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wolvie
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domenica 18 gennaio 2026
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gelo anche nella visione
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Russell Core è un naturalista/cacciatore di lupi, che viene contattato da Medora Sloan, giovane madre, a trasferirsi da lei in Alaska settentrionale, dove a suo dire il figlio è stato ucciso da un branco di lupi.
Core prende la richiesta talmente sul serio che si reca nelle terre selvagge per affrontare il problema e si mette subito sulle tracce di un gruppo di lupi, ma quando gli ha individuati, non trova prove concrete delle affermazioni di Medora.
Nel frattempo ritorna al villaggio dalla guerra in Iraq il padre del bimbo ( nonché fratello gemello di Medora) e la morte del figlio scatena in lui una sete di sangue che si manifesta in una lunga catena di omicidi che non risparmia nessuno: poliziotti, anziani abitanti del villaggio ed ex amici; lungo la strada alla ricerca della sua compagna Medora, che nel frattempo è scomparsa, addentrandosi nelle foreste del grande nord selvaggio.
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Russell Core è un naturalista/cacciatore di lupi, che viene contattato da Medora Sloan, giovane madre, a trasferirsi da lei in Alaska settentrionale, dove a suo dire il figlio è stato ucciso da un branco di lupi.
Core prende la richiesta talmente sul serio che si reca nelle terre selvagge per affrontare il problema e si mette subito sulle tracce di un gruppo di lupi, ma quando gli ha individuati, non trova prove concrete delle affermazioni di Medora.
Nel frattempo ritorna al villaggio dalla guerra in Iraq il padre del bimbo ( nonché fratello gemello di Medora) e la morte del figlio scatena in lui una sete di sangue che si manifesta in una lunga catena di omicidi che non risparmia nessuno: poliziotti, anziani abitanti del villaggio ed ex amici; lungo la strada alla ricerca della sua compagna Medora, che nel frattempo è scomparsa, addentrandosi nelle foreste del grande nord selvaggio.
Dopo il ritrovamento del cadavere del figlio nella casa di Medora, strangolato da lei stessa, Russell si allea con Donald, il capo della polizia locale e si lanciano sulle tracce di entrambi i genitori.
Il regista Jeremy Saulnier, insieme al suo sodale sceneggiatore, avevano lavorato meglio con i primi due film realizzati: "Blue Ruin" e il più gradito "Green Room".
Qui il soggetto è tratto da un romanzo di William Giraldi.
Ma se la storia ha risvolti interessanti sulla carta, la sceneggiatura diventa troppo lambiccata, zeppa di buchi neri e suggestioni angosciose e metafisiche che rimangono nello sguardo dello spettatore, lasciando più dubbi che certezze.
Se l'intento è quello di rappresentare la contrapposizione tra natura selvaggia e le sue regole violente di sopravvivenza versus l' umanità e "sentimenti amorevoli" specie verso la propria prole, allora il gilm ha le gambe corte.
Alexander Skarsgard ormai si è abituato a questi ruoli fisici dispensatori di morte, offre una discreta prova, come J. B. Dale nel ruolo del poliziotto, mentre Jeffrey Wright rischia sempre di essere fuori ruolo.
Ma in estrema sintesi nessuno salva la baracca di questo confuso film.
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felicity
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lunedì 8 settembre 2025
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thriller d''atmosfera glaciale e spietato
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Hold the Dark è un thriller in prima essenza di frontiera, intimo e spietato, forte di atmosfere magnifiche, calde nella loro asettica naturalità.
È un film crudele e impietoso che non risparmia interrogativi intimi sull'essere padri, sulla vendetta e sulla solitudine, inframezzando carneficine che non centellinano dettagli cruenti e non hanno paura di sacrificare vite.
Centrali sono le atmosfere, calde nella loro asettica naturalità, profonde e ricercate nella volontà di trasformare ambienti come un focolare domestico o una centrale di polizia in dei veri e propri luoghi di terrore psicologico, nei quali non si può mai prevedere cosa stia per accadere.
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Hold the Dark è un thriller in prima essenza di frontiera, intimo e spietato, forte di atmosfere magnifiche, calde nella loro asettica naturalità.
È un film crudele e impietoso che non risparmia interrogativi intimi sull'essere padri, sulla vendetta e sulla solitudine, inframezzando carneficine che non centellinano dettagli cruenti e non hanno paura di sacrificare vite.
Centrali sono le atmosfere, calde nella loro asettica naturalità, profonde e ricercate nella volontà di trasformare ambienti come un focolare domestico o una centrale di polizia in dei veri e propri luoghi di terrore psicologico, nei quali non si può mai prevedere cosa stia per accadere.
Il regista tenta di radicare nel racconto anche una riflessione profonda e sofisticata sull'oscurità che si annida nel cuore delle persone, soprattutto se abbandonate in una landa bianca e tenebrosa nel bel mezzo del nulla.
Un'oscurità che rompe gli argini della sanità mentale e non conosce contenimento, che fuori dal cuore si impadronisce anche della mente dell'ospite, prendendo il controllo e lasciando che l'uomo ormai corrotto dal suo freddo e terrificante tocco abbracci per sempre le tenebre che albergano in lui.
Un film impietoso e crudele che racconta l'aberrazione dell'animo umano quando sopraffatto dalla violenza e dalle tenebre, senza possibilità di ritorno o redenzione.
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dandy
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lunedì 8 febbraio 2021
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lupi-uomini.
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Dopo "Blue Ruin" e "Green Room" il regista dimostra un'eccellente maturazione nell'affrontare temi a lui già noti come la vendetta e le implicazioni della violenza nella vita dei singoli individui così come nella cominutà in cui vivono.Dal racconto omonimo di Willam Giraldi(adattato con Macon Blair che interpreta Shan)uno spiazzante mix di thriller,poliziesco,drammatico,western(l'impressionante sparatoria tra Cheeon e gli agenti guarda a "Il mucchio selvaggio")e horror dall'atmosfera fredda e oscura come il paesaggio in cui si svolge e i suoi abitanti.Non c'è chiarimento nel mistero di base:sia la legge che la scienza restano impotenti di fronte a tradizioni magiche tanto implacabili quanto impenetrabili,come dimostra il suggestivo finale enigmatico.
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Dopo "Blue Ruin" e "Green Room" il regista dimostra un'eccellente maturazione nell'affrontare temi a lui già noti come la vendetta e le implicazioni della violenza nella vita dei singoli individui così come nella cominutà in cui vivono.Dal racconto omonimo di Willam Giraldi(adattato con Macon Blair che interpreta Shan)uno spiazzante mix di thriller,poliziesco,drammatico,western(l'impressionante sparatoria tra Cheeon e gli agenti guarda a "Il mucchio selvaggio")e horror dall'atmosfera fredda e oscura come il paesaggio in cui si svolge e i suoi abitanti.Non c'è chiarimento nel mistero di base:sia la legge che la scienza restano impotenti di fronte a tradizioni magiche tanto implacabili quanto impenetrabili,come dimostra il suggestivo finale enigmatico.Ed emerge la visione di una realtà devastata oltre che da forze oscure,dagli orrori della storia sia recenti(la guerra in Iraq)che passati(i soprusi ai danni dei nativi).Ottimo Wright,uno degli attori afroamericani più capaci ma purtroppo meno apprezzati di sempre.Notevoli le sequenze di violenza,crude e talvolta spiazzanti(l'accoltellamento in Iraq)ma mai compiaciute.Bellissima la fotografia giocata su ombra e oscurità.Molto più che un prodotto di genere,assolutamente da vedere per chi ha già apprezzato i precedenti lavori del regista e non solo.
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paper
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mercoledì 29 aprile 2020
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l'oscurità dell'animo umano
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Forse molti di coloro che hanno espresso pareri molto negativi, non hanno posto attenzione ai tanti indizi che sono stati disseminati ad arte soprattutto nei dialoghi. Il nocciolo del film è il rapporto incestuoso tra la madre che denuncia la scomparsa di suo figlio e il marito in Irak: sono fratelli gemelli e il bimbo trovato morto, è il frutto dell'incesto. Come i lupi che divorano un loro cucciolo, così la madre uccide il figlio per lasciare spazio al nuovo bimbo di cui è gravida.
É un film cupo, violento ma che dà qualche spiraglio alla vita come gli sprazzi di luce che interrompono l'invadenza del buio notturno, come la compassione dei lupi che non attaccano chi giace ferito a terra, come il ritrovare una figlia dopo anni.
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Forse molti di coloro che hanno espresso pareri molto negativi, non hanno posto attenzione ai tanti indizi che sono stati disseminati ad arte soprattutto nei dialoghi. Il nocciolo del film è il rapporto incestuoso tra la madre che denuncia la scomparsa di suo figlio e il marito in Irak: sono fratelli gemelli e il bimbo trovato morto, è il frutto dell'incesto. Come i lupi che divorano un loro cucciolo, così la madre uccide il figlio per lasciare spazio al nuovo bimbo di cui è gravida.
É un film cupo, violento ma che dà qualche spiraglio alla vita come gli sprazzi di luce che interrompono l'invadenza del buio notturno, come la compassione dei lupi che non attaccano chi giace ferito a terra, come il ritrovare una figlia dopo anni.
Fotografia sublime che solo un vero maestro può ottenere.
Chi pensa di vedere solo un film d'azione sbaglia e resta deluso. È come assistere ad una tragedia greca o, meglio, ad un dramma shakespeariano.
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patricia
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domenica 12 aprile 2020
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pessimo
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Una perdita di tempo. Un film senza nessuna trama, solo violenza gratuita. Finale incomprensibile. Purtroppo sto notando che i film targati Netflix non valgono niente
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mario pizzorni
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venerdì 27 dicembre 2019
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film deludente, si può perdere
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Il film ti tiene incollato fino all'ultimo allo schermo, ma questo non è una motivazione sufficiente per "salvare" la storia ...ti aspetti che alla fine qualcosa venga chiarito, ma non succede nulla...diversi i punti oscuri:dalla libido di Medora alla strage di poliziotti...sono rimasto deluso.
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massimo
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domenica 9 giugno 2019
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orrendo
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Altro film insulso di netflix: nessuna trama, nessun nesso logico tra i personaggi, nessuna soluzione finale, una lentezza esasperante. Chi mi rida’ i 125 minuti persi della mia vita?
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elabib
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giovedì 3 gennaio 2019
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deludente si salva solo la fotografia
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Film a mio parere brutto perchè non crea alcuna tensione emotiva, va avanti solo per delitti, non spiega nulla e, secondo me, resta irrisolto.
Si salva solo la fotografia, ma il resto sarebbe tutto da rivedere.
Dalle scene iniziali che non creano alcuna tensione (anche se si parla della perdita di un figlio) alla ricerca delle motivazioni per i comportamenti "sopra le righe" dei protagonisti.
Forse è troppo raffinato per me, ma io non lo consiglio assolutamente.
Ciao
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dolli
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sabato 29 dicembre 2018
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la storia poteva essere eccezzionale
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Mi ha attirato molto l'inizio della storia, poi i fatti , sempre più violenti, si sono succeduti con una velocità da restare senza fiato. Attori perfettamente calati nel loro ruolo, grande il naturalista e grandi anche l indiano amico di Vernon e l'anziana indiana. Fotografia bellissima. Ma forse leggere il romanzo aiuterebbe meglio a capire tanta gratuita violenza.
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mauro@lanari
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venerdì 12 ottobre 2018
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post-narratività
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"Bella fotografia, nessun racconto, nessuna risoluzione." "Ancora un'altra schifezza da Netflix." "Ridicolo. Un paio di psicopatici che hanno una strana connessione coi lupi." L'elenco delle stroncature da parte degl'iscritti a IMDb è impressionante già dai titoli scelti. Anch'io penso ch'alcune bell'atmosfere paesaggistiche non riempiano i buchi di sceneggiatura spacciati per mistery. Ma questa è la post-narratività: nessuno è più in grado di "dare...una ragione per la speranza" (1 Pietro 3, 15), cioè di proporre un'esistenza sensata e non assurda, uno scopo ultimo e salvifico, e l'estetica s'è adeguata esprimendo la morte dell'arte. Il materiale non viene più organizzato per raggiungere un epilogo che sciolga (Aristotele: "lysis") l'intreccio ("ploke" o "desis"), bensì diventa fine a se stesso, da cogliere autonomamente attimo per attimo ("carpe momentum" e non "carpe diem").
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"Bella fotografia, nessun racconto, nessuna risoluzione." "Ancora un'altra schifezza da Netflix." "Ridicolo. Un paio di psicopatici che hanno una strana connessione coi lupi." L'elenco delle stroncature da parte degl'iscritti a IMDb è impressionante già dai titoli scelti. Anch'io penso ch'alcune bell'atmosfere paesaggistiche non riempiano i buchi di sceneggiatura spacciati per mistery. Ma questa è la post-narratività: nessuno è più in grado di "dare...una ragione per la speranza" (1 Pietro 3, 15), cioè di proporre un'esistenza sensata e non assurda, uno scopo ultimo e salvifico, e l'estetica s'è adeguata esprimendo la morte dell'arte. Il materiale non viene più organizzato per raggiungere un epilogo che sciolga (Aristotele: "lysis") l'intreccio ("ploke" o "desis"), bensì diventa fine a se stesso, da cogliere autonomamente attimo per attimo ("carpe momentum" e non "carpe diem"). S'usa dire: "il viaggio è più importante della mèta". Un truismo, quando non c'è più mèta e resta giust'il viaggio. Noioso, schifoso, uno spreco di tempo? Fastidioso essere così autoconsapevoli da riconoscere in tale specchio il fallimento della nostra civiltà? Io non lo trovo fastidioso, però inutile sì. Perciò lo evito.
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