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ennio
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lunedì 2 aprile 2018
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quattro uova e un pugno allo stomaco
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Le analisi morali hanno il loro valore nel giudicare un'opera, in questo caso un film. E su "funny games" si è dibattuto se sia stato giusto rappresentare il male assoluto come condanna dello stesso, oppure se sia più giusto evitare tale rappresentazione, nascondere il male. O, come fanno in tanti, rappresentarlo ma sconfiggerlo col classico lieto fine. Io propendo sempre per la prima tesi, e prima ancora che come condanna come desiderio, necessità di conoscenza del male. Se non conosci, non puoi valutare, assolvere o condannare.
Ciò che conta di più in un'opera artistica, di finzione, di creazione e fantasia, è: quest'opera verrà ricordata? Ho rivisto "Funny games" dopo quasi 20 anni, e l'impressione suscitata allora è rivissuta in me più forte di prima.
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Le analisi morali hanno il loro valore nel giudicare un'opera, in questo caso un film. E su "funny games" si è dibattuto se sia stato giusto rappresentare il male assoluto come condanna dello stesso, oppure se sia più giusto evitare tale rappresentazione, nascondere il male. O, come fanno in tanti, rappresentarlo ma sconfiggerlo col classico lieto fine. Io propendo sempre per la prima tesi, e prima ancora che come condanna come desiderio, necessità di conoscenza del male. Se non conosci, non puoi valutare, assolvere o condannare.
Ciò che conta di più in un'opera artistica, di finzione, di creazione e fantasia, è: quest'opera verrà ricordata? Ho rivisto "Funny games" dopo quasi 20 anni, e l'impressione suscitata allora è rivissuta in me più forte di prima. Perchè 20 anni è un tempo abbastanza ampio nella vita di una persona per rendere più acuta la sua sensibilità verso ciò che è spiazzante, grottesco, disturbante come questo film. Non è un film di cui ci si dimentica il giorno dopo.
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pb80pb80
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giovedì 6 febbraio 2014
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un bel modo di denunciare!
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Ho deciso di fare un film che denuncia il Neonazismo. In questo film si vedono due adolescenti che rifondano il partito Nazista e decidono di sterminare tutti gli ebrei. Fin dall'inizio lo spettatore deve essere sicuro che non rappresento qualcosa, verso il quale esercito un distacco critico. Nono ... quello che lo spettatore deve percepire è che io sto organizzando deliberatamente uno spettacolino tutto per loro, in cui tanti sporchi ebrei vengono sadicamente torturati e uccisi. Mentre questi due ragazzi lo fanno, infatti, strizzano l'occhio alla telecamera, fanno commenti sulle loro prodezze e invitano lo spettatore a partecipare al gioco, sottolineando quanto queste persone non si meritano di vivere, e quanto è divertente e bello trucidarle e torturarle.
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Ho deciso di fare un film che denuncia il Neonazismo. In questo film si vedono due adolescenti che rifondano il partito Nazista e decidono di sterminare tutti gli ebrei. Fin dall'inizio lo spettatore deve essere sicuro che non rappresento qualcosa, verso il quale esercito un distacco critico. Nono ... quello che lo spettatore deve percepire è che io sto organizzando deliberatamente uno spettacolino tutto per loro, in cui tanti sporchi ebrei vengono sadicamente torturati e uccisi. Mentre questi due ragazzi lo fanno, infatti, strizzano l'occhio alla telecamera, fanno commenti sulle loro prodezze e invitano lo spettatore a partecipare al gioco, sottolineando quanto queste persone non si meritano di vivere, e quanto è divertente e bello trucidarle e torturarle. La mia preoccupazione è anche di non dare alcun peso emotivo alla loro morte, lo spettatore non deve percepire nessuna pietà da parte mia per il destino di queste creature inferiori. Quindi ad esempio, mentre un bambino ebreo viene fucilato, la mia telecamera inquadra pacificamente uno dei due eroi neonazisti che si imburra una fetta di pane. Non vorremmo mica dare troppo valore alla morte di un ebreo, vero? Se no, che denuncia sarebbe? Alla fine del film, i due eroi riescono nelle loro prodezze, senza che nessuno, ma proprio nessuno, abbia la minima reazione o tenti di fermarli. Gli ebrei sono rappresentati come degli idioti incapaci di reagire, le loro reazioni emotive sono fiacche, stanche e stereotipe: in fondo, forse non lo sanno anche loro che si meritano una morte lenta e dolorosa? Nell'ultima inquadratura si vede sullo sfondo una grande svastica e uno dei due "eroi", vestito di tutto punto da ufficiale delle SS, guarda in telecamera con aria ammiccante e trionfante. L'immagine si ferma e partono i titoli di coda. Ho reso bene l'idea che uccidere gli ebrei è una cosa divertente, che farlo non porta ad alcuna conseguenza e che chi lo fa è un gran figo che ha tutta la mia stima? Bene! Operazione riuscita: quale modo migliore di denunciare il Nazismo, che praticarlo direttamente? Insomma, come vedere degli individui che girano insozzando le strade con rifiuti, escrementi e spazzatura per "denunciare" lo stato di degrado di una città. Che ne direste se scrivessi anche un libro, per denunciare queste maledette ideologie antisemite che rifioriscono incessantemente? Potrei intitolarlo:"L'olocausto non è mai esistito o, se è esistito, è stata una cosa bellissima". Già dal titolo, si capirebbe che è un grande capolavoro radicale, che ha il coraggio di non voltare la testa di fronte ai grandi mali (come l'antisemitismo) che affliggono la nostra realtà quotidiana.
Detto in parole povere, il perbenismo e il buonismo della critica e di certo pubblico "raffinato", ha portato a un tale livelo di "decerebrazione", che si scambia il disagio generato da un film che inneggia apertamente al sadismo fine a se stesso, con il disagio di un film che rappresenta il sadismo fine a se stesso. Prendete "Salò" di Pasolini, mettete dietro alla telecamera il Presidente, il Monsignore, sua Eccellenza o il Duca, ed ecco a voi "Funny games"!
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charlie uniform tango
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domenica 2 febbraio 2014
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un ossimoro
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E' un ossimoro uccidere manifestando un formalismo verso la vittima che sarebbe piuttosto appropriato per un incontro ufficiale tra estranei.
Il comportamento dei carnefici e' presentato in modo così asettico, che la loro formale educazione lascia stupiti. Il destino delle vittime e' ineluttabile e lo si capisce da subito. E' proprio questo aspetto forse che lascia aperta l'immaginazione dello spettatore sul significato che il regista voleva trasmettere. Il contrasto tra forma e sostanza lascia pensare alla vita reale e a tutte quelle situazioni in cui l'uomo pare normale, mentre solo successivamente si scopre che in lui non c'era alcuna pietà.
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E' un ossimoro uccidere manifestando un formalismo verso la vittima che sarebbe piuttosto appropriato per un incontro ufficiale tra estranei.
Il comportamento dei carnefici e' presentato in modo così asettico, che la loro formale educazione lascia stupiti. Il destino delle vittime e' ineluttabile e lo si capisce da subito. E' proprio questo aspetto forse che lascia aperta l'immaginazione dello spettatore sul significato che il regista voleva trasmettere. Il contrasto tra forma e sostanza lascia pensare alla vita reale e a tutte quelle situazioni in cui l'uomo pare normale, mentre solo successivamente si scopre che in lui non c'era alcuna pietà. O addirittura lascia pensare che così sia la stessa società o l'uomo in genere.
Perciò la sensazione di vacuità che i personaggi dei carnefici trasmettono, nella totale irragionevolezza e gratuità dei loro comportamenti, non si trasforma in un analogo giudizio verso il film in se', come inizialmente potrebbe sembrare.
Il film comunque è essenziale nella veste, come e' tipico delle popolazioni germaniche. Il brano iniziale e quello finale sono sgradevoli. L'attrice protagonista non è l'archetipo della diva, come peraltro gli altri attori.
Un film che fa pensare il giorno successivo alla visione, come poche volte capita. Non un capolavoro, ma nemmeno banale.
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dusk82
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sabato 21 settembre 2013
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de inutilitatae
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Al di là della faciloneria estrema, di un film che propone solamente violenza insensata senza una grossa morale dietro (mi dai un budget e un film simile te lo giro pure io), ho trovato altamente irritante un dettaglio: l'atteggiamento della famiglia vittima, al limite del passivo. Se ne stanno lì compassati e privi di reazione. Non dico di ribellione eroica, ma proprio di qualsivoglia emozione: sembrano totalmente inerti e abulici. Prego, accomodatevi e fate gli psicopatici, noi ci limiteremo a fissarvi un po' perplessi.
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frz94
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domenica 19 dicembre 2010
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funny games
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Un’ agiata famiglia si reca nella propria casa sul lago per trascorrervi una settimana di vacanza. Poco dopo essere arrivati sul posto e aver iniziato a disfare le valigie, si presentano al cancello due giovani vestiti di bianco i quali in apparenza sono giunti per chiedere delle uova; in realtà trasformeranno quella che doveva essere per la famiglia una tranquilla vacanza in un vero e vivido incubo, fatto di giochi perversi e di sadiche umiliazioni.
Una delle opere più conosciute del regista Haneke (il quale dieci anni dopo diresse il remake di tale film con Michael Pitt e Tim Roth), “Funny Games” è un film altamente disturbante, ottimamente girato e corredato da un cast in gran forma.
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Un’ agiata famiglia si reca nella propria casa sul lago per trascorrervi una settimana di vacanza. Poco dopo essere arrivati sul posto e aver iniziato a disfare le valigie, si presentano al cancello due giovani vestiti di bianco i quali in apparenza sono giunti per chiedere delle uova; in realtà trasformeranno quella che doveva essere per la famiglia una tranquilla vacanza in un vero e vivido incubo, fatto di giochi perversi e di sadiche umiliazioni.
Una delle opere più conosciute del regista Haneke (il quale dieci anni dopo diresse il remake di tale film con Michael Pitt e Tim Roth), “Funny Games” è un film altamente disturbante, ottimamente girato e corredato da un cast in gran forma. Il tema di fondo, come può notare anche lo spettatore più distratto è la violenza ingiustificata, ovvero quella più barbara e meno digeribile proprio perché infondata e senza scopo. Il regista indaga sul perché non c’è un perché del male che attanaglia, sotto candide vesti o meno, il mondo; paradigmatica infatti è la risposta di uno dei due giovani alla domanda : “Perché fate così?”, “Perché no?”. La glaciale ferocia e la inarrestabile e animalesca crudeltà dei due si scontra con il mondo degli affetti e con il calore di una famiglia, composta da padre,madre e figlio, la quale verrà travolta e annientata da una tracotante e perversa volontà di potenza dei due assassini; il più affascinante di loro due ammicca alla telecamera, si rivolge agli spettatori come se il film fosse una recita teatrale da metateatro, si compiace della sua crudeltà e quando la situazione degenera (ovvero quando la moglie uccide con una fucilata il suo “socio”) riavvolge il nastro dello stesso film a cui sta partecipando, come una sorta di deus ex-machina; nessuna speranza quindi per lo spettatore il quale non assisterà a un rivincita finale , né tantomeno a un happy ending. Bravissimi gli attori, compreso il bambino, e affascinanti e metaforiche le colonne sonore che alternano musica classica e trash metal, l’ordine e il caos, un caos che alla fine avrà il sopravvento. Il finale del film infatti, contrariamente all’inizio, avverrà non più sulle note di Mozart, ma del metallaro Zorn, come a indicare la scomparsa di quella bontà impersonificata dalla famiglia, lo spegnimento di una felice luce, mentre sul mondo cala un buio sempre più tetro.
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nick castle
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giovedì 8 ottobre 2009
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buon lavoro, personale e coinciso...
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E' inutile vedere il film come un cosmo ripieno di elementi da captare per lo spettatore. Io non do una vera interpretazione, perchè il film non mi trasmette niente. E' lento, irrisoluto e per certi versi noioso. Sicuramente l'ambiente privo di colonna sonora(sia originale che non) non è pane per i denti dello spettatore medio, che a guardare il film ci passa il tempo. Haneke vuole solo mostrare dei fatti, e la brutalità pur non essendo totalmente evidente(intendo anche come angolature di ripresa) è più presente che in un film horror-splatter. Il tutto in linea di massima incuriosisce, le situazioni paradossali, l'irrealtà, la fantasia a tutto spiano, l'infrangere la quarta barriera, il tutto è sicuramente attraente, ma alla fine del film, se ci si pensa un po', si capisce il perchè codesto film non possa essere un capolavoro.
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E' inutile vedere il film come un cosmo ripieno di elementi da captare per lo spettatore. Io non do una vera interpretazione, perchè il film non mi trasmette niente. E' lento, irrisoluto e per certi versi noioso. Sicuramente l'ambiente privo di colonna sonora(sia originale che non) non è pane per i denti dello spettatore medio, che a guardare il film ci passa il tempo. Haneke vuole solo mostrare dei fatti, e la brutalità pur non essendo totalmente evidente(intendo anche come angolature di ripresa) è più presente che in un film horror-splatter. Il tutto in linea di massima incuriosisce, le situazioni paradossali, l'irrealtà, la fantasia a tutto spiano, l'infrangere la quarta barriera, il tutto è sicuramente attraente, ma alla fine del film, se ci si pensa un po', si capisce il perchè codesto film non possa essere un capolavoro. Dov'è la storia? Qual'è la trama? Perchè lo fanno? Nessuno di questi quesiti ha una risposta. Per il lato figurativo della pellicola, niente gli sta a confronto, ma in ogni caso, Haneke conferma che anche senza una storia vera e propria si può fare un bel film. Ovviamente, un altra interpretazione validissima, può tranquillamente essere tutto il contrario di quello che ho appena scritto.
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mario conti
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domenica 20 settembre 2009
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muore prima l'uovo o la gallina?
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Tutto è gratuito. La violenza, naturalmente. Il parlare e filosofare a vuoto, senza un perchè. Il ferire, lo sbeffeggiare, l'uccidere. Le filastrocche da bambini, del tempo in cui non ci si cura della morte, e quindi la si può anche dare.
Ma hanno forse un senso i quiz musicali che sanno di reiterato "dejà-vù" estivo? Il riassettare una barca, attendendo che passino giorni sempre uguali, lindi, ordinati, nella meritata quiete delle vacanze? Il molto borghese filetto che "basterà per una settimana" e dà la misura dell'opulenza che si richiude in se stessa?
Se la vita può diventare un incubo, all'improvviso e senza preavviso, forse è il caso di chiedersi dove di quell'incubo si siano scorti i prodromi; in quale anno, in quale circostanza, sotto quali fattezze e sembianze amiche.
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Tutto è gratuito. La violenza, naturalmente. Il parlare e filosofare a vuoto, senza un perchè. Il ferire, lo sbeffeggiare, l'uccidere. Le filastrocche da bambini, del tempo in cui non ci si cura della morte, e quindi la si può anche dare.
Ma hanno forse un senso i quiz musicali che sanno di reiterato "dejà-vù" estivo? Il riassettare una barca, attendendo che passino giorni sempre uguali, lindi, ordinati, nella meritata quiete delle vacanze? Il molto borghese filetto che "basterà per una settimana" e dà la misura dell'opulenza che si richiude in se stessa?
Se la vita può diventare un incubo, all'improvviso e senza preavviso, forse è il caso di chiedersi dove di quell'incubo si siano scorti i prodromi; in quale anno, in quale circostanza, sotto quali fattezze e sembianze amiche.
Oppure basta cercare un telecomando (naturalmente non funzionante) per riavvolgere il nastro, fare finta di niente, provare a continuare, a scrollarsi di dosso le scomode maschere di vittime e/o carnefici.
O, ancora, dopo aver assistito alla fine violenta dell'unico figlio, provare reali conati di fame, tentare l'ultimo collegamento con l'esterno, non prima di aver speso alcune ore (le ultime?) alla ricerca di un phon che asciughi un telefono fradicio.
E poi, una volta accortisi del proprio destino (che abbia o no le facce gentili dei ragazzini in guanti bianchi - così da meglio apparecchiare e servire l'incubo -), ad esso si va incontro e ci si abbandona, senza più urli e lamenti che nessuno sentirà. Perchè non vuole, non può, o solo perchè sarebbe inutile.
C'è la vita e la morte, e non esiste rimedio. Nè esistono polizia, riscatto,catarsi, lieto fine. La ruota gira e riprende da poche, stupide uova (che, pur forse nate dopo la gallina, non è detto moriranno più tardi).
Il film di Haneke non è solo un fatale divertissement.
E'anche e soprattutto una pellicola dall'elevato spessore morale. Perchè ci mette di fronte e ci costringe a fare i conti con quel senso di morte che non può che pervadere ogni nostra azione e relazione e che ci sforziamo di allontanare fingendoci contenti, tranquilli, soddisfatti, come dopo aver indovinato chi cantava in quell'opera lirica.
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jethro
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martedì 7 luglio 2009
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avrei dormito meglio vedendo un'altro film......
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Come mia abitudine cerco di sapere il meno possibile dei film che guarderò. Anche per questa ragione la prima versione di Funny Games è stato un vero pugno allo stomaco.
Una situazione ordinaria e già vissuta da molti di noi (come un vicino che chiede un favore) si trasforma inaspettatamente in un terribile incubo con un'agghiacciante crescendo. Inevitabile è l'incapacità dei protagonisti, come dello spettatore che è facilmente portato ad immedesimarsi, di rapportarsi, reagire e comprendere una situazione fuori da qualsiasi schema sociale e criminale.
Non voglio necessariamente trovare significati reconditi ad un film che mi ha profondamente emozionato ed inquietato. Mi viene semplicemente da paragonare la violenza di cui è denso il film , apparentemente gratuita, con le infinite ed atroci ma reali violenze (e non frutto della fantasia di registi o scrittori) che continuano a impregnare questo nostro mondo.
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Come mia abitudine cerco di sapere il meno possibile dei film che guarderò. Anche per questa ragione la prima versione di Funny Games è stato un vero pugno allo stomaco.
Una situazione ordinaria e già vissuta da molti di noi (come un vicino che chiede un favore) si trasforma inaspettatamente in un terribile incubo con un'agghiacciante crescendo. Inevitabile è l'incapacità dei protagonisti, come dello spettatore che è facilmente portato ad immedesimarsi, di rapportarsi, reagire e comprendere una situazione fuori da qualsiasi schema sociale e criminale.
Non voglio necessariamente trovare significati reconditi ad un film che mi ha profondamente emozionato ed inquietato. Mi viene semplicemente da paragonare la violenza di cui è denso il film , apparentemente gratuita, con le infinite ed atroci ma reali violenze (e non frutto della fantasia di registi o scrittori) che continuano a impregnare questo nostro mondo. Con la differenza che purtroppo queste creano enormi sofferenze dove non è possibile neanche per un attimo mutare il corso degli eventi a proprio vantaggio (perchè il nastro non è riavvolgibile). Poco cambia per le vittime se la violenza ha uno scopo, che sembra mancare nel film.
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s.v.
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giovedì 19 febbraio 2009
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..senza parole..
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Questo NON è un film horror,anzi,non è proprio un film,e non è per niente pauroso.Ed è del tutto normale che abbia suscitato tutte queste sensazioni e malcontenti nel mondo della cririca cinematografica.Gli atteggiamenti dei personaggi che rappresentano la famiglia torturata lasciano a desiderare per quanto riguarda la loro forza caratteriale e la loro rispettabilità,ma questo è mio pensiero al quanto soggettivo.Inoltre,sarebbe stato preferibile rivedere la durata dei momenti cosiddetti di "suspence",perchè non fanno altro che rendere le scene noiose.Sotto certi punti di vista preferisco Arancia Meccanica.
[+] se cercavi un horror...
(di sinkro)
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piero
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sabato 24 gennaio 2009
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ma che cazzo di film è????????
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è senza dubbio il secondo film più brutto che abbia mai visto.
Soprattutto non ho capito il pezzo del telecomando quando
quel tacchino manda indietro il film.
[+] in poche parole..
(di sinkro)
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