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ashtray_bliss
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sabato 9 marzo 2013
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un fatto di cronaca assurdo ma reale.
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Compliance, film che viene direttamente sui nostri schermi dai maggiori festival cinematografici mondiali, racconta principalmente di un caso di cronaca terribile. Ma non un singolo caso, bensi' uno scherzo telefonico che si e' ripetuto negli States, per ben 30 volte con conseguenze drammatiche. Il film dunque si concentra su un singolo caso, avvenuto nell'Ohaio presso una nota catena di fast-food. La protagonista e vittima dello scherzo, e' Beckie, una giovane di 19 anni che lavora come cassiera. E' venerdi, il fast food apre e la giornata si preavvisa caotica per il grande numero di persone che andranno nel locale ma anche per via di un problema tecnico che ha fatto buttare via una grande quantita' di pancetta e sottaceti.
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Compliance, film che viene direttamente sui nostri schermi dai maggiori festival cinematografici mondiali, racconta principalmente di un caso di cronaca terribile. Ma non un singolo caso, bensi' uno scherzo telefonico che si e' ripetuto negli States, per ben 30 volte con conseguenze drammatiche. Il film dunque si concentra su un singolo caso, avvenuto nell'Ohaio presso una nota catena di fast-food. La protagonista e vittima dello scherzo, e' Beckie, una giovane di 19 anni che lavora come cassiera. E' venerdi, il fast food apre e la giornata si preavvisa caotica per il grande numero di persone che andranno nel locale ma anche per via di un problema tecnico che ha fatto buttare via una grande quantita' di pancetta e sottaceti. Fino al momento in cui, Sandra, manager del locale, riceve una chiamata; dall'altra parte della cornetta c'e' chi si presenta essere come un poliziotto, l'agente Daniels, il quale le annuncia che Rebecca-Beckie- ha rubato dei soldi, o meglio dire delle monetine, da una cliente.
Da quel momento ha inizio un vero incubo, anche se non si preannuncia subito come tale, e ha inizio una inverosimile e assurda odissea che coinvolge principalmente Beckie ma anche Sandra e molti altre pesone chiamate a coinvolgersi. La ragazza viene messa in stato di fermo, sempre all'interno del locale e Daniels invita Sandra a controllare e confiscare tutti gli oggetti personali di Beckie, compreso il suo cellulare, sempre nell'intenzione di ritrovare il denaro rubato. Sandra obbedisce ciecamente agli ordini che le vengono dati e pian piano il gioco diventa sempre piu' invasivo e umiliante. Beckie viene fatta perquisire, e spogliata -letteralmente- di tutti i suoi vestiti e lasciata ad aspettare per ore l'arrivo della polizia in loco. Intanto Sandra restera' per gran parte del tempo attaccata alla linea telefonica, lasciandosi persuadere e convincere dalla voce impostata ma rassicurante del agente Daniels che le ripete ''state facendo un buon lavoro, siamo sulla buona strada''.
E mentre la serata lavorativa raggiunge il suo apice, con un via-vai notevole di persone nel ristorante, Sandra viene convinta a chiamare il suo fidanzato a controllare, ulteriormente, Beckie. E li' l'umiliazione raggiunge anch'essa l'apice. Entrambi, Beckie e il fidanzato di Sandra, vengono coinvolti in un sadico gioco di tortura pisco-fisica e al quale non oppongono alcuna resistenza, rimanendo pedine inermi, marionette che dipendono e agiscono dalla volonta' del -pseudo- poliziotto, fino al momento in cui il gioco viene scoperto, la realta' emerge e prevale sulla ipnosi subita dai protagonisti per mano dell'abile ''ammaliatore'' telefonico.
Da quel momento inizia anche la vera indagine della polizia che portera' a termine la caccia all'uomo, con l'arresto di quest'ultimo, che ha saputo seminare il panico negli States solamente grazie agli scherzi telefonici che faceva ripetutamente, sempre presso la stessa catena di fast-food.
Il tema e gli spunti di riflessione offerti da Compliance sono indubbiamente interessanti e attuali. Temi quali la potenza del lavaggio del cervello, fino a dove la mente umana-distorta- si puo' spingere, oltrepassando ogni limite di legale e morale. Ma dietro i personaggi interpretati da Sandra e il fidanzato, in primis, si cela la critica inequivocabile di una nazione ignorante, stupida e superficiale, che obbedisce agli ordini presi da una voce senza volto, da una autorita' non attestata e non verificata. Una nazione che ciecamente abbassa la testa e ubbidisce a quelle che si presentano come le ''forze dell'ordine'' non esitando a spingersi oltre il limite, a obbedire a comandi assurdi e indecenti. E Beckie rappresenta esattamente la vittima di una nazione, di un sistema malsano e mal funzionante, una delle tante pedine la cui voce non viene ascoltata, non viene minimamente presa in considerazione. L'inocccenza della protagonista, non viene accolta ma anzi viene condannata sin da subito e fatta tacere. Beckie e' la riflessione delle migliaia di vittime di un sistema che in America, ma anche nel resto del mondo, giudica troppo facilmente e superficialmente le persone, preferendo obbedire ciecamente agli ordini ricevuti, sottostando alle regole di cio' che rappresenta il ''giusto''.
Purtroppo pero' il film manca di far risaltare il profilo psicologico dei protagonisti, e non riesce a coinvolgere in pieno lo spettatore, servendogli semplicemente davanti i fatti e i punti di riflessione.
Sicuramente e' percepibile una dose di angoscia nel assistere al susseguirsi delle assurdita' e questo e' uno dei meriti della pellicola in questione. Ma per il resto, difficile appassionarsi o coinvolgersi interamente, anche perche' appunto il film non offre l'introspezione psicologica dei protagonisti, nemmeno del autore dello scherzo, ovvero il finto agente.
Nessun background, nessuna motivazione sottostante per le azioni di quest'ultimo. Anche per le azioni continue dei protagonisti, cresce la rabbia e ci domanda quanto si deve spingere oltre ogni limite del comprensibile l'agente Daniels prima che comprendano e smascherino lo scherzo !
Stabile e valida la regia, convincenti a sufficienza gli attori nel trasportare sullo schermo il potere -e le conseguenze- del lavaggio del cervello. Nel complesso, resta una pellicola valida che merita di essere vista perche' offre spunti di riflessione interessanti ed attuali.
Consigliato.
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donni romani
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domenica 5 maggio 2013
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perverso gioco psicologico che fa riflettere
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Leggere alla fine del film che la vicenda narrata è ispirata a fatti reali lascia a dir poco sconcertati, ma rende l'episodio più credibile e più contestualizzato pur nella sua gravità. Siamo in un piccolo centro dell'Ohio, è inverno, nevica e in un fast food il personale sta preparandosi a gestire un venerdì sera affollato di clienti. Sandra, la manager del piccolo gruppo distribuisce compiti e incarichi, Becky, la giovane cassiera si lamenta con i colleghi per i turni massacranti e scherza su fidanzati e corteggiatori.
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Leggere alla fine del film che la vicenda narrata è ispirata a fatti reali lascia a dir poco sconcertati, ma rende l'episodio più credibile e più contestualizzato pur nella sua gravità. Siamo in un piccolo centro dell'Ohio, è inverno, nevica e in un fast food il personale sta preparandosi a gestire un venerdì sera affollato di clienti. Sandra, la manager del piccolo gruppo distribuisce compiti e incarichi, Becky, la giovane cassiera si lamenta con i colleghi per i turni massacranti e scherza su fidanzati e corteggiatori. Improvvisamente squilla il telefono e Sandra viene informata dall'agente di polizia Daniels che Becky è sospettata di aver rubato soldi ad una cliente e di essere coinvolta in un traffico di droga. L'agente chiede a Sandra di portare Becky in una stanza isolata e di interrogarla a proposito. Sandra esegue controvoglia e trascina Becky nello stanzino sul retro. In costante contatto con l'agente Daniels - che a più riprese assicura di essere in procinto di arrivare di persona per formalizzare l'arresto - Sandra esegue l'interrogatorio che ben presto si trasforma in perquisizione corporale e in umiliazione pubblica quando Daniels ordina a Sandra di far assistere come testimoni uno o più colleghi. La ragazza, nuda, spaventata e frastornata, proclama la sua innocenza, Sandra cerca di opporsi alle violenze psicologiche che l'agente continua ad imporre con voce ferma e tono minaccioso, ma l'autorità, il rispetto delle regole - compliance appunto - impone a tutti i dipendenti di obbedire a quella voce lontana, facendo di Becky lo strumento passivo e violato dei voleri dell'agente che scopriremo ben presto non essere affatto un agente, ma un maniaco che dalla sua casa si diverte a far ballare le pedine inconsapevoli del suo tragico gioco. L'ingresso in scena del fidanzato di Sandra che dovrà coprire uno dei turni di sorveglianza alza il livello di tortura psicologica e fisica fino ad una conclusione agghiacciante. Solo uno dei dipendenti, dopo ore di folle coercizione psicologica, mette in discussione le regole dell'agente Daniels e contatta la polizia che chiarirà l'episodio riuscendo ad arrestare l'uomo che aveva già commesso più di trenta reati simili. La spirale di panico che si stringe come una prigione intorno al'indifesa Becky è quella concreta, fisica, fatta di paura e rabbia, ma la spirale di incertezze e di sottomissione cui si sottopongono Sandra ed il fidanzato è quella che spaventa di più, perchè è frutto di quel misto di rispetto per le regole - anche quando sono palesemente assurde come le richieste dell'agente Daniels in fatto di perquisizioni e punizioni corporali - e di paura delle autorità che non lascia scampo al ragionamento, all'analisi, al giudizio acritico. Sandra non mette mai in discussione l'autorità costituita, non si ferma a riflettere, non trova mai il coraggio di opporsi al gioco al massacro, e il fidanzato si spinge ancora oltre, diventando complice carnefice dell'agente, vittima del desiderio e della forza di persuasione di chi manovra dietro una cornetta anonima menti e corpi. Inquietante e lucidamente freddo nell'esecuzione delle scene, camera incollata su visi e corpi chiusi in uno spazio immobile inconcepibile al di fuori del buco nero in cui i protagonisti precipitano con lo squillo del telefono, il film di Zobel è un paradosso che colpisce proprio nel punto dove fa più male, nel giudizio libero e nella capacità di pensiero, dimostrando che purtroppo basta un voce autorevole, una minaccia velata di denuncia - qualche infrazione al ristorante, il tasso alcolemico troppo alto - e una capacità di persuasione per convincere chiunque a fare qualunque cosa. Il finale in uno studio televisivo dove Sandra racconta imbarazzata l'episodio dà ancora di più la misura dell'orrore di una società dove una semplice voce può trasformare delle persone normali in automi amorali e perversi, e dove nessun grido di aiuto è ascoltato quando la mente è ottenebrata da un'ideologia, un preconcetto, una fede, sia pure la più - apparentemente - giusta come quella di obbedire ad un agente di polizia.
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filippo catani
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venerdì 12 luglio 2013
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un'incredibile vicenda
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Il film prende le mosse da uno dei numerosissimi casi che per dieci anni hanno sconvolto una trentina di stati americani. Un finto poliziotto chiama un fast food e si fa passare la responsabile alla quale comunica che una delle dipendenti ha rubato dei soldi. Da quì si scatenano una incredibile serie di eventi.
Già questo film turberebbe anche se solo fosse un'opera di fantasia ma sapendo che si tratta di fatti realmente accaduti viene la pelle d'oca. Certo ci sono alcune considerazioni da fare. Lo pseudo poliziotto faceva leva su personaggi che peccavano certo di faciloneria o che erano troppo zelanti; insomma dopo un'ora che sei al telefono con uno che dice di essere un poliziotto e che non si presenta ma anzi ti chiede di spogliare e perquisire una tua dipendente qualche dubbio dovrebbe sorgere.
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Il film prende le mosse da uno dei numerosissimi casi che per dieci anni hanno sconvolto una trentina di stati americani. Un finto poliziotto chiama un fast food e si fa passare la responsabile alla quale comunica che una delle dipendenti ha rubato dei soldi. Da quì si scatenano una incredibile serie di eventi.
Già questo film turberebbe anche se solo fosse un'opera di fantasia ma sapendo che si tratta di fatti realmente accaduti viene la pelle d'oca. Certo ci sono alcune considerazioni da fare. Lo pseudo poliziotto faceva leva su personaggi che peccavano certo di faciloneria o che erano troppo zelanti; insomma dopo un'ora che sei al telefono con uno che dice di essere un poliziotto e che non si presenta ma anzi ti chiede di spogliare e perquisire una tua dipendente qualche dubbio dovrebbe sorgere. Lo psicopatico fa però affidamento al fatto che non solo chi svolge i lavori di cassiera o cameriere in un fast food raramente si lamenta per paura di perdere l'impiego ma allo stesso tempo anche il gestore può andare in panico se gli viene detto che è stato contattato l'amministratore regionale. Certo che la ragazza del film viene sottoposta ad una ridda di umiliazioni senza pari e appare davvero goffo e maldestro il tentativo del suo superiore (una donna peraltro) di cercare di giustificarsi in tv e infatti deve intervenire il suo avvocato. Recitato sostanzialmente in una stanza e con un telefono, il film nella sua ora e mezza ci fa riflettere su queste dinamiche del lavoro e su queste vere e proprie violenze che sono state perpetrare per anni.
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gianleo67
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venerdì 26 settembre 2014
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'esperimento milgram'...al fast food
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Nel piccolo fast food di una anonima cittadina della provincia americana, la direttrice riceve la chiamata di un sedicente ufficiale di polizia che richiede la sua collaborazione nella perquisizione e detenzione di una sua dipendente sospettata del furto ai danni di una cliente del negozio. Il tono autoritario e le convincenti argomentazioni dell'uomo costringeranno la giovane cassiera, nel chiuso di un ufficio del locale, a subire violenze psicologiche e sevizie fisiche che sfocieranno in un vero e proprio abuso sessuale.
Psicodramma da camera che prende le mosse da un fatto di cronaca vera (la truffa telefonica del 'Bullitt County McDonald') e che allarga il discorso sulla cieca obbedienza dell'individuo comune all'imperio di una società eteronomica, estendendo le conseguenze plausibili (per quanto incredibili in qualunque altro luogo del pianeta diverso dagli Stati Uniti) del famoso 'Esperimento Milgram' nel contesto realistico di un ambiente lavorativo dove precarietà, ricatto sociale e condizioni stressogene contribuiscono a condizionare il criterio di giudizio e le scelte morali di individui asserviti ad un misterioso incantesimo sociologico ('Lavaggio del cervello? Beh, mi sentivo una stupida.
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Nel piccolo fast food di una anonima cittadina della provincia americana, la direttrice riceve la chiamata di un sedicente ufficiale di polizia che richiede la sua collaborazione nella perquisizione e detenzione di una sua dipendente sospettata del furto ai danni di una cliente del negozio. Il tono autoritario e le convincenti argomentazioni dell'uomo costringeranno la giovane cassiera, nel chiuso di un ufficio del locale, a subire violenze psicologiche e sevizie fisiche che sfocieranno in un vero e proprio abuso sessuale.
Psicodramma da camera che prende le mosse da un fatto di cronaca vera (la truffa telefonica del 'Bullitt County McDonald') e che allarga il discorso sulla cieca obbedienza dell'individuo comune all'imperio di una società eteronomica, estendendo le conseguenze plausibili (per quanto incredibili in qualunque altro luogo del pianeta diverso dagli Stati Uniti) del famoso 'Esperimento Milgram' nel contesto realistico di un ambiente lavorativo dove precarietà, ricatto sociale e condizioni stressogene contribuiscono a condizionare il criterio di giudizio e le scelte morali di individui asserviti ad un misterioso incantesimo sociologico ('Lavaggio del cervello? Beh, mi sentivo una stupida...Non so se fosse lavaggio del cervello. Forse sì'.). Pur nella ricostruzione romanzata di dinamiche psicologiche dove l'ambiguità e la soggettività delle scelte soffre di quella strana sindrome da incongruenza logica che affligge da sempre il cinema americano (vedere per credere il ben più movimentato 'Non-Stop' di Jaume Collet-Serra), ma fortunatamente estraneo alla presunzione di un discorso autoriale sulla smania demiurgica della scrittura cinematografica, Craig Zobel si cimenta nel dramma teatrale che abbozza tanto la metafora sociale di una paradossale credulità di massa nell'epoca di una sovraesposizione all'informazione quanto nei meccanismi più sottili di un gioco a scacchi dove un abilissimo manipolatore cerca di far leva sul rispetto per l'autorità e dei vincoli di un tacito patto sociale pur di vincere una partita in cui le vittime sono gradualmente espropriate di tutti i pezzi fondamentali che contribuiscono alla propria responsabilità personale (il rispetto per la legge, l'osservanza di un codice morale, la sacralità e l'integrità dell'individuo). Capace di ricreare una buona dose di tensione non ostante le limitazioni imposte
dall'angusta ricostruzione scenografica e dalle banalità di un montaggio dove la smania didascalica (il millantatore che telefona facendosi un panino) sostituisce largamente il ritmo narrativo, il buon film di Zobel finisce per stemperare lo sgomento e lo shock della scena conclusiva (il sesso ancora una volta come invalicabile tabù nelle relazioni interpersonali) con la smania razionalista per le spiegazioni di rito davanti al Gran Giurì. Cose americane; da noi si sarebbe risolto tutto con una grassa risata al telefono dove, una direttrice appena meno inebetita di quella del film, avrebbe apostrofato lo stalker con le classiche parole del principe De Curtis: "Poliziotto lei?...Ma mi faccia il piacere!...".
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lore64
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martedì 8 ottobre 2013
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banalità del male o belato del gregge?
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Premetto che ho visto il film nell’originale inglese e non posso giudicare il doppiaggio.
L’ho guardato in due chiavi di lettura di cui rendo conto separatamente. Si tenga presente che il film è quasi interamente composto di dialoghi telefonici fra il finto poliziotto e gli impiegati del fast food: ne risulta una notevole ripetitività / pesantezza. Se il film non vi cattura difficilmente resisterete fino alla fine.
La prima chiave è quella della ‘banalità del male’, per dirla colla giudea Arendt: la facilità con cui gente perfettamente normale viene indotta a compiere, ma anche ad accettare senza ribattere, atti di grave sopraffazione per mano di una – per quanto fioca e lontana – voce dell’autorità.
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Premetto che ho visto il film nell’originale inglese e non posso giudicare il doppiaggio.
L’ho guardato in due chiavi di lettura di cui rendo conto separatamente. Si tenga presente che il film è quasi interamente composto di dialoghi telefonici fra il finto poliziotto e gli impiegati del fast food: ne risulta una notevole ripetitività / pesantezza. Se il film non vi cattura difficilmente resisterete fino alla fine.
La prima chiave è quella della ‘banalità del male’, per dirla colla giudea Arendt: la facilità con cui gente perfettamente normale viene indotta a compiere, ma anche ad accettare senza ribattere, atti di grave sopraffazione per mano di una – per quanto fioca e lontana – voce dell’autorità. All’uopo il film si concentra sul clima oppressivo creatosi nell’ambiente angusto del retrobottega, nella ‘sospensione della ragione’ creata dalla voce suadente ed autorevole del finto poliziotto, e rinuncia a qualsiasi approfondimento delle personalità dei protagonisti che rimangono prototipi di gente qualunque, sagome impersonali delle nostre società di massa. La cosa, specie nel caso della ragazza, è spinta al punto di pietrificare il personaggio – chi si lascerebbe imporre simili umiliazioni senza manifestare qualche reazione? – e costituisce un primo limite del film.
In aggiunta i soprusi cui viene sottoposta la ragazzina si spingono troppo in là e la situazione, già di per sé improbabile, a un certo punto diventa completamente inverosimile. Per fare un film vendibile l’autore ha deciso di calcare la mano. Infine, chi sia conscio del carattere perfettamente goffo ed arbitrario di tutti i pregiudizi aggregativi su cui si fonda la vita del gregge, la sua stupida docilità in situazioni del genere apparirà tutt’altro che eccezionale, e l’insulso concetto pseudoreligioso di banalità del male si stempera in quello, politico e antropologico, attinente alla natura gregaria della scimmia umana.
Ecco perché – e arriviamo alla seconda chiave di lettura – quel che io cercavo nel film era altro: la dimensione erotica, e più precisamente un raffinato modello di sadismo cerebrale raffigurante l’umiliazione della ragazzina e la degradazione della sua personalità. Sotto questo aspetto il film, pur venendo incontro alle aspettative più elementari del pubblico maschile (nel senso che mette generosamente in mostra il corpicino della pulzella), non soddisfa le aspettative: l’azione è troppo spezzettata dagli ossessivi dialoghi telefonici, e la totale, quasi monolitica assenza di approfondimento psicologico non lascia intravedere una qualche personalità che sia possibile mortificare.
Nel complesso, un film di nicchia senza infamia ma anche senza grandi lodi, il cui punto di forza sta nel carattere innovativo dell’argomento trattato.
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