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gabriella
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lunedì 11 maggio 2026
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la germania nel ruolo della turchia
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"Dopo il successo de La sala professori, il regista tedesco di origine turca İlker Çatak torna al cinema con Yellow Letters, affidandosi nuovamente a un’interprete femminile potente: se nel precedente film era Leonie Benesch, qui brilla l’attrice turca Özgü Namal. Il film racconta la storia di Aziz, drammaturgo e docente universitario, e di sua moglie Derya, attrice che dà voce ai testi del marito; una coppia benestante e affiatata, unita non solo dalla vita privata, ma anche dalla passione per il teatro e dall'impegno civile. Nella Turchia di Erdoğan, i due non nascondono il proprio dissenso, arrivando a pubblicare post critici sui social, ma la rottura definitiva avviene all'indomani del loro ultimo spettacolo, quando Derya si rifiuta di scattare una foto con un esponente del governo colpevole di aver tenuto acceso il cellulare durante la recita.
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"Dopo il successo de La sala professori, il regista tedesco di origine turca İlker Çatak torna al cinema con Yellow Letters, affidandosi nuovamente a un’interprete femminile potente: se nel precedente film era Leonie Benesch, qui brilla l’attrice turca Özgü Namal. Il film racconta la storia di Aziz, drammaturgo e docente universitario, e di sua moglie Derya, attrice che dà voce ai testi del marito; una coppia benestante e affiatata, unita non solo dalla vita privata, ma anche dalla passione per il teatro e dall'impegno civile. Nella Turchia di Erdoğan, i due non nascondono il proprio dissenso, arrivando a pubblicare post critici sui social, ma la rottura definitiva avviene all'indomani del loro ultimo spettacolo, quando Derya si rifiuta di scattare una foto con un esponente del governo colpevole di aver tenuto acceso il cellulare durante la recita. La ritorsione è immediata e simbolica: ricevono delle buste gialle che comunicano il loro licenziamento, portando alla sospensione di lui dall'università e alla perdita del posto in compagnia per lei. Costretti per motivi economici a trasferirsi da Ankara a Istanbul nella casa della madre di Aziz insieme alla figlia adolescente, i due subiscono un brusco declassamento: lui si ritrova a fare il tassista notturno, mentre lei valuta il ritorno alle serie TV commerciali pur di garantire gli studi alla figlia, che risente pesantemente della nuova precarietà familiare. La pellicola non si concentra tanto sulla lotta attivista quanto sullo sgretolamento inesorabile della quotidianità, con Çatak che mette in scena l'erosione dell'identità: cosa rimane di noi se ci tolgono ciò che amiamo fare? Se per Aziz e Derya il teatro non è un lavoro ma un modo di stare al mondo, la crisi ne mette a nudo le differenze caratteriali; mentre il marito resta testardamente ancorato alle proprie posizioni e desideroso di denunciare il sistema, Derya comprende quanto sia doloroso restare integri quando la sopravvivenza impone il compromesso. Chiedendosi fino a che punto l'amore possa resistere alla frustrazione di un'arte negata, il regista è bravissimo a farci percepire lo stato d'animo dei protagonisti, spingendoci a indossare i loro panni e ad accompagnarli nelle loro scelte quando, a sipario calato, si ritrovano a dover 'recitare' la vita vera."
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gilda arena
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sabato 2 maggio 2026
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stare ai margini o eserci
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Lavorano serenamente x il teatro si stato con un discreta libertà, quando all'improvviso, la politica fa sentire la sua incombenza e passa ai licenziamenti.
Da piccoli borghesi rivoluzionari diventano proletari in un secondo!
Con il lavoro che amavano, perdono la dignità professionale e personale e la libertà di scegliere!
Per recuperarla, occorrono i soldi di un lavoro pagato bene!
Per narcisismo e per mantenere la loro vita, Derya, la moglie, rinnega ogni ideale, mentre Aziz, il marito soccombe facendo il taxista in nero, pur di fare ciò che amate in cui crede!
La figlia prima idealista, diventa subito borghese.
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Lavorano serenamente x il teatro si stato con un discreta libertà, quando all'improvviso, la politica fa sentire la sua incombenza e passa ai licenziamenti.
Da piccoli borghesi rivoluzionari diventano proletari in un secondo!
Con il lavoro che amavano, perdono la dignità professionale e personale e la libertà di scegliere!
Per recuperarla, occorrono i soldi di un lavoro pagato bene!
Per narcisismo e per mantenere la loro vita, Derya, la moglie, rinnega ogni ideale, mentre Aziz, il marito soccombe facendo il taxista in nero, pur di fare ciò che amate in cui crede!
La figlia prima idealista, diventa subito borghese...ammaliata dal mondo della TV della madre.
La prepotenza politica rovina un'unione familiare che sembrava profonda!
Niente di può valutare nell'essenza senza struttura economica, direbbe Marco, per essere liberi, occorre avere la pancia piena...esporsi può essere narcisismo, coerenza, coraggio, ma anche un modo per restare ai margini e rinunciare a fare sentire la propria voce! Un modo che sembra forte, invece è la rinnuyad esserci ancora!!!!
Se la propria voce diventa sterile, è un sacrificio utile!?
Stare in equilibrio nel sistema, consente di potersi esprimere e poter vivere senza rinunciare ad avere una voce...
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flavio simeone
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lunedì 23 febbraio 2026
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yellow letters: il prezzo della libert
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Con Yellow Letters, İlker Çatak costruisce un ritratto lucido e inquietante di un regime che non tollera il dissenso, evocando con forza l’ombra della Turchia contemporanea guidata da Erdoğan. È un film politico, ma prima ancora è un dramma umano: la storia di una famiglia che vede sgretolarsi la propria stabilità sotto il peso della repressione.
Girato tra Berlino e Amburgo ma ambientato tra Ankara e Istanbul, il film segue la vicenda di Derya, attrice affermata nella scena teatrale berlinese, e di suo marito Aziz, stimato professore universitario.
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Con Yellow Letters, İlker Çatak costruisce un ritratto lucido e inquietante di un regime che non tollera il dissenso, evocando con forza l’ombra della Turchia contemporanea guidata da Erdoğan. È un film politico, ma prima ancora è un dramma umano: la storia di una famiglia che vede sgretolarsi la propria stabilità sotto il peso della repressione.
Girato tra Berlino e Amburgo ma ambientato tra Ankara e Istanbul, il film segue la vicenda di Derya, attrice affermata nella scena teatrale berlinese, e di suo marito Aziz, stimato professore universitario. Insieme alla figlia Ezgi conducono un’esistenza apparentemente serena, fatta di lavoro, cultura e prospettive solide. La prima parte del film insiste proprio su questa dimensione quasi idilliaca, costruendo con attenzione un equilibrio destinato però a frantumarsi.
Derya non nasconde sui social il proprio dissenso verso il governo turco. Aziz, dal canto suo, durante una manifestazione antigovernativa incoraggia implicitamente i suoi studenti a partecipare. In un sistema che equipara il dissenso a una minaccia, il prezzo da pagare è altissimo: arrivano le “Gelbe Briefe”, lettere che sanciscono la loro sospensione permanente dalle attività lavorative.
Da qui il film cambia tono. Quella che era una cronaca sociale si trasforma in una discesa progressiva verso la marginalità. La famiglia è costretta a trasferirsi a Istanbul, a casa della madre di Aziz. Il declino economico è rapido, umiliante. Grazie al fratello di Derya, Aziz trova lavoro come tassista, mentre la figlia deve adattarsi a una nuova scuola, a nuovi compagni, a una convivenza difficile con la nonna. Il trauma politico diventa trauma familiare.
Çatak non si limita a denunciare. Racconta la trasformazione identitaria di una famiglia che si trova davanti a un bivio: restare fedele ai propri ideali o piegarsi per garantire un futuro alla figlia. Il conflitto non è solo con il potere, ma interno, quotidiano, silenzioso.
Colpisce l’ambientazione: una Turchia ricostruita in Germania che sembra sospesa nel tempo, quasi arretrata, come se il progresso si fosse fermato. Questa scelta stilistica accentua il senso di straniamento e universalizza il racconto: non è solo la storia di un Paese, ma di qualsiasi società in cui la libertà si restringe progressivamente.
Il ritmo è teso, incalzante, quasi claustrofobico. Il montaggio è preciso, mai compiacente. Ambiziosa la decisione di lavorare con un cast e una troupe interamente turchi, girando in lingua turca pur realizzando il film in Germania: una scelta che rafforza l’autenticità del progetto e il suo valore politico.
L’assegnazione dell’Orso d’Oro alla Berlinale é coerente con l’identità di un festival che storicamente strizza l´occhio al cinema civile e d’inchiesta.
Yellow Letters è un dramma familiare potente, un film che non concede tregua e che interroga direttamente lo spettatore. Non offre soluzioni facili, ma lascia una domanda sospesa: quanto costa, davvero, la libertà di esprimere la propria opinione?
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[+] orso d''oro più che meritato
(di patrizia)
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