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luca g
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domenica 29 settembre 2024
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l''abominevole western ideologico
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Quando vedo il nome di Franco Solinas rabbrividisco, fu la sciagura del western italiano,
riciclò il suo soggetto in parecchi film, sì la storiella del rivoluzionario 'che prende coscienza', dello yankee cinico e filocapitalista, che è un pò nemico un pò amico e alla fine prende coscienza pure lui, io ricordo i seguenti film:
la resa dei conti, quien sabe, corri uomo corri, il mercenario appunto, tepepa, vamos a matar, e poi anche L. riciclò con giù la testa,
l'ideologicizzazione del western soffocava la spettacolarità, sparavano qualche colpo qua e là, il resto noia, ma C. era forse contento visto che dopo django di western ne imbroccava pochi,
uscì poco prima di natale del 68, i giornali avevano un'intera pagina raffigurante il manifesto del film, e fu questo che attirò gli spettatori, era l'anno di c'era una volta il west, e nessuno dei due film valeva molto, noiosi, il western di L.
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Quando vedo il nome di Franco Solinas rabbrividisco, fu la sciagura del western italiano,
riciclò il suo soggetto in parecchi film, sì la storiella del rivoluzionario 'che prende coscienza', dello yankee cinico e filocapitalista, che è un pò nemico un pò amico e alla fine prende coscienza pure lui, io ricordo i seguenti film:
la resa dei conti, quien sabe, corri uomo corri, il mercenario appunto, tepepa, vamos a matar, e poi anche L. riciclò con giù la testa,
l'ideologicizzazione del western soffocava la spettacolarità, sparavano qualche colpo qua e là, il resto noia, ma C. era forse contento visto che dopo django di western ne imbroccava pochi,
uscì poco prima di natale del 68, i giornali avevano un'intera pagina raffigurante il manifesto del film, e fu questo che attirò gli spettatori, era l'anno di c'era una volta il west, e nessuno dei due film valeva molto, noiosi, il western di L. disse subito tutto quel che doveva dire, zero contenuti, non si andava molto in là con un protagonista meschino, mediocre, psicoiogicamente 'non risolto', pistoleri che non facevano niente, tranne rincorrere il classico carico d'oro o vendicarsi di qualcosa che non si sa nemmeno cosa fosse e comunque non interessava a nessuno;
l'andai a vedere e mio padre disse 'ma come luca c'è 2001 e tu vuoi andare a vedere il mercenario?' aveva ragione;
non lo ricordo nemmeno tranne il sederone della messicana addormentata e Franco Nero che spiega cinicamente i principi della lotta di classe e della reazione sl sederone della messicana, che non si veglia, quindi gl'interessava la rivoluzione o il c°°° della suddetta? eh sì perché lo spettatore ha diritto anche di divertirsi, oltre che sopportare gli sproloqui di solinas;
ricordo solo Franco con la pistola luger ...
e poi non lo andai nemmeno a rivedere, in genere i western li tornavo a vedere anche tre quattro volte;
poi ...ricordo che ... tornai al cinema per vedere django il bastardo ... altro capolavoro indimenticabile,
che tristezza fu, alla fine, il western italiano.
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contrammiraglio
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martedì 17 marzo 2020
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così così
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Musante scimmiotta Milian, Nero fa il verso a Clint con la voce di Trinità e quindi viva Palance!
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fedeleto
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lunedì 22 febbraio 2016
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mercenario o idealista?
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Il polacco è un mercenario assoldato da Paco Roman per la rivoluzione messicana.A loro si unisce la bella Columba mentre il perfido Ricciolo gli da la caccia.Un dubbio rimane,contano più i soldi o gli ideali? Sergio Corbucci (Django,Navajo Joe) dopo l'esperimento di bersaglio mobile,torna al western.Da un soggetto di Franco Salinas,e una sceneggiatura di Sergio Corbucci, Bolzoni,Spina,Vincenzoni,il film ha pretese ben più grandi degli altri western del regista romano,infatti non manca questo dualismo che separa i due protagonisti,da una parte il polacco,avido e materialista,si muove e lotta solo per soldi, dall'altra Paco inizia per gioco la rivoluzione ma dopo capisce il significato (e non come spiega il polacco ipotizzando che la testa del corpo umano sono i ricchi e il fondoschiena i poveri).
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Il polacco è un mercenario assoldato da Paco Roman per la rivoluzione messicana.A loro si unisce la bella Columba mentre il perfido Ricciolo gli da la caccia.Un dubbio rimane,contano più i soldi o gli ideali? Sergio Corbucci (Django,Navajo Joe) dopo l'esperimento di bersaglio mobile,torna al western.Da un soggetto di Franco Salinas,e una sceneggiatura di Sergio Corbucci, Bolzoni,Spina,Vincenzoni,il film ha pretese ben più grandi degli altri western del regista romano,infatti non manca questo dualismo che separa i due protagonisti,da una parte il polacco,avido e materialista,si muove e lotta solo per soldi, dall'altra Paco inizia per gioco la rivoluzione ma dopo capisce il significato (e non come spiega il polacco ipotizzando che la testa del corpo umano sono i ricchi e il fondoschiena i poveri).Nel complesso ne esce fuori una pellicola più che godibile,non mancano anche scene divertenti (la scazzottata tra il polacco e Paco,il fatto che quest'ultimo non riesca mai ad indossare le scarpe dei "padroni" poiché non può omologarsi in alcun modo con loro),e la scena finale con tanto di frase"Paco sogna,ma sogna ad occhi aperti" è abbastanza significativa quanto basta per indicare che nella vita bisogna stare attento a sognare altrimenti la realtà ti travolge (Polacco:mi ero dimenticato di dire a Paco che gli idealisti sono il concime dei cimiteri).Un Corbucci in forma,un Franco Nero sempre più bravo,e un Musante ottimo.Sicuramente uno dei migliori film del regista romano .
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gianni lucini
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martedì 9 aprile 2013
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il primo western terzomondista di corbucci
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Sergio Corbucci affronta per la prima volta il western terzomondista e le sue suggestioni. Il film è da considerare una sorta di passaggio propedeutico al successivo Vamos a matar compañeros. L'incontro tra due figure contrastanti, l'idealista Paco e il concreto affarista Kovalsky consente al regista di affrontare il tema della rivoluzione fuori dall'epica e dalla celebrazione. Il senso della narrazione è che, come accade in tutte le vicende della vita, gli slanci rivoluzionari attraversano momenti difficili, vivono episodi romantici e altri meschini, ma quando sono sorretti da una volontà incrollabile non vengono cancellati dalle difficoltà.
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Sergio Corbucci affronta per la prima volta il western terzomondista e le sue suggestioni. Il film è da considerare una sorta di passaggio propedeutico al successivo Vamos a matar compañeros. L'incontro tra due figure contrastanti, l'idealista Paco e il concreto affarista Kovalsky consente al regista di affrontare il tema della rivoluzione fuori dall'epica e dalla celebrazione. Il senso della narrazione è che, come accade in tutte le vicende della vita, gli slanci rivoluzionari attraversano momenti difficili, vivono episodi romantici e altri meschini, ma quando sono sorretti da una volontà incrollabile non vengono cancellati dalle difficoltà. Anche i caratteri dei personaggi sono pressochè identici a Vamos a matar compañeros nel quale l'incerto Musante verrà sostituito da un Tomas Milian più a suo agio nei panni del peone rivoluzionario. Nonostante il taglio scanzonato delle avventure dei protagonisti non mancano le scene di crudeltà feroce che caratterizzano in genere i western di Corbucci. Tarantino attinge a piene mani a questo film. In Django Unchained " ruba" la scena in cui un proiettile attraversa un mazzo di fiori mentre temi musicali L'arena e Il mercenario, di Ennio Morricone vengono utilizzati sia in Kill Bill vol. 2 che in Bastardi senza gloria.
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michel
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giovedì 5 giugno 2008
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viva kowalski
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Un mercenario e un contadino si associano per fare la Revoluzion. Il primo serve fedelmente il Dio Dinero, il secondo imparerà a battersi per il suo Mexico. Caracollano tra il film di genere e il film di genere con idee, “Il mercenario” procede spassionato e, malgrado il mestiere evidente di Corbucci, produce rapidamente impazienza e fin’anche un po’di noia. T. Musante non è T. Milian e F. Nero non è C. Eastwood, solo J. Palance è proprio J. Palance; anche sotto il riccio posticcio di un parrucchino che avrebbe affranto chiunque, resta quel grandioso animale cinematografico che sappiamo. E ogni volta che appare il film sembra girare due volte più in fretta. Bei flauti di maestro Morricone
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