|
decatur555
|
sabato 31 gennaio 2026
|
quando la provocazione supera il messaggio
|
|
|
|
Antebellum ? un film scomodo fin dal primo minuto, non solo per ci? che mostra, ma per come lo mostra. Il tema che affronta ?il razzismo strutturale, passato e presente? ? reale, doloroso e ancora negato da molti. Questo genera una rabbia legittima nello spettatore. Il problema ? che questa rabbia non sempre si trasforma in una riflessione solida, ed ? l? che il film inizia a perdere forza.
Visivamente ? potente, persino elegante. La messa in scena ? molto curata, con una chiara volont? di colpire, scuotere, togliere il respiro. Janelle Mon?e sostiene il film con presenza e intensit?, ed ? facile empatizzare con il suo personaggio anche quando la sceneggiatura inizia a forzare alcune situazioni.
[+]
Antebellum ? un film scomodo fin dal primo minuto, non solo per ci? che mostra, ma per come lo mostra. Il tema che affronta ?il razzismo strutturale, passato e presente? ? reale, doloroso e ancora negato da molti. Questo genera una rabbia legittima nello spettatore. Il problema ? che questa rabbia non sempre si trasforma in una riflessione solida, ed ? l? che il film inizia a perdere forza.
Visivamente ? potente, persino elegante. La messa in scena ? molto curata, con una chiara volont? di colpire, scuotere, togliere il respiro. Janelle Mon?e sostiene il film con presenza e intensit?, ed ? facile empatizzare con il suo personaggio anche quando la sceneggiatura inizia a forzare alcune situazioni. Lei ? nettamente superiore al materiale che deve sostenere.
Il principale limite di Antebellum sta nel suo bisogno di sottolineare tutto. L?idea centrale ? chiara fin dall?inizio, eppure il film insiste, martella, come se non si fidasse dell?intelligenza dello spettatore. Di conseguenza, ci? che potrebbe risultare disturbante finisce per diventare sgradevole, non per ci? che denuncia, ma per la mancanza di sfumature e di respiro narrativo.
Come thriller funziona a tratti. C?? tensione, momenti davvero inquietanti e scene che restano impresse. Ma quando tenta di chiudere il suo discorso, il film sceglie il colpo facile e il messaggio a caratteri cubitali, perdendo forza proprio quando la sottigliezza sarebbe stata fondamentale. Finisce per privilegiare la provocazione rispetto all?analisi.
Non ? un brutto film n? irrilevante. Ha intenzione, energia e un tema importante. Ma dimostra anche come un?idea potente possa indebolirsi quando l?impatto immediato viene preferito alla profondit
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a decatur555 »
[ - ] lascia un commento a decatur555 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
carloalberto
|
martedì 15 dicembre 2020
|
nè drammatico, nè thriller, delude le aspettative
|
|
|
|
La citazione di una frase di William Faulkner “Il passato non muore mai. Non è neanche passato.” tratta dal romanzo del 1951“Requiem per una monaca”, inserita come didascalia nell’incipit del film, lasciava ben sperare; sarebbe potuto essere lo spunto suggestivo per un interessante viaggio introspettivo nella psicologia di una donna di colore dei nostri giorni tormentata dalla condizione di schiavitù in cui furono tenuti i suoi avi. Invece, più crudamente, si riduce alla traccia scritta alla lavagna per lo svolgimento di un tema delle medie, svolto con l’approccio tipico di chi, studiata bene la lezione, vuol far bella figura, e che risulta, alla fine, allo stesso tempo, pedissequo e semplicistico, deludendo le aspettative sia di coloro che si attendevano un bel drammatico dai toni potenti, soddisfatti, almeno loro, in parte, dalla prima mezz’ora di girato, sia di quella parte di pubblico che contava più prosaicamente di vedere il thriller terrificante che si annunciava nella pubblicità e che avrebbe scoperto, con amara sorpresa, che anche la suspense in questo film è assente ingiustificato.
[+]
La citazione di una frase di William Faulkner “Il passato non muore mai. Non è neanche passato.” tratta dal romanzo del 1951“Requiem per una monaca”, inserita come didascalia nell’incipit del film, lasciava ben sperare; sarebbe potuto essere lo spunto suggestivo per un interessante viaggio introspettivo nella psicologia di una donna di colore dei nostri giorni tormentata dalla condizione di schiavitù in cui furono tenuti i suoi avi. Invece, più crudamente, si riduce alla traccia scritta alla lavagna per lo svolgimento di un tema delle medie, svolto con l’approccio tipico di chi, studiata bene la lezione, vuol far bella figura, e che risulta, alla fine, allo stesso tempo, pedissequo e semplicistico, deludendo le aspettative sia di coloro che si attendevano un bel drammatico dai toni potenti, soddisfatti, almeno loro, in parte, dalla prima mezz’ora di girato, sia di quella parte di pubblico che contava più prosaicamente di vedere il thriller terrificante che si annunciava nella pubblicità e che avrebbe scoperto, con amara sorpresa, che anche la suspense in questo film è assente ingiustificato. Nel cast, senza infamia e senza lode, due famose cantanti americane, Kiersey Clemons e la protagonista Janelle Monáe, che purtroppo nel film non cantano ma recitano.
Senza voler entrare più di tanto nel merito del plot, scritto dagli sceneggiatori registi Gerard Bush e Christopher Renz, si può soltanto dire che la pellicola è la giustapposizione di due storie diametralmente opposte ambientate in epoche diverse ed incollate insieme da un finale improbabile, che si colloca in una dimensione atemporale che rimane sospesa tra l’onirico ed una banale ricostruzione scenica di una battaglia della guerra di secessione.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a carloalberto »
[ - ] lascia un commento a carloalberto »
|
|
d'accordo? |
|
|
|