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fabriziog
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giovedì 29 gennaio 2026
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l''iper capitalismo schiaccia l''essere umano
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Con “No other choise” di Park Chan-wook continua l’ascesa del cinema sud-coreano, affermatosi già con “Parasite” di Bong Joon-ho (vincitore nel 2019 della Palma d’oro a Cannes e nel 2020 di sei Premi Oscar, del Golden Globe e del David di Donatello).
“No other choise” è un film che rimarca la condizione di iper-capitalismo che vive la società sud-coreana, agli estremi antipodi del feroce sistema comunista nord-coreano: in entrambi i fronti l’essere umano è schiacciato da regole economiche e sociali che ne devastano l’esistenza.
La perdita del lavoro senza alcun paracadute assistenziale può annientare il cittadino sud-coreano, come accade al protagonista della pellicola Man-soo, interpretato da Byung-Hun Lee, che pur di riprendersi la vita agiata che aveva in precedenza e che faceva vivere alla famiglia, accetta di compiere qualunque atto, anche di natura omicidiaria.
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Con “No other choise” di Park Chan-wook continua l’ascesa del cinema sud-coreano, affermatosi già con “Parasite” di Bong Joon-ho (vincitore nel 2019 della Palma d’oro a Cannes e nel 2020 di sei Premi Oscar, del Golden Globe e del David di Donatello).
“No other choise” è un film che rimarca la condizione di iper-capitalismo che vive la società sud-coreana, agli estremi antipodi del feroce sistema comunista nord-coreano: in entrambi i fronti l’essere umano è schiacciato da regole economiche e sociali che ne devastano l’esistenza.
La perdita del lavoro senza alcun paracadute assistenziale può annientare il cittadino sud-coreano, come accade al protagonista della pellicola Man-soo, interpretato da Byung-Hun Lee, che pur di riprendersi la vita agiata che aveva in precedenza e che faceva vivere alla famiglia, accetta di compiere qualunque atto, anche di natura omicidiaria. Man-soo però è un assassino pasticcione, perché in realtà non lo è e quindi si arrabatta contro se stesso, un assassino ambivalente costretto dalle circostanze nonostante se stesso.
È un’opera che mette al centro la paternità - una paternità disposta a tutto per i due figli - e la famiglia. La moglie alla fine è complice del marito e le lezioni di violoncello della figlia ed il suo futuro sono posti in primo piano.
Non secondario è lo scenario post-umano che si prospetta, in cui l’Intelligenza Artificiala si sostituisce ai lavoratori, i robot alle persone e nei luoghi dove prima v’erano uomini e donne ora regna solo il silenzio ritmicamente interrotto dal ronzio artificiale delle macchine. Man-soo, pur di percepire di nuovo il suono della umanità, si mette cuffie che riproducono il vociare rumoroso della presenza lavorativa umana.
Fabrizio Giulimondi
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stefano73
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venerdì 23 gennaio 2026
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sul lavoro la presenza umana non serve piu
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Film “no other choice- non c’è altra scelta”. Corea del Sud
,Misun, padre di famiglia viene licenziato dall’azienda cartacea che lo impegnava orgogliosamente da 25 anni. Adesso dovrà cercarsi un lavoro per assicurarsi lo stesso tenore di vita…possibilmente lo stesso lavoro…e ad ogni costo e senza concorrenti! Film di produzione coreana,un industria cinematografica fortemente in crescita. Purtroppo lo svolgimento a volte frenetico e frammentato diventa poco realistico. Il messaggio è potente e diventa più chiaro verso la fine del film…in un mercato del lavoro dove il ruolo umano diventa sempre meno necessario.
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Film “no other choice- non c’è altra scelta”. Corea del Sud
,Misun, padre di famiglia viene licenziato dall’azienda cartacea che lo impegnava orgogliosamente da 25 anni. Adesso dovrà cercarsi un lavoro per assicurarsi lo stesso tenore di vita…possibilmente lo stesso lavoro…e ad ogni costo e senza concorrenti! Film di produzione coreana,un industria cinematografica fortemente in crescita. Purtroppo lo svolgimento a volte frenetico e frammentato diventa poco realistico. Il messaggio è potente e diventa più chiaro verso la fine del film…in un mercato del lavoro dove il ruolo umano diventa sempre meno necessario. Voto:5
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stellab
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sabato 17 gennaio 2026
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curioso
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film curioso che mescola i generi con disinvoltura e senza paura
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dreamers
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domenica 11 gennaio 2026
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tolto il dente
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L'anno non poteva iniziare con un regalo più gradito: un autentico capolavoro, un film stellare ad ogni livello. Una interpretazione con un coefficiente di difficoltà altissimo (registro realistico e quello iperbolico messi insieme) sostenuta alla perfezione dai protagonisti così come dagli attori con ruoli minori (ma quanto sono bravi, per dire, i due investigatori della polizia?). Una fotografia raffinatissima pur essendo intenzionalmente ruvida. E che dire della regia? ci sono soluzioni che equivalgono a sintesi visive e concettuali propriamente geniali: il montaggio alternato tra i due coniugi impegnati a scavare per svelare o nascondere con la stessa animale determinazione.
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L'anno non poteva iniziare con un regalo più gradito: un autentico capolavoro, un film stellare ad ogni livello. Una interpretazione con un coefficiente di difficoltà altissimo (registro realistico e quello iperbolico messi insieme) sostenuta alla perfezione dai protagonisti così come dagli attori con ruoli minori (ma quanto sono bravi, per dire, i due investigatori della polizia?). Una fotografia raffinatissima pur essendo intenzionalmente ruvida. E che dire della regia? ci sono soluzioni che equivalgono a sintesi visive e concettuali propriamente geniali: il montaggio alternato tra i due coniugi impegnati a scavare per svelare o nascondere con la stessa animale determinazione. Tanta professionalità al servizio di un soggetto finalmente calato nel presente. Il film ci dice cosa siamo diventati, senza proiettare il racconto in un futuro distopico e dunque in qualche modo rassicurante: in scena non c'è il rischio di diventare disumani. C'è il nostro esserlo diventati. "Tolto il dente, tolto il dolore", l'eliminazione assunta come valore comportamentale, è il principio che guida il protagonista messo alle corde dal capitalismo tecnocratico ma anche i nostri stessi processi mentali. Se non siamo ancora mostri, siamo tutti pronti a diventarlo. Il che, secondo Park Chan-wook, fa lo stesso. Le scenografie più inquietanti non si appellano ad alcun effetto visivo o suggestione apocalittica: la fabbrica che può lavorare al buio perché intanto ci si è disfatti degli operai racconta di un "inverno" che, come si dice in un finale davvero da brivido, è già iniziato. Un "nuovo film senza speranza"? (per citare Otto e mezzo...). No. Il film ci dice che, in realtà, un'alternativa al peggio è ancora possibile. Anzi, non lo dice, ma ce lo fa sentire. Le note che vengono dal violoncello abbracciato con grazia infinita dalla più piccola, che non parla ma sa ascoltare, sono una carezza capace di bloccare sull'uscio persino i mostri nascenti. E chissà che quella esitazione non sia premessa di una scelta inaspettatamente "other".... Mamma mia, che film! Da tempo non mi capitava di uscire dal cinema con gli occhi lucidi di gratitudine. Davvero straordinario.
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dreamers
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domenica 11 gennaio 2026
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tolto il dente
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L'anno non poteva iniziare con un regalo più gradito: un autentico capolavoro, un film stellare ad ogni livello. Una interpretazione con un coefficiente di difficoltà altissimo (registro realistico e quello iperbolico messi insieme) sostenuta alla perfezione dai protagonisti così come dagli attori con ruoli minori (ma quanto sono bravi, per dire, i due investigatori della polizia?). Una fotografia raffinatissima pur essendo intenzionalmente ruvida. E che dire della regia? ci sono soluzioni che equivalgono a sintesi visive e concettuali propriamente geniali: il montaggio alternato tra i due coniugi impegnati a scavare per svelare o nascondere con la stessa animale determinazione.
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L'anno non poteva iniziare con un regalo più gradito: un autentico capolavoro, un film stellare ad ogni livello. Una interpretazione con un coefficiente di difficoltà altissimo (registro realistico e quello iperbolico messi insieme) sostenuta alla perfezione dai protagonisti così come dagli attori con ruoli minori (ma quanto sono bravi, per dire, i due investigatori della polizia?). Una fotografia raffinatissima pur essendo intenzionalmente ruvida. E che dire della regia? ci sono soluzioni che equivalgono a sintesi visive e concettuali propriamente geniali: il montaggio alternato tra i due coniugi impegnati a scavare per svelare o nascondere con la stessa animale determinazione. Tanta professionalità al servizio di un soggetto finalmente calato nel presente. Il film ci dice cosa siamo diventati, senza proiettare il racconto in un futuro distopico e dunque in qualche modo rassicurante: in scena non c'è il rischio di diventare disumani. C'è il nostro esserlo diventati. "Tolto il dente, tolto il dolore", l'eliminazione assunta come valore comportamentale, è il principio che guida il protagonista messo alle corde dal capitalismo tecnocratico ma anche i nostri stessi processi mentali. Se non siamo ancora mostri, siamo tutti pronti a diventarlo. Il che, secondo Park Chan-wook, fa lo stesso. Le scenografie più inquietanti non si appellano ad alcun effetto visivo o suggestione apocalittica: la fabbrica che può lavorare al buio perché intanto ci si è disfatti degli operai racconta di un "inverno" che, come si dice in un finale davvero da brivido, è già iniziato. Un "nuovo film senza speranza"? (per citare Otto e mezzo...). No. Il film ci dice che, in realtà, un'alternativa al peggio è ancora possibile. Anzi, non lo dice, ma ce lo fa sentire. Le note che vengono dal violoncello abbracciato con grazia infinita dalla più piccola, che non parla ma sa ascoltare, sono una carezza capace di bloccare sull'uscio persino i mostri nascenti. E chissà che quella esitazione non sia premessa di una scelta inaspettatamente "other".... Mamma mia, che film! Da tempo non mi capitava di uscire dal cinema con gli occhi lucidi di gratitudine. Davvero straordinario.
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monica ferrari
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sabato 10 gennaio 2026
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non c''? altra scelta: bye bye umanit
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Film con tanti protagonisti. Una protagonista è l’estinzione dell’umanità, intesa sia come sentimento che come specie.
La perdita dell’unica fonte di profitto fa frantumare la finta, illusoria, facile idea di “avere tutto”, come crede il protagonista nelle prime scene. E’ un solo “avere” e non un “essere” (umano), un avere cui si sacrifica la propria umanità. Non ci sono scelte. L’intelligenza artificiale sostituisce l’umano, sempre meno indispensabile e che quindi può essere eliminato. E l’eliminazione (imitata) diventa lo scopo del protagonista. Ci si confonde tra vittime e carnefici.
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Film con tanti protagonisti. Una protagonista è l’estinzione dell’umanità, intesa sia come sentimento che come specie.
La perdita dell’unica fonte di profitto fa frantumare la finta, illusoria, facile idea di “avere tutto”, come crede il protagonista nelle prime scene. E’ un solo “avere” e non un “essere” (umano), un avere cui si sacrifica la propria umanità. Non ci sono scelte. L’intelligenza artificiale sostituisce l’umano, sempre meno indispensabile e che quindi può essere eliminato. E l’eliminazione (imitata) diventa lo scopo del protagonista. Ci si confonde tra vittime e carnefici. Il carnefice, che usa le frasi delle vittime ed in esse si identifica totalmente, in fondo sa che sta eliminando una parte di se’.
Un’altra protagonista è la perdita della storia, del proprio passato: dietro queste vite apparenti si cela un vissuto nascosto fatto di alcolismo, diseducazione e segreti che però alla fine riemergono. Ma quel che dolora (umanità, realtà, passato) può essere eliminato, tolto, come un dente che fa male.
La figura femminile vacilla tra realtà e finzione, ma alla fine fa una scelta in linea con il triste quadro. Notevoli le scene finali dove rimane un solo uomo tra minacciose macchine che lavorano al buio (la luce del sole dà fastidio la protagonista: in diverse scene gli è proprio fastidiosa), che si muovono in autonomia, producono, scelgono (davvero il protagonista le controlla?) e distruggono alberi e natura. Film molto attuale e pieno di contenuti.
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monica ferrari
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sabato 10 gennaio 2026
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non c''? altra scelta: bye bye umanit
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Film con tanti protagonisti. Una protagonista è l’estinzione dell’umanità, intesa come sentimento che come specie.
La perdita dell’unica fonte di profitto fa frantumare la finta, illusoria, facile idea di “avere tutto”, come crede il protagonista nelle prime scene. E’ un solo “avere” e non un “essere” (umano), un avere cui si sacrifica la propria umanità. Non ci sono scelte. L’intelligenza artificiale sostituisce l’umano, sempre meno indispensabile e che quindi può essere eliminato. E l’eliminazione (imitata) diventa lo scopo del protagonista. Ci si confonde tra vittime e carnefici.
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Film con tanti protagonisti. Una protagonista è l’estinzione dell’umanità, intesa come sentimento che come specie.
La perdita dell’unica fonte di profitto fa frantumare la finta, illusoria, facile idea di “avere tutto”, come crede il protagonista nelle prime scene. E’ un solo “avere” e non un “essere” (umano), un avere cui si sacrifica la propria umanità. Non ci sono scelte. L’intelligenza artificiale sostituisce l’umano, sempre meno indispensabile e che quindi può essere eliminato. E l’eliminazione (imitata) diventa lo scopo del protagonista. Ci si confonde tra vittime e carnefici. Il carnefice, che usa le frasi delle vittime ed in esse si identifica totalmente, in fondo sa che sta eliminando una parte di se’.
Un’altra protagonista è la perdita della storia, del proprio passato: dietro queste vite apparenti si cela un vissuto nascosto fatto di alcolismo, diseducazione e segreti che però alla fine riemergono. Ma quel che dolora (perdita di umanità, realtà, passato) può essere eliminato, tolto, come un dente che fa male.
La figura femminile vacilla tra realtà e finzione, ma alla fine fa una scelta in linea con il triste quadro. Notevoli le scene finali dove rimane un solo uomo tra minacciose macchine che lavorano al buio (la luce del sole dà fastidio la protagonista: in diverse scene gli è proprio fastidiosa), che si muovono in autonomia, producono, scelgono (davvero il protagonista le controlla?) e distruggono alberi e natura. Film molto attuale e pieno di contenuti.
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athos
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venerdì 9 gennaio 2026
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segreti di famiglia
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Park Chan-wook, autore del sensazionale Old Boy, confeziona un film dove un uomo che ha perso il lavoro elimina i possibili concorrenti per un nuovo posto. Ne esce un film carico di tensione, dove le scene dall'ironico al grottesco all'horror si mischiano velocemente. Il finale è a suo modo poetico come solo i registi coreani sanno fare. Ottima musica. Piaciuto.
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maria luisa pisa simonini
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martedì 6 gennaio 2026
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thriller potente, dai toni quasi horror.
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No Other Choice è un thriller potente, dai toni quasi horror. Pur non amando affatto il genere — e non guardando mai film horror — questa è stata la sensazione dominante per tutta la proiezione. In alcune scene ho persino dovuto chiudere gli occhi, tanto erano intense.
Ma il film sorprende continuamente: è anche comico, ironico, intelligente, e regala immagini magnifiche degli interni delle case coreane, di grande raffinatezza visiva. Un’esperienza cinematografica forte e originale, assolutamente da vedere.
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maria luisa pisa simonini
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martedì 6 gennaio 2026
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un thriller degno di un horror.
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No Other Choice è un thriller dai toni quasi horror. In realtà non guardo mai film horror — non mi piacciono — quindi il paragone potrebbe essere impreciso; eppure è stato questo il pensiero che mi ha accompagnata durante la proiezione. In alcune scene ho preferito chiudere gli occhi.
Al tempo stesso, però, il film è anche comico e ironico, e mostra interni di case coreane di grande bellezza.La regia perfetta. La trama davvero coinvolgente. Senza dubbio, da vedere.
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