paolo 67
|
sabato 17 dicembre 2011
|
una perla rara del cinema sull'arte
|
|
|
|
Appassionante, coinvolgente e avvincente, è uno dei più bei film sulla pittura e la creazione artistica che siano mai stati fatti, diretto dal regista secondo Truffaut più cinefilo e cineasta della nouvelle vague francese. Classico e rigoroso, semplice fino all'ascetismo ma elegante e raffinato, il cinema di Rivette si distingue per la particolare messa in evidenza della recitazione degli attori, il che va a meraviglia in un film che può vantare, accanto a un sublime Michel Piccoli, inconfondibile nella sobrietà dei toni smorzati e nella grande eleganza delle sfumature, lo straordinario exploit della magnifica Emmanuelle Beart, attrice tanto brava quanto bella, nuda per buona parte del film.
[+]
Appassionante, coinvolgente e avvincente, è uno dei più bei film sulla pittura e la creazione artistica che siano mai stati fatti, diretto dal regista secondo Truffaut più cinefilo e cineasta della nouvelle vague francese. Classico e rigoroso, semplice fino all'ascetismo ma elegante e raffinato, il cinema di Rivette si distingue per la particolare messa in evidenza della recitazione degli attori, il che va a meraviglia in un film che può vantare, accanto a un sublime Michel Piccoli, inconfondibile nella sobrietà dei toni smorzati e nella grande eleganza delle sfumature, lo straordinario exploit della magnifica Emmanuelle Beart, attrice tanto brava quanto bella, nuda per buona parte del film. Riflessione sulla creazione artistica e sulle sue incognite (vedere il quadro finito rivelerà alla modella qualcosa di lei stessa che metterà in crisi il rapporto col fidanzato), il film come tutta l'opera del regista verte sul significato della rappresentazione, sul ruolo della fantasia come espressione della verità più profonda e della recitazione come interpretazione della realtà. Che nell'arte ci sia qualcosa di crudele, di inquietante e misterioso, un senso che ci sfugge, lo aveva già straordinariamente esaminato Kubrick in tutti i suoi film, ma da buon regista della nouvelle vague Rivette pone la questione con leggerezza (non dimentichiamo che questo genere di cinema era nato come reazione al pompierismo del "cinema di papà"). Il titolo del film può andar bene anche come riferimento a quel che di imbronciato c'é nella pur sfolgorante bellezza della protagonista, che dal suo esordio cinematografico da adolescente ha mantenuto un'aria "difficile" che l'ha resa credibile in battaglie come quella a favore dei "sans papier". E il broncio di Emmanuelle Béart è anche quello della consapevolezza dell'ambiguità del rapporto attrice-regista (che la riprende nuda come il pittore disegna la sua modella), che come gli altri rappresentati nel film, artistici, sentimentali o di commercio, è un incontro-scontro con reciproca (e frustrata) volontà di dominio.
[-]
|
|
[+] lascia un commento a paolo 67 »
[ - ] lascia un commento a paolo 67 »
|
|
d'accordo? |
|
francesco2
|
domenica 14 giugno 2015
|
(ri)trovare noi stessi
|
|
|
|
L'immagine (Del quadro) riflessa nell'immagine (Del film) rischia di essere la vera protagonista di quest'opera. Completare un quadro rischia di essere un modo per riallacciarci anoi stessi, almeno per chi lo dipinga, o forse anche per chi ne sia oggetto.
Ma la metafora non è affatto scontata, basta gustare gli sguardi dei protagonisti, il nervosismo con cui accendono una sigaretta -Se fumano-, e gustare l'APPARENTE rilasamento che contraddistingue il lavoro di Piccoli. E' troppo facile, forse, ma lo faccio lo stesso, immaginare che sia una proiezione dello stesso Rivette. Meno facile è un paragone con la protagonista del "Raggio verde": lì, ciò che conta è il viaggio, i discorsi che si colgono in movimento, nel -Consueto- flusso rohmeriano delle parole, qui per fortuna nient'affatto intellettualistico.
[+]
L'immagine (Del quadro) riflessa nell'immagine (Del film) rischia di essere la vera protagonista di quest'opera. Completare un quadro rischia di essere un modo per riallacciarci anoi stessi, almeno per chi lo dipinga, o forse anche per chi ne sia oggetto.
Ma la metafora non è affatto scontata, basta gustare gli sguardi dei protagonisti, il nervosismo con cui accendono una sigaretta -Se fumano-, e gustare l'APPARENTE rilasamento che contraddistingue il lavoro di Piccoli. E' troppo facile, forse, ma lo faccio lo stesso, immaginare che sia una proiezione dello stesso Rivette. Meno facile è un paragone con la protagonista del "Raggio verde": lì, ciò che conta è il viaggio, i discorsi che si colgono in movimento, nel -Consueto- flusso rohmeriano delle parole, qui per fortuna nient'affatto intellettualistico.
Nell'opera di Rivette, invece, i discorsi contano pochissimo -Almeno apparentemente: non bisogna spostarsi, ma (Rac) cogliere le nuove sensazioni che apportano la meditazione ed il silenzio.
[-]
|
|
[+] lascia un commento a francesco2 »
[ - ] lascia un commento a francesco2 »
|
|
d'accordo? |
|
|