Elsa, affascinante scrittrice dalle storie complicate, e Pierre, avvocato sposato, si conoscono a una festa e scatta qualcosa. Si ritrovano dopo qualche tempo per caso, bevono insieme, ballano con trasporto, si baciano, ma quando è ora di rincasare decidono di non scambiarsi i numeri di telefono. S’incontreranno ancora e faticheranno a non finire insieme tra le lenzuola. “Rispetto le donne: non vado a letto con i loro mariti” proclama lei con rara solidarietà di genere.
L’adulterio possibile e voluto, ma rifiutato, è forse più comune nella vita che nel cinema; raccontare dell’astinenza invece che della consumazione potrebbe quindi essere più originale.
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Elsa, affascinante scrittrice dalle storie complicate, e Pierre, avvocato sposato, si conoscono a una festa e scatta qualcosa. Si ritrovano dopo qualche tempo per caso, bevono insieme, ballano con trasporto, si baciano, ma quando è ora di rincasare decidono di non scambiarsi i numeri di telefono. S’incontreranno ancora e faticheranno a non finire insieme tra le lenzuola. “Rispetto le donne: non vado a letto con i loro mariti” proclama lei con rara solidarietà di genere.
L’adulterio possibile e voluto, ma rifiutato, è forse più comune nella vita che nel cinema; raccontare dell’astinenza invece che della consumazione potrebbe quindi essere più originale. Peccato che “I due destini” svolga il tema in maniera banale. Unico pregio il tenero anacronismo di Elsa e Pierre, ostinatamente sorvegliati nei nostri tempi in cui passioni e sentimenti vorrebbero giustificare qualunque comportamento.
Nonostante qualche casualità maligna – o benigna, secondo le morali alternative – tra Elsa e Pierre non succederà niente. Ma è niente? Antica questione se il tradimento sia della mente o dei corpi. La sceneggiatura vorrebbe lasciarci almeno una massima: “le uniche storie che non finiscono sono quelle mai cominciate." Ragionevole ma opinabile. Anche le non-storie attraverso il tritacarne del mondo possono finire. Anzi più delle storie vere sono fragili e indifese. Indifese dalle storie precedenti, messe in coda dalla responsabilità agli obblighi già contratti. Fragili nella loro evanescenza di attimi, sguardi, pensieri, al massimo parole; senza corpi a cui appigliarsi, senza neppure fatti da ricordare.
“I due destini” – “Une Rencontre” nella titolazione originale – è stato poco visto nonostante il potenziale richiamo del duo Marceau-Cluzet. Tranquillizzerei chi l’avesse perso.
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