Abbiate pietà di me se, quando ho saputo cha si trattava di una regista norvegese femmina, di Yngvild Sve Flikke nel film NINJABABY, mi è venuta in mente la storiella che recita: “il tempo é come le donne, imprevedibile!” Centra perché é un film sulla confusione e sulla imprevedibilità, e su una figura maschile insufficientemente elaborata, piuttosto stereotipata e fantasticata: confusione nel ruolo genitoriale in cui la figura materna e la figura paterna non sono né intercambiabili né facoltative; nel ruolo filiale che acquisisce uno stato adulto che adulto non è; nel ruolo di femmina o di maschio nella relazione, con caratteristiche arcaiche; nel ruolo evanescente nella relazione fraterna con la sorella, o amicale.
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Abbiate pietà di me se, quando ho saputo cha si trattava di una regista norvegese femmina, di Yngvild Sve Flikke nel film NINJABABY, mi è venuta in mente la storiella che recita: “il tempo é come le donne, imprevedibile!” Centra perché é un film sulla confusione e sulla imprevedibilità, e su una figura maschile insufficientemente elaborata, piuttosto stereotipata e fantasticata: confusione nel ruolo genitoriale in cui la figura materna e la figura paterna non sono né intercambiabili né facoltative; nel ruolo filiale che acquisisce uno stato adulto che adulto non è; nel ruolo di femmina o di maschio nella relazione, con caratteristiche arcaiche; nel ruolo evanescente nella relazione fraterna con la sorella, o amicale. Ma vediamolo un po’ meglio: Rakel è una ragazza sofferente, si vive come un nulla, senza significato o importanza, appartiene alla classe dei paria, è una precaria, spreca la sua vita in una miriade di azioni che sembrano solo voler far dimenticare se stessa, fa la indipendente ma non ha un progetto. Sembra non sia mai entrata nella testa dei suoi genitori. Orfana, impoverita in un mondo depauperato? L’unico che sembra provare degli affetti veri, che ce l’ha nella testa, è Mos, iraniano.
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