendo il glamour al crimine, rivela la tragedia dell'uomo comune che, nel tentativo di essere "radical" (off), finisce per essere solo patetico (on the road).
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marcodirani
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sabato 1 novembre 2025
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anatomia di un magnifico fallimento
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l nuovo lavoro di Kelly Reichardt non è un heist movie tradizionale; è la de-glorificazione sublime e malinconica del crimine come atto di ribellione. The Mastermind ci trascina in un Massachusetts degli Anni Settanta ricostruito in modo stupefacente per ambientazioni e atmosfere, dove la quiete borghese nasconde un silenzioso disastro esistenziale.
Il protagonista, J.B. Mooney (un magistrale Josh O'Connor), non è un criminale geniale, ma l'incarnazione del fallimento di un'epoca. Il film ci scuote subito: non tutto in quel clima di protesta e radicalismo degli anni Settanta era impegno etico. Mooney è un disoccupato inetto che, sentendosi schiacciato dalla vita della villetta, della mogliettina, dei figli da accompagnare a scuola e delle cene con i parenti benpensanti, orchestra un furto d'arte non per ideologia, ma per un disperato e squallido bisogno di evasione.
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l nuovo lavoro di Kelly Reichardt non è un heist movie tradizionale; è la de-glorificazione sublime e malinconica del crimine come atto di ribellione. The Mastermind ci trascina in un Massachusetts degli Anni Settanta ricostruito in modo stupefacente per ambientazioni e atmosfere, dove la quiete borghese nasconde un silenzioso disastro esistenziale.
Il protagonista, J.B. Mooney (un magistrale Josh O'Connor), non è un criminale geniale, ma l'incarnazione del fallimento di un'epoca. Il film ci scuote subito: non tutto in quel clima di protesta e radicalismo degli anni Settanta era impegno etico. Mooney è un disoccupato inetto che, sentendosi schiacciato dalla vita della villetta, della mogliettina, dei figli da accompagnare a scuola e delle cene con i parenti benpensanti, orchestra un furto d'arte non per ideologia, ma per un disperato e squallido bisogno di evasione.
Il genio della Reichardt sta nel farci simpatizzare con questo antieroe fallimentare. Il suo crimine non è un gesto radical o off, ma un tentativo maldestro di ristabilire un controllo sulla sua vita castrata.
La Degenerazione Magnifica
Il valore cinematografico del film risiede nel modo in cui l'opera nasce con brividi da poliziesco e degenera magnificamente in una fuga nostalgica, disperante e off road. La rapina è liquidata in fretta; ciò che conta è il dopo, l'inevitabile disgregazione.
La pellicola si trasforma in un road movie interiore, scorticando l'immagine di un'America che fu, ormai tramontata e mitizzata. Non è la strada della libertà, ma la manifestazione fisica di una profonda crisi di identità. Lo spettatore è chiamato a identificarsi nel fallimento esistenziale di Mooney, l'uomo che si crede una "mente superiore" ma che è destinato a scontrarsi con la sua abissale incompetenza.
💎 La Chicca per Cinefili
Il vagabondare disorganizzato di Mooney—il tentativo disperato di fuggire dal proprio ruolo e di riscrivere il proprio destino—richiama direttamente le grandi narrazioni sulla dissoluzione dell'identità nel cinema d'autore. Si avverte chiaramente l'eco di Michelangelo Antonioni in opere come Professione: Reporter, dove la scelta del protagonista di scambiare la propria identità con un morto era l'unica via per sfuggire all'ipocrisia del mondo. La fuga di Mooney è la versione borghese e patetica di quello scambio: un disperato tentativo di auto-annullamento.
The Mastermind è un gioiello di tensione sommessa e un ritratto indimenticabile dell'uomo comune schiacciato dalla mediocrità.
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