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sabato 20 giugno 2009
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a noi latini...
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A noi latini le atmosfere desolate,vaste,fredde non solo climaticamente del profondo nord Europa o ci fanno inorridire e ringraziare il cielo di essere nati ad altre latitudini oppure ci affascinano.Io appartengo alla seconda categoria e quindi prediligo viaggiare per scoprire tali parti del nostro pianeta,leggere libri e vedere film i cui autori provengono da tali smisurati luoghi oppure lì vi ambientano i propri lavori creativi."Il mondo di Horten"infatti è questo mondo fatto di silenzi,sentimenti inespressi ma non per questo meno forti e validi di chi è abituato,come succede da noi,a gridarli,personalità un po' eccentriche insomma infine magico nella sua sopsensione atemporale e al tempo stesso concreto perchè parla di un uomo e del suo personale modo di affrontare il periodo della sua vita fose più difficile quello del pensionamento.
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A noi latini le atmosfere desolate,vaste,fredde non solo climaticamente del profondo nord Europa o ci fanno inorridire e ringraziare il cielo di essere nati ad altre latitudini oppure ci affascinano.Io appartengo alla seconda categoria e quindi prediligo viaggiare per scoprire tali parti del nostro pianeta,leggere libri e vedere film i cui autori provengono da tali smisurati luoghi oppure lì vi ambientano i propri lavori creativi."Il mondo di Horten"infatti è questo mondo fatto di silenzi,sentimenti inespressi ma non per questo meno forti e validi di chi è abituato,come succede da noi,a gridarli,personalità un po' eccentriche insomma infine magico nella sua sopsensione atemporale e al tempo stesso concreto perchè parla di un uomo e del suo personale modo di affrontare il periodo della sua vita fose più difficile quello del pensionamento.In esso infatti a qualsiasi latitudine il tempo si dilata e se lo si affronta da soli diventa difficile da gestire per la sua mole che può arrivare a soffocare chi nella vita precedente ha obbedito ad orari ferrei,ad abitudini immutabili come nel caso del nostro amico che ha fatto per 40 anni il macchinista di treni su e giù per la Norvegia.Ma Horten pur solitario e refrattario anche al semplice cameratismo tra colleghi tanto da impedirgli di festeggiare con loro degnamente il raggiungimento del glorioso traguardo della pensione a cui sente probabilemnte di voler sfuggire almeno mentalmente non è inerte nel suo animo ci sono desideri inespressi,traguardi che non ha ancora superato prove che si è finora rifiutato di affrontare per timore ed ora perciò trova non solo il tempo ma le motivazioni per fare tutto ciò che nel corso degli anni ha messo in serbo come lo scoiattolo fa con le sue ghiande...
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mauco66
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venerdì 10 luglio 2009
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la poesia di horten
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Visto dal treno di Horten, il mondo sembra destinato ad assomigliarsi, a non avere alcuna speranza. Te ne accorgi dall'assente meticolosità con la quale conduce la propria esistenza, lo scorgi dalla panoramica del Pub che accoglie le sue fughe dalla quotidianità, lo percepisci dalla calorosa distanza che vive con una probabile ed inespressa compagna. Il treno è il contesto, il mezzo, ed anche il ritmo, per ricordare a tutti noi il petulante brusio della monotonia. Horten non è solo, in questa sorda esperienza, gli fanno eco i colleghi di lavoro che in forma completamente opposta coprono il brusio dell'esistenza con mimiche goliardiche e sfide inverosimili. Ma la vita con mano esperta spariglia le carte.
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Visto dal treno di Horten, il mondo sembra destinato ad assomigliarsi, a non avere alcuna speranza. Te ne accorgi dall'assente meticolosità con la quale conduce la propria esistenza, lo scorgi dalla panoramica del Pub che accoglie le sue fughe dalla quotidianità, lo percepisci dalla calorosa distanza che vive con una probabile ed inespressa compagna. Il treno è il contesto, il mezzo, ed anche il ritmo, per ricordare a tutti noi il petulante brusio della monotonia. Horten non è solo, in questa sorda esperienza, gli fanno eco i colleghi di lavoro che in forma completamente opposta coprono il brusio dell'esistenza con mimiche goliardiche e sfide inverosimili. Ma la vita con mano esperta spariglia le carte. Si fa aiutare da un bimbo volitivo che costringe Horten a guardare per la prima volta il mondo dal basso, in modo furtivo. Dal quel momento è un susseguirsi di "sguardi". Non ha il tempo di resistere, perché le esperienze lo incalzano: arriva tardi all'ultimo viaggio della sua carriera; prova a disfarsi dell'unico residuo di affettività, ma non riesce a vendere la sua amata barchetta di legno. Anche le Ninfe lo costringono a fuggire, incalzandolo con la loro presenza. Ma Horten non sa che il paio di scarpe rosse, che è costretto a mettersi per garantirsi l'ultima fuga sono in realtà un prezioso regalo, concesso dalla vita per aiutarlo a confrontarsi con chi delle apparenze ha saputo tenersene lontano. L'inventore alter ego di Horten in realtà è uno sciamano in grado di parlare con i legni della propria esistenza. Quel dialogo con i legni è pura poesia. Horten ha dei legni l'esperienza degli scii della madre, ma in casa dello pseudo Diplomatico, scorge un altro modo di essere legno,... "significato". Qui forse il registra fa l'unico errore. Scivola nella narrativa se non nella didascalia quando, per paura di non essere capito, fa dichiarare lo scopo della presenza di quei scii norvegesi insieme alle sculture africane. Non serviva. Era poesia allo stato puro. Lo scambio energetico qui è proprio potente, i legni accesi illuminano i sentieri delle possibilità. Sembrava di assistere al big ban creativo che permise a Picasso di concepire "Les Demoiselles d'Avignon" I legni dell'inventore, aiuteranno Horten ad impossessarsi del senso dei propri atti mancati. Il parallelo pittorico trova uno sfacciato riferimento surrealista quando Horten si sorregge ad un palo, per resistere alle vertigini, che il guardare gli produce.
Sarà una passeggiata superare le vertigini di un trampolino.
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