|
francesca meneghetti
|
domenica 11 gennaio 2026
|
|
un film nichilista e inquietante
|
|
|
|
Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara. Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel deserto del Marocco,a causa di una personale allergia alla techno music. Si balla senza sosta tutto il giorno, ma, giunta finalmente la notte, un gioco di luci mostra, tra i riflettori puntati in cielo, una sorta di scala di Giobbe: l?equivalente della parola Sirat, cio? un arduo e pericoloso sentiero che collega vita a morte.
[+]
Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara. Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel deserto del Marocco,a causa di una personale allergia alla techno music. Si balla senza sosta tutto il giorno, ma, giunta finalmente la notte, un gioco di luci mostra, tra i riflettori puntati in cielo, una sorta di scala di Giobbe: l?equivalente della parola Sirat, cio? un arduo e pericoloso sentiero che collega vita a morte. Come se non sapessimo che l?esistenza ? sostanzialmente questo, l?unico significato sensato del film. L?immagine della ?scala di Giobbe? ? ripresa alla fine con l?immagine di una strada ferrata: un classico collegamento incipit/fine che per? non giustifica la sceneggiatura sgangherata di Oliver Laxe. Ma andiamo con ordine. Tra tanti corpi che ballano e si agitano senza tregua in mezzo alla polvere, mentre le casse acustiche pompano, si individuano due estranei: un padre alla ricerca di una figlia scomparsa da mesi e l?altro suo figlio, ancora bambino, con il suo cane inseparabile. L?uomo viene sapere, da un piccolo gruppo di cinque persone, che potrebbe trovarla in un prossimo rave nel deserto, ma pi? a sud. Quando il rave viene sospeso dai militari per ragioni di emergenza (si affaccer? poi l?idea di una guerra), i due mezzi della cinquina scartano dal percorso obbligato per l?evacuazione e il padre, senza una ragione sensata, li segue. Inizialmente viene scoraggiato, ma poi si uniscono le risorse e si procede tra mille difficolt? pratiche (molte delle quali ignorate, come la scarsit? del carburante), in un percorso sempre pi? arduo e assurdo, verso il nulla, o quasi: perch? il nichilismo ? la cifra dominante del film. E non posso dire di pi? per non spoilerare. Non si pu? definire un classico road movie, anche per la lentezza esasperante, almeno per buona parte del film (poi gli eventi precipitano assurdamente) e per una colonna sonora che, se non ? tecno, ? ipnotica e inquietante. Ho letto che il film propone un?esperienza fisica: sar?, ma non certo paradisiaca. Da evitare assolutamente di sera per non fare brutti sogni.
[-]
[+] piatto e banale
(di alex2044)
[ - ] piatto e banale
|
|
|
[+] lascia un commento a francesca meneghetti »
[ - ] lascia un commento a francesca meneghetti »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
riccardo sorrentino
|
venerdì 27 febbraio 2026
|
imperdibile per la sua audacia
|
|
|
|
Toccare con mano lo shock, con la vita che cambia per sempre. In un attimo, senza appello. Quando tutto è irrimediabile perché inaspettato. L’esistenza che hai vissuto fino ad ora, da ora non ce l’hai più.
Sirat (in arabo retta via, ponte), diretto dall'emergente regista tunisino Kaouther Ben Hania, è un pugno allo stomaco narrativo che fonde realismo crudo e onirismo desertico, esplorando la caducità dell'esistenza con una forza viscerale.
[+]
Toccare con mano lo shock, con la vita che cambia per sempre. In un attimo, senza appello. Quando tutto è irrimediabile perché inaspettato. L’esistenza che hai vissuto fino ad ora, da ora non ce l’hai più.
Sirat (in arabo retta via, ponte), diretto dall'emergente regista tunisino Kaouther Ben Hania, è un pugno allo stomaco narrativo che fonde realismo crudo e onirismo desertico, esplorando la caducità dell'esistenza con una forza viscerale. Il concetto centrale – la vita che vira in un istante dal banale all'insostenibile – è reso palpabile attraverso una trama che segue nomadi digitali e dropout in un Sahara post-moderno, dove un incidente banale scatena un domino di rivelazioni esistenziali. Non è solo trama: Ben Hania usa il deserto come metafora di un vuoto interiore, con inquadrature lunghe e ipnotiche che richiamano il "Gerry" di Gus Van Sant, enfatizzando l'isolamento e l'imprevedibilità del fato. Funziona perché non predica, ma immerge lo spettatore in un flusso sensoriale che culmina in un'epifania brutale, ricordandoci che ogni respiro è precario, come un rave che svanisce all'alba.
Straordinario il reperimento di attori non professionisti: Ben Hania ha scovato interpreti tra comunità beduine e raver tunisini, infondendo autenticità grezza alle performance. Non recitano, vivono: i loro volti segnati dal sole e dagli eccessi trasmettono un'urgenza che attori navigati faticherebbero a replicare, evocando il neorealismo italiano o il "Nomadland" di Chloé Zhao, ma con un twist lisergico. Questa scelta registica amplifica il tema della transitorietà, rendendo i personaggi effimeri come le dune, e trasforma il film in un documento antropologico sul margine.
La musica elettronica è il cuore pulsante: composta da producer underground come Ammar 808, mescola beat tribali con synth distorti, creando la fragilità vitale. Non è sottofondo: i rave diventano rituali catartici, dove il ritmo accelera il battito cardiaco dello spettatore, simboleggiando l'illusione di controllo prima del crollo.
Sirat è un'opera che stimola il corpo prima della mente: il battito techno che pulsa come un cuore illusoriamente eterno, poi il silenzio improvviso, il vento che cancella tracce, le decisioni impulsive che precipitano tutto nel caos.
Funziona per la sua onestà brutale, che non edulcora il dolore ma lo rende reale. Siamo all’inferno, senza scampo, eppure andiamo avanti, senza indizi di ciò che accadrà, fino a quando non avverrà.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a riccardo sorrentino »
[ - ] lascia un commento a riccardo sorrentino »
|
|
d'accordo? |
|
|
|