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gianleo67
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lunedì 28 settembre 2015
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sadico dramma dell'abbandono edipico
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Sedotta dal direttore del grande magazzino in cui lavora, una giovane e bella commessa viene condotta nell'appartamento privato di quest'ultimo e seviziata fino all'alba. Riuscirà a liberarsi a scapito del suo aguzzino.
Cupo e sadico dramma dell'abbandono edipico, questo pinku eiga di Kōji Wakamatsu ne rappresenta la prima produzione indipendente ed una riflessione dolente e disperata sulla solitudine e l'incomunicabilità dell'uomo nella moderna società nipponica. Approfittando della versatilità di un genere a basso costo che ha rappresentato il trampolino di lancio per molti giovani autori della nouvelle vogue nella terra del Sol Levante, il film di Wakamatsu introduce lo straniamento e le digressioni onirico-allucinatorie attraverso l'uso sapiente di inquadrature sghembe in campo stretto, il flashback e gli efficaci effetti di un simbolismo surrealista che spostano il discorso cinematografico al di là dei limiti scenografici e narrativi per approdare alle ossessioni esistenzialiste del suo disturbato protagonista maschile.
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Sedotta dal direttore del grande magazzino in cui lavora, una giovane e bella commessa viene condotta nell'appartamento privato di quest'ultimo e seviziata fino all'alba. Riuscirà a liberarsi a scapito del suo aguzzino.
Cupo e sadico dramma dell'abbandono edipico, questo pinku eiga di Kōji Wakamatsu ne rappresenta la prima produzione indipendente ed una riflessione dolente e disperata sulla solitudine e l'incomunicabilità dell'uomo nella moderna società nipponica. Approfittando della versatilità di un genere a basso costo che ha rappresentato il trampolino di lancio per molti giovani autori della nouvelle vogue nella terra del Sol Levante, il film di Wakamatsu introduce lo straniamento e le digressioni onirico-allucinatorie attraverso l'uso sapiente di inquadrature sghembe in campo stretto, il flashback e gli efficaci effetti di un simbolismo surrealista che spostano il discorso cinematografico al di là dei limiti scenografici e narrativi per approdare alle ossessioni esistenzialiste del suo disturbato protagonista maschile. Se il sottotesto politico si fa meno rilevante e tangibile (la posizione di potere dell'uomo, i rituali di dominazione, le illusorie libertà civili delle figure femminili), è quello privato e personale che trova pieno compimento nella riflessione di un tradimento edipico che inizia dal suicidio di una madre debole e desiderata passando a quello di una moglie in cerca di una maternità negata per riversarsi infine nella mortificazione di una libertà femminile che sembra aver trovato la propria indipendenza economica e sessuale. Senza particolari esibizioni del repertorio disturbante cui questo genere di produzioni aveva abituato il pubblico giapponese, Wakamatsu utilizza "La violenza, il corpo e il sesso" come gli elementi una dialettica esistenziale che ci parla delle frustrazioni e dell'impotenza di un uomo di potere in cerca di un impossibile riscatto, rimarcando le ossessioni di compiutezza verso un corpo femminile che è tanto oggetto del desiderio quanto mistero ferino e primordiale in grado di generare la vita. Chiuso nell'antro di stalattiti in cui sottomettere il corpo di una donna, l'uomo lotta inutilmente con i fantasmi della propria inateguatezza cullato dalla triste nenia di un richiamo embrionale, ma come la nascita anche la morte reclama il suo cruento tributo di sangue e dolore. La trasgressione rispetto alle regole di una libera convivenza tra i sessi ('Quando l'embrione caccia di frodo') non può che condurre alla rovina ed alla perdizione. Nato da una donna per vivere nel dolore, per mano di una donna prenderai la morte dolorosa.
Trasmesso in Italia solo di recente grazie a 'Fuori orario' di Ghezzi, è un esempio più che significativo sulla riscoperta della prolifica produzione nipponica a cavallo degli anni 60 e 70.
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dandy
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martedì 8 gennaio 2013
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quando l'embrione caccia di frodo.
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Già dalla sua prima opera,Wakamatsu non ha mezze misure:un gioco al massacro orchestrato secondo il sadismo misogino tanto caro ai nipponici,con ribaltamento dei ruoli nel finale.Fantasie estreme e scene di violenza piuttosto spinte per l'epoca,e un discorso a parte(non del tutto convincente)sulla posizione della donna sfruttata e remissiva di vaga ispirazione Godardiana.Ambiguamente gratuito,ma intrigante per la sperimentalità della messa in scena,tra continui sbalzi temporali,visioni,dipinti antichi e foto crude.Anche se oggi appare meno scioccante,la visione è consigliata a chi già è abituato a questo genere di cinema estremo.
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pisciulino
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sabato 22 ottobre 2011
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il corpo delirante del cinema
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Wakamatsu è uno stupefacente regista che è riuscito ad andare oltre uno spirito di rivolta nato dalle discriminazioni che lui stesso aveva patito in gioventù (quando si aggregò addirittura a una banda di gangster) a causa di un grosso talento espressionista e una lucida visione intellettuale (qualcuno ha parlato di un anarco-illuminista). In film come questo, distribuiti in Occidente senza il visto di censura del suo paese, Wakamatsu opera invenzioni cinematografiche di ogni genere riscattando la "bassa" materia dello spettacolo a base di sesso e violenza e dando il giusto senso ai miti di Eros e Thanatos come negazione di un ordine malato e autoritario.
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Wakamatsu è uno stupefacente regista che è riuscito ad andare oltre uno spirito di rivolta nato dalle discriminazioni che lui stesso aveva patito in gioventù (quando si aggregò addirittura a una banda di gangster) a causa di un grosso talento espressionista e una lucida visione intellettuale (qualcuno ha parlato di un anarco-illuminista). In film come questo, distribuiti in Occidente senza il visto di censura del suo paese, Wakamatsu opera invenzioni cinematografiche di ogni genere riscattando la "bassa" materia dello spettacolo a base di sesso e violenza e dando il giusto senso ai miti di Eros e Thanatos come negazione di un ordine malato e autoritario. Di lui Nagisa Oshima (l'autore di "Ecco l'impero dei sensi" che Wakamatsu ha prodotto) ha parlato come del più originale tra i cineasti del Giappone. Prolifico quant'altri mai (ha superato i cento film, la prima sessantina dei quali "pink eiga" -erotici- girati praticamente alla macchia e aggirando anche con l'inganno i controlli della censura), Wakamatsu ha offerto una rivalsa estetica e perfino elegante a un sottobosco di esclusi.
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davide il cinemaniaco
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mercoledì 21 gennaio 2009
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un film "erotico-visionario"
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Il prolifico Wakamatsu,circa un centinaio i film al suo attivo,firma uno psycho-erotic senza troppi cedimenti sensazionali e qualche momento di geniale visionarietà,aiutato anche da un ottimo bianco e nero.
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carlo giuseppe zuozo
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sabato 2 giugno 2007
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film struggente sulla condizione maschile
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Film struggente sulla condizione maschile dell'era contemporanea, le paure, le psicosi...
Una tecnologia nuova, l'ingegneria genetica irrompe nella vita di un uomo in maniera devastante. L'impotenza dell'uomo contemporaneo nei confronti della donna, ormai indipendete e sempre più opportunista, determina una reazione che si scatena in maniera improvvisa e violenta.
Sullo sfondo la tristezza e l'angoscia di un Sol Levante devastato dalla tragedia nucleare.
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