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michele prencipe
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mercoledì 14 gennaio 2026
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anna monica
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Stasera ho visto Anna Magnani per la seconda volta, ma questa visione è nata prima del buio in sala. È cominciata nell’incontro con Monica Guerritore alla libreria Mondadori, durante la presentazione del suo libro. Non si è trattato di un evento formale, bensì di un momento di relazione autentica. Guerritore ha saputo creare da subito uno spazio condiviso, fatto di ascolto, di attenzione reciproca, di una naturalezza rara. Il suo modo di parlare, di sostare nelle parole, di accogliere le domande senza mai sovrapporsi, ha messo tutti a proprio agio, annullando la distanza tra chi racconta e chi ascolta.
In quel dialogo aperto si è percepita una qualità che va oltre il mestiere dell’attrice: una profonda capacità di relazione, che non è strategia ma disposizione interiore.
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Stasera ho visto Anna Magnani per la seconda volta, ma questa visione è nata prima del buio in sala. È cominciata nell’incontro con Monica Guerritore alla libreria Mondadori, durante la presentazione del suo libro. Non si è trattato di un evento formale, bensì di un momento di relazione autentica. Guerritore ha saputo creare da subito uno spazio condiviso, fatto di ascolto, di attenzione reciproca, di una naturalezza rara. Il suo modo di parlare, di sostare nelle parole, di accogliere le domande senza mai sovrapporsi, ha messo tutti a proprio agio, annullando la distanza tra chi racconta e chi ascolta.
In quel dialogo aperto si è percepita una qualità che va oltre il mestiere dell’attrice: una profonda capacità di relazione, che non è strategia ma disposizione interiore. È la stessa qualità che sembra guidare il suo rapporto con Anna Magnani. Guerritore non si pone davanti al mito con l’atteggiamento di chi conquista, ma con quello di chi si avvicina con rispetto, lasciando spazio, accettando il rischio del silenzio e dell’incompiuto.
Anna Magnani, del resto, è una figura che resiste a ogni tentativo di addomesticamento. È stata corpo, voce, ferita aperta nel cinema italiano. Interpretarla significa accettare il confronto con un’eredità ingombrante. La forza di Guerritore sta nell’aver compreso che l’unico modo possibile è quello dell’ascolto profondo. La sua interpretazione non cerca l’imitazione, ma l’adesione; non l’enfasi, ma la verità. Ogni gesto, ogni pausa, ogni incrinatura della voce diventa così un atto di relazione con il personaggio, prima ancora che una scelta attoriale.
Rivedere il film dopo averla incontrata ha reso evidente questa continuità: lo stesso sguardo che Guerritore rivolge al pubblico lo rivolge alla Magnani. Uno sguardo che non invade, non spiega, non semplifica. Il film si muove allora su un terreno intimo, dove il mito si lascia attraversare dall’umano e torna, per un momento, vicino.
Questa seconda visione è stata più consapevole, più partecipe. Non solo ho seguito il film con maggiore attenzione, ma ho sentito che l’esperienza del cinema si era estesa oltre lo schermo, trasformandosi in un incontro vero. Un incontro che continua a lavorare dentro, perché fondato sulla relazione, sull’ascolto e su una rara forma di rispetto.
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claudia
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martedì 13 gennaio 2026
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grande interpretazione di m.gerritore commozione
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Film intenso dove vita e arte di Anna si intrecciano fino a diventare un tutt'uno. Il personggo emerge in tutta la sua complessità dando grande spazio ai sentimenti che hanno attraversato Anna in una vita che non ke ha risparmiato grandi dolori ma anche gioie e trionfi.. un'umanità strabordante fino al suo epilogo commovente. Ho pianto.
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enkelejda gjika
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lunedì 12 gennaio 2026
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film commovente e vero
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Mi ? piaciuto per come ? stata raccontata la storia. L'interpretazione di Monica Guerritore e la direzione del film. E stato un crescendo che alla fine ti fa scappare anche le lacrime. Scelta delle inquadrature e musica da brivido.
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anna rosa
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martedì 23 dicembre 2025
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ah?, 'anvedi questa, mannaggia ecc.
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Film ridondante, soprattutto di scene in cui la Magnani urla come un facchino o comunque ",fa" la donna del popolo, e per? anche frammentario ('sto figlio che lei al telefono "cci dice" "amore mio" tutta 'ntenerita e poi lui sembra completamente sparire dalla sua vita, nonch? alcune scene che sembrano incollate alla precedente in modo incomprensibile. Poi sembra che a Roma ci abitino solo lei e pochi altri, sempre del popolino, che la chiamano "Annar?" come fosse una di loro. Per? il capolavoro ? l'attore che interpreta il ruolo di Rossellini: ? Crozza sputato quando se non sbaglio imita Ron: uguali! ..
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franci caress
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lunedì 17 novembre 2025
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nobile intento ma
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Anna, il film di e con Monica Guerritore, non mi ha convinta. La Guerritore, pur generosa e tecnicamente solida, scivola in un registro eccessivamente teatrale, che schiaccia ogni possibile sfumatura emotiva. La storia resta in superficie, il trattamento appare un po? dilettantistico e i personaggi secondari risultano veramente inconsistenti. Discreto Ragno, ma lontano dalle sue prove migliori; ? conferma la sua consueta espressivit? da patata bollita, con condimento di smorfiette.
Si avverte il desiderio di evocare la grande Anna Magnani, ma l?operazione non decolla: la Guerritore gigioneggia, sovraccarica, e finisce per restare ? irredimibilmente ? solo Monica Guerritore.
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fabriziog
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sabato 15 novembre 2025
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la bellezza di una vita tragica
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Film intenso, struggente, malinconico, commovente, a tinte variegate, “Anna”, di e con Monica Guerritore, ripercorre a macchie di leopardo la vita della immensa Anna Magnani, magnificamente interpretata da Monica Guerritore.
Più che la narrazione esistenziale della Magnani, la pellicola racconta le emozioni, i sentimenti, il volto, le “rughe”, gli sguardi della grande attrice romana. Il suo Popolo era quello di Roma: lo stagnaro, il netturbino, il vetturino, il pizzardone, la prostituta, il bottegaio, il fruttivendolo. Sono costoro che le teneva compagnia la notte, lei nottambula incallita. Erano coloro che la vedevano girovagare per le strade vuote, silenziose e incantevoli della Roma degli anni ’40, ’50 e ’60, loro che stavano sotto la finestra di Nannarella mentre moriva.
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Film intenso, struggente, malinconico, commovente, a tinte variegate, “Anna”, di e con Monica Guerritore, ripercorre a macchie di leopardo la vita della immensa Anna Magnani, magnificamente interpretata da Monica Guerritore.
Più che la narrazione esistenziale della Magnani, la pellicola racconta le emozioni, i sentimenti, il volto, le “rughe”, gli sguardi della grande attrice romana. Il suo Popolo era quello di Roma: lo stagnaro, il netturbino, il vetturino, il pizzardone, la prostituta, il bottegaio, il fruttivendolo. Sono costoro che le teneva compagnia la notte, lei nottambula incallita. Erano coloro che la vedevano girovagare per le strade vuote, silenziose e incantevoli della Roma degli anni ’40, ’50 e ’60, loro che stavano sotto la finestra di Nannarella mentre moriva.
Palma d’oro a Cannes nel 1946 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, per il quale provò per tutta la vita una inestinguibile fiamma di amore, un amore tragico e intramontabile.
Premio Oscar nel 1956 per “La rosa tatuata” di Tennessee Williams, che non le portò fortuna.
Una figura drammatica, sofferente, con un figlio poliomielitico lasciato spesso solo in una clinica di lusso.
Anna, sempre insoddisfatta e in contrasto con se stessa, i produttori e i registi.
Romana sanguigna e verace, la Magnani ha incarnato la vera Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini.
Fellini, De Sica, Totò, Carlo Ponti, Moravia, Montanelli, la rinuncia a “La ciociara”, il più fervido mondo culturale e cinematografico italiano.
Poi, il teatro con Zeffirelli e la sua Medea, che incarnava scenicamente il profondo e incessante dolore interiore della Magnani e, con Medea, la morte.
Una parte di Anna Magnani ve la porterete a casa.
Fabrizio Giulimondi
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paolo cal
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giovedì 13 novembre 2025
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un film troppo vissuto
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Monica Guerritore ? tutto il film e a mio avviso, straborda. Non ? un ritratto di Anna Magnani, ma di Monica Guerritore che ci ricorda che grande attrice lei sia attraverso Anna Magnani. Tutto ? Monica e teatro, ma tutto il resto ? pallido: la storia, gli altri interpreti che, sovrastati non da una, bens? da due Divine, sfilano in secondo piano. E se Lascino e Ragno, seppure in tono minore, reggono la parte, Grann? scompare in un ruolo decisamente troppo complesso per le sue possibilit? interpretative.
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tony
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mercoledì 12 novembre 2025
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deludente da tutti i punti di vista
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Un film su Anna Magnani quello della Signora Guerritore che delude da ogni punto di vista, a cominciare dalla sceneggiatura sciatta, priva di contenuti, i dialoghi insignificanti, il casting modesto (fatta eccezione per l'ottimo Tommaso Ragno), una regia puerile - inesistente. Insomma un film di cui avrei fatto volentieri a meno amando il personaggio affascinante di Anna Magnani ed il neorealismo.
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rita
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martedì 11 novembre 2025
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forse ha perso un'' occasione
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Sono andata di corsa a vedere il film Anna, apprezzo Guerritore, grande interprete italiana, ma nonostante alcune scene poetiche, come quelle per la Roma notturna, mi sembra che il personaggio di Anna Magnani non sia stato approfondito,Guerritore resta in bilico tra l'aneddotica e il racconto della personalità di Anna Magnani senza entrare però nel dettaglio né da una parte né dall' altra. Non mi ha fatto affezionare al personaggio, ho aspettato per tutto il film lo scoppio di quel riso gioioso segno distintivo della grande Anna, invece ho trovato molto Guerritore più che Magnani. Anche i personaggi, alcuni invecchiano troppo altri poco, lei è sempre uguale a 48 anni come a 60.
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Sono andata di corsa a vedere il film Anna, apprezzo Guerritore, grande interprete italiana, ma nonostante alcune scene poetiche, come quelle per la Roma notturna, mi sembra che il personaggio di Anna Magnani non sia stato approfondito,Guerritore resta in bilico tra l'aneddotica e il racconto della personalità di Anna Magnani senza entrare però nel dettaglio né da una parte né dall' altra. Non mi ha fatto affezionare al personaggio, ho aspettato per tutto il film lo scoppio di quel riso gioioso segno distintivo della grande Anna, invece ho trovato molto Guerritore più che Magnani. Anche i personaggi, alcuni invecchiano troppo altri poco, lei è sempre uguale a 48 anni come a 60...Forse ha perso un' occasione? E mi dispiace tanto dirlo. Mio modesto parere.
Rita
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leonardo sagnibene
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venerdì 7 novembre 2025
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"anna" il diamante nella polvere.
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?Anna? di Monica Guerritore ? un viaggio iniziato nella notte del 23 marzo del 1956 in cui l?attrice, tra solitudine, fragilit?, forza ed autenticit? aspetta di sapere se ha vinto il premio ?Oscar?, ?non sto dormendo, come potrei tutto pu? accadere, anche se nella mia vita tutto ? gi? accaduto? dice l?attrice in uno dei momenti iniziali del film che prosegue con una serie di ricordi della vita della ?Magnani?. La Guerritore nell?evocazione della scena di ?Roma citt? aperta?, dove la morte ripetuta tante volte rende pi? sopportabile la morte interiore, avvenuta la notte prima nell?apprendere della malattia del figlio, raggiunge il sublime. L?interpretazione ? toccante, vibrante emozionante: Monica Guerritore in alcune scene non recita ma ? Anna Magnani, trasuda dolore, raggiungendo livelli insuperati ed insuperabili di bravura.
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?Anna? di Monica Guerritore ? un viaggio iniziato nella notte del 23 marzo del 1956 in cui l?attrice, tra solitudine, fragilit?, forza ed autenticit? aspetta di sapere se ha vinto il premio ?Oscar?, ?non sto dormendo, come potrei tutto pu? accadere, anche se nella mia vita tutto ? gi? accaduto? dice l?attrice in uno dei momenti iniziali del film che prosegue con una serie di ricordi della vita della ?Magnani?. La Guerritore nell?evocazione della scena di ?Roma citt? aperta?, dove la morte ripetuta tante volte rende pi? sopportabile la morte interiore, avvenuta la notte prima nell?apprendere della malattia del figlio, raggiunge il sublime. L?interpretazione ? toccante, vibrante emozionante: Monica Guerritore in alcune scene non recita ma ? Anna Magnani, trasuda dolore, raggiungendo livelli insuperati ed insuperabili di bravura. L?idea della notte fuori a passeggio per Roma, forse mutuata dal documentario di Fellini e dall?immagine della Magnani per strada che poi sparisce chiudendo il portone, ? perfettamente riuscita perch? credibile, ma in pochi passaggi il filo narrativo si interrompe fino a spezzarsi, frantumarsi, dissolversi nel surreale colore dei capelli della prostituita dalla improbabile fisicit?, che troppo bella , troppo magra, troppo sofisticata, finisce per essere non veritiera ma assolutamente falsa, come tutti i personaggi del cast. La bravura eccelsa di Monica ed il soggetto, mirabilmente scritto, risultano opacizzati dall?interpretazione mediocre degli altri, nessuno ? chi dovrebbe essere, e nessuno riesce in nessun modo, in nessun momento del film, mai, a creare e rendere vivo il contesto storico di quegli anni, tutto sembra falso artefatto, ed il trucco di Anna, perfetto in ogni pi? piccolo dettaglio, diventa posticcio e carnevalesco negli altri attori invecchiati o per meglio dire imbiancati male. L?emozione della protagonista appare immersa in un ambiente ?televisivo? che finisce per essere didascalico, tra la malcelata necessit? di ripetere i nomi dei personaggi per creare un ambiente e un gioco imitativo fatto di maschere pi? che di attori, il film si muove come una sequenza di "figurine animate" che sembrano di carta, inespressivi, mentre Anna ? di carne viva. Le scene della protagonista con Roberto Rossellini, in camera da letto come quelle al mare, nonostante la bravura di Tommaso Ragno, che interpreta Rossellini, risultano false, ridicole, grottesche: fiction non cinematografia e la meravigliosa voce della Guerritore si perde e non dialoga con il resto del cast, male assortito, e di cui non resta nulla se non la gestualit? di Francesca Cellini e lo sguardo di Lucia Mascino. L?opera prima della Guerritore sembra inseguire, senza riuscirci davvero, il sogno di ridare vita a un mito ma la prova di Monica all?interno del film appare un diamante nella polvere. Leonardo Sagnibene
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