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dandy
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domenica 25 aprile 2021
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che razza di umanità sopravvive....
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Scritto da Ristori con Germano Taricone basandosi su un suo corto,uno zombie movie nostrano girato al risparmio con Uwe Boll alla produzione(ahia...)sulla scia dei vari "Resident Evil" e "28 Giorni dopo".Vorrebbe essere puro intrattenimento senza pretese e in ciò non ci sarebbe nulla di male,non fosse che la storia è troppo tirata via(i 2 protagonisti girano in macchina mentre il dottorino interpretato dal Dante Hicks de noartri esce di testa,punto)e i personaggi che vorrebbero essere tamarri all'americana sono strapessimi causa i miserrimi dialoghi e l'incapacissimo cast(pelato barbuto e coppia di ebeti ridacchianti in primis).Certi spunti trash come la gang nazista capeggiata dal nanetto hitleriano andavano sfruttati di più,e se la regia è competente per ambientazione e riprese,le sequenze d'azione sono dilettantesche mentre il gore,pur abbondante,è troppo trattenuto.
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Scritto da Ristori con Germano Taricone basandosi su un suo corto,uno zombie movie nostrano girato al risparmio con Uwe Boll alla produzione(ahia...)sulla scia dei vari "Resident Evil" e "28 Giorni dopo".Vorrebbe essere puro intrattenimento senza pretese e in ciò non ci sarebbe nulla di male,non fosse che la storia è troppo tirata via(i 2 protagonisti girano in macchina mentre il dottorino interpretato dal Dante Hicks de noartri esce di testa,punto)e i personaggi che vorrebbero essere tamarri all'americana sono strapessimi causa i miserrimi dialoghi e l'incapacissimo cast(pelato barbuto e coppia di ebeti ridacchianti in primis).Certi spunti trash come la gang nazista capeggiata dal nanetto hitleriano andavano sfruttati di più,e se la regia è competente per ambientazione e riprese,le sequenze d'azione sono dilettantesche mentre il gore,pur abbondante,è troppo trattenuto.Anche per i film di genere fini a se stessi servono budget e idee competenti,forse con i mezzi di cui disponevano sarebbe stato meglio girare un altro corto.Steve Sylvester,ex leader dei Death SS,è l'Untore.
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fluturnenia
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domenica 8 luglio 2012
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quando il sentire può accecare
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Cosa vedono i mie occhi ?? Fotografia gotica che senzienteMente angustia, regia disseminata di dettagli inutili ma visivamente deliziosi che sono tutto fuorché sinonimo di spiccioleria, scenografie vintage tra il romeriano e il carpenteriano da far resuscitare i morti, editing da kolossal e musiche da collezione. Questo non può essere Cinema Italia. Ah no, mi sono sbagliato... il primo dialogo ha subito rimesso le cose al giusto posto. Come al solito l'arte del doppiaggio è morta (non mi meraviglierei se fosse presa diretta). Dialoghi costruiti su due sole parole ''cax'' e ''mer..''. La delirante trama costruita come un collage di cose già viste sarebbe anche accattivante ma la sua messa in scena con tutto questo chiacchericcio da bar assume le sembianze di uno sketch da cabaret e quelli da cabaret sembra sempre abbiano (o facciano ?!) le facce da pirla.
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Cosa vedono i mie occhi ?? Fotografia gotica che senzienteMente angustia, regia disseminata di dettagli inutili ma visivamente deliziosi che sono tutto fuorché sinonimo di spiccioleria, scenografie vintage tra il romeriano e il carpenteriano da far resuscitare i morti, editing da kolossal e musiche da collezione. Questo non può essere Cinema Italia. Ah no, mi sono sbagliato... il primo dialogo ha subito rimesso le cose al giusto posto. Come al solito l'arte del doppiaggio è morta (non mi meraviglierei se fosse presa diretta). Dialoghi costruiti su due sole parole ''cax'' e ''mer..''. La delirante trama costruita come un collage di cose già viste sarebbe anche accattivante ma la sua messa in scena con tutto questo chiacchericcio da bar assume le sembianze di uno sketch da cabaret e quelli da cabaret sembra sempre abbiano (o facciano ?!) le facce da pirla. Roba da conati !! Ancora una volta un prodotto nostrano ha fallito l'appuntamento. Ancor più dispiace perchè finalmente i canoni estetici erano stati stravolti, i dogmi stilistici sconfessati e le dottrine accademiche messe in soffitta. Ma certi vizi sono duri a morire.
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marco romani
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venerdì 24 giugno 2011
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la civiltà è morta, ma il cinema italiano no
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Per evitare delusioni preciso subito che questo non è un film adatto a tutti i palati. Trattasi di quel genere di film zombesco, dal retrogusto anni '80, tanto spicciolo nei contenuti quanto godurioso nella forma, insomma quel genere di film per il quale il cinema italiano è famoso nel mondo, quel genere di film che paradossalmente in Italia non viene più realizzato e la cui eredità è stata raccolta dai vari Tarantino, Rob Zombie, Rodriguez e altri maestri che tutti conoscono. Il pregio primario di questo "eaters" è quindi nel coraggio di voler resuscitare il cinema zombie italiano trasportandolo in un contesto da terzo millennio, al di là del risultato finale, che tra l'altro non è affatto deludente.
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Per evitare delusioni preciso subito che questo non è un film adatto a tutti i palati. Trattasi di quel genere di film zombesco, dal retrogusto anni '80, tanto spicciolo nei contenuti quanto godurioso nella forma, insomma quel genere di film per il quale il cinema italiano è famoso nel mondo, quel genere di film che paradossalmente in Italia non viene più realizzato e la cui eredità è stata raccolta dai vari Tarantino, Rob Zombie, Rodriguez e altri maestri che tutti conoscono. Il pregio primario di questo "eaters" è quindi nel coraggio di voler resuscitare il cinema zombie italiano trasportandolo in un contesto da terzo millennio, al di là del risultato finale, che tra l'altro non è affatto deludente. Per molti motivi non si può gridare al miracolo, sia per la recitazione e il ridoppiaggio mediocri, sia per la qualità del montaggio sonoro altrettanto misera. Invece da ritenersi miracolose sono le suggestive scenografie post-industrial e rurali, la ricercatissima fotografia e la regia più che dignitosa; un sollazzamento continuo per gli appassionati del genere. Grazie a queste riuscite attenzioni "estetiche" lo spettatore viene catapultato con successo nell'atmosfera post-apocalittica, in un mondo senza più regole e popolato dai sopravvissuti di una società contemporanea degenerata moralmente molto prima della grande epidemia. Già i protagonisti sono dei "duri" che trasudano cinismo, misantropia e indifferenza a ogni passo e che ci fanno ricordare con piacere gli indimenticabili personaggi usciti dagli spaghetti-western. Il piacevole degenero continua tra tribù di nazisti sanguinari guidati da un nano che si è autopraclamato nuovo furher, artisti deviati, ritardati mentali allo sbaraglio, scienziati senza scrupoli morali, un falso prete (interpretato nientemeno che dal cantante dei Death SS) leader di una setta dell'apocalisse che si nutre della carne dei suoi seguaci. Insomma di carne al fuoco (o meglio, di carne morta) ce n'è veramente a volontà, forse troppa, certe situazioni meritavano di essere sviluppate molto di più e si sarebbe potuto tagliare alcune battute ridontanti che rallentano la pellicola senza aggiungere nulla di nuovo. Ma in definitiva il giudizio per un appassionato come me, cresciuto a pane e sangue imputridito, non può essere che positivo. Film destinato a essere un piccolo cult e, spero, iniziatore di una nuova stagione del cinema di genere nostrano.
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marco romani
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venerdì 24 giugno 2011
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la civiltà è morta, ma il cinema italiano no
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Per evitare delusioni preciso subito che questo non è un film adatto a tutti i palati. Trattasi di quel genere di film zombesco, dal retrogusto anni '80, tanto spicciolo nei contenuti quanto godurioso nella forma, insomma quel genere di film per il quale il cinema italiano è famoso nel mondo, quel genere di film che paradossalmente in Italia non viene più realizzato e la cui eredità è stata raccolta dai vari Tarantino, Rob Zombie, Rodriguez e altri maestri che tutti conoscono. Il pregio primario di questo "eaters" è quindi nel coraggio di voler resuscitare il cinema zombie italiano trasportandolo in un contesto da terzo millennio, al di là del risultato finale, che tra l'altro non è affatto deludente.
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Per evitare delusioni preciso subito che questo non è un film adatto a tutti i palati. Trattasi di quel genere di film zombesco, dal retrogusto anni '80, tanto spicciolo nei contenuti quanto godurioso nella forma, insomma quel genere di film per il quale il cinema italiano è famoso nel mondo, quel genere di film che paradossalmente in Italia non viene più realizzato e la cui eredità è stata raccolta dai vari Tarantino, Rob Zombie, Rodriguez e altri maestri che tutti conoscono. Il pregio primario di questo "eaters" è quindi nel coraggio di voler resuscitare il cinema zombie italiano trasportandolo in un contesto da terzo millennio, al di là del risultato finale, che tra l'altro non è affatto deludente. Per molti motivi non si può gridare al miracolo, sia per la recitazione e il ridoppiaggio mediocri, sia per la qualità del montaggio sonoro altrettanto misera. Invece da ritenersi miracolose sono le suggestive scenografie post-industrial e rurali, la ricercatissima fotografia e la regia più che dignitosa; un sollazzamento continuo per gli appassionati del genere. Grazie a queste riuscite attenzioni "estetiche" lo spettatore viene catapultato con successo nell'atmosfera post-apocalittica, in un mondo senza più regole e popolato dai sopravvissuti di una società contemporanea degenerata moralmente molto prima della grande epidemia. Già i protagonisti sono dei "duri" che trasudano cinismo, misantropia e indifferenza a ogni passo e che ci fanno ricordare con piacere gli indimenticabili personaggi usciti dagli spaghetti-western. Il piacevole degenero continua tra tribù di nazisti sanguinari guidati da un nano che si è autopraclamato nuovo furher, artisti deviati, ritardati mentali allo sbaraglio, scienziati senza scrupoli morali, un falso prete (interpretato nientemeno che dal cantante dei Death SS) leader di una setta dell'apocalisse che si nutre della carne dei suoi seguaci. Insomma di carne al fuoco (o meglio, di carne morta) ce n'è veramente a volontà, forse troppa, certe situazioni meritavano di essere sviluppate molto di più e si sarebbe potuto tagliare alcune battute ridontanti che rallentano la pellicola senza aggiungere nulla di nuovo. Ma in definitiva il giudizio per un appassionato come me, cresciuto a pane e sangue imputridito, non può essere che positivo. Film destinato a essere un piccolo cult e, spero, iniziatore di una nuova stagione del cinema di genere nostrano.
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