L’esordio al lungometraggio della regista inglese Rose Glass è incentrato sulla figura femminile di Maud, infermiera domicilio con un’ossessiva vocazione religiosa, convinta di poter iniziare il suo cammino verso la santità salvando l’anima della sua assistita, Amanda, ex ballerina ora malata terminale di cancro. La donna inizialmente asseconda il comportamento di Maud, ma la allontana a causa di un incidente, e da allora il comportamento di Maud diventa sempre più ossessivo e determinato nel voler raggiungere il suo obiettivo. Misticismo, possessione demoniaca e follia si mescolano nel personaggio di Maud, una donna che ha vissuto un trauma al seguito del quale si è avvicinata alla religione.
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L’esordio al lungometraggio della regista inglese Rose Glass è incentrato sulla figura femminile di Maud, infermiera domicilio con un’ossessiva vocazione religiosa, convinta di poter iniziare il suo cammino verso la santità salvando l’anima della sua assistita, Amanda, ex ballerina ora malata terminale di cancro. La donna inizialmente asseconda il comportamento di Maud, ma la allontana a causa di un incidente, e da allora il comportamento di Maud diventa sempre più ossessivo e determinato nel voler raggiungere il suo obiettivo. Misticismo, possessione demoniaca e follia si mescolano nel personaggio di Maud, una donna che ha vissuto un trauma al seguito del quale si è avvicinata alla religione. La spiegazione materialista e razionale viene messa in discussione in alcune scene, come quella della levitazione e quella in cui si sente la voce extracorporea di Dio, che oggettivano la presenza del soprannaturale. Centrale, in ogni caso, è l’importanza del corpo, che si fa in Maud mezzo attraverso cui raggiungere la vicinanza con Dio, attraverso atti di masochismo e condizioni estatiche con una chiara connotazione erotica. Come per Amanda, che attraverso la danza cerca di relazionarsi con lo spazio circostante, Maud cerca attraverso il suo corpo di relazionarsi con Dio e di abbattere la sua solitudine: triste metafora della condizione umana, sempre vincolata e legata al corpo, anche quando vuole superare la condizione terrena. A livello stilistico Saint Maud si inserisce bene nell’ultima generazione di cinema horror, con uno stile raffinato che seduce l’occhio dello spettatore e immagini che sublimano il terrore più che suscitarlo. Nonostante sia in parte debitore di cinema body horror incentrato su figure femminili demoniache e folli, vittime e carnefici allo stesso tempo, è chiaro che in questo caso il punto di vista adottato sia quello della stessa protagonista femminile. Attraverso la creazione di una simbiosi con un personaggio borderline e ambiguo, Glass ci porta ad abbandonare la nostra comfort zone per immedesimarci con un’esperienza che va al di là della comprensione più immediata, per permetterci, allo stesso tempo, di vedere come non ci sia una chiara linea di confine tra santità e pazzia, dannazione e beatitudine.
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